di Andrea Zafferani (AP)
In tutta onestà, non sono rimasto sorpreso del brusco stop che sembra aver subito il tavolo tripartito. Un tavolo che, a mio parere, è quasi subito diventato un difficile luogo di mediazione fra due parti (Csu e Anis) litigiose, rivendicative, autoreferenziali e non attente ai problemi sistemici che abbiamo di fronte. E un Governo che, dopo aver preferito deresponsabilizzarsi rispetto al contratto di sua competenza (quello della PA), si è fatto prendere in mezzo sino a dover diventare promotore di alcune proposte di sintesi che non stanno in piedi.
Il sindacato ha puntato a tutelare il più possibile chi è già dentro al mondo del lavoro, chi è contrattualmente più forte: da qui l’ossessiva importanza data agli aumenti contrattuali, che non sono certamente la priorità in un momento in cui è un privilegio avere un lavoro sicuro ed è bene concentrarsi per tutelare chi il lavoro lo perde o non lo trova.
Un'altra parte, l'Anis, in cambio degli aumenti ha cercato di smontare un altro pezzettino dei diritti dei lavoratori, quelli che riguardano i loro tempi di vita, puntando ad inserire una flessibilità d'orario a discrezione dell'azienda (senza quindi alcun potere di dissenso per il singolo lavoratore, nemmeno se, a puro titolo di esempio, iniziare un ora prima la mattina, di fronte ad un asilo nido ancora chiuso, lo portasse a non sapere dove lasciare il proprio bambino).
La terza parte, il Governo, ha cercato di mediare senza avere ben chiaro il modello da perseguire, e accompagnando il tutto con una serie di misure (blocco delle tariffe in testa) diseducative, non selettive, molto costose per lo Stato, e assolutamente inutili nel medio termine.
Non si è purtroppo ragionato su quali soluzioni dare ai due fondamentali problemi che abbiamo di fronte in questo momento:
1) quale economia vogliamo e, quindi, che mercato del lavoro dobbiamo metterle a disposizione;
2) come e chi finanzierà gli ammortizzatori sociali necessari per il nuovo mercato del lavoro che avremo.
Se vogliamo un’economia competitiva, dinamica, tecnologica, innovativa, se vogliamo attirare investimenti in settori ad alto valore aggiunto, occorre certamente flessibilità in ingresso e in uscita: il modello del tempo indeterminato per tutti è probabilmente finito, un’eccessiva rigidità è negativa, rende meno produttivo il lavoratore, scoraggia le assunzioni delle imprese.
La flessibilità però aumenta la produttività, gli stimoli del lavoratore e la sua voglia di mettersi in gioco solo in presenza di due fattori: il rispetto dei suoi tempi di vita, della sua dignità professionale e la sicurezza/fiducia nel futuro.
Serve una rete di ammortizzatori sociali capaci di proteggere ogni lavoratore che si trovi in stato di disoccupazione o di non occupazione, garantendogli un reddito legato però alla formazione e alla riqualificazione, anche in azienda, così come succede nelle economie più evolute d'Europa.
Ammortizzatori e flessibilità devono andare assieme, affinché gli uni siano complementari all’altra nella creazione di un sistema virtuoso, competitivo e premiante, ma nella coesione e nella serenità sociale: la precarietà che nasce quando la flessibilità prevale sulle tutele, non è mai elemento di competitività e generatore di crescita duratura.
Credo che la soluzione stia nella flex-security, un sistema che è costoso nel breve termine (ecco perché destinare agli ammortizzatori una grossa parte degli aumenti contrattuali era per me estremamente saggia in questa fase), ma che può dare grandi risultati e mettere tutti gli attori, anziché uno contro l’altro, tutti dalla stessa parte nella grande sfida della competitività e della crescita economica; io continuerò a battermi su questa strada. Anziché discutere di qualche zero virgola di aumento o di quante ore dare in più di flessibilità, che oltretutto sono materie tipicamente contrattuali e di competenza delle parti sociali, o ancora di quali ulteriori forme contrattuali “creative” inserire (vedi outsourcing interno alle aziende), sarebbe bello che il tavolo unico iniziasse a ragionare su queste questioni “di sistema”. Spero che la pausa serva allo scopo.
lunedì 8 giugno 2009
Lavoro: tavolo tripartito, un brusco stop preventivabile
martedì 12 maggio 2009
Umiltà e mea culpa
di Mattia Guidi (AP)
La puntata di Report è passata, così come l'iniziale bufera giornalistica della carta stampata e dell'informazione in generale. Giunti ad oggi, ci sono due aspetti da cogliere, che evidentemente provengono o da interessi contrapposti o da punti di vista differenti. C'è un'opposizione che non comprende la differenza fra problemi politici e problemi giudiziari e strumentalizza ciò che in questi giorni ha investito
la nostra amata Repubblica, un comportamento veramente spregiudicato. Non tengono conto del fatto che tutti siamo amareggiati e tutti siamo colpiti da quello che è capitato. Non comprendono che questo loro modo di agire, che ricorda perfettamente quello dei precedenti governi, non fa altro che peggiorare la nostra posizione pubblica e l'immagine già sbiadita di San Marino soffre ulteriormente. Ma pare che questo a loro non interessi, l'importante è fare polemica e attaccarsi ad ogni appiglio per fendere il governo, non capendo che così colpiscono ulteriormente tutto il Paese.
Già la pessima figura che l'On. Stolfi ha fatto di fronte alle telecamere di Report, dovrebbe essere un valido motivo di vergogna per lui e per l'opposizione. E' veramente deprimente notare che nemmeno in situazioni di emergenza, la nostra politica abbia la capacità di essere unita e conforme ad un solo impegno ed obiettivo.
In contrapposizione a tutto questo "tam tam" di strumentalizzazioni e polemiche deleterie, c'è un governo che ieri ha convocato l'Ambasciatore d'Italia, c'è un'area politica che propugna la difesa senza mezzi termini della Carisp e del sistema così come oggi lo vediamo. Dicono che i cittadini sammarinesi dovrebbero "voler bene alla banca storica”. Francamente a me un'affermazione simile mi sa di "presa in giro", se permettete io posso voler bene all'Eccellentissma Reggenza ma non ad una banca, che resta un operatore economico. Ma vista la brutta figura che il Segretario Gatti ha voluto fare di fronte alle telecamere della Rai, così accompagnando il collega Stolfi, non mi stupisco più di niente ma insisto a volerne parlare nonostante la recidività della situazione.
Il governo annuncia che "esprimerà indignazione all'ambasciatore d'Italia" per ciò che Report ha mandato in onda su Rai Tre. Se la strategia è quella di negare "fino alla morte", questa è la strada. Ma, cari cittadini sammarinesi, quella mostrata da Report, a parte la faziosità, le imprecisioni e le stupidaggini – che pure ci sono state – è la realtà delle cose che non coinvolge tutta l’economia sammarinese ma che non è per niente estranea al nostro Paese. Uno dei punti più bassi di questa vicenda è che “non c'è niente di nuovo sotto il sole”, tutti conosciamo la situazione di San Marino, ma l'aria omertosa che si respira è paragonabile a quella di un quartiere camorristico”.
lunedì 12 gennaio 2009
Le frammentazioni del PSD
di Alex Righi
Coordinatore di Alternativa Giovanile
L' articolo apparso sulle pagine di tribuna nei giorni scorsi, sulla possibile frammentazione all' interno del PSD, provoca in me un sentimento di ilarità.
Sia perché le divisioni sono realmente presenti, sia perché proprio loro, durante tutta la campagna elettorale hanno inneggiato alla “coesione”, considerato caposaldo non solo di una forza politica ma anche di una forza di governo.
Le divisioni peraltro non riguardano solamente la parte democratica e socialista, ma vede ben altre frammentazioni.
Il partito e in generale i consiglieri, fanno riferimento a tre personaggi di spicco, Germano De Biagi, Paride Andreoli e Fiorenzo Stolfi, eccetto casi piuttosto isolati.
Oltre a questi personaggi, di indiscussa capacità politica, spiccatissima competenza nei più svariati ambiti ed elevatissimo spessore culturale, ritroviamo un residuo di quell' area denominata Democratica, utilizzata a livello di immagine come la parte non compromessa del partito, che nella sostanza non ha alcuna incidenza e che è stata decimata durante le ultime legislature.
Non mi sorprende il fatto che le frammentazioni emergano ed emergeranno proprio quando il partito dei socialisti e dei democratici si trova all' opposizione, lontano da quelle poltrone che hanno messo d' accordo tutti, Socialisti e Democratici, affaristi e idealisti della buona politica.
Il PSD è un partito capacissimo di portare avanti proposte, tipiche del socialismo liberale, come Casinò, liberalizzazione delle residenze e del territorio, potrei poi continuare per una legislatura intera.
Questa è la realtà del grande partito della sinistra, che senza poltrone e affari non può proprio stare; per fortuna non sarà il partito dei socialisti e democratici a dover risolvere il problema dell' ondata di furti nella nostra cara Repubblica.