Il Dossier Delta ripercorre attraverso un’intervista a Mario Fantini i passaggi fondamentali della genesi del gruppo bancario, il più importante investimento mai realizzato con capitali sammarinesi in Italia. Sullo sfondo la crisi del sistema finanziario del Titano e le criticità del rapporto fra le autorità giudiziarie, finanziarie, amministrative e politiche delle due repubbliche.
Tre poteri contro San Marino
E’ stato sferrato il colpo al cuore del sistema economico di San Marino. Non è concepibile che sulla base di elementi amministrativamente importanti, ma privi del fumus del reato, sia possibile per una Procura della Repubblica italiana sottoporre a custodia cautelare 5 degli esponenti più importanti del più importante istituto bancario di uno Stato estero.
Se è legittimo che sia possibile indagare anche con la determinazione dimostrata dalle forze di polizia in queste ore, risulta del tutto inaccettabile che istituzioni di uno Stato estero possano destabilizzare l’esistenza della Repubblica di San Marino.
La partecipazione di Carisp nel Gruppo Delta è cosa nota da anni sia alle istituzioni sammarinesi che italiane e gli eventuali problemi di dominanza potevano essere risolti facilmente essendo Banca d’Italia perfettamente informata di tutti i passaggi di proprietà avvenuti fra i soci. Come è sempre avvenuto in casi analoghi in Italia, quando esistono questioni simili una procedura concordata e controllata di cessione delle quote risolve senza traumi le questioni.
In questo caso invece ‘qualcuno’ ha scatenato contro la Carisp e quindi contro San Marino, in quanto essa rappresenta la colonna portante del suo sistema economico, tre poteri, tutti altrettanto potenti da scardinare il sistema di controllo su una realtà economica che ha creato in Italia circa 1.000 posti di lavoro in pochi anni.
Tutto coincide, perché il provvedimento di Banca d’Italia che sospende i diritti di voto della componente sammarinese a pochi giorni dall’assemblea di Delta, i provvedimenti di custodia cautelare nei confronti dei vertici della Cassa di Risparmio che così non potranno difendere il patrimonio rappresentato da Delta, l’attacco fatto da Report una delle trasmissioni di inchiesta più seguite, che andrà in onda domenica prossima, fanno pensare ad una vera e propria azione concordata tesa ad un unico obiettivo: eliminare da Delta la presenza di chi le ha dato vita e cioè la Cassa di Risparmio.
Ma così facendo questo esercito che si è schierato sui campo, non sta attaccando solo una semplice banca, sta producendo una grave ferita, non solo di immagine, ad un Paese che teoricamente dovrebbe essere amico. Un attentato vero e proprio alla sovranità che deve trovare in qualche modo risposta. (…)
L’Agenzia di Stampa del Sole24Ore, Radiocor, indica come “Sopaf, azionista di Delta spa con il 15,95%, è stata informata che la Banca d’Italia ha avviato, nei confronti degli altri soci del gruppo bancario bolognese, un procedimento di revoca dell’autorizzazione a detenere le partecipazioni in Delta Spa e ha disposto in via d’urgenza la sospensione dei relativi diritti di voto Sopaf detiene quindi la totalità del diritto di voto nelle assemblee. Il provvedimento della Banca d’Italia colpisce la Cassa di Risparmio di San Marino, cui indirettamente fa capo il gruppo Delta, attivo nei prestiti, mutui, conti e leasing per famiglie e imprese. A seguito di un’ispezione in Delta, l’istituto di controllo ha rilevato rilevanti criticità su assetto proprietario, situazione tecnica, strutture organizzative e sistema dei controlli. Sopaf, che non ha rappresentanti nel consiglio di Delta, ha da tempo un contenzioso con la societa’ da cui ha chiesto il recesso”.
Una posizione questa che rasenta l’assurdo per cui chi possiede una quota di minoranza, in questo caso Sopaf, il cui legale è proprio Rayner Stefano Masera, candidato fino al mese scorso alla carica di presidente della Banca Centrale di San Marino, potrà nei prossimi giorni determinare le decisioni fondamentali dei gruppo che in pochi anni ha conquistato consistenti quote del mercato del credito al consumo in Italia. (…) Le due azioni, quella della procura e quella di Banca d’Italia determinano una strana coincidenza, per lo meno temporale.
E’ stata denominata “Varano” l’inchiesta che la procura di forlì ha avviato già da marzo 2008, ma i cui prodromi risalgono addirittura al 2004, che è sfociata nell’arresto di 5 dirigenti della Cassa di Risparmio. (…) La procura ha avanzato ipotesi di reato su 40 persone indiziate, ma il giudice Rita Chierici ha autorizzato solo 5 misure cautelari personali. Nomi in Procura non vengono fatti, quasi fossero tutelati dalla riservatezza e dal segreto, anche se ciò risulta del tutto incongruente col fatto che proprio nel momento dei 5 arresti fossero presenti non solo le telecamere della Rai, ma anche alcuni fotografi delle testate che escono a Forlì. Dopo Manfredi è il momento di Fabio Di Vizio. (…)
Il primo pensiero dell’ex amministratore delegato della Carisp va a San Marino e a ciò che è ancora possibile fare per rispondere al durissimo attacco contro il Paese.
“Occorre fare squadra, è questo l’unico modo per salvaguardare l’importante investimento che Cassa di Risparmio ha effettuato in Italia costituendo il Gruppo Delta”. E’ Mario Fantini che parla, ex amministratore delegato della Carisp di San Marino e presidente di Delta. In questi mesi tremendi in cui ha visto il suo mondo crollare improvvisamente, il primo pensiero non è per se stesso, ma per San Marino, per la Cassa di Risparmio, per tutto ciò che rappresenta in termini umani e patrimoniali il grande gruppo di credito al consumo, creato dal nulla a Bologna. “Il danno di immagine derivato dal duro attacco nei confronti del Gruppo Delta può essere contenuto solo se chi ha a cuore San Marino si unisce e mette in atto un comune progetto capace di rispondere con efficacia alla distorta idea, ormai venuta allo scoperto, di ridurre ai minimi termini il valore dell’investimento in Italia”. (…)
“Dottor Fantini – gli chiediamo – ma le procure non sono vincolate nella loro azione da precise norme di procedura che tutelano l’imputato, almeno fino a che non ne è stata comprovata la colpevolezza?”. La risposta è amara: “I diritti dei cittadini vengono calpestati soprattutto nel momento in cui le prove a carico non vengono individuate e quindi la strategia diventa quella di fare pressioni affinché tu possa confessare. Confessare cosa?!? Dovevo forse confessare che l’azione contro di noi è stata avviata perché ci siamo opposti ad una speculazione in borsa? Dovevo forse dire che il rispetto per il management di Delta rappresentato da Estuari, nasce sul
campo della capacità professionale dalla volontà e dal sacrificio tesi a conquistare un grande obiettivo?”. (…) Di fatto il giudizio è già espresso ed anche la condanna, sebbene il processo non sia ancora stato celebrato. A parere di chi scrive, il fatto che preoccupa in questa inchiesta è che il lavoro dei Pm piuttosto che essere teso alla ricerca di prove capaci di confermare il delitto, è piuttosto orientato a ricercare il delitto. Si perché proprio di questo si parla, di capire quale sia il motivo di tale e tanto accanimento nei confronti dei 5 amministratori di Cassa di Risparmio.
L’ipotesi di dominanza sul gruppo Delta deve essere comprovata, ma si tratta ancora di un’ipotesi che comunque di solito da adito ad interventi moderati di ammenda e ripristino. L’ipotesi di riciclaggio è ferma alle considerazioni sul furgone portavalori, su cui si è espresso l’organo più alto in grado di giudizio, la Corte di Cassazione. Nessun addebito è stato avanzato dalla Direzione Nazionale Antimafia che si è detto abbia esaminato il milione di assegni fotocopiati presso l’istituto Centrale delle Banche Popolari, assegni tra l’altro emessi su banche italiane dai loro clienti e quindi soggetti che hanno già subito a monte i controlli antiriciclaggio imposti dalla normativa. Le ipotesi di usura, ventilate mentre l’inchiesta stava ristagnando, sono state tutte confutate in quanto si riferivano all’applicazione da parte dei ‘recuperatori’ (agenti per il recupero dei crediti) di commissioni di qualche euro in aggiunta agli interessi previsti e fissati sotto la soglia.
Ora la novità si concentrerebbe intorno alla valutazione delle perdite su crediti che sarebbero, secondo i Commissari Straordinari, state sottostimate. (…)
Alla fine del 2006 in linea con gli accordi di Basilea II la legge italiana riconobbe la necessità di trasformare in gruppi bancari anche i gruppi che avessero nel loro seno banche in posizione non determinante quanto a rilevanza patrimoniale e incidenza sul giro di affari. La trasformazione per il gruppo Delta accelerava i tempi di un consistente aumento di capitale, già portato a conoscenza dei soci per le esigenze di crescita delle finanziarie nell’autunno del 2006 e sollecitato, sempre per Plusvalore e Carifin, da Banca d’Italia. Ciò acuì il contrasto con Sopaf che invece perseguiva il progetto (altamente speculativo e pericoloso) della fusione e della quotazione in borsa, osteggiava l’aumento di capitale e chiedeva la dismissione di Sedicibanca, fatto che avrebbe automaticamente consentito la rinuncia al gruppo bancario, ma non incideva - cosa che nessuno vuole ricordare - sull’aumento di capitale che doveva essere fatto anche in misura più consistente qualora il gruppo non divenisse a natura bancaria. “Dottor Fantini chiediamo poteva Sopaf opporsi alla ricapitalizzazione?”. “No. Esisteva fra i soci - racconta Fantini -un patto parasociale, denominato ‘Patto Delta’, condiviso da tutti gli azionisti, che obbligava a seguire gli aumenti di capitale sociale quando fossero imposti da norme di vigilanza o per il raggiungimento dei piani industriali”.
Il passo richiesto ai soci non era da poco: il capitale doveva aumentare di 230 milioni. L’amministratore delegato, Paola Stanzani, presentando il nuovo piano industriale al Consiglio di Amministrazione segnalò la nuova situazione e il conseguente obbligo di presentazione della domanda per l’iscrizione del gruppo all’albo dei gruppi bancari. Carisp e Estuari e i consiglieri di loro designazione, si dichiararono subito concordi a mantenere il progetto originario che comportava la patrimonializzazione e iscrizione. Iniziò un tormentato periodo di discussione consiliari in cui il consiglio deliberò di non aderire al progetto di fusione Linea-Ducato-Delta, e successiva quotazione, presentato dai consiglieri designati da Sopaf e Banco, e si arrivò a fine giugno all’assemblea che deliberò l’aumento di capitale sociale con il voto contrario del solo socio Sopaf. (…)
Questo era il clima che Sopaf aveva creato nella società fino a giungere alla violazione dei patti parasociali votando contro l’aumento di capitale. In quel periodo Luca Magnoni disse chiaramente che “Sopaf non avrebbe approvato l’aumento di capitale sociale e “segnalò” come, in questi casi sarebbe potuta arriva un’ispezione di Banca d’Italia”. La situazione aveva raggiunto limiti di contrapposizione assolutamente non compatibili con un clima necessario per la gestione di una società così importante, per cui il 19 giugno 2007, la Stanzani rassegnò le proprie dimissioni. Dopo di lei anche i consiglieri di nomina Cassa ed Estuari Magri, Renzi, Simoni e Casalini si dimisero. Si giunge così all’assemblea straordinaria del 29 giugno 2007 il cui compito era di decidere l’aumento di capitale con un consiglio dimissionario. Un’assemblea travagliata che richiese l’aggiornamento della seduta al 5 luglio. Infine l’aumento di capitale fu approvato con il solo voto contrario di Sopaf. Il 16 luglio i soci fondatori (Onda, Sie, e controllanti Estuari e Carisp) denunciarono a Banco e Sopaf la decadenza de patto parasociale dichiarando che erano venuti meno i presupposti dell’accordo e quindi, il 18 luglio, l’assemblea ordinaria con l’astensione del Banco e il voto contrario di Sopaf, nominava i nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione designandone 3 Estuari, 3 Carisp, e uno indipendente. In agosto Delta riceveva la comunicazione dell’avvenuta iscrizione nell’albo dei gruppi bancari. Il dado era tratto.
Fra i soci di Delta non esiste più alcuna possibilità di ricomporre lo strappo. Le idee sul progetto di sviluppo sono diametralmente opposte e il 18 ottobre 2007 viene notificato a Delta un atto di citazione in cui si asserisce l’abuso di maggioranza nella decisione per I’aumento del capitale sociale. Il 21 di novembre invece è Estuari a citare Sopaf in giudizio davanti al Tribunale di Milano per avere disatteso i patti parasociali opponendosi all’aumento di capitale sociale. E, il 29 novembre, entra i scena l’avvocato Guido Rossi che inoltra il suo, ormai famoso, esposto alla Banca d’Italia (esposto venuto a conoscenza degli interessati solo dall’esame degli atti di Forlì). Un documento di 17 pagine in cui l’avvocato porta elementi per dimostrare la tesi della dominanza della Cassa di Risparmio sul Gruppo Delta insinuando come alcune fasi fondamentali dell’evoluzione del Gruppo, in particolare la trasformazione in gruppo bancario, fossero decise preventivamente alle scelte effettuate dagli organi sociali e imposte a questi da una maggioranza (Carisp Estuari) che secondo l’accusa si sarebbe precostituita attraverso uno specifico patto non consentito dalle normali regole del diritto. L’accusa è che fra le due parti si sarebbe istituita una sorta di joint venture capace di avere il controllo di ogni decisione su Delta.
La partita si fa pesante. Guido Rossi è uno dei più potenti avvocati nel mondo della finanza italiana, uomo di grande esperienza, la cui professionalità viene utilizzata anche dal mondo politico per affrontare questioni di primaria importanza (il commissariamento della Federazione Italiana Gioco Calcio, è una delle più note), ma sopratutto è consulente del ministro Giulio Tremonti nella elaborazione del progetto che il ministro propone nelle sedi internazionali (il G20 in particolare) teso a fissare buone regole per la gestione futura della finanza mondiale, dopo i disastri prodotti dalla speculazione e dal conseguente crollo delle Borse valori. A questo punto il problema della Cassa di Risparmio si intreccia con l’ancor più complicato problema della crisi delle relazioni politiche fra l’Italia e la Repubblica di San Marino, che porterà alla fine del 2008 alla circolare di Banca d’Italia che non riconosce più l’accordo valutano in corso fra i due Paesi. (…)
Sta di fatto, ma di questo non è il Dott. Fantini a parlare, che l’influenza dell’avvocato Guido Rossi, le sue denunce presentate in alcune Procure (si dice Milano, Bologna e Forlì) e presso Banca d’Italia, a poco a poco fanno mutare il quadro dei rapporti delle amministrazioni italiane non solo nei confronti della Cassa di Risparmio e di Delta, ma anche dell’intera Repubblica di San Marino. Il primo degli eventi che si determinò fu l’avvio dell’inchiesta ‘Re Nero’. E’ il 7 gennaio 2008, un’altra figura importante della vicenda entra in scena, il Pubblico Ministero Fabio Di Vizio.
Gli inizi del 2008 vedono l’orizzonte di San Marino adombrarsi di nuvole sempre più dense. La tempesta inizia con l’inchiesta ‘Re Nero’ in cui i vertici di una banca sammarinese vengono sottoposti a restrizione delle libertà personali con l’accusa di svolgere attività bancaria in Italia senza autorizzazione. Autore dell’inchiesta il Pm Fabio Di Vizio che modula con capacità le accuse affinché i mezzi di informazione possano diventare la cassa di risonanza della denuncia dell’operatività dell’intero sistema finanziario sammarinese. Il fatto assume notevole rilevanza da un lato perchè lambisce nelle responsabilità alcuni ambienti della politica, ma sopratutto perchè provoca le dimissioni del Presidente della Banca Centrale di San Marino. Di fatto gli eventi giudiziari riguardanti singole persone fisiche o giuridiche, si trasformano in atti che mettono in discussione l’intero assetto delle regole, dei comportamenti e della classe politica sammarinese. (…)
lI 17 giugno 2008 la Repubblica di San Marino, con sette mesi di ritardo rispetto all’Italia (21.11.07), compie il primo passo verso il sistema della trasparenza, dando esecuzione alla direttiva dell’Unione Europea 2005/60/CEE in materia di antiriciclaggio. E’ in questa fase che le anomalie di funzionamento dei sistema finanziario sammarinese emergono e non trovano da parte della classe politica (ma anche da parte delle autorità finanziarie) la determinazione necessaria per recuperare i ritardi accumulati. San Marino sta vivendo l’ennesimo periodo di instabilità politica e fa slittare fino ad ottobre le decisioni fondamentali sui decreti attuativi capaci di rendere esecutiva la legge approvata in giugno. Il Moneyval apprezza l’impegno in termini di nuova legislazione, ma prima di cambiare parere richiede che le nuove regole producano effetti concreti. Intanto, in prossimità delle feste di Natale, arriva la sentenza della Corte di Cassazione che non riconosce la validità delle tesi sostenute dai Pm Di Vizio relativamente al sequestro dei furgone portavalori. (…)
“Dottor Fantini, il quadro di incertezza istituzionale non favoriva certo il decorso delle problematiche relative all’assetto societario del Gruppo Delta. Quali furono in quel contesto le reazioni dei Soci?”. ‘Al di là delle azioni presso i tribunali e Banca d’Italia, di cui abbiamo già parlato — dice Fantini — da parte dì Sopaf fu inoltrata una richiesta di recesso dalla società affermando che la trasformazione in gruppo bancario modificava sostanzialmente l’oggetto sociale di Delta. Solo in seguito Sopaf aggiunse la motivazione relativa al presunto dominio nella direzione dell’impresa”.
“Alla fine del 2008 quindi i due soci Sopaf e Banco avevano deciso di cedere le loro partecipazioni. Dottore quali decisioni adottaste nel merito?”. ‘Conferimmo mandato alla società Prometeia spa e alla Assi (Ambrosetti Stern Steward Italia) spa di individuare soci disponibili ad entrare in Delta sia per ricoprire il ruolo di enti finanziatori, al pari di ciò che stava facendo Cassa di Risparmio, sia per ruoli prettamente operativi. L’obiettivo era quello di collocare le quote dei soci che intendevano uscire da Delta, ed anche quelle parti che per effetto dell’aumento di capitale erano diventate di fatto proprietà di Sie (Carisp) e Onda (Estuari e Carisp), per ridare un assetto equilibrato alle partecipazioni”.
“Quali erano i valori intorno a cui si stava ragionando? Per intenderci, quanto valeva Delta all’epoca?”. “Prima dell’aumento di capitale la JP Morgan fece una stima sui moltiplicatori da applicare al capitate investito. La forchetta andava da 4 a 7 e quindi il valore poteva considerarsi prossimo agli 800 milioni dì euro. (…)
Il 9 novembre 2008 avvalendosi della nuova legge elettorale, il Patto per San Marino, composto da otto forze politiche, ottiene la maggioranza dei consensi e il mandato popolare per dare vita al nuovo governo. La bufera finanziaria imperversa. Il Moneyval decide il rinvio fino al settembre 2009 della decisione di togliere San Marino dalla procedura rafforzata, Banca d’Italia emana la famosa circolare che rende difficile la permanenza nel sistema dei pagamenti italiano, i rapporti della vigilanza italiana in particolare con l’Iccrea, sono tesissimi. I Pm di Forlì stanno decidendo come mettere in atto la loro strategia per avviare un’inchiesta a tutto campo. In questo clima si perfeziona la vendita della partecipazione del Banco Popolare che non crea traumi di sorta, se non quelli dovuti alla concentrazione di azioni Delta nelle disponibilità di Cassa di Risparmio e Estuari. Consapevoli del problema, la Vigilanza di Banca d’Italia viene costantemente informata dell’evolversi della situazione societaria tanto più che potrebbe profilarsi l’accordo anche per la seconda e più complessa acquisizione, quella delle azioni Sopaf. “Dottor Fantini, quali ostacoli si frapponevano all’acquisto delle azioni possedute da Sopaf?”. “Un ostacolo di natura sostanziale era che l’acquisizione avrebbe comportato un investimento “forzoso” di Cassa, che, come ricordo, avrebbe dovuto per patto con Estuari anche finanziare l’investimento fatto in Onda. (…) Sopaf chiedeva 70 milioni noi pensavamo, nell’interesse della Cassa, di poter offrire la stessa cifra concordata con il Banco e quindi non più di 40 milioni”. Una differenza sostanziale. (…)
“Dottor Fantini, il memoriale ‘Ghiotti’ ricorda che a dicembre si avviarono contatti che coinvolsero anche esponenti di primo piano del mondo politico. Cosa può dire a riguardo?”. “Le notizie che sono state diffuse sugli incontri non hanno bisogno della mia conferma. Sono i protagonisti stessi ad averle confermate più volte. Posso solo dire che a me non risulta il coinvolgimento di esponenti politici italiani’.Tutti si chiedono però, perché dovesse, in una trattativa privata, mettersi di mezzo la politica”. “Noi non eravamo disposti, anche per correttezza, ad effettuare la transazione oltre il prezzo riconosciuto a Banco — risponde Mario Fantini — dovevano essere fatti gli interessi della Cassa; in una trattativa un buon amministratore ha il dovere di comportarsi così”.
“A quanto ci risulta foste informati dei pericoli che la Cassa avrebbe corso nel caso non vi foste adeguati alle richieste di Sopaf”. “Le minacce sono sempre presenti quando un socio prettamente speculativo cerca d’imporre la propria soluzione. A queste cose eravamo abituati. Il compito restava comunque quello di proteggere la Cassa e agire in modo corretto’.
Perché allora ci chiediamo, la politica sollecitava un’altra soluzione? Pressioni vennero esercitate sul Presidente della Cassa, Ghiotti, che fu invitato a partecipare ad una serie di incontri romani e sammarinesi per tentare di convincerlo a presentare al Consiglio di Amministrazione della Carisp la proposta di acquisto per 70 milioni di euro. Sicuramente i responsabili della politica sammarinese erano stati avvisati della ‘potenza di fuoco’ che aveva scatenato l’avv. Guido Rossi presso le procure e presso Banca d’Italia e temevano che ciò avesse ripercussioni gravi sulla Cassa. Ma chiaro era anche il quadro entro cui ci si stava muovendo. Si trattava cioè di accettare o meno una sorta di forte pressione (quasi un ricatto?) per cui l’unico modo per bloccare le azioni contro la Cassa era quello di pagare il prezzo maggiorato.
Il prezzo non fu pagato e la bufera esplose. Ma i tentativi per convincere i dirigenti della Cassa non furono pochi e si protrassero per circa un mese fra dicembre 2008 e gennaio 2009, “Dottor Fantini, Ghiotti le disse delle richieste che gli erano state rivolte nel corso dell’incontro presso l’avv. Farina a Roma?’. “Il Presidente Gilberto Ghiotti promosse all’epoca un incontro con i Segretari di Stato competenti per fare il punto sulle proposte di cessione della quota Sopaf”. “Chi erano i Segretari competenti?”. ‘Finanze e Esteri”. “Quale era la proposta?’ “Venivamo rassicurati che molti problemi aperti sarebbero stati accantonati’. “Anche Forlì?”. “Anche Forlì!”. “Quale fu la vostra posizione?’ “Dicemmo che dovevamo portare la proposta in Consiglio di Amministrazione, ma il nostro parere era negativo. Non era abitudine del nostro consiglio prendere decisioni di natura economica per dare risposta a questioni di natura politica. Ogni cosa deve fare il suo corso e noi pensavamo che alla fine il diritto avrebbe prevalso. Inoltre non ci convincevano le modalità di pagamento”. “Cosa intende dire?’. Ma su questo delicatissimo aspetto il dottor Fantini preferisce non addentrarsi. Ci troviamo infatti con attori del contratto che vedono la presenza di un ente di fatto pubblico come la Cassa e dall’altro una società quotata in borsa come Sopaf; per entrambi i bilanci sono sottoposti a ferrei controlli da parte della vigilanza, dei collegi sindacali, e delle società di certificazione. Fare circolare anche un solo euro extra bilancio è praticamente impossibile.
Insistiamo chiedendo: “Chi le ha fatto la proposta sulle modalità di pagamento?’. Ma Fantini preferisce portare la discussione su un altro piano quello, ad esempio, che deve chiarire perché il governo di San Marino consideri questa vicenda come estranea all’interesse più generale del Paese e non abbia quindi mai preso una posizione netta per difendere la Cassa. “Se lo Stato si fosse fatto sentire in tutta la sua autorevolezza, - dice Fantini - molto probabilmente alcune ipotesi azzardate mosse contro la Cassa di Risparmio e contro l’intero sistema finanziario, non sarebbero state avanzate’.
I tempi erano però incerti. Il 5 febbraio San Marino per un soffio non venne estromesso dal sistema dei pagamenti. Le problematiche dell’adeguata verifica in regime di procedura rafforzata richiedevano il controllo effettivo delle banche italiane sulle banche sammarinesi quando queste dovevano effettuare una qualsiasi operazione. L’Aif (Agenzia di Informazione Finanziaria) si trova costretta ad emanare l’istruzione che di fatto consente la deroga al divieto di fornire informazioni bancarie quando una banca estera ne faccia richiesta per ragioni di adeguata verifica, di fatto l’impenetrabile segreto bancario sammarinese era stato violato. Solo agli inizi di aprile il governo riesce finalmente a nominare il nuovo Presidente di Banca Centrale, posto rimasto ingiustificatamente vacante per oltre 15 mesi. Ma intanto il G20 a Londra lancia la sfida ai paradisi fiscali e l’Ocse inserisce San Marino nella lista grigia. In questo quadro il management di Delta, conclusa positivamente anche l’ultima ispezione di Banca d’Italia, ritenendo improrogabile la necessità di definire il rapporto con Sopaf, invia alla Vigilanza italiana e sammarinese un rapporto in cui fa il punto di tutti passaggi intervenuti nella governance del Gruppo e chiede di individuare una soluzione per rendere possibile l’acquisizione delle azioni Sopaf affinché non si creino problemi relativi alla detenzione di quote in misura superiore alle percentuali consentite. La lettera è datata 23 marzo 2009 e rappresenta una prova concreta che né Cassa, né Estuari volessero esercitare il dominio su Delta. Gli eventi però precipitano e si giunge così alla notte fra il 3 e il 4 maggio 2009.
Banca d’Italia, negli ultimi giorni del mese di aprile 2009 comunica ai soci Onda, Sie e Mario Fantini la revoca dell’autorizzazione ad esercitare i diritti di voto nell’assemblea di Delta. Il 2 maggio Stefano EIli sui Sole 24 Ore scrive che al Gruppo Delta è stata revocata l’autorizzazione ad esercitare l’attività bancaria. La notizia è destituita da fondamento e pronta arriva la smentita dell’ufficio legale del Gruppo. Contemporaneamente l’azionista di minoranza Sopaf, per effetto della revoca dei diritti di voto ai soci fondatori, assume di fatto il controllo solitario del Gruppo e invia il messaggio ai mercati. E’ in quelle ore che la bufera si trasforma in uragano. Nella notte fra il 3 maggio e il 4 maggio, un esercito di agenti appartenenti a Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri, accompagnati da cameramen e fotografi, arrestano i vertici di Cassa di Risparmio ed eseguono perquisizioni a tappeto. Il 5 maggio la Procura di Forlì organizza una conferenza stampa a cui partecipano decine di giornalisti e i Pm tracciano l’intera teoria sui capi di imputazione “esercizio di attività bancaria abusiva e non autorizzata”, “riciclaggio”, “impedimento al controllo degli organi di vigilanza”. Contestualmente Banca d’Italia, a seguito degli arresti, decide il commissariamento provvisorio di Delta.
“Dottor Fantini, da parte di Banca d’Italia vi è mai stata rivolta una specifica accusa di dominanza nel controllo del Gruppo Delta?”. “Mentre per la Procura questa accusa era già certa fin da dicembre (gli ordini di cattura datati dicembre riportano già l’assunto) risponde Fantini — per Banca d’Italia tale posizione emerge come contestazione con diritto di replica, solo dagli atti notificati a Delta nei giorni precedenti all’arresto, non è stata certamente contestata negli anni precedenti in cui ogni evoluzione dell’assetto proprietario era stata costantemente comunicata”.
“La Procura di Forlì fa sul rapporto di dominanza e sull’esercizio di attività bancaria abusiva, uno dei cardini principali di accusa”. “Sull’accusa di dominanza — dice Fantini — si basa l’intero ragionamento di Sopaf per far sì che le decisioni assunte dall’assemblea che ha deliberato l’aumento del capitale, venisse revocata. Ebbene (e a questo punto Fantini fornisce un’informazione che nessuno fino ad oggi ha considerato) Sopaf ha perso la causa per la dichiarazione di nullità della delibera di aumento del capitale sociale”. Il 7 maggio (ma stranamente la sentenza è stata pubblicata in luglio) il Tribunale di Bologna ha dato ragione alla Cassa di Risparmio e ad Estuari. “Ma come — replichiamo noi — se uno dei motivi che hanno pesato sulla recente vendita delle azioni Sopaf è stata proprio la pendenza di tale causa e la decisione di revocare la denuncia nel caso la transazione fosse andata a buon fine?”. “Non credo che la Cassa — risponde - abbia dovuto sopportare un esborso maggiore per tale motivo, ma certamente Sopaf avrà esercitato pressioni per ottenere piena soddisfazione basandosi anche su una denuncia che ormai aveva già avuto un primo verdetto positivo”. (…)
Agli indagati sono stati revocati gli arresti domiciliari solo il 2 novembre 2009 e cioè l’ultimo giorno consentito dalla legge per protrarre un provvedimento teso a garantire l’efficacia delle indagini. “Dottor Fantini, come si spiega tanto accanimento nei vostri confronti?”. “Le persone arrestate il 3 maggio rappresentavano l’apice direzionale del Gruppo Delta e delle sue controllate. Con quegli arresti la magistratura ha di fatto reciso di netto ogni possibilità di contrapporre ai gruppi concorrenti una scelta, ma anche un punto di vista. Noi non abbiamo più avuto modo di comunicare con il nostro Gruppo e la campagna di informazione messa in moto, è stata diretta da un’unica voce, quella di chi voleva realizzare con Delta una grande speculazione”. Di fatto — diciamo noi — l’azione giudiziaria e ancor di più la campagna mediatica (sono stati centinaia gli articoli dei giornali italiani tutti volti a dimostrare tesi che poi, dì volta in volta, si sono rivelate più che deboli) influisce pesantemente sui valori in gioco determinandone una nuova redistribuzione. (…)
“Dottor Fantini, che ne è della norma Costituzionale sulla presunzione di innocenza fino a sentenza?”. La risposta in questo caso è forte e fa percepire un’enorme amarezza: “Io, noi, siamo stati già condannati, ci è stata inflitta la pena e la stiamo espiando. Se mai un tribunale arriverà a sentenza e dovesse, come è improbabile, attribuirci qualche addebito, non ci sarà pena che possa comminarci superiore a quella che ci stanno facendo scontare”. Effettivamente i vertici della Cassa di Risparmio coinvolti in questa triste vicenda hanno perso tutto quello per cui avevano lottato per una vita, compreso il lavoro. Un diritto anch’esso, costituzionale.
Il più importante investimento mai effettuato con capitali sammarinesi in Italia sta per essere cancellato dalle carte bollate della Procura di Forlì e della Banca d’Italia. La perdita patrimoniale sarà consistente. Un grande progetto industriale con enormi possibilità di sviluppo che in pochi anni ha conquistato il vertice delle classifiche di settore, in meno di otto mesi è stato trasformato in ‘azienda da salvare’. Forse, al momento giusto, arriverà il salvatore, ma a quel punto San Marino non potrà più dire nulla se non ringraziare chi per una manciata di euro si farà carico del problema. E’ avvilente che in un sistema di Stati dove il diritto dovrebbe prevalere, possano maturare le condizioni per un esproprio di simili dimensioni. E’ avvilente che ciò possa accadere senza che neppure un tentativo per opporsi all’evidente ingiustizia sia stato effettuato. (…)
E le istituzioni di San Marino? Zitte e immobili, quasi terrorizzate dal fatto che i partner (governo italiano, Banca d’Italia, Banca Intesa), possano disimpegnarsi e lasciare il piccolo Stato in braghe di tela. Ma come può succedere che in uno Stato dove il diritto alla proprietà è elevato a principio costituzionale, questo venga stravolto da pratiche giudiziarie dalla scarsa consistenza, da gestioni liquidatorie e il tutto condito da una connivenza delle testate giornalistiche che anche un bambino sa riconoscere per la loro parzialità? Come può succedere che gli organi di governo di uno Stato, seppur piccolo, piuttosto che protestare nelle sedi internazionali, la Corte Europea dei Diritti, prima di tutto, si tengano in disparte e subiscano l’aggressione senza chiedere “per lo meno” di avere un proprio garante che possa controllare la gestione di un patrimonio (Delta) che in parte appartiene ai sammarinesi?
venerdì 18 dicembre 2009
Sintesi del “Dossier Delta” pubblicato da La Tribuna
lunedì 14 dicembre 2009
I rischi del Paese
De L’Infedele su SanMarinoOGGI
Stiamo entrando in un momento cruciale in cui le conseguenze sociali della crisi si manifestano in modo molto crudo. In questa fase delicata e difficile sono necessarie la lungimiranza e la chiarezza sul percorso da seguire per un riposizionamento dell’intera economia. È necessario non perdere altro tempo e avere un respiro strategico sul quale impostare un progetto coerente con l’obiettivo di ridefinire l’identità produttiva e civile del Paese. È indispensabile che il governo interpreti la modernità, dia una lettura politica della realtà, sia capace di indicare la direzione da seguire, di fissare precisi obiettivi da raggiungere, di raccogliere tutte le risorse umane disponibili per un confronto serio.
Volenti o nolenti, quello che verrà fuori dalla crisi sarà un mondo diverso segnato da equilibri nuovi, con rapporti di forza cambiati sostanzialmente, con rinnovate spinte competitive, con idee nuove sulla cittadinanza, sul lavoro, sulle relazioni industriali, sul rapporto tra cittadino e territorio.
Ebbene noi dobbiamo stare dentro le trasformazioni, dobbiamo tenere il passo con la modernità, dobbiamo sopravvivere ritagliandoci un micro spazio nel contesto internazionale.
Non si può continuare a dormire e svegliarsi ogni tanto per mettere qualche pezza, non si può secretare il futuro del Paese. Non si può calare tutto dall’alto senza informazione, senza consultazione, operando a volo di pipistrello. Corriamo seriamente il rischio di precipitare all’indietro e farci molto male. Il mio forte rammarico è che nel governo non si vede la consapevolezza dell’urgenza del cambiamento che non avviene apponendo firme e attendendo ratifiche, ma con una fattiva laboriosità progettuale. Non si percepisce la necessità di un impegno straordinario per sfornare idee e per mettere in campo energie finalizzate ad un progetto organico. Non ci si rende conto che il programma-elenco del Patto per San Marino è ampiamente superato dai cambiamenti mondiali, dai nuovi rapporti internazionali, dalle emergenze finanziarie, dalle iniziative giudiziarie italiane. È già vecchio, nei metodi e nei contenuti.
Le speranze di un radicale cambiamento, di una lettura politica nuova, di metodi di governo innovativi e trasparenti, sono già tramontate e così la vecchia politica si rianima e si rafforza, riconquista le posizioni, si sceglie i nemici da colpire, impone il muro contro muro tra maggioranza e opposizioni, vuole lo scontro sociale, respinge il dialogo. Il governo non ha un messaggio da trasmettere ai cittadini e si limita alle “stravaganti” passerelle del Forum Ambrosetti e a scontate conferenze stampa, ambedue di esclusivo stampo propagandistico e autoreferenziale.
In altri tempi si sarebbe detto che ha “le gomme sgonfie” o che ha “esaurito la sua spinta propulsiva”. Ma la cosa più preoccupante è che ha perso il rapporto con il futuro. Infatti si percepisce una tacita rassegnazione alla nostra sconfitta di Paese che non può essere risollevata da curiosi festeggiamenti per firme che ridimensionano San Marino e neppure da penose invocazioni della sovranità e della sammarinesità.
Intanto, nel Paese la gente è irrequieta perché ha il timore di perdere le proprie prospettive di lavoro e i propri risparmi, di dover rinunciare alla crescita e allo sviluppo personale e famigliare; ha paura di una non tenuta del sistema nel suo complesso. L’insoddisfazione si è letta anche nel risultato elettorale di Città dove si sono capovolti vecchi equilibri ed ha stravinto il partito C: quello delle astensioni. La preoccupazione emerge anche dal drastico taglio operato dal governo sul bilancio col quale si trasferiscono almeno cento milioni in meno al Paese rispetto alla spesa dello scorso anno.
Mentre in tutta Europa si attua un piano di grandi investimenti nella formazione, nell’innovazione culturale e scientifica, nella ricerca, spendiamo tutte le nostre risorse finanziarie nella spesa corrente e clientelare. Mentre in tutto il mondo si immettono somme enormi di denaro nelle banche, a San Marino si attua un prelievo forzoso e improvviso che assomiglia più a un sequestro che a un fondo di riserva con conseguenze negative per lo Stato, per lo scudo fiscale e per l’intero settore economico. Non voglio arrivare a pronunciare la parola declino per il nostro Paese perché voglio stare molto lontano dal catastrofismo, ma qualcosa di profondo sta cedendo.
lunedì 7 dicembre 2009
In tutto il mondo il governo ha emesso liquidità alle banche, a San Marino avviene il contrario

De L’Infedele, su San Marino OGGI
Questo governo non finisce più di stupire. E’ partito vantando a più riprese un alto gradimento da parte del governo italiano e, dopo un anno, la realtà è che i rapporti non sono mai stati così difficili e cattivi negli ultimi cinquant’anni. Siamo sotto schiaffo tutti i giorni. Ha fatto grandi proclami di cambiamento, ma a parte le leggi dettate dall’esterno, non ha varato neppure un progetto per costruire una nuova San Marino e per dare un futuro a tutti i cittadini. Ha criticato con asprezza, e a ragione aggiungo io, il governo precedente, ma si è dimenticato degli altri disastrosi dieci governi i cui gravissimi errori e ritardi il Paese sta pagando a rischio della sua esistenza.
Dieci governi, più l’attuale, che non sono stati capaci di evitare ben tre scudi fiscali pur avendo dalla loro la Convenzione del 1939 che sancisce la libera circolazione dei beni e dei servizi tra Italia e San Marino. Non si conosce nessuna trattativa in questo senso e neppure per aderire all’Unione europea salvando per sempre la Repubblica.
Ha esaltato il ruolo del settore bancario e finanziario e poi lo ha abbandonato al suo destino, infierendo anche con il decreto-legge 3 dicembre 2009 n. 162. “Disposizioni urgenti in materia di riserva obbligatoria a carico delle banche sammarinesi”. Nel momento in cui le banche subiscono una pressione spaventosa sulla loro liquidità a causa dello scudo fiscale che produce anche una netta contrazione della raccolta, il governo impone una improvvisa e immediata riserva obbligatoria in denaro pari all’8% dell’importo complessivo della raccolta diretta da costituire con deposito vincolato presso la Banca Centrale.
In tutto il mondo i governi hanno immesso una enorme liquidità nelle banche per far fronte alla grande crisi finanziaria, ma a San Marino avviene il contrario. Viene prelevata forzosamente una grandissima quantità di denaro che, in base alle modalità del decreto danneggerà soprattutto le banche sane e ben amministrate. Inoltre pende sulle banche la minaccia esplicita dell’articolo 3 del decreto col quale si avverte che l’inosservanza delle disposizioni sarà considerata “violazione di eccezionale gravità”, nonché “grave inottemperanza”.
E questo ha un rilievo politico enorme perché espone il governo e copre la Banca Centrale. In pratica, il governo autolesionista ha messo le proprie dimissioni in mano al comportamento delle banche. Infatti, se le dodici banche non sono in grado di ottemperare o non vogliono ottemperare, il decreto va in fumo e al governo non resta che andarsene. Nell’ipotesi migliore per il governo, le banche ottemperano, ma senza liquidità non possono rispettare i parametri gestionali imposti dalla Banca Centrale, non possono rimborsare i clienti che scudano, non possono più erogare fidi alle imprese ma le faranno rientrare, non avranno utili e in mancanza di profitto non pagheranno le imposte, il bilancio statale ne risentirà negativamente e la Tesoreria soffrirà terribilmente.
Ambedue gli scenari sono gravidi di pericoli per la tenuta del sistema. È dunque difficile capire la logica di un decreto che impone l’esatto contrario di quanto è descritto in premessa e di quanto l’emergenza impone; che mette sulle spalle dei governanti pesanti responsabilità che si dovevano lasciare ad altri.
In parole chiare, il decreto dice che in relazione allo scudo fiscale italiano il quale provoca un’emorragia di liquidità alle banche sammarinesi creando serie difficoltà, la Banca Centrale opera un prelievo di liquidità enorme aumentando di gran lunga la criticità delle banche stesse. Senza considerare che la raccolta diretta è costituita dai risparmi dei cittadini che vanno tutelati in tutti i modi.
A questo punto non rimane che valutare se il decreto-legge è legittimo o addirittura costituzionale. Sicuramente è privo di logica e di buon senso ed è lontano mille miglia dal dovere di garantire la solidità e la solvibilità dell’intero sistema bancario e finanziario sammarinese. E’ chiaro che chi l’ha consigliato non ci vuole bene.
SMN BLOG - Scudi, riserve e liquidità
Di Alberto Chezzi su SM DAZIBAO
... l’adozione dei due decreti può essere letto come il preludio, per un sistema messo alle corde, di un riassetto interno a tempi brevissimi.
Da mesi si fanno stime sulla forbice nella quale ricomprendere l’ammontare dei capitali che, con l’introduzione dello scudo fiscale, potranno fuoriuscire da San Marino: dai due ai quattro miliardi di euro. Evidentemente l’urgenza e le necessità erano importanti ed impellenti. Non si spiega diversamente l’adozione dei due decreti legge emessi una a distanza dell’altro in meno di dieci giorni.
Con il primo si dà la possibilità a Banca Centrale di accedere, con la garanzia dello Stato, al mercato internazionale dei capitali. Con il secondo invece, si decreta a carico delle singole banche sammarinesi la costituzione, a titolo di riserva obbligatoria, di un deposito vincolato in denaro pari all’otto percento della raccolta diretta. Per entrambi i decreti, il fine è quello di immettere temporaneamente liquidità nel sistema in caso di necessità. I due provvedimenti sono stati adottati per far fronte “all’attuale congiuntura influenzata da provvedimenti di amnistia fiscale assunta da altri Paesi”. La nuova normativa non è però stata facilmente digerita dal sistema bancario sammarinese che, oltre a lamentarne l’intempestività, ne denuncia anche l’alto costo (l’otto percento) ed il fatto che non vi sia stato un minimo di condivisione con gli operatori del settore. Anche politicamente sembrano registrarsi alcune tensioni all’interno del Governo stesso. Dall’Italia intanto continuano ad arrivare segnali poco incoraggianti. Guardia di Finanza ai confini, l’accordo firmato a metà e non ancora operativo, la cessione del Gruppo Delta in “proroga” e per finire “l’affondo” sulla San Marino Investimenti sa, la storica finanziaria sammarinese. Sicuramente il momento è particolarmente delicato, così come dichiarato anche da Tito Masi. Forse però, l’adozione dei due decreti può essere letto come il preludio, per un sistema messo alle corde, di un riassetto interno a tempi brevissimi.
http://smdazibao.blogspot.com/2009/12/scudi-riserve-e-liquidita.html
mercoledì 25 novembre 2009
Elogio della recessione
di Pietro Solferini
Carissimo Direttore,
Vorrei profittare del suo blog per segnalare ai suoi lettori un interessantissimo ed illuminante libello che sta circolando nella librerie in questo periodo dal titolo "Elogio della recessione" (sottotitolo manuale di sopravvivenza al tempo della crisi) di tale Anonimo Lombardo, ed. Time Book, Milano.
questo un breve sunto:La crisi è inevitabile. Abbiamo prodotto troppo, e le vetrine sono stracolme di merci invendute e invendibili. Il loro prezzo è magari alquanto basso, poiché per economizzare siamo andati a produrle nei paesi “a basso costo di mano d’opera”. Ma così facendo abbiamo creato disoccupazione in casa nostra, e il potere d’acquisto del consumatore italiano si è ridotto.
Il potere politico sta facendo i tripli salti mortali (incentivi, credito facile, inviti all’innovazione) per tentare di rianimare la produzione e i consumi, ma la verità rimane quella: abbiamo prodotto troppo, bisogna fermarsi, svuotare le vetrine, tornare a una produzione che risponda ai bisogni della gente, e non che la seduca con capricciosi ed inutili gadget secondo la logica del consumismo sprecone e spendereccio. Il fermarsi, il fare un “passo indietro” nella produzione e nei consumi, è quello che oggi viene chiamato “recessione”.
Per il sistema in cui viviamo la recessione è un mostro che incombe minacciosamente e che va combattuto con tutti i mezzi; in questo libretto non solo se ne dimostra l’inevitabilità (come logica conseguenza dell’inevitabile crisi), ma la si interpreta anche come la provvidenziale occasione per il recupero di una dimensione umana della vita, liberata dallo stress della produzione , del consumo, della concorrenza, della guerra economica di tutti contro tutti. Smontati gli artifizi con i quali il sistema in cui viviamo difende e incoraggia gli sprechi del consumismo, queste pagine anticipano il ritratto di un mondo saggiamente ripiegato su se stesso, che rifiuta ogni forma di concorrenza schiavizzante, che anteponga la vita al lavoro, che divida le cose da fare secondo il principio del “lavorare meno, lavorare tutti”, ciascuno recuperando se stesso nella conquista del tempo libero che si renderà disponibile. Una realtà a misura d’uomo, guidata dall’ideale presenza di un “buon padre di famiglia”, che regoli con giudizio e misura coloro che da lui dipendono.
grazie dell'ospitalità
lunedì 23 novembre 2009
Mister “One”
Di Alberto Chezzi su SM DAZIBAO
...l’uomo giusto, al posto giusto e soprattutto al momento giusto.... emergendo come “Mister One” dell’azione di Governo, pur non appartenendo formalmente ad esso.
Sono passati quasi due mesi da quando Tito Masi è stato eletto Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Come è nel suo stile, si è mosso in maniera decisa e con le idee soprattutto chiare. Non ha mandato a dire niente a nessuno. Ci ha pensato lui stesso in prima persona. Fin da subito ha percorso, la strategia d’uscita dall’affaire Delta: rientrare quanto prima nell’alveo delle regole imposte da Banca d’Italia dismettendo, come scelta obbligata, totalmente o parzialmente la partecipazione del gruppo italiano. Tornare banca del territorio è questo il futuro delineato da Tito Masi per la Cassa di Risparmio.
Da quel momento, si è prodigato nel difendere l’istituto bancario più importante della Repubblica, prima da Fitch e poi dal Corriere della Sera. Si muove, a ragione, come se fosse il superministro dell’economia sammarinese. Incontra Mario Fantini, informa sullo stato di salute reale della Carisp e di Delta prima i partiti della maggioranza e poi quelli dell’opposizione. Riceve i sindacati italiani per Delta. Presiede il San Marino Forum 2009. Provvede alle nomine dei nuovi componenti il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio. Si può dire che abbia già definito tutte le posizioni importanti della Cassa. A breve sicuramente definirà anche la cessione di Delta a Intesa San Paolo. Casualità: come per incanto Brunetta viene a San Marino e Berlusconi incontra i Capitani Reggenti. Come dire … l’uomo giusto, al posto giusto e soprattutto al momento giusto. Non particolarmente premiato alle ultime elezioni, ad un anno di distanza si ritrova in una posizione di grande prestigio e di influenza sul Paese. Per dirla proprio tutta incomincia ad “ombreggiare” parecchie prime donne della politica nostrana, emergendo come “Mister One” dell’azione di Governo, pur non appartenendo formalmente ad esso.
mercoledì 18 novembre 2009
Evitiamo di trascinare il Paese nel baratro
Di Amilcare Barca
Può far comodo nascondere le proprie responsabilità dietro agli attacchi mediatici ma credo che sulla vicenda Delta occorra attenersi ai fatti perchè le cose non sono come si stanno raccontando.
I fatti sono che Delta, con la cassaforte Carisp alle spalle, ha operato sul mercato italiano nella illegalità. Illegalità perchè operava senza le necessarie autorizzazioni n'è poteva averle.
Allo stato attuale l'esposizione di Carisp verso Delta è del 65% del totale. In soldoni si possono quantificare in circa tre miliardi di euro e se consideriamo i 500 milioni che sono già stati sborsati per evitare il crollo, fanno tre miliardi e 500 milioni.
La cifra di tre miliardi è di tale dimensione che sta facendo gola ai molti pescecani che infestano la finanza italiana, anche perchè questo 65% che ha operato nell'illegalità è molto probabile che incontri difficoltà ad essere riscosso e fa gola perchè può essere comprato ad un valore molto inferiore. Questo però è uno dei problemi, il problema vero è che l'esposizione di tale cifra mette a rischio non solo il patrimonio Carisp ma anche la tenuta dell'istituto stesso. In questo momento millantare vendite in prossimità d'arrivo fa a pugni con le dichiarazioni di Banca Intesa che fa sapere di essere interessata ai soli titoli performing. La domanda è: se Banca Intesa è interessata solo a questi titoli, quanti sono i titoli non performing che rimangono sul groppone della Carisp? Oltre a ciò sottolineo che pochi giorni fa ci sono stati due episodi da non sottovalutare: il primo riguarda le dimissioni di un consigliere d'amministrazione pesante che nulla ha a che vedere con le parentele di cui si è fatto cenno, mentre anche l'altro riguarda una dimissione, guarda caso di quel giudice che deve rispondere ad una rogatoria di 4.000 pagine che interessa proprio la Carisp. Questi due episodi sono collegati ed hanno una loro valenza.Non è terrorismo ma per la Carisp il cielo è plumbeo.
venerdì 6 novembre 2009
Nuove Idee Nuove Imprese: qualche perplessità
di: Associazione ECSO
Aprendo una parentesi sul concorso NUOVE IDEE NUOVE IMPRESE che si svolge a Rimini da 9 anni vorremmo sollevvare qualche perplessita.
E' vero che ogni anno il numero dei partecipanti aumenta ed è vero che tra essi tre progetti vengono premiati in denaro e con qulache agevolazione gestionale, ma è anche vero che la ricaduta sul nostro territorio è minima e che i costi, in termini economici, per il nostro paese sono notevoli.
Noi vorremmo immaginare per un istante un concorso similare, gestito da fondazioni, Segreterie, osla, anis, camera di commercio e magari forum dei giovani, ( struttura più snella dell'attuale ) che operi solo su progetti atti a creare impresa in Repubblica.
Chiunque potrebbe partecipare a patto che l'attività abbia sede a san marino, i premiati potrebbero essere dieci o venti invece di tre e per avere più appeal si dovrebbe concedere una forma di esenzione fiscale alle neonate società dei vincitori e magari la residenza per gli ideatori ( amministratori o proprietari ).
Così facendo si creerebbe un volano notevole per assunzioni ( stimabile in almeno 40 persone all'anno ), indotto, banche , ecc, ecc,.
I finanziamenti destinati all'evento rimarrebbero nel nostro paese e i profitti in termini di economia sarebbero estremamente più elevati.
Certi che le Segreterie di Stato interessate all'evento la vedano come noi, speriamo in un confronto sul problema in tempi brevi.
giovedì 5 novembre 2009
Innovazione e rinnovamento
Di Emilio Della Balda su San Marino OGGI
L’economia sammarinese è strutturalmente fragile e a rischio in quanto è fatta di piccole imprese che devono difendersi dalla crisi da sole, con i loro mezzi. E’ possibile perdere il grande patrimonio imprenditoriale e professionale messo insieme nel nostro sistema produttivo. San Marino può andare verso un indebolimento strutturale perché diverse imprese potrebbero uscire dal mercato con costi rilevanti di capitale umano. Ecco perché è indispensabile impostare un progetto delle attività produttive e dei servizi che preveda una serie di misure orientate a potenziare la capacità di esportazione, andando ben oltre l’area di mercato italiana, ottenendo vantaggi di produttività, di competitività e di buona occupazione.
La crisi che il Paese sta attraversando può essere superata solo con cambiamenti nell’economia reale. La crisi va affrontata con decisione e vista come opportunità per il rilancio, il potenziamento e il rinnovamento tecnologico del nostro intero apparato industriale, sostenuto da servizi di eccellenza.
Purtroppo questa consapevolezza non è ancora penetrata nell’area politica di governo e forse non è pienamente acquisita neppure dagli imprenditori che sono ancora lontani dall’idea di fare sistema. Mi sembra che la crisi, finora, ha prodotto solo interventi sociali di emergenza che non possono durare all’infinito e che sono un costo improduttivo.
Si cerca di limitare i danni, ma non è la scelta vincente. La crisi va letteralmente aggredita con politiche di riconversione verso l’innovazione e nuovi settori che in futuro daranno ottimi risultati; con una collaborazione tra privato e pubblico; con un ruolo trainante affidato all’università e alla ricerca. La crisi deve indurre a scelte aggreganti e cooperative nell’ambito appunto di un progetto sostenuto politicamente e condiviso socialmente. Altrimenti certi ottimismi ed espressioni tipo “ce la caveremo come sempre”, “San Marino ha passato altri momenti difficili” è meglio metterli da parte.
Dobbiamo convincersi che le tecnologie, la conoscenza e il capitale umano sono un mix col quale si può realizzare un nuovo sistema San Marino trasparente e competitivo, partecipando alla sfida della globalizzazione.
Basta leggere i giornali per sapere che gli Stati più virtuosi stanno già predisponendo e aumentando gli investimenti in questa direzione in modo che la loro struttura produttiva sia messa in grado per tempo di soddisfare la domanda nuova che viene dal mercato.
Bisogna capire che la crisi accelera la nascita di imprese che creano pubblici benefici come quelli derivanti dalla cosiddetta green economy che nel 2008 ha aumentato il fatturato del 75% a livello mondiale. Il mercato delle tecnologie pulite e dei servizi connessi è in forte crescita. Uno dei nuovi pilastri dell’economia è costituito proprio dal settore dei prodotti e dei servizi puliti che riguardano non solo i generatori di energia rinnovabile ma anche l’acqua e i rifiuti. Questa industria, si prevede, nel 2020 raggiungerà un fatturato di 12 mila miliardi di dollari. E’ fin troppo chiaro che la recessione darà più spinta ai processi di innovazione, farà sorgere nuove esigenze pubbliche e private, determinerà un orientamento generale verso nuovi prodotti e servizi. Per un paese come San Marino che per troppo tempo ha fatto il vagone del lento treno italiano, appare fondamentale lanciarsi sulla strada dell’innovazione e del rinnovamento per diventare partecipe della ripresa e per avere un futuro. La sonnacchiosa politica sammarinese deve darsi una mossa impostando un progetto di sistema da realizzare con la programmazione di bilancio per costruire un futuro al Paese.
mercoledì 4 novembre 2009
La politica sulla luna
Lettera firmata su San Marino OGGI
Ogni mattina, mentre mi accingo ad uscire di casa, avverto la difficoltà crescente a separarmi dai miei cani, dalla mia casa, da mia moglie, quasi che l’oasi che abbiamo con sacrificio creato, sia anche la mia protezione. Ho sempre amato il mio lavoro, sono sempre stato il primo ad entrare in ufficio. Dall’inizio di gennaio, con la circolare Draghi e, a seguire, tutte le vicissitudini che le difficoltà prodotte dalla mancanza di accordi con l’Italia hanno prodotto e riverberato negativamente sull’andamento del mio lavoro, stanno facendo crescere in me uno stato di ansia e sofferenza. Salgo in macchina e mi assale l’idea dell’incognita che aleggia sull’intero Paese.
La tentazione di fronte al giornalaio è di tirare dritto, poi è più forte di me, mi fermo e mi compro i giornali, scorro con gli occhi i titoli alla ricerca di una informazione che possa farmi intravedere uno spiraglio di luce da indurmi a sperare, come ho sempre fatto, nel valore del mio paese e dei suoi amministratori.
All’inizio dell’anno ero consapevole che sarebbe stata dura, ma anche fiducioso nella solidità e serietà dell’impresa per la quale lavoro. Certo delle capacità dei miei collaboratori, insomma, convinto che avevamo i presupposti per far quadrato e superare le difficoltà prodotte dalla crisi mondiale. Non avevo invece tenuto conto che, mese dopo mese, avrei dovuto constatare la diminuzione dei fatturati, causati non solo dalla crisi, ma dalla perdita di clientela che preferisce prendere le distanze da San Marino per evitare l’associazione fra sé e questo Paese.
Negli ultimi tempi mi ritrovo, razionalizzando le cose, ad essere costretto a pensare per resistere, con la cassa integrazione che non può essere protratta all’infinito, di dover ridurre il personale. Mando a mente i loro nomi, i loro visi, il loro entusiasmo nel lavoro, il nostro rapporto interpersonale, gli affitti da pagare, i figli da mantenere, e mi dico: “come fare?”
Martedì 27 ottobre 2009, sui quotidiani sammarinesi la maggioranza di governo annuncia: “un anno di coalizione, il Patto festeggia il 14 novembre al multieventi con una conviviale”. Il calo di fatturati, i posti di lavoro persi, la gente a casa, il blocco delle carte di credito, l’uscita dal circuito dei pagamenti, le distanze prese da chi pensa: dagli all’Untore! Decine di articoli che ogni giorno aumentano, scritti da chi lancia messaggi disperati. E c’è chi ancora pensa che ci sia di che festeggiare!
giovedì 8 ottobre 2009
Banche vicine alle aziende?
Di Lorisi Collini
Scusate , ma ultimamente si legge nei giornali sammarinesi notizie e annunci che le banche ora saranno : "vicine alle imprese ", "uniti si vince" "aiutiamo le imprese" e tutta una serie di storie fantastiche! la verita e' che le banche stanno uccidendo le imprese artigiane, commerciali,edili ecc ecc , ognuna ha una regola che interpreta a modo suo, lo stesso problema in 5 banche viene trattato in modo diverso, non ci sono regole, tiranneggiano, a secondo di come si alza il direttore al mattino, oggi una cosa domani all’incontrario, estorcono garanzie con inganni, poi le famose percentuali degli insoluti!! invece di cercare di aiutarci a superare questo momento di crisi, ci viene tolto anche quello che fino ad ora avevamo .
ma possibile che nessuno dica niente !!
nei giornali si parla solo di accordi, di scarcerati, che ora scrivono le memorie, delta comprato da ecc ecc, Tremonti di qua , Tremonti di la , gatti di qua , gatti di la !!!!
poi ci troviamo 800 persone nella lista disoccupati, di cui almeno 400 sono iscritti in lista per comodità, e non gliene frega nulla del lavoro,
le istituzioni? tante parole , nessun fatto concreto , le associazioni anche loro tanti comizi , convegni , parole ecc eec, nessuno che faccia o promuova qualcosa di veramente concreto !!!
ma delle imprese che soffrono tutti questi problemi non gliene frega nulla a nessuno !!!!!
presto gli 800 raddoppieranno e a nessuno interesserà nulla !!!
la fine e' vicina
scusate lo sfogo , ma non se ne può più ' !!
chi e' d’accordo con me , si faccia sentire .
lunedì 31 agosto 2009
Tremonti di nebbia
di MarcOne
La conferenza stampa di Gatti Tremonti e marginalmente Mularoni, ha detto tutto quello che c'era da dire. Prima di tutto non si organizza/si accetta un incontro di quel genere, non ufficiale, senza copione, dove a rimetterci davanti ai media siamo solo noi sammarinesi, mentre un Ministro italiano fa il suo show con dati sparati a caso e non veritieri.Non si accetta che sia chiuso alle domande dei giornalisti che la RTV non abbia potuto fare alcuna domanda, si propone invece una sede istituzionale ed un arbitro leale. Così è stato come incontrare l'attore che fa il suo monologo, ringrazia e se ne va. Una farsa in grande stile come Gatti ci ha abituati.
Al di la della conferenza stampa ingloriosa, cosa manca? Cosa è mancato fino ad oggi? E' mancato l'orgoglio di un sammarinese vero, cioè di noi che ci sentiamo orgogliosi di esserlo, cioè di tutti noi che abbiamo presente da dove veniamo, le nostre origini e dove vogliamo andare: non certo dietro a Tremonti e Gatti.
E' mancato Gatti quello vero che sbancava Andreotti, Forlani, De Michelis & C. è mancato il suo orgoglio, la sua sammarinesità che fino ad oggi non aveva perso, ma invece davanti a Tremonti si è dovuto chinare.
Gatti, si è dimenticato di prepararsi per una conferenza stampa e invece di essere "felino con pedigree" come tutti noi lo abbiamo conosciuto si è ridimensionato davanti a Tremonti presentandosi impreparato e mansueto come un "castrato qualsiasi" senza pedigree e senza argomenti.
Ha accettato una conferenza stampa dove Tremonti ha solo sparato sciocchezze e accusato San Marino di ogni possibile crimine, dimenticandosi che San Marino è uno Stato Sovrano e che le tasse qui le pagano tutti a differenza dell'Italia.
Se questi sono le basi e gli argomenti che Tremonti può mettere in campo allora possiamo anche stare più tranquilli per il buon esito degli accordi...Che però dipende anche dai nostri... Segretari di Stato i quali si sono dimenticati di essere sammarinesi ed è una cosa intollerabile e gravissima.
Gatti poteva argomentare e ribattere come ad es. l'Italia negli ultimi 2 anni ha avuto oltre 240 procedimenti di infrazione dalla UE perché non rispetta le regole, infrange i diritti dei cittadini e non vuole allinearsi alle regole del mercato e della concorrenza, non rispetta l'ambiente, accumula infrazioni sopratutto in materia FISCALE e delle società, della revisione dei conti alle società, sulla borsa, sulla mancata eliminazione della golden share delle aziende ex di Stato cioè di una infrazione che riguarda il mercato e il monopolio dello Stato che non deve esserci; la messa in mora della legge Gasparri sul sistema radio-TV da parte della UE, sulla tragica situazione dell'informazione in Italia ecc ecc.
Gatti poteva ricordare che il paese di evasori fiscali n.1 in UE è, dati alla mano, l'Italia. Le proporzioni dell'evasione in Italia sono tali (fra il 27 e il 45% deI PIL secondo le stime dell'Ares) da rendere ingenuo il pensare che si tratti di un'anomalia in un corpo fondamentalmente sano e produttivo. Evasione fiscale, evasione contributiva, elusione, lavoro nero e grigio, riciclaggio, fuoribusta, caporalato, tangenti, falso in bilancio, aggiotaggio...
Gatti e Mularoni potevano ricordare a Tremonti come funziona la giustizia e quante volte l'Italia ha subito condanne dalla UE per la giustizia ingiusta e lenta, oppure delle condizioni disumane delle carceri italiane e della inciviltà recentemente portata alla cronache.
Potevano gentilmente rilevare che prima Tremonti si dovrà occupare della sua Italia e del suo Nord, dove le partite IVA sono le prime ad evadere ed eludere, si dovrebbe occupare di risanare il proprio paese prima di dare lezioni (e dati errati) agli altri. Gatti poteva ricordare al suo collega che in Italia chiunque evade le tasse perchè sono troppe e ingiuste e perchè altrimenti l'economia non andrebbe affatto e gli italiani farebbero la fame, Forse poteva dare a Tremonti qualche consiglio sulle politiche fiscali per risanare la bella Italia. Oppure ricordare della Casta dei politici che con quasi 1000 parlamentari è il carrozzone che succhia di più se rapportato con tutti gli altri paesi del G8 e della UE.
Ma la colpa non è di Tremonti o almeno non tutta, anche se i suoi amichetti che miravano a Delta hanno avuto tutto il suo supporto per portare a casa il risultato che volevano ottenere conquistando il gruppo leader in Italia per i prestiti e affini. La colpa è dei sammarinesi che dicono che ci siamo meritati tutto questo perchè ci sono le SA e non abbiamo l'IVA. Quelli che dicono così sono dei coglioni abituati a farsi comandare dal capobastone e non comprendono il senso della sovranità, delle peculiarità che un piccolo Stato deve poter tenere in piedi per garantire una dignitosa sopravvivenza nel mondo fatto da squali che provengono da Italia e altri grandi paesi e che vogliono, specie in momenti difficili come questo e dopo aver sconvolto il mondo con la finanza creativa (a proposito Tremonti!!?), fagocitare i piccoli per sopravvivere comodamente alla crisi che si è generata proprio perchè è venuta a mancare la saggezza che invece a San Marino, i vecchi sammarinesi hanno sempre saputo coltivare.
Oggi Gatti è con il cappello in mano a mendicare un accordo quando invece dovrebbe stare nella UE e all'ONU a battere i pugni sul tavolo per far rispettare la sovranità del nostro Stato, i cittadini e il nostro sistema che non è né marcio, né compromesso, né colpevole, ma abbisogna di piccoli aggiustamenti necessari a renderci trasparenti verso le istituzioni internazionali ma non succubi e sottomessi all'Italia.
La pochezza delle nostre azioni politico-diplomatiche rischia di travolgere San Marino e la cittadinanza, si rischia di riportare indietro la lancetta del tempo e molti sammarinesi dovranno emigrare e subire le disparità che già emergono con il rinnovo dei contratti che crea di fatto una casta della PA rispetto al paese che lavora.
Gatti forse dovrebbe pensare a far accompagnare al confine i frontalieri e chiudere le fabbriche degli italiani che speculano anche sulle nostre teste ottenendo la cassa integrazione. Dovrebbe pensare a disfarsi dei consulenti da 3 mila euro al mese per non fare nulla, che non pagano le tasse in Italia; disfarsi di tutti i forensi che vengono qui solo per profittare della nostra ospitalità, ma sopratutto smettere di copiare ed ascoltare gli italiani che non hanno nulla da poter insegnare a chicchessia specie in materia fiscale, giustizia e funzionamento della democrazia.
Mi meraviglio, così come molti altri che il Vescovo ancora non abbia affrontato nel merito un tema così fondamentale per la sua diocesi e per i cittadini onesti che sostengono la comunità con il sudore e il sacrificio.
Un ultimo spunto lo da il botta e risposta fra ECSO e Ciavatta: sarebbe opportuno che entrambi valutassero di sottoscrivere un piano politico che preveda A dimezzare in 2 anni la PA e privatizzare alcuni settori; B ridurre a 1000 i frontalieri e chiudere le fabbriche di manodopera generica; C rilanciare l'economia dei servizi con una programmazione economica adatta ai giovani sammarinesi scolarizzati; D moratoria su Casino, territorio e costruzioni: ristrutturazione degli edifici esistenti a norme eco e politica della casa per tutti a prezzi bassi; E riforma della legge elettorale.
Forse si potrebbe ripartire a pensare veramente ad un modello di sviluppo a misura di San Marino e dei sammarinesi.
mercoledì 22 aprile 2009
Collaborare sì... essere sotto scacco no!
Di: Salvatore Marino - SanMarinoOGGI
Il coinvolgimento della Comunità Europea in tema di lotta al riciclaggio di denaro frutto di attività illecite ha cominciato ad emergere all’inizio degli anni ‘90, con la progressiva realizzazione della libera circolazione dei capitali e alla conseguente presa di coscienza della necessità di perseguire una politica criminale comune al fine di impedire che il completamento del mercato unico potesse compromettere la sicurezza dei cittadini degli Stati membri.
Muovendo dalla constatazione che uno dei metodi più efficaci per combattere la criminalità in ogni sua forma consiste nel privare i criminali dei proventi dei reati. Per questo l’8 novembre 1990 gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno firmato la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato.
Il documento prevede che gli Stati che aderiscono alla Convenzione si impegnino a prendere tutte le misure necessarie a procedere alla confisca di beni e di strumenti provenienti da reati di riciclaggio, nonché all’adozione delle misure legislative atte a consentire l’impiego di speciali tecniche di investigazione che possano agevolare l’identificazione e il ritrovamento dei proventi.
Gli Stati sono inoltre tenuti a collaborare fornendo tutte le informazioni relative all’esistenza, all’ubicazione, alla natura, allo stato giuridico e al valore dei beni suscettibili di confisca. Allo scopo di evitare che coloro che procedono al riciclaggio possano avvantaggiarsi dell’anonimato per svolgere le proprie attività criminose, gli Stati membri ritengono necessario che gli enti creditizi e finanziari procedano all’identificazione dei clienti che eseguono operazioni che superino l’importo di 15.000 euro, nonché di coloro i quali effettuino operazioni di valore inferiore, laddove sussista comunque il sospetto di riciclaggio.
Le informazioni fornite dagli enti creditizi e finanziari devono essere inviate alle autorità incaricate della lotta al riciclaggio dello Stato membro in cui è situato l’ente creditizio in questione, e non possono essere utilizzate per scopi che esulano dalla lotta al riciclaggio; gli enti creditizi e finanziari sono inoltre tenuti ad instaurare efficaci procedure di controllo interno tese ad impedire il compimento di azioni legate al riciclaggio.
L'AIF DI SAN MARINO A San Marino è stata costituita l’Agenzia Indagini Finanziarie (AIF) che ha come specifico compito vagliare le segnalazioni pervenute e attivare autonomamente controlli. Nell’ambito del Piano d’azione contro la criminalità organizzata varato nell’anno 1997, il Consiglio e la Commissione sono state invitate ad avanzare proposte tese a sviluppare ulteriormente la normativa in tema di confisca dei proventi di reato e relativo riciclaggio. Ciò attraverso l’istituzione di speciali procedure miranti a facilitare l’individuazione e il sequestro dei proventi di reato, la previsione di sanzioni dissuasive a carico di chi non rispetta l’obbligo di rendere note le operazioni finanziarie sospette e l’impiego di strumenti monetari elettronici e di Internet per facilitare la lotta al riciclaggio.
È L'ITALIA A SPINGERE Le operazioni di riciclaggio, però, sono quasi sempre attività che implicano movimenti di denaro a livello transnazionale, con passaggi estremamente rapidi di capitali da un paese all’altro. In questo contesto è quindi essenziale che tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie vi sia la massima collaborazione ed un continuo scambio di informazioni. Ed è proprio questo l’obiettivo cui tende l’azione europea su paesi come la Svizzera, Autria, Lussemburgo e la Repubblica di San Marino. Ma ancor di più è l’Italia a 'spingere' affinchè sia più semplice e efficace il rapporto di scambio di informazioni con il Titano.
In questo contesto, come per i paesi membri UE, sono previste anche attività formative per gli organi inquirenti, nonché l’obbligo per ciascuno degli Stati di elaborare una guida che indichi in che modo sia possibile ottenere informazioni e precisi il tipo di assistenza che può essere fornita ai fini della lotta al riciclaggio; tali guide dovranno essere ben precisate sotto l’aspetto oggettivo: informazioni richieste a seguito di gravi indizi di riciclaggio e/o evasione fiscale supportati da un minimo di elementi probatori. Oramai è necessaria una regolarizzazione delle informazioni, constatato che sia gli Stati Uniti che La UE hanno ritenuto fondamentale, al fine di riassettare il sistema economico finanziario e far emergere mld di euro sommersi a causa dell’evasione fiscale e riciclaggio di denaro derivante da attività illecita.
Evadere è un’attività illecita, pertanto, è giusto perseguire chi evade ed è altrettanto corretto fornire le informazioni necessarie, garantite da un protocollo certo d’intesa. Se ciò non verrà fatto, non solo si potrebbe rischiare la minaccia dall’esclusione dalla white list, ma senza mezzi termini, ci si ritroverebbe invasi da soggetti, non istituzionali che, pur non avendo alcuna autorità si potrebbero impossessare di informazioni sensibili che potrebbero essere utilizzate per fini sconosciuti, insomma, una sorta di “ricatto”.
DISPOSIZIONI INTOLLERABILI Non è tollerabile che dipendenti di enti finanziari (es. Cartasì) con una semplice delega da parte dell’Istituto, debbano interrogare la clientela degli Istituti di Credito Sammarinesi, violando le più semplici ed ovvie regole della privacy, giustificando tale violazione nell’identificazione del reale beneficiario. Le domande che stanno ponendo ai titolari di carte di credito emesse a San Marino, sono lesive non solo della professionalità delle banche sammarinesi, che hanno già provveduto all’identificazione della clientela, ma anche dei soggetti “interrogati” che pur di non essere “maltrattati ingiustamente” con domande insinuanti, riconsegnano la carta di credito all’emittente. La domanda che ci si pone è: “Perché non sono state delegate le banche o gli uffici finanziari del Titano ad effettuare tali accertamenti? La Corte di Cassazione italiana non ha sentenziato recentemente che le banche sammarinesi sono assimilabili a quelle italiane? Ed allora perché questo “finto” allarmismo, solo per approfittare di un momento di debolezza nei rapporti fra i due Stati?
È bene ricordare a tutti che la Repubblica di San Marino nell’elenco dei paesi denominati “paradisi fiscali” non viene citata e l’Ocse non l’ha inserita tra i paesi che nascondono i proventi da evasione fiscale e che non collaborano con l’Unione Europea (fonte: Italia Oggi e Sole 24ore).
lunedì 20 aprile 2009
Governo e Bcsm devono difendere gli interessi di San Marino
Di: Emilio Della Balda – Presidente Banca Commerciale Sammarinese
La Banca Centrale, venerdì scorso, ha presentato il suo nuovo presidente a tutte le rappresentanze bancarie e finanziarie. Il dottor Bossone ha formulato un saluto improntato alla concretezza manifestando chiaramente gli indirizzi che vuole dare alla Banca Centrale. Ha sostenuto la necessità di uscire da una fase delicata e difficile con un progetto sistemico che preveda il puntuale accoglimento delle direttive internazionali; un adeguato posizionamento nella globalizzazione curando la competitività, la professionalità, la trasparenza e la modernizzazione. Partendo dalla convinzione che un piccolo sistema come il nostro è più fragile di quelli grandi, ha espresso la necessità di migliorare l’organizzazione e le procedure, di fare molta attenzione alla selezione della clientela, di usare rigore e professionalità, con l’obiettivo di riconquistare una reputazione danneggiata da un particolare accanimento mediatico esterno e da episodi negativi del passato.
La volontà espressa dal nuovo Presidente di operare con la collaborazione di tutti gli intermediari finanziari è importante anche perché il problema del risparmio, della finanza e del credito ha una rilevanza di sistema e pertanto va assoggettato a continui aggiornamenti e riordini sui quali gli operatori possono dare un qualificato contributo. D’altronde, in questo momento di difficoltà è in gioco il futuro economico e industriale del Paese che non può reggere alle sfide mondiali con un sistema finanziario limitato, localistico e poco efficiente. È sicuro che un mercato finanziario sano alloca capitali, attrae investitori, crea lavoro specializzato e sostiene la crescita. In questi ultimi quattro anni sono stati fatti notevoli passi in avanti attraverso un’imponente normazione dalla quale bisogna muovere per trasformare, con tenacia e intelligenza, la crisi che stiamo subendo in una nuova opportunità per San Marino.
Il sistema bancario e finanziario è cresciuto anche per merito di proprietà lungimiranti che hanno saputo rinunciare a dividendi per patrimonializzare le aziende, nonchè per un forte e brillante impegno professionale degli addetti al settore.
La Banca Centrale ha il delicato compito di guidare il processo evolutivo allo scopo di creare un centro finanziario di alto livello fondato sul continuo aumento delle professionalità, introducendo servizi innovativi, dando priorità alla formazione dei sammarinesi tramite l’Università e le specializzazioni all’estero, studiando nuovi prodotti non soggetti alla sempre più pesante euroritenuta.
È dunque importante che sia il governo, sia la Banca Centrale mettano sempre in primo piano e difendano strenuamente gli interessi di San Marino in tutte le sedi, puntando a strutture internazionalizzate, slegate completamente dall’arretrato sistema bancario italiano che cerca di colonizzarci imponendo la propria inefficienza e costi eccessivi che non si riscontrano in altri stati della UE. Anche se non sarà facile, dovremo rendere popolare e accessibile il progetto di sviluppo del centro finanziario convincendo, con validi argomenti, che è indispensabile uscire in fretta dal localismo con una strategia che rispetti le normative e gli accordi internazionali; che preveda il passaggio di informazioni ufficiali aggregate, precise e affidabili, nel pieno rispetto della riservatezza; che punti ad una libera offerta dei nostri prodotti e servizi finanziari all’estero con buoni livelli di competitività; che valorizzi la presenza della Repubblica nel Fondo Monetario Internazionale; che promuova nelle giuste sedi l’immagine di una San Marino perbene. Va però detto con la massima chiarezza che sviluppare separatamente un progetto finanziario non porterebbe da nessuna parte. E’ pertanto indispensabile che la politica predisponga con urgenza un piano strategico per il Paese nel quale va inserito il progetto bancario e finanziario. E’ la politica che deve definire il sistema San Marino per i prossimi dieci anni; un sistema che funzioni, che punti all’eccellenza, dove si rema tutti nella stessa direzione dell’interesse nazionale. Ciò significa che è anche ora di smontare le vecchie trincee, di abbandonare definitivamente le politiche ideologiche e settarie del secolo scorso, di procedere ad un radicale e generale rinnovamento e di mettere al di sopra di tutto il bene comune.
giovedì 2 aprile 2009
I lettori di SanMarinoNotizie dicono SI al segreto bancario
Con una partecipazione davvero numerosa, i lettori di SMN hanno voluto dare un segnale molto preciso in merito al quesito del nostro ultimo sondaggio: Segreto bancario, San Marino deve mantenerlo (65%) o abolirlo (35%)? Ovviamente il quesito non celava le valenze economiche e finanziarie, ma tanto meno quelle politiche e perfino simboliche.
Pensiamo, infatti, che dietro questa risposta molto precisa si nasconda non solo la convinzione che il segreto bancario sia un’utile risorsa per il nostro Paese, e per ciò stesso vada difeso e mantenuto, ma anche che questo debba significare che vada rimarcata l’autonomia di giudizio e di autogoverno e che legittimamente San Marino dovrebbe trovare la forza e la convinzione di riaffermare in ogni occasione la propria indipendenza. Ovviamente, non senza attenersi alle regole internazionali che, soprattutto in questo delicato settore, aiutano ad affrancarsi da ogni possibile coinvolgimento indiretto con i traffici finanziari di mafia e terrorismo, ma anzi difendendo quell’autonomia che consente di essere credibili sul fronte internazionale attraverso norme interne severe ed affidabili, a prova di ogni genere di malaffare. Il portato simbolico, dunque, di questo modesto sondaggio non può sfuggire ad alcuno: adeguarsi a standard di sicurezza internazionali non significa, in nessun caso, accettare l’imposizione di controlli dall’esterno, che inducono necessariamente ad assumere una posizione ancillare nei confronti della vicina Italia, ma significa invece riaffermare la propria serietà, affidabilità e credibilità di fronte a tutta la comunità internazionale, senza pre-esami di amici confinanti.
lunedì 16 marzo 2009
Social Card o Social Trust?
di: MarcOne
Gentile Direttore,
leggo su SMN che la SMCard ha un grande successo: San Marino Card, 700mila transazioni in 3 mesi, ma a chi vanno i soldi delle transazioni?
Lo Stato si è messo in gioco per un progetto senza dubbio utile, che prevede di sovvenzionare con denaro pubblico una iniziativa dalla quale i cittadini devono trarre vantaggi: un servizio ma non solo. I commercianti aderenti ci mettono uno sconto, anche se i benzinai pare non ci mettano proprio nulla e...
Ancora manca un attore: la banca che gestisce la SMCard chi è? Quanto ci fa risparmiare per ogni transazione con la carta? A mezzo euro la transazione già oggi ha intascato 350 mila euro netti che in proiezione fanno 1 milione e 400 mila euro l'anno. A me questo gioco pare scorretto. Dove sono i paladini della lotta ai monopoli che per lungo tempo hanno occupato i media sammarinesi? Perchè un progetto sociale di ampia diffusione dove tutti rinunciano a qualcosa prevede che vi sia un unico istituto di credito che si arrichisce sulle "miserie del paese"? Perchè non è stato imposto a più banche di partecipare al progetto e si è fatta trattativa esclusiva senza concorrenza? Perchè non si sono previste delle partecipazioni onerose a carico dell'istituto di credito? Perchè non c'è nessuna opposizione al monopolio e nessun partito ha chiesto mai lumi sulla trasparenza del progetto? Ci piacerebbe sapere come questo istituto di credito partecipa all'iniziativa sociale dove tutti ci "rimettono qualcosa" per far andare avanti l'economia e sostenere gli acquisti.
martedì 3 marzo 2009
Green economy per tutelare ambiente, economia e occupazione
di Giovanni Ghiotti - Segretario Generale CSdL
La green economy può e deve essere un importante traino dell’economia sammarinese, sia per creare nuovi posti di lavoro, che per affrontare la sfida epocale della tutela ambientale e dei cambiamenti climatici. Una sfida a cui non possiamo certamente sottrarci, in quanto sono in gioco le sorti dell’intero pianeta. Sulla strada della economia verde si sono già incamminati diversi paesi, tra cui gli USA con la nuova amministrazione. A San Marino si parla tanto di crisi e di misure anti-crisi, ma c’è troppa genericità, e quindi va apprezzato ogni contributo propositivo volto a delineare in modo concreto prospettive innovative per l’economia sammarinese.
In tal senso, è con interesse che abbiamo letto le proposte di Loris Francini, auspicando che a San Marino si possa aprire fin d’ora un ampio dibattito che porti a precise scelte nel campo dell’economia sostenibile. Alcuni degli indirizzi da seguire possono essere:
- Il forte impulso alle energie pulite e rinnovabili, in modo da iniziare a superare la dipendenza dal petrolio e ridurre i livelli di inquinamento. Questo, anche attraverso una politica di incentivi ancora più efficace da parte dello Stato per favorire i mezzi di trasporto alimentati a gas e metano, che hanno emissioni meno inquinanti.
- Oltre a favorire le aziende a basso impatto ambientale e tecnologicamente avanzate, vanno destinati significativi incentivi e agevolazioni per le imprese che producono materiali e strumenti per le energie rinnovabili, o che operano nel campo della tutela ambientale. Si tratta di aziende ad alto contenuto tecnologico, e quindi ad elevato valore aggiunto, in cui possono trovare sbocchi professionali molti giovani sammarinesi. Ad esempio l’Italia, che non è tra i paesi più avanzati in fatto di energie alternative, è prossima a partire con questa politica di incentivi…
- Dare concreta attuazione alla recente legge sull’efficienza e il risparmio energetico degli edifici, provvedendo in primo luogo ad emanare i necessari decreti attuativi. Una legge che ha, tra i propri obiettivi, quello di diminuire i consumi di energia attraverso una migliore efficienza strutturale degli immobili - che può contribuire a rilanciare le attività artigianali e le imprese nel comparto dell’impiantistica e costruzioni - e di produrre energia elettrica da parte dei singoli cittadini, sia per il consumo familiare, che da poter rivendere alla stessa AASS. Una modalità, questa, che può contribuire a ridurre la dipendenza di San Marino dalle forniture energetiche esterne.
- Prevedere incentivi dello Stato anche per l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo e ad elevata efficienza energetica.
- Dare corso su larga scala alla pratica della raccolta differenziata dei rifiuti, senza escludere la possibilità di favorire attività economiche legate al riutilizzo dei rifiuti differenziati (come avviene nei paesi più evoluti sul piano ambientale e tecnologico).
- Favorire un modello di turismo basato sulla qualità dell’ambiente, sulla valorizzazione del patrimonio storico-istituzionale del paese, sulla tipicità dei prodotti sammarinesi.
Naturalmente, questi sono solo alcuni primi spunti propositivi. Auspichiamo che ne arrivino tanti altri, in grado di favorire, da parte del mondo politico e istituzionale, l’elaborazione di concreti progetti per aprire questa nuova strada dell’economia sammarinese. Da parte nostra, come parte sociale, siamo disponibili a confrontarci con tutti coloro che vorranno misurarsi con questa sfida importante e innovativa, rivolta ad un nuovo sviluppo del paese.
lunedì 2 marzo 2009
Il segreto di Pulcinella
di Maverick
Il Forum della European House Ambrosetti dovrebbe aver lasciato qualche traccia nell’elaborazione di strategie politiche per portare al più presto il nostro Paese fuori dalla crisi nei rapporti economico – finanziari con la vicina Italia.Chi ha avuto modo di ascoltare gli interventi degli autorevoli relatori ricorderà quindi che è stato affermato con vigore che il segreto bancario rappresenta un asset attualmente imprescindibile per San Marino, e che la recente sentenza della Cassazione rappresenta un’importante vittoria nell’ottica del suo mantenimento. Ma nella sua lucidissima esposizione, l’avvocato Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, avverte che “il segreto non è un problema tecnico, ma un problema strategico e politico”, e che “la soluzione è quindi di natura essenzialmente politica”.
Partendo quindi dal presupposto legale che la Convenzione del ’91 è tutt’oggi operativa (l’intervento del prof. Luca Mezzetti, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna lo ha ben chiarito, con l’aggiunta per sovra mercato di queste esplicite affermazioni: “è quantomeno bizzarro l’atteggiamento del Moneyval che colloca San Marino in una zona grigia, San Marino non è la Serbia né l’Azerbaigian”, e che “quanto alle convenzioni bilaterali, i rapporti devono ritenersi validi fino alla denuncia ufficiale di una delle parti, non bastando dichiarazioni estemporanee sulla stampa o circolari bancarie per vanificarle.), cosa possiamo o dobbiamo fare noi sammarinesi? Qui le posizioni, soprattutto all’interno dei confini, stranamente si diversificano. Vi è, infatti, chi sostiene la tesi della supina omologazione (Antonio Carattoni nell’intervento pubblicato anche dal vostro blog: “chi racconta che è possibile separare già oggi lo scambio di informazioni per fini di lotta alla criminalità ed al terrorismo dalla questione fiscale, dice il falso”) e chi invece sostiene una linea di “sistema”, che vede cioè svilupparsi nel tempo un eventuale progressivo adeguamento (Emilio Della Balda: “I costi della procedura rafforzata sono alti sia per il settore bancario e finanziario, sia per l’erario sammarinese e non ce li ripaga nessuno. È chiaro che il segreto bancario è un asset per San Marino, ma è altrettanto chiaro che non è un ostacolo per l’applicazione delle normative sull’antiriciclaggio, e che cede solo in presenza di reato. Sta poi alla politica valutare, attraverso un’analisi costi/benefici, se vale la pena mantenerlo nei tempi lunghi”).
Se, come afferma il Senatore Nicola Rossi, alla “progressiva omologazione” dobbiamo invece sostituire una “differenziazione competitiva” più aderente al sistema economico – finanziario locale, allora avremmo davvero un compito politico di eccezionale difficoltà ed impegno per i prossimi anni, che però non accenna ad essere avviato da questo governo.
Del resto è del tutto evidente (come afferma ancora Emilio Della Balda) che una raccolta bancaria complessiva in Repubblica di appena 14 miliardi “è del tutto insignificante a livello internazionale e dimostra che le vie del riciclaggio passano per altri Stati e che San Marino può, al massimo, ottenere l’attenzione di qualche evasore fiscale o di qualcuno che cerca la riservatezza per i suoi sudati risparmi”, soprattutto se pensiamo che si stima in circa 600 miliardi di euro la cifra complessivamente sottratta annualmente all’erario italiano.
Quindi ritengo che il nostro Paese abbia tutta la forza di difendere i propri asset (segreto bancario, anonimato societario, rapporti fiduciari, differenziale fiscale) garantendo all’esterno la massima vigilanza in fatto di lotta al riciclaggio ed al terrorismo, anche attraverso la deroga al segreto di fronte all’ipotesi di reato ed all’adeguata verifica.
Lo stesso Valerio De Molli (Managing Partner, The European House-Ambrosetti e Presidente dell’Advisory Board San Marino) ha infatti affermato correttamente che “la Repubblica non può prescindere dai pilastri sui quali è fondata la sua economia: fiscalità agevolata e segreto bancario. Aspetto, questo del segreto bancario, che va senz'altro distinto dalla lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo, sul quale San Marino dovrà essere inflessibile”.
Quali conclusioni, dunque? L’attuale manleva richiesta dalle banche ai correntisti e imposta dai nostri organismi centrali non rappresenta esattamente questa direzione, dimostrando invece come ci si voglia sottoporre a regole imposte dall’esterno. Per quale ragione, infatti, non potremmo offrire un segnale importante anche nella vicenda della scelta del Presidente di Banca Centrale, rivolgendoci – se non ad un cittadino della nostra Repubblica, come potrebbero essere alcuni ex-segretari di Stato alle Finanze quali Clelio Galassi, Piermarino Mularoni o altri – ad un esimio personaggio al di fuori dell’entourage del Ministero del Tesoro o di Banca d’Italia, o peggio di qualche circuito bancario privato italiano, guardando oltre i già ristretti confini della penisola, ovvero verso gli USA o l’Inghilterra, o magari invece proprio la Svizzera o il Lussemburgo?Perché rinunciamo a dimostrare a tutti (Moneyval compreso) che la nostra normativa interna in fatto di antiriciclaggio e antiterrorismo è altrettanto (se non più) rigorosa di quella di altri Paesi, ed altrettanto severi (se non più) sono i nostri organismi di controllo? Perché le cosiddette ‘adeguate verifiche’ fatte all’interno di San Marino non dovrebbero essere prese per buone dai soggetti finanziari corrispondenti italiani? Perché quel piccolo patrimonio di ‘segretezza’ deve essere svenduto in ottemperanza alla norma che noi, da soli, non siamo in grado di vigilare adeguatamente? Ci rassicurano che il ‘segreto’ esiste ancora, poi aggiungono: ‘naturalmente solo all’interno del territorio sammarinese’. Certo, un segreto così lo sapeva mantenere perfino Pulcinella!
lunedì 23 febbraio 2009
Le banche si uniscano in un'unica associazione
di Emilio Dalla Balda (Presidente Banca Commerciale Sammarinese)
“Il Forum del 20 febbraio scorso organizzato da The European House-Ambrosetti e coordinato magistralmente da Carmen Lasorella ha fatto il punto sul sistema finanziario sammarinese, sul riciclaggio e sui rapporti tra San Marino e Italia mettendo in rilievo alcune questioni di fondo importanti. La raccolta bancaria complessiva di 14,2 miliardi di euro è del tutto insignificante a livello internazionale e dimostra che le vie del riciclaggio passano per altri Stati e che San Marino può, al massimo, ottenere l’attenzione di qualche evasore fiscale o di qualcuno che cerca la riservatezza per i suoi sudati risparmi.
Ciò non toglie che San Marino deve tenere alta la guardia contro i pericoli di riciclaggio e collaborare apertamente con le Autorità Internazionali. È indispensabile ed urgente un’azione per il cambiamento e per la ridefinizione dei rapporti internazionali in un quadro strategico diverso con l’obiettivo primario di ottenere il riconoscimento internazionale delle nostre regole rendendole addirittura migliori di quelle italiane ed europee pur nel quadro di una differenziazione competitiva che sfrutti i nostri punti di forza. In questa ottica l’accettazione di regole comuni non intacca la sovranità del Paese che invece è stata minata dalla progressiva omologazione del passato che ha ridotto San Marino a entità locale. Il complesso del quadro convenzionale con l’Italia è in vigore in quanto non è stato denunciato da alcuna delle parti e quindi certe istituzioni italiane hanno preso iniziative in violazione degli accordi. L’importantissima sentenza della Cassazione rende giustizia alla Cassa di Risparmio ma anche al nostro Stato. Deve però essere chiaro che non possiamo continuare a subire il cambiamento con tattiche furbesche e dilatorie miranti a prendere tempo. Dobbiamo impostare un progetto e un metodo di governo che promuove e anticipa il cambiamento mettendosi in posizioni di testa tra i Paesi virtuosi. I costi della procedura rafforzata sono alti sia per il settore bancario e finanziario, sia per l’erario sammarinese e non ce li ripaga nessuno. È chiaro che il segreto bancario è un asset per San Marino, ma è altrettanto chiaro che non è un ostacolo per l’applicazione delle normative sull’antiriciclaggio, e che cede solo in presenza di reato. Sta poi alla politica valutare, attraverso un’analisi costi/benefici, se vale la pena mantenerlo nei tempi lunghi. In questa fase, è prioritario uscire dalle diffi coltà e diventare affidabili per la Comunità Internazionale facendo tutto il necessario per entrare nella white list che è determinante per il ritorno alla normalità operativa. E settembre è molto vicino. Occorre realizzare un sistema San Marino trasparente e perseguire con costanza e coerenza la legalità con l’obiettivo di fondo di diventare credibili. I clamorosi errori del passato non devono servire per soddisfare le voglie polemiche o le rivincite politiche. Devono rappresentare una lezione e uno stimolo per una svolta radicale nei metodi e nelle politiche di governo. Va evitata la drammatizzazione masochista in quanto, pur dovendo sottostare all’adeguata verifica delle banche italiane fino a che non entreremo nella white list, l’Italia non impedirà agli italiani di portare denaro a San Marino e ai sammarinesi di portarlo in Italia in quanto si opera nella stessa area economica e valutaria e sarebbe una forma odiosa di sopruso verso un Paese indifeso. Noi non possiamo permetterci di entrare in lite con l’Italia, ma penso che anche l’Italia non avrà alcuna intenzione di strangolare San Marino e pertanto diventerà collaborativa superando gli attuali contrasti. Alla luce di quanto stiamo vivendo, riconfermo la mia ormai antica convinzione che San Marino può sopravvivere e prosperare solo facendo sistema e progettando con lungimiranza il suo futuro. Anche le banche dovrebbero decidere di unirsi in una unica associazione per fare sistema, per promuovere nuove ed elevate professionalità interne e per organizzare servizi comuni di alto livello tramite un ente giuridico da loro fondato, partecipato e diretto. Sarebbe un grande contributo anche per il consolidamento, la crescita e l’internazionalizzazione del nostro centro finanziario”.
venerdì 20 febbraio 2009
Crisi economica e lavoro: Ciavatta e Felici ne discutono
di Roberto Ciavatta
Caro Felici, proprio così: la situazione è nera, l’occupazione diminuisce, la crisi finanziaria si riversa sull’economia reale… o forse la finanza si svela per quello che è?, cioè uno stratagemma con cui l’economia reale è sopravvissuta senza basi reali! Di questo parlano i più avveduti economisti e sociologi, di una crisi del sistema capitalistico liberale e del suo presupposto: la società del lavoro e della crescita continua.
Tutto questo, dice Tiezzi dell’Università di Siena, non funziona per un semplice motivo: il pianeta è uno spazio finito, perciò non può dare una crescita infinita, e nemmeno un’occupazione adeguata. La finanza fino ad ora ha tenuto in piedi un castello privo di fondamenta, d’ora in avanti faticherà a farlo, e nel medio periodo, lo si voglia o no, il sistema imploderà. Si potrà solo decidere se costringere le imprese a non usare le tecnologie, e salvaguardare così il lavoro (ma non è certo una strada perseguibile, né auspicabile), oppure abituarsi ad una società in cui il lavoro del singolo individuo non sarà più indispensabile.
Di fronte a tutto questo il sindacato non dovrebbe chiedere al Governo, come fa Felici, di risolvere il problema: come potrebbe risolverlo il governo? Ha solo un’arma: tamponare l’emorragia versando (come succede ovunque) oboli milionari nelle casse degli imprenditori, in cambio dell’impegno a non chiudere (cioè in cambio di licenziamenti solo ridotti).
Cioè, che succede? Lo stato paga “tizio” per non chiudere un’azienda non più competitiva, perché se chiude i lavoratori perdono il posto, e quindi i soldi che gli da “tizio”. Pensateci su: non sarebbe meglio se lo Stato desse i soldi direttamente al lavoratore che perde il lavoro piuttosto che a “tizio”? Nulla, infatti, impedisce a “tizio” di licenziare in ogni caso, o spostare la produzione altrove, o nel migliore dei casi (è quanto succede in USA in questi giorni) continuare a chiedere oboli all’infinito, tenendone una buona parte per sé.
Oggi, sono tre le cose che un sindacato dovrebbe fare: 1) lo presagisce anche Felici: “tre contratti sono scaduti, la situazione economica è quella nota…” che sta a dire: come facciamo a ottenere aumenti dignitosi se le aziende chiudono? La risposta è: meccanismi automatici di rivalutazione legati all’inflazione e al PIL, proprio i referendum che la CSU, per ragioni di partito, ha contrastato. 2) vietare contratti capestro, perché tra i 1600 cassintegrati e i licenziati di ogni giorno, chi ha contratti co.co.pro. o interinale non è conteggiato, visto che a loro basta non rinnovare il contratto, e alla cassa integrazione non hanno proprio diritto. Anche questi referendum la CSU li ha contrastati per ragioni di partito. 3) come misura tampone – pretendere una riduzione oraria significativa (il sociologo De Masi parla di 25/30 ore) a parità di stipendi. Se lo Stato deve versare denaro della collettività, lo faccia per salvare i lavoratori, cioè persone in carne ed ossa, non per salvare l’economia, che è l’interesse di pochi. Invece di versare oboli agli industriali, li versi agli operai in cambio di una drastica riduzione oraria, e pretenda tetti massimi per le retribuzioni dei manager.
Chi persegue queste misure se non un sindacato? Se la cecità del modello turboliberista ha potuto trionfare in occidente, la colpa maggiore è da addebitare ai ripensamenti sindacali seguiti al 1989! Da noi il sindacato si è ridotto al teatrino di chi ha fatto fortuna dietro la scrivania, e ora, nonostante la crisi finanziaria, continua a chiedere l’istituzione del secondo pilastro pensionistico da mettere in bocca ai finanzieri stessi. Ora che ovunque i fondi pensione crollano. Per che motivo? Solo perché sono loro e i loro partner a volerli gestire? E allora, a cosa si riduce il ruolo del sindacato? A traditore e peggior nemico dei lavoratori e dei pensionandi?
SINDACATO – Giorgio Felici: “Crisi occupazionale, il governo si muova”
[L’Informazione] “Ovviamente siamo fortemente preoccupati perché ogni giorni c’è un problema occupazionale nuovo”. Così Giorgio Felici, segretario della Federindustria della Cdls, commenta il dato della forte crisi occupazionale che vede aziende storiche sammarinesi in forte crisi e 51 richieste complessive di licenziamento. Tra le aziende in crisi la Ponte&Mellini, che ha chiesto il licenziamento di 24 dipendenti su 30, la Birra Amarcord, 7 licenziamenti su 7, chiuderà i battenti a San Marino e la Cams Macchine, con la richiesta di 13 licenziamenti su 40. “A fronte di questa situazione – dice Felici – segnali da parte del governo di atteggiamenti finalizzati a politiche e comportamenti nuovi, non ne vedo. Non sappiamo di piani o progetti riguardanti la politica industriale o di sviluppo. Ancora non si vede niente all’orizzonte e questo ovviamente mi proccupa, considerato anche l’attuale contesto contrattuale così complicato. Abbiamo tre contratti già scaduti: industria, artigianato e pubblico impiego allargato. La situazione economica è quella nota. Noi, come sindacato, stiamo preparando una serie di iniziative per la primavera, iniziative di carattere propositivo e con contenuto economico-sociale. Nello stesso tempo chiediamo però al governo di spingere sull’acceleratore per contribuire fattivamente a risolvere la complicata situazione – conclude Felici -”.
L’Informazione di San Marino
a.f.