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venerdì 27 novembre 2009

La Capitolazione della più antica repubblica del mondo


Di Amilcare Barca

La firma che è stata apposta in calce all'articolato dell'accordo di collaborazione finanziaria, dichiara senza mezzi termini, la resa unilaterale della Repubblica di San Marino.Il testo, tenuto segreto fino all'ultimo, non lascia adito ad alcun dubbio. San Marino perde la sua entità statuale. Lo aveva preannunciato un articolo giornalistico della settimana scorsa apparso su "Milano Finanza" del resto molto eloquente: San Marino se si voleva salvare doveva recepire nel suo ordinamento la disciplina bancaria e finanziaria come quella che si ricava dai testi unici italiani. Di fatto l'articolato dell'accordo prevede fra l'altro "lo svolgimento di accertamenti ispettivi congiunti o diretti". Significa che la Banca d'Italia potrà controllare le banche sammarinesi a suo piacimento.

Il passato lassismo normativo e dei controlli da parte sammarinese, compresa la scarsa fiducia riposta nei nostri governanti non poteva che farci arrivare a questo punto.
Non si trattava del dilemma del prigioniero e sulle possibilità di scelta che San Marino poteva avere, c'era solo una possibilità ed era questa. Il governo l'ha presa ed ora siamo diventati un protettorato italiano a tutti gli effetti.
Non passa inosservata inoltre la scarsa rilevanza politica data alla firma da parte italiana, nonostante l'aiuto dei componenti della commissione parlamentare affari esteri, dimostrata da un comunicato stampa del Ministero dell'Economia che suona come un epitaffio: "l'accordo riguarda solo la vigilanza bancaria e serve per incrementare la trasparenza del sistema bancario di San Marino." Quindi non cambia nulla, nessun vantaggio competitivo per l'economia sammarinese, manca ancora l'accordo sulle doppie imposizioni e soprattutto rimane irrisolto il problema dell'esterovestizione. Sembra di vedere un gatto che gioca col topolino.
Quello che però stupisce di più sono le parole dell'ambasciatore che ha avuto modo di dichiarare che "San Marino ha veramente amici sinceri in Italia e nei momenti piu' difficili lo hanno dimostrato". Caro Ambasciatore, se questi sono gli amici, non c'è bisogno del loro aiuto, siamo già abbastanza bravi a farci del male da soli

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giovedì 26 novembre 2009

Pari opportunità: le donne votino le donne

Di Francesca Piergiovanni

Proprio ieri sui i giornali, ho letto la notizia dell’approvazione degli odg su aborto e disabilità.
Certamente battaglie condivisibili.
Ma, con grande senso di impotenza devo constatare che ancora una volta a parlare per le donne e a decidere per le donne, sia un Consiglio formato al 90% da uomini. Le donne costituiscono la metà della popolazione, ma non sono sufficientemente rappresentate in molti ambiti, e a disporre, e a pensare, e a sentenziare sono sempre principalmente gli uomini.
Per questo, in occasione delle prossime elezioni in Città, chiedo alle donne di votare le donne, perché abbiano una voce che le rappresenta, perché lo sguardo femminile sul mondo, la visione materna della città che ci accoglie, solleciti sentimenti di solidarietà e non di prevaricazione.

Solidarietà che abbiamo potuto saggiare sabato, in occasione della premiazione del primo concorso letterario femminile organizzato a San Marino. Donne sammarinesi provenienti da diversi ambiti culturali ed artistici, spontaneamente e con reciproco sostegno, hanno collaborato alle realizzazione di un evento che ha portato le scrittici partecipanti e le loro famiglie, provenienti da ogni angolo di Italia, a visitare il nostro centro storico in una fredda giornata di novembre col meraviglioso spettacolo della nebbia dall’alto.
Nell’auspicare che iniziative del genere trovino in futuro un concreto sostegno delle istituzioni affinché possano moltiplicarsi e accrescersi, colgo l’occasione per ringraziare i ragazzi del Rugby Club San Marino che ci hanno aiutato a portare un’artista affetta da sclerosi multipla (patologia che colpisce principalmente le donne) al primo piano del centro sociale di Dogana che, per vergognosa mancanza, non è dotato di alcun dispositivo che consenta ai disabili di accedere.

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Italianizzazione


Di MarcOne

Nelle piccole cose di tutti i giorni siamo costretti a subire procedure, modalità, metodi, usi e costumi che non sono i nostri, ma ci vengono semplicemente imposti dall'arroganza di chi si crede più evoluto. L'IVA è meglio della monofase secondo gli espertoni italiani e nostrani, senza conoscerne la filosofia diametralmente opposta: ogni giorno che facciamo un acquisto in italia paghiamo l'IVA che potremmo anche non pagare; le nostre aziende vendono/acquistano con l'IVA; le nostre aziende sono costrette ad avere un rappresentante in Italia per poter operare e perciò sono perseguitate dalla Finanza. Perfino se vogliamo allacciare il telefono vogliono un codice fiscale e ci emettono la fattura con IVA, le bollette e servizi della Telecom, Vodaphone, TRE sono con IVA e noi paghiamo senza motivo.

Il Codice Fiscale ci viene richiesto ovunque anche dentro il nostro territorio da compagnie italiane che operano in totale disprezzo delle normative sammarinesi e vogliono da noi un codice fiscale che non ha motivo di esistere. Così è per la partita iva, l'INPS ecc. La citazione della normativa sulla Privacy è sempre quella relativa al decreto italiano che non ha alcun valore a San Marino nè può tutelare in alcun modo. E così ci sentiamo dire: " mi dispiace ma serve il codice fiscale...Mi dispiace ma non posso fare nulla senza questo o senza quello". Le banche sono assolutamente infestate di tali procedure inutili e prone di fronte alla italianizzazione: procedure di manleva, firma di assunzione di responsabilità, vogliamo sapere dall'Italia se il soggetto è affidabile... Ma cosa diavolo volete da noi?Questa si chiama ingerenza nella sovranità, sono una serie di attività socio-culturali-pratiche messe in campo dall'Italia per piegare San Marino verso una italianizzazione che evidentemente deve partire dalle piccole cose, dal quotidiano affinchè tutto non solo sembri uguale, ma lo sia effettivamente e non ci siano distinzioni e differenze. L'altro giorno un comico ai microfoni di RTV ha fatto una battuta di basso profilo: " ma che Repubblica! San Marino è in provincia della Romagna". Vogliono omologarci in tutto. Ma noi siamo dei bambocci e ci piace farci irretire dalle patacate più clamorose e così anche il gergo giornalistico e quello politico assorbono lo slang italiano improprio e contro ogni nostra tradizione, nasce così l'autority, il collegio dei garanti della costituzionalità delle norme, la finanziaria, il parlamento, il ministero, le commissioni, il bipolarismo, fannulloni, evasione fiscale e chi si ricorda altro lo aggiunga pure. "I professionisti dell'antimafia" sono già nei nostri palazzi a raccontarci fantasiose storielle che il mese dopo evaporano come l'etere e poichè non riescono a risolvere i loro enormi storici problemi vengono a San Marino per insegnarci come si deve fare per rimanere impantanati per sempre nelle logiche del ricatto e del pentito ad orologeria, a richiesta, che canta quando è necessario e che si ricorda di aver incontrato Berlusconi o Prodi secondo chi è al governo.Pochi giorni il quotidiano MF esortava San Marino ad adottare le leggi italiane in materia finanziaria. L'Italia notoriamente non può insegnare nulla a nessuno in materia finanziaria e fiscale: il paese con il più elevato debito pubblico dell'occidente, con la tassazione che soffoca l'economia, la giustizia ingiusta e l'informazione oligopolistica RAISET, paese in cui mafia, camorra, ‘ndragheta spadroneggiano a tutto campo cosa vorrebbe insegnare a noi poveri montanari?Si dice che negli accordi parafati con l'Italia vi siano clausole addirittura peggiori di quanto si possa immaginare, senza alcun principio di reciprocità e dove subiamo ancor di più l'ingerenza italiana nei nostri affari di cittadini di uno Stato che grazie a questa maggioranza, ha deciso di non essere più sovrano, ma divenire un protettorato, svendendo ogni prerogativa all'Italia. I Reggenti si dice che non saranno ricevuti se non in forma privata e informale dal Premier Berlusconi. Ancora una ulteriore umiliazione contro un microstato che rappresenta una vera essenza delle differenze sul pianeta e che fondato da una comunità di fuggiaschi perseguitati, rischia di ricominciare da capo la sua storia. A Cipro in questi giorni i Piccoli Stati si sono fatti sentire, tutti denunciano un forte attacco dei paesi più grandi nei loro confronti, come se dipendesse dai Piccoli ogni problema che invece hanno causato i grandi con la crisi finanziaria globale e che i Piccoli subiscono ancora e maggiormente. Sembra, appare evidente ai più, che avere uno Stato snello e funzionante con leggi chiare ed essere benestanti sia diventato un problema di cui vergognarsi di fronte alla comunità internazionale. E invece, cari politici sammarinesi che avete le fette di prosciutto sugli occhi, è l'esatto contrario. Occorre andare a testa alta ed essere fieri di ciò che abbiamo fatto, nonostante siamo circondati da un popolo ottuso e retrogrado che si ostina ad alzare la voce con i deboli e sproloquiare senza poter dare buoni esempi di alcun tipo.Oggi ci sarà la firma di un accordo che comporterà gravi danni per noi e le generazioni future, San Marino rischia di scomparire, un accordo la cui firma è già di per sè un inizio negativo: il fatto che sia un ambasciatore a firmare la dice proprio lunga sul fatto che il governo italiano non abbia alcuna voglia di sottoscrivere autorevolmente un siffatto testo che eventualmente fra 3 mesi potrebbe anche essere stracciato e denunciato davanti alle corti internazionali poichè non ha alcun valore, in quanto, oltre ai già citati vulnus è stato firmato poichè San Marino è stato costretto a farlo: sotto ricatto della politica, dei Media, degli arresti sul suolo italiano di cittadini sammarinesi, delle pressioni di Polizia, Magistratura, con la Finanza ai confini, le spie dentro il palazzo e le microspie nelle sedi istituzionali e non solo, senza poter trattare alcunchè.

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mercoledì 25 novembre 2009

Elogio della recessione

di Pietro Solferini

Carissimo Direttore,
Vorrei profittare del suo blog per segnalare ai suoi lettori un interessantissimo ed illuminante libello che sta circolando nella librerie in questo periodo dal titolo "Elogio della recessione" (sottotitolo manuale di sopravvivenza al tempo della crisi) di tale Anonimo Lombardo, ed. Time Book, Milano.
questo un breve sunto:La crisi è inevitabile. Abbiamo prodotto troppo, e le vetrine sono stracolme di merci invendute e invendibili. Il loro prezzo è magari alquanto basso, poiché per economizzare siamo andati a produrle nei paesi “a basso costo di mano d’opera”. Ma così facendo abbiamo creato disoccupazione in casa nostra, e il potere d’acquisto del consumatore italiano si è ridotto.

Il potere politico sta facendo i tripli salti mortali (incentivi, credito facile, inviti all’innovazione) per tentare di rianimare la produzione e i consumi, ma la verità rimane quella: abbiamo prodotto troppo, bisogna fermarsi, svuotare le vetrine, tornare a una produzione che risponda ai bisogni della gente, e non che la seduca con capricciosi ed inutili gadget secondo la logica del consumismo sprecone e spendereccio. Il fermarsi, il fare un “passo indietro” nella produzione e nei consumi, è quello che oggi viene chiamato “recessione”.


Per il sistema in cui viviamo la recessione è un mostro che incombe minacciosamente e che va combattuto con tutti i mezzi; in questo libretto non solo se ne dimostra l’inevitabilità (come logica conseguenza dell’inevitabile crisi), ma la si interpreta anche come la provvidenziale occasione per il recupero di una dimensione umana della vita, liberata dallo stress della produzione , del consumo, della concorrenza, della guerra economica di tutti contro tutti. Smontati gli artifizi con i quali il sistema in cui viviamo difende e incoraggia gli sprechi del consumismo, queste pagine anticipano il ritratto di un mondo saggiamente ripiegato su se stesso, che rifiuta ogni forma di concorrenza schiavizzante, che anteponga la vita al lavoro, che divida le cose da fare secondo il principio del “lavorare meno, lavorare tutti”, ciascuno recuperando se stesso nella conquista del tempo libero che si renderà disponibile. Una realtà a misura d’uomo, guidata dall’ideale presenza di un “buon padre di famiglia”, che regoli con giudizio e misura coloro che da lui dipendono.

grazie dell'ospitalità

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lunedì 23 novembre 2009

BLABLABLABLABLA


Di Maverick
Che barba, che noia! Le cose sono sempre le stesse, ripetute con maggiore o minore enfasi, in base alla quantità di quattrini ottenuti in cambio. Nessuna novità. Nessuno scatto di fantasia. Le solite ricettine scontate, a volte in salsa rosa, altre in salsa azzurra, ma la sostanza non cambia. Piatti vecchi, provenienti dalla tradizione ormai superata della bassa cucina, e ammanniti come nouvelle cuisine. Gli chefs? Anche loro sempre gli stessi, proposti in grande spolvero dall’Ambrosetti & co.


Adeguarsi agli standard, puntare alla qualità, creare la nicchia, migliorare le strutture, incentivare il turismo… e via andare con le solite chiacchiere di sempre. Questo forum non ha dato niente ai sammarinesi, se non qualche inutile illusione, e tolto un po’ di quattrini. Ma dove erano, tutti questi grandi maestri di economia ed autorevoli personaggi, quando il loro committente sammarinese è stato proditoriamente cacciato nei guai, di quelli grossi? Non abbiamo sentito la voce di uno solo levarsi a difesa dell’istituzione che li ha accolti con tanto rispetto, riconoscenza e generosità (anche nei compensi). Non una parola sull’onestà del Paese che li ha ospitati.
Oggi vaticinano soluzioni scontate ed ovvie, alcune perfino obbligate. Tutte cose che sapevamo anche noi poveri montanari, con la nostra ignoranza e la nostra modestia.
Che vantaggi abbiamo tratto dalle loro ovvietà? Se qualcuno lo ha capito, lo prego cortesemente di spiegarmelo.

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Il Forum Ambrosetti


De L’Infedele su SanMarinoOGGI

Il Forum Ambrosetti ha espresso un livello alto di interventi attraverso relatori di prestigio tra i quali il ministro Renato Brunetta che ha mandato messaggi politici molto chiari a San Marino definendosi il nostro uomo all’Havana. Messaggi che soddisfano pienamente l’Infedele che da anni scrive le stesse cose con insistenza quasi maniacale. Ma ben più grande soddisfazione si potrebbe esprimere se il governo fosse capace di raccogliere tali messaggi trasformandoli in azione concreta, in progetto per il futuro. Il ministro Brunetta ha invitato il nostro Paese a prendere atto “della fine di un’epoca” e a “giocarsi la partita sulle regole nuove per la globalizzazione”; a “ricercare l’eccellenza con una visione di tipo progettuale”; a “rilanciare facendo funzionare lo Stato, come prima cosa, sdoganando la meritocrazia, eliminando la carta, utilizzando la banda larga e impostando la lotta alla corruzione”.

Ha detto che “ San Marino ha un futuro solo dentro l’Unione Europea”, perché la Ue è “ un insieme di minoranze che fanno la forza”. Ha stroncato la retorica della antica sovranità e della vuota sammarinesità parlando di “confini intelligenti” che ci possono proiettare nella modernità, in una cultura nuova della globalizzazione regolata e a “costruire insieme la cooperazione tra Italia e San Marino” chiudendo questa pessima fase dei rapporti e rilanciando sulle nuove opportunità.
Con questi messaggi, il ministro Brunetta ha manifestato amicizia per la nostra Repubblica; ha rappresentato un’Italia disponibile a negoziare questa difficile fase di transizione; ha indicato, con raffinata discrezione e rispetto, il percorso europeista per la nostra Repubblica.
Non mi resta dunque che invitare i nostri governanti a lasciar perdere i discorsi autocelebrativi sui presunti miracoli del governo in questo primo anno di vita per intraprendere invece la strada del progetto e dell’Europa per uscire dalla crisi e avviare la costruzione della nuova San Marino.
Nei momenti difficili come questo non si può stare alla finestra aspettando una firma quando si hanno già in mano da mesi i contenuti parafati degli accordi; limitandosi ad applaudire il lavoro di esteri e finanze senza fare le riforme interne; rinunciando ad elaborare un piano economico di prospettiva, giocando a fare le vittime del ministro Tremonti e pensando solo a vecchie trincee difensive che potrebbero essere di carta riciclata.
Prima ci si convince che, firma o non firma, dobbiamo adottare tutte le regole internazionali per sopravvivere e lasciarci alle spalle il periodo nero dei politicanti inetti che hanno remato per sé e contro il Paese, meglio è per tutti. Prima si smette di frequentare il teatrino degli accordini personali per “salvarsi la pelle o la poltrona”, di sperare in ammucchiate disastrose per rimettere insieme i responsabili della crisi attuale, meglio è per il Paese.
E’ questo il momento di sostituire i tatticismi con le strategie; le politiche alla giornata con i progetti a lungo termine; la confusione dilagante con una informazione puntuale e trasparente. La politica vera, onesta, rinnovata, deve ritornare in primo piano, cercando le necessarie aggregazioni e indicando il percorso virtuoso per salvare il Paese.
Questo percorso è praticabile soltanto riformando lo Stato per metterlo al servizio dei cittadini; dando stabilità al sistema finanziario pubblico e a quello privato; organizzando servizi di eccellenza; promuovendo la formazione, la conoscenza e la professionalità; internazionalizzando l’intero sistema sammarinese impostato sulla competitività; ideando nuove opportunità. Ma le risorse umane e i mezzi devono essere adeguati ed espressi prevalentemente da sammarinesi.

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Mister “One”

Di Alberto Chezzi su SM DAZIBAO

...l’uomo giusto, al posto giusto e soprattutto al momento giusto.... emergendo come “Mister One” dell’azione di Governo, pur non appartenendo formalmente ad esso.
Sono passati quasi due mesi da quando Tito Masi è stato eletto Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Come è nel suo stile, si è mosso in maniera decisa e con le idee soprattutto chiare. Non ha mandato a dire niente a nessuno. Ci ha pensato lui stesso in prima persona. Fin da subito ha percorso, la strategia d’uscita dall’affaire Delta: rientrare quanto prima nell’alveo delle regole imposte da Banca d’Italia dismettendo, come scelta obbligata, totalmente o parzialmente la partecipazione del gruppo italiano. Tornare banca del territorio è questo il futuro delineato da Tito Masi per la Cassa di Risparmio.

Da quel momento, si è prodigato nel difendere l’istituto bancario più importante della Repubblica, prima da Fitch e poi dal Corriere della Sera. Si muove, a ragione, come se fosse il superministro dell’economia sammarinese. Incontra Mario Fantini, informa sullo stato di salute reale della Carisp e di Delta prima i partiti della maggioranza e poi quelli dell’opposizione. Riceve i sindacati italiani per Delta. Presiede il San Marino Forum 2009. Provvede alle nomine dei nuovi componenti il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio. Si può dire che abbia già definito tutte le posizioni importanti della Cassa. A breve sicuramente definirà anche la cessione di Delta a Intesa San Paolo. Casualità: come per incanto Brunetta viene a San Marino e Berlusconi incontra i Capitani Reggenti. Come dire … l’uomo giusto, al posto giusto e soprattutto al momento giusto. Non particolarmente premiato alle ultime elezioni, ad un anno di distanza si ritrova in una posizione di grande prestigio e di influenza sul Paese. Per dirla proprio tutta incomincia ad “ombreggiare” parecchie prime donne della politica nostrana, emergendo come “Mister One” dell’azione di Governo, pur non appartenendo formalmente ad esso.

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venerdì 20 novembre 2009

Governo KO


Di MarcOne

Governo, dopo un anno solo parole e tanti KO al primo round.
Sembra un pugile suonato il governo, nonostante le magiorette (a dir la verità di scarsa qualità), i nani, gli effetti spettacolari, gli alibi e i soccorsi che arrivano da manca.
la lagna che chi c'era prima ha sbagliato oramai è roba stantia, puzza di bugie dei bambini e, a dire il vero, fra quelli che c'erano prima agli Esteri ricordiamo anche Berardi.
Il governo è partito con grandi proclami e ancora non ha portato a casa nessun obiettivo che abbia fatto cambiare idea all'Italia, ma anzi ha peggiorato le cose. I 13 accordi OCSE firmati hanno solo fatto arrabbiare di più Tremonti e la UE per voce del suo stesso commissario, circa la qualità e questa è una sconfitta politica e tattica di un governo che viaggia a fari spenti nella notte.


Un Segretario di Stato con un minimo di tattica appunto si sarebbe messo al riparo subito dalle possibile critiche firmando subito con 2 paesi che pesano e non con le isole vatteleapesca e paradisi fiscali che hanno compromesso ulteriormente l'immagine e la credibilità. Un grave errore politico. Degli accordi parafati con l'Italia si dice un gran male, anche i consiglieri di maggioranza si inalberano di fronte a tali cedimenti senza contropartite alcune e, sopratutto, senza che vengano risolti i nodi più importanti fra cui quello dell'esterovestizione. Nessun argine contro un Italia debordante, impicciona e arrogante sia politicamente, sia diplomaticamente. Non parliamo poi del rapporto con i Media totalmente naufragato fra ceffoni, smentite e attacchi senza motivo.
Gli scandali e le truffe che affiorano da subito con l'implicazione nel caso Delta Carisp di un Segretario membro di governo che andava a Roma per trattare con gli acquirenti e che parlava anche a nome di chi non poteva.
Ma il tracollo sui Giochi d'azzardo rappresenta la bugia più grande e forse migliore di un governo che non rispetta nemmeno il proprio programma, come al solito. Si doveva verificare una moratoria sui Giochi, mentre si sono fatte leggi per allargare le possibilità, istituendo per Decreto nuove tipologie di gioco ed elevate le puntate. Si trasferiranno le sedi per l'ennesima volta e per l'ennesima volta verrà gabbato il Santo dai soliti politici-faccendieri con buona pace di tutti quelli che credevano nella purezza di AP, la quale non solo accetta le scelte degli alleati ma è essa stessa a proporre dove mettere i propri uomini nei centri di potere e controllo.
La grave crisi di governo è confermata anche dalla situazione delle Telecomunicazioni e del Lavoro: nessuna soluzione utile al paese è stata implementata ed anzi le cose sono peggiorate e peggioreranno ancora visto che oltre all'utilizzo della cassa integrazione altro non hanno saputo fare. La PA e l'ISS sono elefanti senza controllo e senza riforma che il governo non ha avuto il coraggio di fare. Quanto al passaggio al sistema IVA caldeggiato dalle imprese (quali?) si dovrebbe invece affrontare radicalmente il discorso sulla opportunità dell'ingresso nella UE alla pari di tutti, con le dovute deroghe ed eccezioni si aprirebbe davvero la porta ad un nuovo modello di sviluppo. Quello che stanno facendo adesso governo e maggioranza è un supervecchio modello di sottosviluppo che porterà al crac finanziario, ad un buco enorme di bilancio, alla disoccupazione, alla involuzione, al clientelismo sfrenato per un pugno di voti, ma ciò che è più grave è la riduzione della Repubblica di San Marino a protettorato dell'Italia che ci potrà imporre cosa fare e cosa non fare. La sovranità svenduta per accordo con il cappello in mano davanti agli arroganti Ministri italiani rappresenta l'immagine peggiore di un geverno più volte irriso davanti alle telecamere di tutte le TV come accadde al Meeting.
Per tutte queste ragioni gli appelli del PSD e tutti coloro che le condividono sono veramente puerili: tutti insieme? Questa è politica da bar! I governi si assumano le rispettive responsabilità, così come la maggioranza che sostiene un governo che viola il programma approvato e voluto da tutti i partiti, le minoranze facciano di tutto per ribaltare con la forza delle idee ciò che non è giusto per San Marino. Fate politica, non gli inciuci; fate politica e non vendete ciò che non sapete vendere.

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giovedì 19 novembre 2009

Il ruggito del topo


di Luigi Lonfernini su La Tribuna Sammarinese

Negli anni cinquanta un piccolo staterello, posizionato nelle Alpi Bavaresi, si era venuto a trovare in difficoltà economiche ed il Principe ed i suoi ministri non avevano soluzioni per uscire dalla crisi. Il primo ministro, dopo avere esaminato varie proposte, ne esaminò una che riteneva interessante e subito la sottopose all’attenzione del Principe: per superare la crisi si poteva dichiarare guerra agli Stati Uniti D’America; il Principato l’avrebbe certamente perduta e di conseguenza gli States sarebbero stati costretti a mantenere il piccolo Stato.
Era la filosofia che percorreva l’Europa in quegli anni e cioè gli Stati Uniti vincitori si apprestavano a sostenere l’Europa per superare un disastro provocato dalla pazzia di alcuni uomini, pazzia che purtroppo molti, troppi Europei avevano condiviso (con la u minuscola in quanto non meritano di essere collocati dentro il genere Umano).

Questa in sintesi la trama di un film che ebbe scarso successo. Le lungaggini diplomatiche e burocratiche nella vertenza con lo Stato Italiano stanno mettendo a dura prova il nostro piccolo Stato; da una indifferenza generale o per meglio dire da una situazione di attesa composta, i Sammarinesi stanno assumendo una posizione più attiva e preoccupata per le sorti economiche del Paese.
Alcuni Sammarinesi sono usciti anche allo scoperto mettendo insieme una sorta di protesta davanti l’Ambasciata Italiana; pochi volonterosi che comunque hanno dimostrato che la popolazione non è indifferente alle vicissitudini che hanno coinvolto l’economia del Paese in tutti i suoi settori.
Mi viene spontanea una riflessione: tutti sono consapevoli che l’atteggiamento negativo dell’Italia nei nostri confronti non è di oggi, né di ieri né di passato ieri, ma risale ad anni addietro quando chi aveva delle responsabilità di governo ben precise non ha saputo interpretare in maniera corretta che i rapporti di buon vicinato si stavano sfilacciando a seguito di situazioni interne nostre che permettevano tutto ed il contrario di tutto e quindi non sono stati in grado o non hanno voluto cogliere i segnali che ci pervenivano dall’esterno per cambiare.
I sitin davanti ai Palazzi del potere erano necessari anche allora per fermare condotte ed atteggiamenti che stavano trascinando il Paese in situazioni che poi non è stato più in grado di governare o che non ha voluto governare per convenienza o per altro.
Quando un piccolo Paese (Stato ) quale era San Marino e quale è oggi, senza risorse, sottoscrisse la convenzione con l’allora Regno d’Italia, certamente le parti contraenti erano ben consapevoli del peso specifico politico che ciascuna riusciva a mettere in campo.
La convenzione fondava le sue motivazioni su una generica reciproca assistenza che le parti si assumevano, ma era evidente che ciò avrebbe giovato, in particolare, nelle relazioni, di qualsiasi tipo e natura, comprese quelle commerciali, a San Marino poiché inevitabilmente qualsiasi attività intrapresa avrebbe coinvolto il territorio Italiano: movimento di persone, interscambio commerciale ecc.
Dal 1939 le relazioni tra i due Stati si sono svolte, tranne in alcuni brevi periodi particolari e con motivazioni di natura squisitamente politica, nell’assoluta e reciproca fiducia, nei limiti che la natura ha imposto e nel rispetto dei ruoli; la statualità di San Marino comunque era riconosciuta a pieno titolo e pertanto il suo ruolo internazionale veniva garantito.
Il rapporto di buon vicinato, che sta alla base, ripeto, dei rapporti con l’Italia, è cominciato ad incrinarsi a metà degli anni novanta allorquando sono cominciate le prime avvisaglie della Guardia di Finanza Italiana a seguito di certi comportamenti nell’interscambio commerciale, ritenuti non corretti o per lo meno non in linea con la politica di buon vicinato che le condizioni storiche e convenzionali avevano imposto alla vita interna di San Marino nello svolgimento delle sue attività imprenditoriali che, necessariamente, si rivolgevano poi verso il mondo esterno.
A quel punto la politica di San Marino, in riferimento allo sviluppo della sua economia, è divenuto sospetto, con la conseguenza che tutto il mondo imprenditoriale, compreso quello bancario e finanziario, è stato sottoposto a pressioni dall’esterno mettendo in discussione anche rapporti ed attività che le imprese di San Marino avevano da sempre svolto.
E’ bene chiarire che San Marino non ha avuto mai problemi nello sviluppare le proprie attività imprenditoriali ed in particolare quelle commerciali, in quanto tutte le attività venivano e vengono regolate, al suo interno, in riferimento ai propri interessi ed in base alle proprie leggi: è stato il comportamento di soggetti, troppi, che sono andati oltre nell’interpretare (si fa per dire) le reali potenzialità che il Paese metteva a disposizione ed i limiti, anche non scritti, che la situazione imponeva .
Le convenzioni che si sono succedute a quella del 1939 ed in particolare quella del 1972, miravano effettivamente a dare la possibilità a San Marino di svolgere attività nel rispetto di regole anche non scritte, ma che certamente lo ponevano in una posizione di privilegio, concessagli, di proposito, proprio per dare la possibilità di accrescere un potenziale economico che non aveva e quindi per attrarre capitali e risorse umane per uno sviluppo ordinato dell’economia del piccolo Paese.
Purtroppo il potenziale concessoci, è stato sviluppato in maniera eccessiva ( termine eufemistico), andando a rompere equilibri che hanno messo a repentaglio non solo la nostra economia ma anche quel rapporto di buon vicinato che era e deve tornare ad essere la filosofia che sta alla base di ogni rapporto tra i due Paesi recuperando quella fiducia che, da sempre ed in particolare dall’Unità d’Italia, ha ispirato la politica nei loro rapporti.

A conclusione se da una parte condivido gli sforzi del Governo per recuperare credibilità e quindi per abbattere tutte le barriere che sono di ostacolo per un recupero dei rapporti tra i due Stati, ritengo doveroso rimarcare che l’atteggiamento del Governo Italiano, allo stato delle cose, è incomprensibile: temo e non comprendo i motivi fino in fondo, che quella fiducia, che ha regolato i rapporti di buon vicinato, sia ancora sottoposta a verifiche con grave danno per il nostro Paese.
Perdurando questa posizione da parte dell’Italia, non ci resta che mostrare i muscoli (si fa per dire) a costo di farci rompere tutte le ossa per poi, zoppicanti, con la mano tesa e con il cappello in mano chiedere di dare sostegno ad un Paese che certamente non merita per la sua Storia di essere trattato da accattone. Forse sono andato oltre le righe, ma l’amarezza è grande.

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mercoledì 18 novembre 2009

La SPD tedesca svolta a sinistra dopo il rogo elettorale del 27 settembre


Di Luciano Moretti

Tre giorni di infuocati interventi dalla tribuna del congresso dei socialisti tedeschi hanno sancito la fine della linea riformista schroderiana – ovvero della socialdemocrazia come centro dello scacchiere politico – e hanno decretato l’avvio di una nuova linea politica che apre decisamente al confronto con la sinistra di Oscar Lafontaine.È stata una rivolta generalizzata della base: gran parte dei delegati intervenuti hanno sparato bordate durissime sul modo autoritario e arrogante con cui i vertici della SPD, per oltre un decennio, hanno imposto dall’alto la linea (neoliberista) da seguire; hanno infierito sulla politica dei tagli allo stato sociale che costringe i disoccupati tedeschi a vivere con un minimo sussidio di povertà.

Il nuovo presidente eletto, Sigmar Gabriel, polemizzando con la politica del neue mitte (il nuovo centro) a cui puntò Schroeder, ha affermato che “invece di cambiare il centro spostandolo a sinistra siamo cambiati noi”.
Inoltre, il neoeletto presidente ha ricordato che in Germania ormai oltre il dieci per cento della popolazione vive in povertà, mentre un altro venticinque per cento si trova in condizioni precarie di vita.L’ultimo invito di Gabriel ai quadri del partito è stato quello “di uscire dalle sezioni e di andare in mezzo alla gente, là dove si fatica, perché è lì che pulsa la vita”.

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Evitiamo di trascinare il Paese nel baratro

Di Amilcare Barca

Può far comodo nascondere le proprie responsabilità dietro agli attacchi mediatici ma credo che sulla vicenda Delta occorra attenersi ai fatti perchè le cose non sono come si stanno raccontando.
I fatti sono che Delta, con la cassaforte Carisp alle spalle, ha operato sul mercato italiano nella illegalità. Illegalità perchè operava senza le necessarie autorizzazioni n'è poteva averle.
Allo stato attuale l'esposizione di Carisp verso Delta è del 65% del totale. In soldoni si possono quantificare in circa tre miliardi di euro e se consideriamo i 500 milioni che sono già stati sborsati per evitare il crollo, fanno tre miliardi e 500 milioni.

La cifra di tre miliardi è di tale dimensione che sta facendo gola ai molti pescecani che infestano la finanza italiana, anche perchè questo 65% che ha operato nell'illegalità è molto probabile che incontri difficoltà ad essere riscosso e fa gola perchè può essere comprato ad un valore molto inferiore. Questo però è uno dei problemi, il problema vero è che l'esposizione di tale cifra mette a rischio non solo il patrimonio Carisp ma anche la tenuta dell'istituto stesso. In questo momento millantare vendite in prossimità d'arrivo fa a pugni con le dichiarazioni di Banca Intesa che fa sapere di essere interessata ai soli titoli performing. La domanda è: se Banca Intesa è interessata solo a questi titoli, quanti sono i titoli non performing che rimangono sul groppone della Carisp? Oltre a ciò sottolineo che pochi giorni fa ci sono stati due episodi da non sottovalutare: il primo riguarda le dimissioni di un consigliere d'amministrazione pesante che nulla ha a che vedere con le parentele di cui si è fatto cenno, mentre anche l'altro riguarda una dimissione, guarda caso di quel giudice che deve rispondere ad una rogatoria di 4.000 pagine che interessa proprio la Carisp. Questi due episodi sono collegati ed hanno una loro valenza.Non è terrorismo ma per la Carisp il cielo è plumbeo.

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