Di: Roberto Ciavatta - Ass. Culturale Don Chisciotte
Il Segretario alla Cultura, Romeo Morri, pare ossessionato dalla “priorità droga”.
Che a chi in più occasioni ha ostentato pregiudizi verso i giovani (tutti drogati, alcolizzati o giù di lì; dei “poco di buono” a cui porre freni), si sia deciso di affidare la delega alle “politiche giovanili” non mi pare un buon segnale.
In linea con la “repressione preventiva” delle iniziative giovanili, subito squalificate come pericolose, questo governo ha bocciato Istanze d’Arengo di alcuni suoi stessi gruppi giovanili.Finché si vedrà ogni assembramento giovanile come una fucina di possibili irregolarità, sarà difficile uscire da questa spirale di pregiudizi che terminano regolarmente in accuse, delle quali però non si ricerca mai la causa.
Morri dice che i ragazzi usano droghe e alcol, e che da ora in poi ci sarà “tolleranza zero”. Ma ci si chiede che cosa conduca eventualmente questi giovani a farlo?
Spesso sarebbe sufficiente fumarsi una canna (che si tratta di una provocazione devo specificarlo?) per voltare lo sguardo sulle cause piuttosto che condannare gli effetti: causa del disagio giovanile, che può anche condurre agli esiti denunciati, è proprio la loro mancanza di prospettive, in un paese a misura di vecchio!
I giovani non hanno rappresentanza (a parte qualche “giovane antico”, spesso più vecchio – per opportunismo – dei vecchi a cui si è legato in cambio di un favore), sono allo sbando, non hanno luoghi in cui incontrarsi che non siano a pagamento, devono uscire dal confine per conoscere gente nuova, sono stati scippati dei valori, delle idee, sono stati privati di certezze sul proprio futuro (che pensione per un ventenne di oggi?), vivono la precarietà come condizione esistenziale (sul lavoro – grazie a co.co.pro. e interinale).
Se si volesse affrontare il “disagio giovanile”, si dovrebbero valutare le cause e risolverle, ri-dare un futuro ai giovani, vederli come risorsa e non come “problema”. Quante associazioni giovanili si spendono a tempo perso? Perché fare di tutta l’erba un fascio (è pertinente sia l’erba che il fascio!) e non distinguere i tanti giovani (ad es. anche il sottoscritto) che ieri hanno portato aiuti ai terremotati abruzzesi nonostante le istituzioni di questo paese abbiano rifiutato ai volontari qualsiasi tipo di appoggio logistico?
E invece no: chi se ne frega delle cause, giochiamo sugli effetti con degli slogan vuoti di senso come “tolleranza zero”, tanto per portare a termine l’opera di deculturizzazione in corso.
Democrazia è partecipazione. Per poter partecipare un cittadino deve venire informato dai suoi rappresentanti politici. Se questi non lo informano, ma giocano su slogan ad effetto puntando a colpirne l’emotività piuttosto che la ragione, di fatto stanno privando il cittadino del suo diritto civico.
È questo che si vuole?Sì, è questo che si vuole! E credo, purtroppo (ma è un’aggravante), che lo si voglia inconsapevolmente.
mercoledì 15 aprile 2009
Giovani provocazioni
martedì 14 aprile 2009
Green-economy
di Roberto Ciavatta, Associazione Don Chisciotte
Sono fiero che San Marino si proponga di diventare uno Stato pilota per l’utilizzo di auto elettriche ed energie verdi, come scritto dal presidente dell’AA.SS Podeschi.
Purtroppo, però, spesso i propositi propagandati sulla stampa non si trasformano in legge, e viene da chiedersi come mai se si vuole intraprendere una strada poi lo stesso governo ostacoli ogni richiesta avanzata dalla cittadinanza che vada nella stessa direzione!
Il 3 marzo scorso, infatti, lo stesso governo che ora propaganda indirizzi eco-sostenibili ha bocciato diverse Istanze d’Arengo presentate dal sottoscritto a nome dell’Associazione Don Chisciotte, che andavano in questa direzione. Ad esempio ha bocciato l’Istanza che chiedeva proprio di sostituire i mezzi in dotazione alla Pubblica Amministrazione con mezzi a minor impatto ecologico (gpl, metano oppure elettrico/fotovoltaico) alla loro naturale data di sostituzione. Perché questo governo con una mano boccia questa richiesta, e con l’altra dice di voler dotare la stessa P.A.A di auto elettriche per diventare uno Stato pilota in questo senso? Non vi pare una contraddizione?
A me pare che questo governo “finga” una sensibilità ambientale, ma poco creda nelle sue stesse affermazioni. Un’operazione di facciata, insomma, che consiste nel bocciare ogni iniziativa della società civile per poi fingere di perseguire gli stessi obiettivi.
Come cittadino, poco mi interessa che si riconosca la mia (o quella di altri) paternità di un intervento che procurerà benessere per la popolazione, ma almeno che quei propositi, spesso sventagliati propagandisticamente, riescano infine ad aver luogo.
Penso, oltre al caso succitato, alle altre Istanze che mi sono state bocciate e che ora il governo, a chiacchiere, fa proprie: il governo boccia l’Istanza che chiedeva di applicare la certificazione energetica dei consumi degli edifici (addirittura richiesta da una direttiva europea), poi dice che vuole dar vita a criteri di certificazione energetica presentandoli come una chanche per il paese;
boccia l’Istanza che chiedeva di promulgare i decreti attuativi per rendere operativa la legge sul risparmio energetico, e boccia l’Istanza che chiedeva di sostituire le caldaie a gasolio della P.A. con caldaie di ultima generazione, poi dice di volersi rendere il più possibile indipendente riguardo all’importazione di fonti energetiche.Viene allora da chiedersi: fino a che punto questo governo ci fa? Che valore si può dare al proposito di voler realizzare quello che si è appena vietato di fare?
venerdì 20 febbraio 2009
Crisi economica e lavoro: Ciavatta e Felici ne discutono
di Roberto Ciavatta
Caro Felici, proprio così: la situazione è nera, l’occupazione diminuisce, la crisi finanziaria si riversa sull’economia reale… o forse la finanza si svela per quello che è?, cioè uno stratagemma con cui l’economia reale è sopravvissuta senza basi reali! Di questo parlano i più avveduti economisti e sociologi, di una crisi del sistema capitalistico liberale e del suo presupposto: la società del lavoro e della crescita continua.
Tutto questo, dice Tiezzi dell’Università di Siena, non funziona per un semplice motivo: il pianeta è uno spazio finito, perciò non può dare una crescita infinita, e nemmeno un’occupazione adeguata. La finanza fino ad ora ha tenuto in piedi un castello privo di fondamenta, d’ora in avanti faticherà a farlo, e nel medio periodo, lo si voglia o no, il sistema imploderà. Si potrà solo decidere se costringere le imprese a non usare le tecnologie, e salvaguardare così il lavoro (ma non è certo una strada perseguibile, né auspicabile), oppure abituarsi ad una società in cui il lavoro del singolo individuo non sarà più indispensabile.
Di fronte a tutto questo il sindacato non dovrebbe chiedere al Governo, come fa Felici, di risolvere il problema: come potrebbe risolverlo il governo? Ha solo un’arma: tamponare l’emorragia versando (come succede ovunque) oboli milionari nelle casse degli imprenditori, in cambio dell’impegno a non chiudere (cioè in cambio di licenziamenti solo ridotti).
Cioè, che succede? Lo stato paga “tizio” per non chiudere un’azienda non più competitiva, perché se chiude i lavoratori perdono il posto, e quindi i soldi che gli da “tizio”. Pensateci su: non sarebbe meglio se lo Stato desse i soldi direttamente al lavoratore che perde il lavoro piuttosto che a “tizio”? Nulla, infatti, impedisce a “tizio” di licenziare in ogni caso, o spostare la produzione altrove, o nel migliore dei casi (è quanto succede in USA in questi giorni) continuare a chiedere oboli all’infinito, tenendone una buona parte per sé.
Oggi, sono tre le cose che un sindacato dovrebbe fare: 1) lo presagisce anche Felici: “tre contratti sono scaduti, la situazione economica è quella nota…” che sta a dire: come facciamo a ottenere aumenti dignitosi se le aziende chiudono? La risposta è: meccanismi automatici di rivalutazione legati all’inflazione e al PIL, proprio i referendum che la CSU, per ragioni di partito, ha contrastato. 2) vietare contratti capestro, perché tra i 1600 cassintegrati e i licenziati di ogni giorno, chi ha contratti co.co.pro. o interinale non è conteggiato, visto che a loro basta non rinnovare il contratto, e alla cassa integrazione non hanno proprio diritto. Anche questi referendum la CSU li ha contrastati per ragioni di partito. 3) come misura tampone – pretendere una riduzione oraria significativa (il sociologo De Masi parla di 25/30 ore) a parità di stipendi. Se lo Stato deve versare denaro della collettività, lo faccia per salvare i lavoratori, cioè persone in carne ed ossa, non per salvare l’economia, che è l’interesse di pochi. Invece di versare oboli agli industriali, li versi agli operai in cambio di una drastica riduzione oraria, e pretenda tetti massimi per le retribuzioni dei manager.
Chi persegue queste misure se non un sindacato? Se la cecità del modello turboliberista ha potuto trionfare in occidente, la colpa maggiore è da addebitare ai ripensamenti sindacali seguiti al 1989! Da noi il sindacato si è ridotto al teatrino di chi ha fatto fortuna dietro la scrivania, e ora, nonostante la crisi finanziaria, continua a chiedere l’istituzione del secondo pilastro pensionistico da mettere in bocca ai finanzieri stessi. Ora che ovunque i fondi pensione crollano. Per che motivo? Solo perché sono loro e i loro partner a volerli gestire? E allora, a cosa si riduce il ruolo del sindacato? A traditore e peggior nemico dei lavoratori e dei pensionandi?
SINDACATO – Giorgio Felici: “Crisi occupazionale, il governo si muova”
[L’Informazione] “Ovviamente siamo fortemente preoccupati perché ogni giorni c’è un problema occupazionale nuovo”. Così Giorgio Felici, segretario della Federindustria della Cdls, commenta il dato della forte crisi occupazionale che vede aziende storiche sammarinesi in forte crisi e 51 richieste complessive di licenziamento. Tra le aziende in crisi la Ponte&Mellini, che ha chiesto il licenziamento di 24 dipendenti su 30, la Birra Amarcord, 7 licenziamenti su 7, chiuderà i battenti a San Marino e la Cams Macchine, con la richiesta di 13 licenziamenti su 40. “A fronte di questa situazione – dice Felici – segnali da parte del governo di atteggiamenti finalizzati a politiche e comportamenti nuovi, non ne vedo. Non sappiamo di piani o progetti riguardanti la politica industriale o di sviluppo. Ancora non si vede niente all’orizzonte e questo ovviamente mi proccupa, considerato anche l’attuale contesto contrattuale così complicato. Abbiamo tre contratti già scaduti: industria, artigianato e pubblico impiego allargato. La situazione economica è quella nota. Noi, come sindacato, stiamo preparando una serie di iniziative per la primavera, iniziative di carattere propositivo e con contenuto economico-sociale. Nello stesso tempo chiediamo però al governo di spingere sull’acceleratore per contribuire fattivamente a risolvere la complicata situazione – conclude Felici -”.
L’Informazione di San Marino
a.f.