Recentemente sono passati un paio di servizi su RTV in cui Mario Fantini si è tolto diversi sassolini dalla scarpa, chiarendo molto bene la posizione della Carisp e del suo gruppo dirigente. Ritengo che questi due importanti passaggi televisivi non siano stati raccolti con la sufficiente attenzione né dalla nostra politica né dalle istituzioni finanziarie, e temo di capire il perché.
Fantini, infatti, ha lanciato diverse frecce avvelenate col suo arco potente, sia verso il sistema giudiziario italiano, sia verso i rapporti tra Banca d’Italia e San Marino, sia verso la stampa locale sia, infine, nei confronti dei responsabili politici del nostro Paese. Ma vediamoli assieme più approfonditamente.
Anzitutto la breve cronistoria, che prendo a prestito dal bel servizio di RTV: “Parla Mario Fantini. L’ex amministratore delegato della Cassa di Risparmio e Presidente di Delta è tornato in libertà nei giorni scorsi dopo sei mesi trascorsi agli arresti domiciliari disposti dalla Procura di Forlì”. (…) “Riciclaggio di denaro e posizione dominante non consentita nel controllo di Delta. Sulla base di queste due ipotesi di reato, la Procura di Forlì ha arrestato lo scorso 3 maggio i vertici della Cassa di Risparmio e di Delta. Per Mario Fantini non è stato solo un attacco alla Cassa di Risparmio, ma un attacco al paese”.
Fantini nella sua intervista parte subito lancia in resta affermando con piglio deciso che “a San Marino c'è stato lo scarica barile”, che sui giornali si sono lette “tutte le nefandezze di questo mondo”, affermando perfino nelle accuse che “la Carisp è un'associazione a delinquere” ma – sostiene l’ex Amministratore delegato – “nessuno si è preoccupato di rispondere”, mentre invece secondo lui “tutti avevano il dovere di arrabbiarsi come delle belve”.
Da questo incipit si evince, a mio avviso, tutta l’amarezza di un uomo (anzi, degli uomini) che sono stati letteralmente abbandonati nelle mani di un sistema giudiziario, quello italiano, sistema che guarda caso, proprio in questi giorni, è oggetto di critiche forti e severe da ogni parte, a causa della sua inadeguatezza, della presunta ingerenza nella politica e dei preoccupanti e gravissimi ritardi nei diversi gradi di giudizio.
Non a caso nella vicina Italia (che tanto spesso ci accusa di leggerezze varie) si parla da tempo e con insistenza della necessità di una profonda riforma del sistema giudiziario nel suo complesso, segno che nell’ambito della loro magistratura e delle loro procure, le cose non vanno poi così lisce come vorrebbero far credere a noi poveri montanari distratti.
Malgrado ciò, ha ragione Fantini, nessuno si è peritato di alzare il dito e chiedere sommessamente la parola per pretendere - nei confronti della nostra gente, di istituti storici della nostra finanza, da sempre considerati benefici e benemeriti - il rispetto dovuto dalla vicina Italia e soprattutto dalla vicinissima Forlì.
Fantini prosegue nella sua lucida ed illuminante descrizione dei fatti, affermando che secondo lui si è trattato di un “attacco al Paese” frutto di un “incrocio di interessi”. Ritiene di poterlo dimostrare ricordando a tutti che si è trattato del primo ed unico caso in Italia nel quale l’intero management di un gruppo finanziario è stato messo agli arresti, pur avendo conosciuto l’Italia fior di scandali finanziari ed economici nel corso degli ultimi cinquant’anni, ben più gravi di quello addebitato alla Carisp.
Fantini ritiene giustamente tutto ciò “un fatto eccezionale dai presupposti enormi, un attacco vero e proprio che va esaminato come tale”. Purtroppo a nessuno è venuto in mente, in questo lunghissimo anno e mezzo, che in effetti di questo si trattasse: cioè un frontale, ingiustificato, arrogante e violentissimo attacco non alla Carisp, non a Delta, bensì a San Marino tutta, come poi l’atteggiamento riservatoci nei giorni a seguire sia dal governo italiano che dalla stampa hanno ampiamente dimostrato.
Dunque, sostiene Fantini in sostanza, non si sono difesi gli uomini né le istituzioni, ma cosa ben più preoccupante, non si è compreso che questo attacco ‘laterale’ a Carisp era, nella più classica ed efficace delle strategie di battaglia, una mossa astuta per effettuare un'aggressione frontale e finale alla Repubblica intera. Come dargli torto?
Fantini è giunto ad un’età venerabile e per ciò, in chiusura della sua esternazione televisiva, afferma mestamente di avere, a questo punto, un solo grande rammarico: quello di non poter ambire ad alcuna possibilità di riscatto, dati i tempi biblici della giustizia italiana, definendo semmai questo fatto come “l'atto più delinquenziale che possa esserci”. Fossi suo figlio, giurerei vendetta. Da semplice cittadino, invece, mi chiedo quando e come si riuscirà a consumare questa vendetta e questo riscatto da parte del mio Paese.
E’ grave e colpevole non capire che qui non si tratta solo di una persecuzione giudiziaria nei confronti di quattro degnissime persone, che non è questione di chiedere guarentigie per chicchessia, che non si deve solo reagire ad una ignobile gogna mediatica; si tratta invece anzi tutto di tenere bene a mente che con l'esercizio dell'azione penale, mossa da una mera ipotesi di reato, il pubblico ministero avvia un processo, di cui egli diviene semplicemente una delle parti; l'altra è l'imputato.
Suvvia! Non lasciamoci tutti accecare da questo intenso, orribile e maleodorante fumus persecutionis, e cerchiamo di reagire al perfido accerchiamento che sta strozzando, assieme alla nostra economia, anche la sovranità, l'indipendenza e la democrazia del nostro Paese.
