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giovedì 24 dicembre 2009

EDITORIALE - Si chiude un annus horribilis, l’auspicio (ovvio e scontato, ma perentorio) è che il 2010 sia migliore


Cari lettori di San Marino Notizie, che il 2009 non sia stato un anno facile per gran parte del mondo occidentale, ed in particolare per noi sammarinesi, ça va sans dire. La nostra attività editoriale, come tante aziende del Titano, ne ha risentito. Ciononostante siamo riusciti a “sfornare” ogni giorno, puntualmente e gratuitamente, il “pane quotidiano” per i nostri affezionatissimi e voracissimi lettori (mediamente circa 1600 al giorno, con oltre 6500 pagine lette).

Notizie, commenti, rassegne stampa, interventi, riflessioni, qualche piccolo scoop, non senza fatica, sudore, impegno, abnegazione, accompagnati sempre dalla passione per il nostro lavoro, e per questo voglio ringraziare, anche pubblicamente, tutto il nostro staff, sempre all’altezza del compito, con la modestia e la perseveranza di chi sa di compiere un servizio non solo utile, ma indispensabile, a tutta la comunità ed al Paese.

La nostra testata si è sempre distinta per la strenua difesa della Repubblica, posta sotto assedio dai media italiani (e non solo). Ci auguriamo di aver, nel nostro piccolo, contribuito a salvaguardare i valori positivi che San Marino ha sempre veicolato: libertà, indipendenza, democrazia e solidarietà.

Ci auguriamo, altresì, di aver garantito, nell’espletamento di un servizio d’informazione libero ed indipendente, il più ampio rispetto del pluralismo, dando voce a tutti coloro che avessero avuto comunicazioni interessanti e selezionando nel modo migliore le informazioni apparse sia sul web che sulla carta stampata. Questa è infatti la nostra missione, e crediamo di averla rispettata con onestà e serietà, senza alcuna inclinazione al pettegolezzo e tanto meno alla manipolazione.

Anche per queste ragioni, forse, ci giunge davvero come una pugnalata a tradimento, la notizia recente di un affidamento da parte del Governo di un delicatissimo quanto impegnativo incarico: quello di attivare un servizio di ufficio stampa e relazioni con i media, affidato ancora una volta ad un’azienda italiana.

Sappiamo, per esperienza vissuta sulla pelle, che non possiamo più affidare questa sorta d’incarichi a chi sa poco o nulla della nostra storia, delle nostre istituzioni, del nostro corpo di leggi, della nostra vita sociale, della nostra cultura secolare, a chi non li conosce, non li ha mai vissuti dall’interno e, soprattutto, certamente non li ama come fossero i membri della propria famiglia.

Ancora più colpevole questa decisione se si pensa che in questo modo non solo si continua a non dare fiducia alle tante forze sammarinesi che operano nel settore dell’informazione, ma ci si ostinerà in questo modo a non farle crescere e maturare, come certamente ancora dovrebbero fare.

Dulcis in fundo, lo sperpero di danaro pubblico, di tutti noi, che si avvia, ancora una volta e in epoca di crisi, oltre confine, per servizi che forse non otterremo mai o al massimo di misera qualità. Si parla di 240mila euro, una cifra da capogiro che, da sola, basterebbe a sostenere tutta la libera informazione sammarinese, migliorandola nella qualità e nella quantità, facendola divenire essa stessa specchio della Repubblica per chi, dall’esterno, volesse sapere esattamente come stanno le cose, senza inventare ed improvvisare, come molti media italiani, anche autorevoli, hanno mostrato di saper fare.

Non entriamo, volutamente, nella disamina degli altri gravissimi problemi del Paese: non è nostro compito, ci limitiamo a monitorare il mondo dell’informazione, dal nostro osservatorio privilegiato. E da qui vediamo un altro “gigante dei bilanci” stentare a decollare e a rendere un servizio davvero libero ed utile ai cittadini. Mostra piedi d’argilla, e ancora una volta affidandosi ad una partnership italiana, il nostro servizio pubblico televisivo non potrà sperare né in una crescita qualitativa, né in quella d’investimenti e di proiezione verso l’esterno dei confini. Altre straordinarie occasioni per il nostro Paese che vanno sprecandosi. Un vero peccato.

In controtendenza, San Marino Notizie investe su se stesso, per crescere, per migliorare, per offrire servizi sempre più qualificati, utili ed interessanti.

Per il 2010 il nostro regalo ai lettori, la nostra novità (“news”, appunto, in inglese) è una veste grafica ed una struttura del sito rinnovati, modernizzati e migliorati. Speriamo siano di vostro gradimento e che possiate usufruirne le nuove peculiarità (tematizzazione per macro categorie, tags, possibilità dei commenti in diretta alle news, agenda eventi aggiornata quotidianamente ed altro ancora, che non vogliamo togliervi il gusto di scoprire da soli).

Noi, è vero, cerchiamo di offrirvi gratuitamente un servizio accurato e quanto più professionale, voi dal canto vostro, ci offrite, altrettanto gratuitamente ed accuratamente, la vostra fiducia di lettori affezionati ed attenti: ecco il connubio perfetto. Vi ringraziamo per questa vostra fedeltà e speriamo di poterla sempre ricambiare con la puntualità e l’equilibrio del nostro servizio.

Ma non ci dimenticheremo certo di ringraziare, in questo fine 2009, tutti coloro che la fiducia a San Marino Notizie l’hanno manifestata non come semplici lettori e non certo gratuitamente: ci riferiamo ai numerosi inserzionisti, i nostri veri, unici, generosi, disinteressati “mecenati”, coloro che, noi della redazione e voi lettori affezionati, dobbiamo in coro ringraziare per averci offerto l’opportunità, per un altro anno, di realizzare e fruire gratuitamente di un servizio al pubblico.

Mille e mille grazie ed auguri, quindi, a tutti coloro che in questi quattro anni hanno sostenuto e creduto, nelle diverse vesti e modi, in San Marino Notizie, l’augurio sincero ed affettuoso che il prossimo 2010 sia migliore per tutti, ma soprattutto per la nostra cara San Marino.

Il direttore

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mercoledì 24 giugno 2009

Lettera aperta al Direttore di RTV Carmen Lasorella

di Pier Paolo Guardigli - Direttore di SanMarinoNotizie.com

Egregio Direttore (o, se mi consente, gentile Signora), alcuni Suoi interventi, sia sulla stampa locale che sul sito della RTV, mi suggeriscono alcune riflessioni che vorrei sommessamente sottoporLe. Premetto che suonano come musica alle mie orecchie alcune Sue affermazioni, che per chiarezza e giovamento della ripetizione, estrapolo qui di seguito

“La San Marino Rtv, che ha una storia di quasi venti anni e le sue criticità, un bacino di emissione limitato, ma un organico esteso, (non sempre per necessità aziendali) sicuramente dovrà attrezzarsi per nuove sfide”. “Non si può pensare solo all’utenza sammarinese e in un linguaggio per iniziati. I fatti sammarinesi devono essere leggibili dall’esterno e il mondo esterno deve entrare a San Marino”. “L’informazione deve fare la sua parte: la denuncia, la vigilanza, ma deve sostenere anche i processi di trasformazione in atto. Inoltre, i grandi temi: i diritti umani, i cambiamenti sociali, per non parlare degli interrogativi etici e la sfida della solidarietà devono poter entrare nel dibattito anche di questa realtà. Non credo, che ampliare gli orizzonti significhi tradire la sammarinesità”.
Da membro del primo CdA della RTV, ruolo che mi ha offerto la grande opportunità di imparare molto e di sedere per alcuni anni a fianco di un grande giornalista a ‘Maestro’ come il Presidente emerito Sergio Zavoli, apprezzo la Sua ammissione di un certo affollamento, non sempre indispensabile, dell’organico aziendale. Mi auguro che sappia mettere ben presto mano a questo delicatissimo problema, ereditato più da una debolezza della politica che non di quella aziendale. Circa la criticità della modestissima estensione del bacino d’utenza, registro come la Sua intenzione di promuovere il satellite (strada che già tentammo di percorrere venti anni fa, ma senza successo) sia una proposta percorribile, oggi ancor più improcrastinabile ed interessante. Auguri.
Mi trova inoltre, caro Direttore, assolutamente solidale nell’impresa sisifica di aprire il mio paese al mondo ed il mondo al mio paese, anche attraverso il supporto di un’informazione matura e plurale. Credo che la Sua biografia professionale sia di assoluta garanzia di un successo su questa strada, quindi confido nella Sua capacità di far compiere ad RTV un salto di qualità significativo e tangibile, già nei prossimi mesi. Sebbene, mi permetta, temo che la condizione di monopolio della RTV non giovi affatto al percorso di crescita della pluralità. Comprendo che non è un Suo problema, bensì della politica e delle scelte di governo del paese, tuttavia anche su questa “criticità” auspico di sentire prossimamente un Suo autorevole e proficuo intervento. Oggi il nostro Segretario di Stato all’informazione ha espresso perplessità sull’effettivo pluralismo della carta stampata, dimenticando, ahimé, di esprimersi in merito all’informazione sull’etere: quantomeno sintomatico.
Mi permetto di suggerire una Sua maggiore attenzione allo strumento radiofonico. Temo, infatti, che la fruizione del canale televisivo sammarinese sia oggi piuttosto limitato alla fascia oraria dedicata all’informazione, testimoniando come il pubblico locale e limitrofo ritenga questa peculiarità più importante e significativa del resto della programmazione. Verrebbe da pronosticare una Sua intensificazione, da giornalista, di questo aspetto della programmazione, ma credo che saprà correggere questa Sua naturale vocazione. Sono invece persuaso che i nostri due canali radiofonici siano ampiamente sottoutilizzati rispetto al loro straordinario potenziale, e cerco di spiegarLe le ragioni.
Apprezzo il lavoro quasi ventennale dell’amico responsabile di quel settore, che già all’epoca delle prime trasmissioni seppe dimostrare la propria competenza e conoscenza dello strumento. Tuttavia trovo che la mancanza di un certo coraggio (lo definirei così) e l’assenza forse di nuovi stimoli professionali conducano ad un sostanziale immobilismo nella programmazione radiofonica. La radio, come sappiamo, ha un bacino d’utenza notevole e produce, per altro, anche interessanti utili pubblicitari. Il suo ascolto è consentito anche nei locali pubblici e nelle attività commerciali e professionali durante il giorno e durante il lavoro. Ha un potenziale straordinario soprattutto nel campo dell’informazione. Ecco, a mio avviso, gentile Direttore, questo “talento” è stato sotterrato, per dirla con la parabole evangelica, anziché essere propriamente investito e fatto crescere e maturare. Penso, ad esempio, alle programmazioni di radio come il canale Tre della Rai, con i suoi formidabili spazi informativi quali Radio Tre Mondo, una rassegna stampa di giornali e periodici stranieri, poi approfondita da ospiti e conduttori; lo storico Prima Pagina, che ogni mattina ci intrattiene con la partecipazione di un celebre giornalista (ogni settimana diverso) che sfoglia appunto le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali per poi commentarli con gli interventi telefonici degli ascoltatori; ma anche a Tabloid, dove sono le pagine interne dei giornali ad avere voce tramite intelligenti e simpatici conduttori, i quali accolgono mail ed sms dagli ascoltatori attenti; oppure al Faccia a Faccia, dove ogni settimana un giornalista diverso propone scambi quotidiani di opinioni sui fatti dell’attualità politica e di cronaca con ospiti illustri; ma pensiamo anche al mitico contenitore culturale di Fahrenheit, il cui coltissimo ed impeccabile conduttore storico (per altro, per pura curiosità, di madre sammarinese….) ci conduce attraverso percorsi librari straordinari; poi a trasmissioni dedicate al cinema, alla sacralità ed al religioso, alla lirica, ai radiodrammi, alla lettura di opere narrative, alla scienza, il tutto condito con ottima musica, non solo di origine ‘colta’.
Insomma, una straordinaria varietà di offerte, informative e culturali, sempre utili e talvolta superflue (ma è anche del superfluo che si dovrebbe nutrire la nostra conoscenza, come aveva ben intuito l’ironico Oscar Wilde), tanto per citare solo un canale dell’emittente ‘cugina’ Rai. Ma se volessimo ci sarebbero molti altri esempi, fra i quali uno dei più meritori è senz’altro il canale Radio 24, emittente del Sole 24 Ore, testata com’è noto di proprietà della Confindustria.
Ebbene, caro Direttore, con i nostri due canali disponibili, l’uno dedicato opportunamente alla trasmissione in diretta delle sedute del Consiglio Grande e Generale ed a una diffusione musicale di un pop di buona qualità, e l’altro dedicato a programmi di intrattenimento generalista, con forte impronta commerciale, la nostra radio sembra piuttosto scegliere un profilo minore, rinunciando alla missione di offrire un’informazione ragionata, approfondimenti, commenti giornalistici, con il coinvolgimento di altri giornalisti locali e non, contenitori culturali, programmi dedicati ad eventi significativi in ambito artistico, musicale, teatrale, cinematografico, tutti aspetti, per altro, di cui si può rintracciare una certa vitalità delle offerte sammarinesi, anche in ambito associativo e non solo della programmazione istituzionale.
Ritengo, infine, che oltre ad una corretta funzione informativa a 360° una programmazione radiofonica più attenta ed approfondita potrebbe assolvere anche a funzioni educative, per la crescita del livello generale dell’informazione sammarinese, stampa e web inclusi, e – perché no – per l’affinamento delle qualità di “radio ascoltatori” dei nostri concittadini, che troverebbero così nuovi spazi di partecipazione diretta.
Il mio è solo un modesto (e non richiesto) suggerimento, che le giunge però da un osservatorio privilegiato di un piccolo (che a San Marino poi diventa “micro”) editore, imprenditore della cultura e dell’informazione locali. La ringrazio per la Sua cortese attenzione.
Con una grande stima nella Sua persona e la riconoscenza per il Suo impegno nel mio paese, Le giungano i miei distinti saluti e la mia sincera cordialità.

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lunedì 25 maggio 2009

Ancora su Report: il j’accuse dell’Avv. Antonio Atria, già amministratore di Sogefin sa

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo la lettera aperta che Antonio Atria "da Castelvetrano" ci invia a commento di un pessimo modo di fare informazione, del tutto incline ad insinuare e mai propenso ad avvertire l’obbligo del cosiddetto ‘onere della prova’. La diffamazione, spesso, non passa in modo esplicito, ma in modo ben più sottile essa viene sottaciuta e lasciata intendere, come sospetto, come ipotesi, come dubbio, senza il conforto di alcuna dimostrazione. Questo è il giornalismo sensazionalistico che aborriamo e che non aggiunge nulla al patrimonio d’informazione dei cittadini, bensì toglie, sia in termini di dignità delle persone che in quello di credibilità di carriere costruite, con fatica e abnegazione, in anni e anni di serio lavoro. Questo è solo il giornalismo da dare in pasto ai soliti Censori della Morale Pubblica, ai soliti forcaioli, i quali vorrebbero che la democrazia si garantisse non con la partecipazione informata, consapevole e matura, ma più banalmente attraverso i processi mediatici sommari o addirittura per via giudiziaria. All’avvocato Atria vada tutta la nostra incondizionata solidarietà.


Egr. Direttore,
dalla improvvida iniziativa di un giornalista dedito al sensazionalismo a tutti i costi, mi vedo costretto ad una difesa che davvero non avrei mai immaginato di dovere sostenere.
L'immagine che della mia persona è uscita dalla trasmissione "Report" di domenica 10 maggio scorso, e che mi offende sia come uomo che come professionista, non soltanto è distante dalla realtà - e come tale gravemente lesiva della mia reputazione, tanto da obbligarmi a difendermi nelle opportune sedi giudiziarie - ma è forzata in quanto artatamente creata con l'unico scopo di provocare sensazione.
Il giornalista costruisce un assioma che potremmo agevolmente cosi riassumere: "le mafie raggiungono i paradisi fiscali", "San Marino è un paradiso fiscale", "a Castelvetrano in provincia di Trapani (terra di mafia) vive l'Avv. Antonio Atria", "l'Avv. Atria è amministratore di So.Ge.Fin. S.A.", "alla So.Ge.Fin. è stata revocata la abilitazione ad operare". Ergo: "l'Avv. Atria e Sogefin sono contigui alla mafia e per questa ragione operano a San Marino". Ed a nulla serve affrettarsi a precisare come fa "il giornalista" che "Sogefin non è accusata di mafia", essendo chiaro il fine cui tende il servizio e quanto si intendeva alludere ed ingenerare nel pubblico.
Ma essendo falsi i presupposti da cui parte il servizio è conseguentemente falsa la conclusione cui il paradigma costruito perviene.
Ma vediamo con ordine:
E' falso, in primo luogo che io sia mafioso o, anche latamente contiguo alla mafia!
Non ho parentele o amicizie con personaggi mafiosi!
Non li frequento né li ho mai frequentati!
Nemmeno li assisto professionalmente (ammesso che tale circostanza possa mai rappresentare un indizio di contiguità)!
Paradossalmente nemmeno vivo a Castelvetrano!
Al contrario, come sarebbe facile verificare, ho rapporti personali e professionali con il mondo dell'antimafia, con magistrati, docenti, sociologi, politici che della lotta alla mafia hanno fatto un carattere distintivo della loro vita e che io ho sempre ritenuto un esempio da seguire.
L'unica mia "colpa", poiché tale evidentemente "il giornalista" la ritiene (figurarsi se avesse avuto un qualsiasi altro appiglio!!), è esclusivamente di essere nato a Castelvetrano, circostanza che diventa un marchio con cui timbrare a fuoco di infamia tutti coloro che abbiamo avuto la ventura (o sventura) di nascervi.
Ma Castelvetrano non è soltanto (e con grande dolore) terra di mafia, ma è al contrario un paese contadino, operoso, dalla storia epica (la vicina Selinunte) sede di riferimento di scuole e licei che hanno formato tanti personaggi illustri, che si sono distinti nella storia per il pensiero e le loro azioni.
Penso a Giovanni Gentile, filosofo illustre padre della moderna riforma scolastica; a Gennaro Pardo, pittore moderno che ha caratterizzato la sua epoca. Penso all'ottima scuola di giudici, che da Castelvetrano hanno occupato ed occupano tutt'oggi le cariche più prestigiose della magistratura. Penso ai tanti castelvetranesi onesti che come me vivono con sofferenza il pregiudizio che il luogo di nascita frettolosamente ingenera.
Ma non è falso soltanto che io sia mafioso o contiguo, poiché è falso e calunnioso che nella mia attività di consigliere di amministrazione di Sogefin possa aver compiuto alcunché riconducibile o riferibile alla mafia.
Per il mio tramite (o soltanto in conseguenza della mia presenza), oltre che in assoluto, la Sogefin non ha mai intrattenuto rapporti con soggetti vicini alla mafia.
Come sarebbe facile accertare non ha un solo cliente siciliano (pur cosciente così di perpetuare l'odioso pregiudizio) né comunque riconducibile anche indirettamente ad ambienti mafiosi. Né le ragioni che hanno condotto al suo commissariamento (per quanto contestabili e tuttora sub judice per accertarne la legittimità) hanno mai avuto a che fare con addebiti di qualsiasi natura riconducibili direttamente o soltanto indirettamente a rapporti che hanno anche lontanamente a che fare con la mafia.
Devo sottolineare peraltro, e solo per chiarezza e completezza, che in Sogefin ho svolto sin dall'inizio il ruolo di semplice Consigliere di Amministrazione, per il quale ho ricevuto preventivamente il gradimento di Banca Centrale e non mi sono mai occupato delle attività tipiche, non ho mai avuto deleghe né aperto rapporti di qualsivoglia natura a chicchessia.
Le stesse operazioni segnalate da Banca Centrale erano state da me, dal Consiglio di Amministrazione e dal Collegio Sindacale, contestate all'Amministratore Delegato che le aveva compiute e gestite, il quale si è dimesso proprio in conseguenza dei nostri addebiti di responsabilità.
Daltronde frequento San Marino da tanti anni e nessuno tra le persone, i professionisti e le autorità che conosco (e dai quali forse mi sarei aspettato almeno un cenno di solidarietà) hanno mai avuto da ridire sulla mia persona o soltanto sulla mia provenienza geografica.
Ma che eco giornalistica avrebbe potuto avere una notizia che riguardava me e la Sogefin se ci si fosse limitati a riferire la realtà dei fatti?
A chi potevano interessare le sorti di una delle tante fiduciarie Sammarinesi, per di più una delle ultime autorizzate ed in fase di start up, indipendente, lontana da logiche di appartenenza?
Ecco allora che si monta il caso. Si dice, ma non si dice; si parla di Sogefin parlando della mafia, ma si dice che non è accusata di mafia; si fa menzione di un unico consigliere, guarda caso perché è nato a Castelvetrano, pur guardandosi bene dal dire che è mafioso, consapevoli d'altronde che mafioso non è.
Si dice che la società avrebbe avuto "non meglio precisati rapporti" con Giovanni Picciotto, ma non per se stesso, ma perché figlio di tale Francesco, che forse nel 1970 aveva frequentato un boss mafioso.
Continuiamo con gli assiomi ed i pregiudizi (dai quali questa volta non si sono sottratti i politici Sammarinesi pensando di dare noi in pasto alla stampa, senza rendersi conto di dare invece se stessi in pasto, offrendo uno spettacolo pessimo per mancanza di dignità ed amor proprio).
La Sogefin non intratteneva rapporti di non chiara natura con Giovanni Picciotto. La Sogefin non intratteneva rapporti di nessuna natura con Giovanni Picciotto.
Giovanni Picciotto ha i suoi interessi a San Marino (diversi da Sogefin) e so che nell'ambito di questi gode stima di affidabilità e serietà.
Ma anche a volere per un attimo dare per vero ciò che vero non è, quale rilevanza tale circostanza potrebbe avere ai fini della questione che ci occupa e tanto clamore ha sollevato. Conosco bene Giovanni Picciotto ed escludo con certezza che sia mafioso o soltanto vicino alla mafia.
In tanti anni, né in Sicilia né altrove, lo ho mai visto frequentare nessuno riconoscibile o soltanto riconducibile a fatti di mafia, o compiere alcun gesto o affermato alcunché che manifestasse anche solo un’indole che potesse accomunarlo alla mafia. Conosco meno il padre Francesco. Non mi risulta che sia mafioso, né sia stato mai accusato di mafia. So invece dei rapporti difficili che ci sono sempre stati tra i due.
Ma tutto questo cosa ha a che vedere con Sogefin, con San Marino, con i paradisi fiscali e con la mafia? La verità è che non ci può essere addebitato alcunché percé non c'è nessun fatto o atto che possa giustificarlo. La verità è che se fossi nato ad esempio a Milano, o chissà dove, non avrebbero fatto il mio nome come non hanno fatto quello degli altri consiglieri che siciliani non sono. La verità è che ci vuole tanto a costruire, ma pochissimo a demolire con il dubbio ed il sospetto.
Non lo accetto! E combatterò con tutte le mie forze e contro chiunque, a tutela della mia onorabilità personale e professionale.
Grazie per l'opportunità concessami.

Con stima,

Antonio Atria


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venerdì 6 marzo 2009

INFORMARE E DEFORMARE

Pier Paolo Guardigli - Direttore di www.sanmarinonotizie.com
C’era un gioco, quando ero bambino, che si faceva in gruppo, detto il gioco del telefono: si creava una catena ed il primo sussurrava una frase all’orecchio del secondo (talvolta un po’ velocemente per rendere il passatempo più intrigante), e così via, fino all’ultimo, il quale doveva ripetere ad alta voce la frase giunta alla fine della catena di orecchie e bocche, mentre il primo invece riferiva la versione originale iniziale; mai che giungesse la stessa versione, quella corretta.

LE 5 W
La comunicazione, ormai lo sappiamo, è una bestia dura da domare, e l’informazione (che ne è parte) ancor peggio, proprio come in quel vecchio trastullo infantile
Alcuni ritengono che per informare si debba avere una propria opinione ed esprimerla, a dispetto di qualsiasi obiettività (questo è il cosiddetto ‘giornalismo militante’, perlopiù fatto a scopo politico), altri ritengono che semplici ‘rumors’ (molto frequenti soprattutto nei luoghi di provincia come il nostro) siano un indizio sufficiente per costruire ardite ipotesi (il giornalismo ‘sensazionalista’, perlopiù fatto a scopo commerciale), altri si accontentano di un'accusa lanciata da chicchessia per imbastire trame segrete e plot intrigati alla C.S.I. (il giornalismo ‘forcaiolo’, perlopiù fatto a scopo giustizialista). Poi, purtroppo, c’è anche chi lavora solo per mettere zizzania o gettare fango, per invidia, per calcolo politico, per interesse economico e via dicendo. Insomma, ad ognuno la propria scelta, e anche qui a San Marino non ci facciamo mancare nessuna delle possibili versioni di giornalismo, tranne forse quello più tradizionalmente anglosassone basato solo ed esclusivamente sulle 5 domande delle doppie vù (what, who, where, when, why?).

‘SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA’
Certo, ogni giornale serio deve contenere anche gli spazi dedicati ai commenti (il redazionale, l’opinionista, ecc.) ma questo deve restare un’offerta aggiuntiva all’informazione tout court.
Proprio ieri, ad esempio, un giornaletto locale titolava in prima a caratteri cubitali: “PLAYSTATION TAROCCHE IL TITANO RIFORNIVA L’EUROPA”. Nel vederlo ho immediatamente commentato agli avventori del bar dove condividevamo il caffè del mattino e la prima lettura dei giornali, che in quel titolo c’era, a mio avviso, almeno un gravissimo errore, davvero imperdonabile: perché, infatti, colpevolizzare subito l'intero 'Titano'? Di sicuro quel titolo non era uscito dalle mani di un nostro concittadino e tanto meno di un estimatore della nostra Repubblica. Sono convinto che nel settore informatico sono tante le aziende oneste che operano a San Marino, dove magari ci si fa il ‘mazzo’ dall’alba a notte fonda per tirare su qualche soldo per le famiglie di chi ci lavora, con dedizione, con passione, con onestà. Allora perché condannarli tutti? Ma non basta: a seguito di quella notizia sensazionalistica e scandalistica è poi venuto fuori che la situazione a cui quel titolo si riferiva era ben più controversa e complessa di quanto veniva sommariamente denunciato. Insomma, non solo dovevano essere messe in campo tutte le giuste cautele nell’apprendere un'informazione da un comunicato stampa (per altro di parte), prima di gridare allo scandalo, ma soprattutto che bisogno c’era di fare di tutt’erba un fascio?
Bene, non mi dilungo, credo sia chiaro a tutti come si dovrebbe affrontare una materia così delicata come l’informazione, e quanto essere sbattuti sui giornali possa, in un modo o nell’altro, segnare una carriera, un’attività, un’azienda, perfino una vita, talvolta (si pensi, uno per tutti, al caso ‘unabomber’!).

I NUOVI EROI DELL’ANONIMATO
Ma il cinismo di certa informazione non tiene volutamente conto di questi aspetti deontologici, etici e morali, e si arroga il potere (il quarto?) di stilare le liste dei buoni e dei cattivi, dei bravi e dei filibustieri, degli onesti e dei disonesti, dei colpevoli e degli innocenti.
Figuriamoci poi se in questo ginepraio di disinformazione ci buttiamo dentro anche le cosiddette ‘fonti anonime’. Ecco allora spuntare in rete gli pseudo-blog, le chat, le false mail ai giornali e tutta questa spazzatura. E a sostenerlo è chi ha aperto, anni orsono, il primo blog sammarinese, ma con tanto di nome e cognome, e censura dei commenti anonimi che risultavano falsi, offensivi o palesemente etero diretti. Io ci avevo messo la faccia e mi sapevo assumere le mie responsabilità. Oggi quel blog (rsm.splinder) viene utilizzato solo per ‘rimbalzare’ nella rete San Marino Notizie (in versione leggera, di solo testo), ma non ho conosciuto più nessuno che abbia saputo assumersi le stesse responsabilità: oggi i fantomatici blogger sammarinesi sono tutti dei pavidi che celano le loro 'grandi inchieste' dietro eroici anonimati. Questa fuffa ha stancato tutti, e spero che anche le istituzioni (in primis il nuovo Segretario all’informazione) si decidano una volta per tutte a mettere mano a questa delicata materia e rendere operativo l’articolo della legge sull’editoria, negli anni sempre disatteso, che impone a quel dicastero di far crescere e migliorare le competenze degli operatori dell’informazione con mezzi adeguati.

COME SALVARSI DALLO TSUNAMI
Siamo davvero stanchi di vedere quotidianamente ‘DEFORMATA’ la realtà, con i vari media a disposizione, piuttosto che ricevere un’INFORMATA relazione sui fatti di cronaca, di politica, di cultura, di sport. Qualche operatore, per fortuna, ancora si salva, qualcun altro evidentemente ce la mette tutta con impegno e abnegazione, altri stanno faticosamente crescendo di qualità e serietà professionale; è a tutti loro che mi rivolgo, invitandoli a non farsi travolgere da questo immondo tsunami di approssimazione, dilettantismo, incompetenza, spesso malafede di troppi loro presunti colleghi.


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USGI Vs. Tribuna

Il comunicato stampa diramato ieri dall’Unione Sammarinese Giornalisti e Fotoreporter e la risposta nell’editoriale di oggi de La Tribuna. La nota dell’USGI: “Clan degli Alvaro ha interessi a San Marino”. La notizia, per cinque giorni pubblicata da “La Tribuna” nei giorni 25, 26, 27, 28 febbraio e 2 marzo 2009, risulta destituita di ogni fondamento. Lo ha affermato, dopo essere stato contattato direttamente, il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Roberto di Palma, che ha curato personalmente l’intera operazione che ha portato a diversi arresti.
“Non c’è nulla che riguardi San Marino in questa indagine”, ha affermato il procuratore.
Rispetto al titolo de “La Tribuna” di mercoledì 25 febbraio 2009: “Denaro sporco sul Titano: sgominata cosca calabrese”, il dottor di Palma ha affermato: “Mi sembra molto strano questo titolo, dato che non c’è nulla nell’indagine che riguardi la Repubblica di San Marino”.
Nei giorni successivi alla pubblicazione della prima notizia su “La Tribuna” si afferma ancora che: “una indagine della magistratura italiana ha portato a smantellare la cosca calabrese degli Alvaro che, secondo quanto è stato possibile appurare dagli inquirenti, avrebbe mosso alcuni affari illeciti tra Italia, San Marino e Croazia” (“La Tribuna” del 02-03-2009).
E’ lo stesso sostituto procuratore Roberto Di Palma a smentire ancora una volta la notizia: “San Marino non c’entra niente in questa indagine”.
Inoltre i giornalisti dell’Ansa di Catanzaro che si occupa della questione confermano che né in conferenza stampa, né attraverso altre fonti risultano coinvolgimenti di San Marino.
Stessa conferma arriva dai colleghi della Gazzetta di Reggio Calabria che ha seguito da vicino il caso.
Non risulta nulla né alla Gendarmeria del Titano, né al tribunale per quanto riguarda eventuali rogatorie.
Notizia smentita, dunque, e dannosa per la Repubblica di San Marino soprattutto in una fase così delicata della vita del Paese.
L’Unione Sammarinese Giornalisti (Usgi) si dissocia totalmente da questo tipo di comportamento che, oltre a creare danno all’intera categoria dei giornalisti e alla credibilità dei giornali, getta discredito in maniera del tutto ingiustificata su San Marino.
Dell’accaduto, da stigmatizzare, saranno informati anche i Capitani Reggenti, il Segretario di Stato alla Giustizia, il segretario di Stato agli Affari Esteri e quello all’Industria oltre alla Commissione di Vigilanza e le altre autorità competenti.

Il Direttivo Usgi
Comunicto Stampa



L’editoriale di Tribuna
Le pagelle dai nostri concorrenti

L’isolamento in cui versa l’Usgi, l’Unione sammarinese giornalisti e fotoreporter, da dove già da alcuni anni tutti i giornalisti della carta stampata hanno deciso di uscire (quelli presenti che sembrano appartenere a questa tipologia, hanno invece interessi professionali per lo meno altrettanto forti per altri tipi di media), ha portato questa associazione ad indagare su una notizia diffusa dal nostro quotidiano nei giorni scorsi. Si tratta delle infiltrazioni che una cosca malavitosa avrebbe nell’economia di San Marino. L’Usgi, il cui attuale presidente è addirittura giunto a denunciare un redattore di Tribuna e che ha contro il nostro quotidiano un astio ormai consolidato, ha per la prima volta nella storia del giornalismo europeo avviato una ricerca approfondita per capire se un’informazione data da una testata giornalistica sia esattamente comprovata dalle fonti locali (in questo caso si tratta della Calabria).
La tesi dell’Usgi si fonda sulle dichiarazioni di Roberto Di Palma, sostituto procuratore della DDA di Reggio Calabria e dei “colleghi” non ben identificati dell’Ansa e della Gazzetta di Reggio. Non sono le stesse fonti che ha invece ascoltato Tribuna: nel primo articolo incriminato dall’Usgi il riferimento è di questa natura: “E proprio su questo traffico rientrerebbe l’interesse sul monte Titano”. Nel secondo articolo citato dall’Usgi la fonte è molto ben identificabile. Si tratta di Orfeo Notaristefano, presidente dell’associazione italiana per la lotta alle mafie che dice: “E’ un riciclaggio che viene organizzato a San Marino. Ma a San Marino c’è solo una parte...”. Il terzo articolo riporta la dichiarazione del Segretario alla Giustizia, Casali che, ovviamente, conferma la tesi espressa da Tribuna. Passiamo quindi all’articolo pubblicato il 28 febbraio. Qui l’Usgi ha veramente “toppato”, Tribuna fa un riferimento del tutto marginale al clan della ‘Ndrangheta degli Alvaro, ma il pezzo è incentrato su alcuni acquisti di grossi fabbricati dietro i quali sembra si nasconda il denaro della Camorra. Ora occorre spiegare ai “giornalisti 007” dell’Usgi che la Camorra non è la ‘Ndrangheta, che le due organizzazioni sviluppano le loro attività in regioni differenti, che hanno modalità diverse di riciclaggio del denaro e, in questo caso, infatti i canali non sono quelli bancari, ma quelli immobiliari. Arriva così il quinto articolo incriminato dall’Usgi, quello del 2 marzo. Questa volta la fonte, ovviamente “trascurata” dagli investigatori dell’Usgi, è autorevole e facilmente raggiungibile, si tratta di Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, che collabora con la Repubblica di San Marino dai tempi del Segretario alla Giustizia Ivan Foschi ed oggi continua la propria consulenza con Augusto Casali. Fonti autorevoli anche gli stessi due Segretari alla Giustizia che espressamente richiesti sul fenomeno delle infiltrazioni malavitose, hanno sempre confermato.
Tutto ciò dimostra che purtroppo San Marino non ha un’associazione dei giornalisti, ma un’agenzia con strani compiti di investigazione che dovrebbe, come sta succedendo (grazie a Tribuna) per le altre del settore, essere sottoposta a controllo da parte del governo, perché svolge attività non comprese nell’oggetto sociale. Un’associazione che dopo aver allontanato in malo modo il vero presidente, ideatore e fondatore dell’Usgi (quella vera), è diventata l’orto esclusivo di pochi privilegiati.

Davide Graziosi
La Tribuna sammarinese


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venerdì 7 marzo 2008

Pazienza e umiltà

Ogni tanto bisogna avere la pazienza e l’umiltà di fermarsi a riflettere sulla nostra modesta condizione. Mi riferisco all’informazione locale, in particolare ai quotidiani di San Marino. L’aver deciso di realizzare ormai quasi tre anni fa SMNotizie, che altro non è che una rassegna stampa locale selezionata cui si aggiungono i comunicati stampa ufficiali ed i liberi commenti di alcuni lettori, ci offre un punto d’osservazione molto privilegiato sulla qualità del prodotto informativo locale.
Non intendiamo esprimere giudizi, ma solo offrire a questa paziente ed umile riflessione alcune considerazioni, partendo dall’eloquente caso delle copertine dei giornali di ieri. Ecco i titoli principali delle prime pagine:

MILIONI DI EURO NEI CONTI DEI POLITICI SAMMARINESI
[Con fotonotizia (sic!) di mazzette di denaro]

“SUL TITANO INVESTIMENTI DELLA ‘NDRANGHETA”
Il direttore dell’Antimafia di Reggio Calabria avverte: “Surplus di immobili saranno oggetto di verifica”

IN BUONI RAPPORTI
[Con alcune foto di Stolfi con D’Alema, Bacciocchi con Parrello e Riccardi con Zanichelli]


Siamo, purtroppo, abbastanza abituati a vedere in alcune prime pagine le foto di cassonetti bruciati, cani che mordono, gattini abbandonati e motorini scivolati sull’asfalto (magari fortunatamente senza alcun danno per il pilota), e capiamo che la cronaca locale è troppo spesso avara di fatti eclatanti (e per fortuna, diremo tutti noi), mentre i giornali devono riempire “comunque” le loro pagine. E passi; con pazienza ed umiltà ogni lettore è disposto a pagare questo prezzo per garantirsi un po’ di notizie locali in più ed una pluralità dell’informazione.
E poi ci sono le giornate come quella di ieri, in cui ogni giornale sceglie di aprire con una notizia diversa, data con la stessa evidenza grafica e fotografica, in tutti e tre i casi.
Il primo titolo che analizziamo (sui milioni depositati dai nostri politici in Liechtenstein), che attira davvero la curiosità di ogni lettore attento, rimanda direttamente ad un articolo all’interno, il quale si presenta con un’altra foto di mazzette ed una modestissima mezza colonna di una trentina di righe, dove le parole chiave, più volte ripetute sono: “pare che”, “sembrerebbe che”, “si parla di”, e dove i condizionali sostituiscono tutti gli indicativi, contravvenendo almeno ad una delle principali regole del giornalismo serio ed affidabile: eliminare tutti i “pare, sembra, si dice” e non usare mai i verbi al condizionale. Ma notiamo che su questa testata, invece, l’uso di questa coniugazione e di questi verbi è assai frequente e ripetuta.
Nel secondo titolo, invece, si sceglie di far leva sulla curiosità del lettore attraverso la frase virgolettata, che dovrebbe indicare una citazione e che provenendo dal direttore dell’antimafia di Reggio Calabria induce all’approfondimento. Così nella pagina interna si propone un’intervista, dalla quale alle insistenti domande del giornalista che pressa il suo interlocutore sulla possibilità di individuare un collegamento fra il surplus di edifici sfitti a San Marino e gli investimenti della mafia italiana, il saggio direttore non si fa sfuggire alcun commento compromettente, se non una frase del tutto priva di riferimenti oggettivi al nostro territorio ed alla sua eccessiva edificazione, ma molto più verosimilmente riferita al territorio italiano, unico su cui egli abbia una qualche competenza e giurisdizione, frase che per altro viene sibillinamente proposta come sottotitolo in prima pagina.
Finalmente veniamo al terzo titolo: molto laconico, che contiene non solo la notizia ma anche un implicito e sottinteso commento su un certo ‘disgelo’ nei rapporti che stanno nuovamente instaurandosi fra le repubbliche italiana e sammarinese, attraverso una serie di accordi bilaterali di una certa rilevanza, mostrati anche dalle immagini delle firme.
Effettivamente, a noi osservatori attenti dell’informazione, quest’ultima pareva l’unica vera notizia del giorno, che avrebbe meritato non solo la copertina ma anche un adeguato approfondimento interno. E non certo perché si debba fare da eco all’azione di governo (il quale sa farsi sufficientemente eco da solo, mentre alle ‘veline’ ufficiali ci pensa già RTV), ma perché questa era una notizia reale, cioè un fatto accaduto realmente e comprovato da dichiarazioni ufficiali ed immagini fotografiche, e che ha una rilevanza indubitabile sulla vita dei cittadini sammarinesi. E questo servizio è stato proposto, ieri, da un solo giornale su tre.
A onor del vero, il titolo del secondo giornale era accompagnato anche da un titolo di spalla che faceva riferimento, ma in modo assai meno rilevante, agli accordi suddetti. Ma anche la gerarchia di importanza che si dà ai titoli di prima pagina indica una scelta editoriale molto esplicita ed evidente a tutti i lettori.
Come abbiamo detto in apertura, non abbiamo nessuna intenzione di dare giudizi: non ce ne sentiamo né autorizzati né richiesti. Ciascun direttore e ciascuna redazione sceglie la propria linea editoriale e la propria strategia utile alle vendite. Ma, con pazienza ed umiltà, dal nostro osservatorio privilegiato ci piace riflettere e ragionare, augurandoci una crescita della qualità (e non solo della quantità) dell’informazione locale. Il sensazionalismo e lo scandalismo fanno di una testata quello che gli inglesi amano definire un modesto giornale tabloid: a ciascun quotidiano la scelta del proprio indirizzo, a ciascun lettore la scelta del proprio giornale preferito.

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