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mercoledì 23 dicembre 2009

E’ il momento dei fatti, basta con le alchimie e le strategie

di Paolo Forcellini - Lo Stradone

Ad un anno dalle elezioni ecco che già qualcuno soffre di astinenza dal potere. Gia’ come da dieci anni a questa parte c’è chi vorrebbe una nuova periodica crisi politica, con la caduta del Governo e con la propria risalita al ponte di comando. Una astinenza che logora , come ricordava ai suoi tempi l’amico di San Marino Andreotti , e che non fa dormire la notte per pensare le più strane strategie per raggiungere di nuovo quel potere la cui mancanza relega nell’anonimato . Da più parti, su certa stampa di parte si và dicendo che questo Patto per San Marino, che ha stravinto le ultime elezioni, come in Italia vinse il Popolo delle Libertà, sta vacillando e che è in fibrillazione. Una fibrillazione che viene da situazioni non politiche, non interne ma esterne .

Delta, Soplan, Cassa Risparmio, De Vizio, Stampa , Reporter, Anni Zero, non sono certo bazzecole di cui non farne conto. Vorrei vedere un altro Governo se avesse potuto sopportare un pari assalto mediatico e diretto , che ha usato certe armi e ordito da noti manager della grande finanza Milanese . Sarebbe da incoscienti non tenere conto di ciò e non entrare in fibrillazione. Ciò che invece non incide minimamente sulla compagine di Centrodestra sono le chiacchiere della opposizione di cedimento, di perdita di una o più pedine, o qualche voce di dissenso che intende uscire dall’anonimato per far sapere che lassù cìé anche lui. Da che pulpito ! Da chi di pedine ne perde quotidianamente , non ultime quelle che gli hanno frantumato la coalizione addirittura con ulteriori scissioni di una certa consistenza. E non fa’ tremare il Patto per San Marino neppure la caccia all’uomo che è stata aperta in questo ultimo mese, che non ha sortito a nulla lasciando il carniere vuoto ai cacciatori, che dovranno attendere la prossima stagione venatoria. Il momento è serio. I sammarinesi sono preoccupati. Lasciamo perdere le strategie ,lasciamo perdere le illusioni di potere. Il verdetto popolare è stato chiaro ed univoco.

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Governo al crepuscolo

Di Amilcare Barca

Il clima natalizio che dovrebbe in teoria rasserenare gli animi, e la prossimità del nuovo anno che dovrebbe essere di auspicio per prefigurare tempi migliori, non consentono ancora di far vedere la luce nell'oscurità in cui si trova avvolta la Repubblica di San Marino.
Nel blog, dei rapporti con l'Italia, ne abbiamo già parlato in più occasioni così come della capacità del governo anche a livello di persone che lo compongono. Abbiamo anche parlato a più riprese della crisi economica che continua a tormentare le imprese e di conseguenza le forme di occupazione. Abbiamo sviscerato in tutte le sue parti (probabilmente ce ne sono e ce ne saranno ancora) le vicende che hanno coinvolto la Cassa di Risparmio ed abbiamo affrontato il problema del rinnovamento della classe politica in generale. Chi ha scritto su queste cose, si è ritrovato più o meno su posizioni comuni e siccome a me piace provocare dibattiti voglio esternare questo mio pensiero, sperando che dalla mia riflessione (scusate l'immodestia) possa scaturire una nuova presa di coscienza.


Quello su cui non sono d'accordo è questo: il problema per San Marino non è il Segretario alle Finanze Gatti. Affermarlo, si farebbe torto ai suoi colleghi di governo. Provate a prenderli (i colleghi) uno per uno e fare un analisi delle cose che hanno fatto bene, di quelle che hanno fatto male e di quelle inutili (che sono la maggioranza). Provateci e vedrete che il vincitore non sarà Gatti. Posso essere d'accordo che la sua figura sia, per così dire, ingombrante ma se la società e la politica sammarinese non sono state capaci di rinnovarsi la colpa non è di quest'ultimo così come non è sua la colpa se la politica ha espresso figure mediocri.
Un'altra cosa su cui non sono assolutamente d'accordo è stato l'ordine del giorno sulla censura a Gatti. Le questioni politiche non si risolvono in questo modo e sembra che a Sinistra Unita l'esperienza dei loro omologhi italiani, scomparsi dalla scena politica, non abbia insegnato nulla.
Il governo è al crepuscolo e parlare di crepuscolo dopo appena un anno, legge di bilancio o meno, dice tutto.
Le elezioni sono prossime, a meno di un blitz sulla norma antiribaltone, e speriamo che la frenesia di trovare nuove alleanze non faccia dimenticare la modifica della legge elettorale perchè l'unico merito di questo governo è stato proprio quello di provare sul campo che questa legge non funziona.
Visto il periodo, colgo infine l'occasione di fare i migliori auguri di un Buon Natale e di un felice Anno Nuovo alla redazione di San Marino Notizie, ai commentatori, ai lettori e al nostro Paese che è quello che ne ha più bisogno.

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lunedì 21 dicembre 2009

Del cambiamento non c'è neppure l'ombra

De L’Infedele, su San Marino OGGI

Davanti alla grave crisi economica e finanziaria che sta attraversando il Paese, il governo aveva due possibilità di scelta. Poteva scegliere una politica nuova basata sulla trasparenza, sulla correttezza e sulla verità, facendo un rapporto pubblico sulla reale situazione della finanza statale; sullo stato delle banche, dei settori produttivi e dei servizi; sull’andamento del lavoro e dell’occupazione. In conseguenza dell’analisi, poteva far condividere ai cittadini le varie emergenze e indicare la strada da percorrere tramite un progetto per tirare fuori il Paese dai guai in cui è stato cacciato dai vari governi, compreso l’attuale. Poteva, al contrario, scegliere una politica vecchia, ancorata nel porto delle nebbie, fatta di annunci eclatanti, di attese miracolistiche, di auto esaltazione a sfondo populistico, di falsificazione della realtà, di grida a squarcia gola sul…governo meraviglioso.

Purtroppo il governo ha optato per la vecchia politica, per i vecchi metodi, per una narrazione favolistica molto lontana dalla realtà. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e la delusione è grande. I rapporti con l’Italia non sono mai stati tanto al ribasso al punto che non c’è neanche più il rispetto e che non è ancora stata sottoscritta la convenzione contro le doppie imposizioni, nonostante i 63 annunci governativi sulla imminenza della firma. La secretazione dei contenuti degli accordi, dai quali dipende il futuro della Repubblica, è un atteggiamento di stampo bolscevico che non prelude a niente di buono. La situazione occupazionale è molto preoccupante e il famoso tavolo tripartito tanto esaltato è rimasto senza gambe al punto che è scattato uno sciopero...gelato che il sindacato e il s egretario di Stato al Lavoro cercavano di evitare, ma che è stato voluto fermamente dal governo anche per un regolamento di conti al proprio interno. Il sistema bancario è stato tartassato con metodi sbagliati, con misure sbagliate, in un momento difficile dovuto allo scudo fiscale subìto dal governo senza battere ciglio e senza invocare la Convenzione del 1939. Anzi ha … scudato anch’esso con un prelievo forzoso ed esagerato nella fase più critica del rimpatrio di ingenti capitali. E poi, alla fine di tanta confusione, imperizia e improvvisazione si viene a raccontare che l’amnistia italiana non ha creato problemi alle nostre banche e che nessuna di esse ha chiesto aiuti finanziari allo Stato. Se fosse vero questo, sarebbe opportuno provvedere a qualche ricovero urgente. Veniamo infine alla finanza pubblica anche perché è la stagione dei bilanci e il bilancio dello Stato è una componente molto importante per il tenore di vita dei cittadini. Ebbene, il preventivo 2010, completamente privo di politica economica e di indirizzo finanziario, è stato decurtato del 15% per cui circa 100 milioni verranno a mancare il prossimo anno nella redistribuzione della ricchezza. A questo fatto molto negativo va aggiunto quello della propaganda del governo che fa sapere a tutti che il 2010 avrà un disavanzo di appena (!) 44 milioni mentre la realtà è completamente diversa. Il disavanzo statale è di 43.466.125 euro perché non viene coperto il fabbisogno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale che presenta un disavanzo di 25.654.700. Arriviamo così ad un disavanzo complessivo di 69.120.825 euro. Ma non è finita qui. L’articolo 5 della legge di bilancio autorizza il Cons ad accendere un mutuo di 1.500.000 euro. L’articolo 41 dà mandato al congresso di Stato di emettere un prestito obbligazionario o varare leggi di spesa, senza indicazione di importo, per finanziare alcune non specificate opere pubbliche fuori bilancio. Il disavanzo di certi fondi pensione è enorme. Le conseguenze finanziarie di una politica tariffaria disastrosa sono ancora da calcolare. È da valutare, inoltre, il fatto che i grandi tagli alla spesa corrente sono sicuramente velleitari per cui il disavanzo è destinato a crescere inesorabilmente. Siamo dunque oltre i 70 milioni per gli inguaribili ottimisti e oltre i 100 milioni per i realisti incalliti, per cui il percorso di un nuovo buco di bilancio è già tracciato all’insaputa dello stesso governo. Nella maggioranza, solo un consigliere ha letto e capito i bilanci approvati dal Consiglio. La vecchia politica trionfa e del cambiamento non c’è neppure l’ombra. Ma tutti i nodi verranno al pettine prima di quanto si pensi. Senza un progetto per una nuova San Marino e senza un totale rinnovamento, vedo nero, molto nero.

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venerdì 18 dicembre 2009

Sintesi del “Dossier Delta” pubblicato da La Tribuna

Il Dossier Delta ripercorre attraverso un’intervista a Mario Fantini i passaggi fondamentali della genesi del gruppo bancario, il più importante investimento mai realizzato con capitali sammarinesi in Italia. Sullo sfondo la crisi del sistema finanziario del Titano e le criticità del rapporto fra le autorità giudiziarie, finanziarie, amministrative e politiche delle due repubbliche.

Tre poteri contro San Marino

E’ stato sferrato il colpo al cuore del sistema economico di San Marino. Non è concepibile che sulla base di elementi amministrativamente importanti, ma privi del fumus del reato, sia possibile per una Procura della Repubblica italiana sottoporre a custodia cautelare 5 degli esponenti più importanti del più importante istituto bancario di uno Stato estero.


Se è legittimo che sia possibile indagare anche con la determinazione dimostrata dalle forze di polizia in queste ore, risulta del tutto inaccettabile che istituzioni di uno Stato estero possano destabilizzare l’esistenza della Repubblica di San Marino.
La partecipazione di Carisp nel Gruppo Delta è cosa nota da anni sia alle istituzioni sammarinesi che italiane e gli eventuali problemi di dominanza potevano essere risolti facilmente essendo Banca d’Italia perfettamente informata di tutti i passaggi di proprietà avvenuti fra i soci. Come è sempre avvenuto in casi analoghi in Italia, quando esistono questioni simili una procedura concordata e controllata di cessione delle quote risolve senza traumi le questioni.
In questo caso invece ‘qualcuno’ ha scatenato contro la Carisp e quindi contro San Marino, in quanto essa rappresenta la colonna portante del suo sistema economico, tre poteri, tutti altrettanto potenti da scardinare il sistema di controllo su una realtà economica che ha creato in Italia circa 1.000 posti di lavoro in pochi anni.
Tutto coincide, perché il provvedimento di Banca d’Italia che sospende i diritti di voto della componente sammarinese a pochi giorni dall’assemblea di Delta, i provvedimenti di custodia cautelare nei confronti dei vertici della Cassa di Risparmio che così non potranno difendere il patrimonio rappresentato da Delta, l’attacco fatto da Report una delle trasmissioni di inchiesta più seguite, che andrà in onda domenica prossima, fanno pensare ad una vera e propria azione concordata tesa ad un unico obiettivo: eliminare da Delta la presenza di chi le ha dato vita e cioè la Cassa di Risparmio.
Ma così facendo questo esercito che si è schierato sui campo, non sta attaccando solo una semplice banca, sta producendo una grave ferita, non solo di immagine, ad un Paese che teoricamente dovrebbe essere amico. Un attentato vero e proprio alla sovranità che deve trovare in qualche modo risposta. (…)

L’Agenzia di Stampa del Sole24Ore, Radiocor, indica come “Sopaf, azionista di Delta spa con il 15,95%, è stata informata che la Banca d’Italia ha avviato, nei confronti degli altri soci del gruppo bancario bolognese, un procedimento di revoca dell’autorizzazione a detenere le partecipazioni in Delta Spa e ha disposto in via d’urgenza la sospensione dei relativi diritti di voto Sopaf detiene quindi la totalità del diritto di voto nelle assemblee. Il provvedimento della Banca d’Italia colpisce la Cassa di Risparmio di San Marino, cui indirettamente fa capo il gruppo Delta, attivo nei prestiti, mutui, conti e leasing per famiglie e imprese. A seguito di un’ispezione in Delta, l’istituto di controllo ha rilevato rilevanti criticità su assetto proprietario, situazione tecnica, strutture organizzative e sistema dei controlli. Sopaf, che non ha rappresentanti nel consiglio di Delta, ha da tempo un contenzioso con la societa’ da cui ha chiesto il recesso”.
Una posizione questa che rasenta l’assurdo per cui chi possiede una quota di minoranza, in questo caso Sopaf, il cui legale è proprio Rayner Stefano Masera, candidato fino al mese scorso alla carica di presidente della Banca Centrale di San Marino, potrà nei prossimi giorni determinare le decisioni fondamentali dei gruppo che in pochi anni ha conquistato consistenti quote del mercato del credito al consumo in Italia. (…) Le due azioni, quella della procura e quella di Banca d’Italia determinano una strana coincidenza, per lo meno temporale.

E’ stata denominata “Varano” l’inchiesta che la procura di forlì ha avviato già da marzo 2008, ma i cui prodromi risalgono addirittura al 2004, che è sfociata nell’arresto di 5 dirigenti della Cassa di Risparmio. (…) La procura ha avanzato ipotesi di reato su 40 persone indiziate, ma il giudice Rita Chierici ha autorizzato solo 5 misure cautelari personali. Nomi in Procura non vengono fatti, quasi fossero tutelati dalla riservatezza e dal segreto, anche se ciò risulta del tutto incongruente col fatto che proprio nel momento dei 5 arresti fossero presenti non solo le telecamere della Rai, ma anche alcuni fotografi delle testate che escono a Forlì. Dopo Manfredi è il momento di Fabio Di Vizio. (…)

Il primo pensiero dell’ex amministratore delegato della Carisp va a San Marino e a ciò che è ancora possibile fare per rispondere al durissimo attacco contro il Paese.

“Occorre fare squadra, è questo l’unico modo per salvaguardare l’importante investimento che Cassa di Risparmio ha effettuato in Italia costituendo il Gruppo Delta”. E’ Mario Fantini che parla, ex amministratore delegato della Carisp di San Marino e presidente di Delta. In questi mesi tremendi in cui ha visto il suo mondo crollare improvvisamente, il primo pensiero non è per se stesso, ma per San Marino, per la Cassa di Risparmio, per tutto ciò che rappresenta in termini umani e patrimoniali il grande gruppo di credito al consumo, creato dal nulla a Bologna. “Il danno di immagine derivato dal duro attacco nei confronti del Gruppo Delta può essere contenuto solo se chi ha a cuore San Marino si unisce e mette in atto un comune progetto capace di rispondere con efficacia alla distorta idea, ormai venuta allo scoperto, di ridurre ai minimi termini il valore dell’investimento in Italia”. (…)
“Dottor Fantini – gli chiediamo – ma le procure non sono vincolate nella loro azione da precise norme di procedura che tutelano l’imputato, almeno fino a che non ne è stata comprovata la colpevolezza?”. La risposta è amara: “I diritti dei cittadini vengono calpestati soprattutto nel momento in cui le prove a carico non vengono individuate e quindi la strategia diventa quella di fare pressioni affinché tu possa confessare. Confessare cosa?!? Dovevo forse confessare che l’azione contro di noi è stata avviata perché ci siamo opposti ad una speculazione in borsa? Dovevo forse dire che il rispetto per il management di Delta rappresentato da Estuari, nasce sul
campo della capacità professionale dalla volontà e dal sacrificio tesi a conquistare un grande obiettivo?”. (…) Di fatto il giudizio è già espresso ed anche la condanna, sebbene il processo non sia ancora stato celebrato. A parere di chi scrive, il fatto che preoccupa in questa inchiesta è che il lavoro dei Pm piuttosto che essere teso alla ricerca di prove capaci di confermare il delitto, è piuttosto orientato a ricercare il delitto. Si perché proprio di questo si parla, di capire quale sia il motivo di tale e tanto accanimento nei confronti dei 5 amministratori di Cassa di Risparmio.
L’ipotesi di dominanza sul gruppo Delta deve essere comprovata, ma si tratta ancora di un’ipotesi che comunque di solito da adito ad interventi moderati di ammenda e ripristino. L’ipotesi di riciclaggio è ferma alle considerazioni sul furgone portavalori, su cui si è espresso l’organo più alto in grado di giudizio, la Corte di Cassazione. Nessun addebito è stato avanzato dalla Direzione Nazionale Antimafia che si è detto abbia esaminato il milione di assegni fotocopiati presso l’istituto Centrale delle Banche Popolari, assegni tra l’altro emessi su banche italiane dai loro clienti e quindi soggetti che hanno già subito a monte i controlli antiriciclaggio imposti dalla normativa. Le ipotesi di usura, ventilate mentre l’inchiesta stava ristagnando, sono state tutte confutate in quanto si riferivano all’applicazione da parte dei ‘recuperatori’ (agenti per il recupero dei crediti) di commissioni di qualche euro in aggiunta agli interessi previsti e fissati sotto la soglia.
Ora la novità si concentrerebbe intorno alla valutazione delle perdite su crediti che sarebbero, secondo i Commissari Straordinari, state sottostimate. (…)

Alla fine del 2006 in linea con gli accordi di Basilea II la legge italiana riconobbe la necessità di trasformare in gruppi bancari anche i gruppi che avessero nel loro seno banche in posizione non determinante quanto a rilevanza patrimoniale e incidenza sul giro di affari. La trasformazione per il gruppo Delta accelerava i tempi di un consistente aumento di capitale, già portato a conoscenza dei soci per le esigenze di crescita delle finanziarie nell’autunno del 2006 e sollecitato, sempre per Plusvalore e Carifin, da Banca d’Italia. Ciò acuì il contrasto con Sopaf che invece perseguiva il progetto (altamente speculativo e pericoloso) della fusione e della quotazione in borsa, osteggiava l’aumento di capitale e chiedeva la dismissione di Sedicibanca, fatto che avrebbe automaticamente consentito la rinuncia al gruppo bancario, ma non incideva - cosa che nessuno vuole ricordare - sull’aumento di capitale che doveva essere fatto anche in misura più consistente qualora il gruppo non divenisse a natura bancaria. “Dottor Fantini chiediamo poteva Sopaf opporsi alla ricapitalizzazione?”. “No. Esisteva fra i soci - racconta Fantini -un patto parasociale, denominato ‘Patto Delta’, condiviso da tutti gli azionisti, che obbligava a seguire gli aumenti di capitale sociale quando fossero imposti da norme di vigilanza o per il raggiungimento dei piani industriali”.
Il passo richiesto ai soci non era da poco: il capitale doveva aumentare di 230 milioni. L’amministratore delegato, Paola Stanzani, presentando il nuovo piano industriale al Consiglio di Amministrazione segnalò la nuova situazione e il conseguente obbligo di presentazione della domanda per l’iscrizione del gruppo all’albo dei gruppi bancari. Carisp e Estuari e i consiglieri di loro designazione, si dichiararono subito concordi a mantenere il progetto originario che comportava la patrimonializzazione e iscrizione. Iniziò un tormentato periodo di discussione consiliari in cui il consiglio deliberò di non aderire al progetto di fusione Linea-Ducato-Delta, e successiva quotazione, presentato dai consiglieri designati da Sopaf e Banco, e si arrivò a fine giugno all’assemblea che deliberò l’aumento di capitale sociale con il voto contrario del solo socio Sopaf. (…)


Questo era il clima che Sopaf aveva creato nella società fino a giungere alla violazione dei patti parasociali votando contro l’aumento di capitale. In quel periodo Luca Magnoni disse chiaramente che “Sopaf non avrebbe approvato l’aumento di capitale sociale e “segnalò” come, in questi casi sarebbe potuta arriva un’ispezione di Banca d’Italia”. La situazione aveva raggiunto limiti di contrapposizione assolutamente non compatibili con un clima necessario per la gestione di una società così importante, per cui il 19 giugno 2007, la Stanzani rassegnò le proprie dimissioni. Dopo di lei anche i consiglieri di nomina Cassa ed Estuari Magri, Renzi, Simoni e Casalini si dimisero. Si giunge così all’assemblea straordinaria del 29 giugno 2007 il cui compito era di decidere l’aumento di capitale con un consiglio dimissionario. Un’assemblea travagliata che richiese l’aggiornamento della seduta al 5 luglio. Infine l’aumento di capitale fu approvato con il solo voto contrario di Sopaf. Il 16 luglio i soci fondatori (Onda, Sie, e controllanti Estuari e Carisp) denunciarono a Banco e Sopaf la decadenza de patto parasociale dichiarando che erano venuti meno i presupposti dell’accordo e quindi, il 18 luglio, l’assemblea ordinaria con l’astensione del Banco e il voto contrario di Sopaf, nominava i nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione designandone 3 Estuari, 3 Carisp, e uno indipendente. In agosto Delta riceveva la comunicazione dell’avvenuta iscrizione nell’albo dei gruppi bancari. Il dado era tratto.

Fra i soci di Delta non esiste più alcuna possibilità di ricomporre lo strappo. Le idee sul progetto di sviluppo sono diametralmente opposte e il 18 ottobre 2007 viene notificato a Delta un atto di citazione in cui si asserisce l’abuso di maggioranza nella decisione per I’aumento del capitale sociale. Il 21 di novembre invece è Estuari a citare Sopaf in giudizio davanti al Tribunale di Milano per avere disatteso i patti parasociali opponendosi all’aumento di capitale sociale. E, il 29 novembre, entra i scena l’avvocato Guido Rossi che inoltra il suo, ormai famoso, esposto alla Banca d’Italia (esposto venuto a conoscenza degli interessati solo dall’esame degli atti di Forlì). Un documento di 17 pagine in cui l’avvocato porta elementi per dimostrare la tesi della dominanza della Cassa di Risparmio sul Gruppo Delta insinuando come alcune fasi fondamentali dell’evoluzione del Gruppo, in particolare la trasformazione in gruppo bancario, fossero decise preventivamente alle scelte effettuate dagli organi sociali e imposte a questi da una maggioranza (Carisp Estuari) che secondo l’accusa si sarebbe precostituita attraverso uno specifico patto non consentito dalle normali regole del diritto. L’accusa è che fra le due parti si sarebbe istituita una sorta di joint venture capace di avere il controllo di ogni decisione su Delta.
La partita si fa pesante. Guido Rossi è uno dei più potenti avvocati nel mondo della finanza italiana, uomo di grande esperienza, la cui professionalità viene utilizzata anche dal mondo politico per affrontare questioni di primaria importanza (il commissariamento della Federazione Italiana Gioco Calcio, è una delle più note), ma sopratutto è consulente del ministro Giulio Tremonti nella elaborazione del progetto che il ministro propone nelle sedi internazionali (il G20 in particolare) teso a fissare buone regole per la gestione futura della finanza mondiale, dopo i disastri prodotti dalla speculazione e dal conseguente crollo delle Borse valori. A questo punto il problema della Cassa di Risparmio si intreccia con l’ancor più complicato problema della crisi delle relazioni politiche fra l’Italia e la Repubblica di San Marino, che porterà alla fine del 2008 alla circolare di Banca d’Italia che non riconosce più l’accordo valutano in corso fra i due Paesi. (…)

Sta di fatto, ma di questo non è il Dott. Fantini a parlare, che l’influenza dell’avvocato Guido Rossi, le sue denunce presentate in alcune Procure (si dice Milano, Bologna e Forlì) e presso Banca d’Italia, a poco a poco fanno mutare il quadro dei rapporti delle amministrazioni italiane non solo nei confronti della Cassa di Risparmio e di Delta, ma anche dell’intera Repubblica di San Marino. Il primo degli eventi che si determinò fu l’avvio dell’inchiesta ‘Re Nero’. E’ il 7 gennaio 2008, un’altra figura importante della vicenda entra in scena, il Pubblico Ministero Fabio Di Vizio.

Gli inizi del 2008 vedono l’orizzonte di San Marino adombrarsi di nuvole sempre più dense. La tempesta inizia con l’inchiesta ‘Re Nero’ in cui i vertici di una banca sammarinese vengono sottoposti a restrizione delle libertà personali con l’accusa di svolgere attività bancaria in Italia senza autorizzazione. Autore dell’inchiesta il Pm Fabio Di Vizio che modula con capacità le accuse affinché i mezzi di informazione possano diventare la cassa di risonanza della denuncia dell’operatività dell’intero sistema finanziario sammarinese. Il fatto assume notevole rilevanza da un lato perchè lambisce nelle responsabilità alcuni ambienti della politica, ma sopratutto perchè provoca le dimissioni del Presidente della Banca Centrale di San Marino. Di fatto gli eventi giudiziari riguardanti singole persone fisiche o giuridiche, si trasformano in atti che mettono in discussione l’intero assetto delle regole, dei comportamenti e della classe politica sammarinese. (…)

lI 17 giugno 2008 la Repubblica di San Marino, con sette mesi di ritardo rispetto all’Italia (21.11.07), compie il primo passo verso il sistema della trasparenza, dando esecuzione alla direttiva dell’Unione Europea 2005/60/CEE in materia di antiriciclaggio. E’ in questa fase che le anomalie di funzionamento dei sistema finanziario sammarinese emergono e non trovano da parte della classe politica (ma anche da parte delle autorità finanziarie) la determinazione necessaria per recuperare i ritardi accumulati. San Marino sta vivendo l’ennesimo periodo di instabilità politica e fa slittare fino ad ottobre le decisioni fondamentali sui decreti attuativi capaci di rendere esecutiva la legge approvata in giugno. Il Moneyval apprezza l’impegno in termini di nuova legislazione, ma prima di cambiare parere richiede che le nuove regole producano effetti concreti. Intanto, in prossimità delle feste di Natale, arriva la sentenza della Corte di Cassazione che non riconosce la validità delle tesi sostenute dai Pm Di Vizio relativamente al sequestro dei furgone portavalori. (…)
“Dottor Fantini, il quadro di incertezza istituzionale non favoriva certo il decorso delle problematiche relative all’assetto societario del Gruppo Delta. Quali furono in quel contesto le reazioni dei Soci?”. ‘Al di là delle azioni presso i tribunali e Banca d’Italia, di cui abbiamo già parlato — dice Fantini — da parte dì Sopaf fu inoltrata una richiesta di recesso dalla società affermando che la trasformazione in gruppo bancario modificava sostanzialmente l’oggetto sociale di Delta. Solo in seguito Sopaf aggiunse la motivazione relativa al presunto dominio nella direzione dell’impresa”.
“Alla fine del 2008 quindi i due soci Sopaf e Banco avevano deciso di cedere le loro partecipazioni. Dottore quali decisioni adottaste nel merito?”. ‘Conferimmo mandato alla società Prometeia spa e alla Assi (Ambrosetti Stern Steward Italia) spa di individuare soci disponibili ad entrare in Delta sia per ricoprire il ruolo di enti finanziatori, al pari di ciò che stava facendo Cassa di Risparmio, sia per ruoli prettamente operativi. L’obiettivo era quello di collocare le quote dei soci che intendevano uscire da Delta, ed anche quelle parti che per effetto dell’aumento di capitale erano diventate di fatto proprietà di Sie (Carisp) e Onda (Estuari e Carisp), per ridare un assetto equilibrato alle partecipazioni”.
“Quali erano i valori intorno a cui si stava ragionando? Per intenderci, quanto valeva Delta all’epoca?”. “Prima dell’aumento di capitale la JP Morgan fece una stima sui moltiplicatori da applicare al capitate investito. La forchetta andava da 4 a 7 e quindi il valore poteva considerarsi prossimo agli 800 milioni dì euro. (…)

Il 9 novembre 2008 avvalendosi della nuova legge elettorale, il Patto per San Marino, composto da otto forze politiche, ottiene la maggioranza dei consensi e il mandato popolare per dare vita al nuovo governo. La bufera finanziaria imperversa. Il Moneyval decide il rinvio fino al settembre 2009 della decisione di togliere San Marino dalla procedura rafforzata, Banca d’Italia emana la famosa circolare che rende difficile la permanenza nel sistema dei pagamenti italiano, i rapporti della vigilanza italiana in particolare con l’Iccrea, sono tesissimi. I Pm di Forlì stanno decidendo come mettere in atto la loro strategia per avviare un’inchiesta a tutto campo. In questo clima si perfeziona la vendita della partecipazione del Banco Popolare che non crea traumi di sorta, se non quelli dovuti alla concentrazione di azioni Delta nelle disponibilità di Cassa di Risparmio e Estuari. Consapevoli del problema, la Vigilanza di Banca d’Italia viene costantemente informata dell’evolversi della situazione societaria tanto più che potrebbe profilarsi l’accordo anche per la seconda e più complessa acquisizione, quella delle azioni Sopaf. “Dottor Fantini, quali ostacoli si frapponevano all’acquisto delle azioni possedute da Sopaf?”. “Un ostacolo di natura sostanziale era che l’acquisizione avrebbe comportato un investimento “forzoso” di Cassa, che, come ricordo, avrebbe dovuto per patto con Estuari anche finanziare l’investimento fatto in Onda. (…) Sopaf chiedeva 70 milioni noi pensavamo, nell’interesse della Cassa, di poter offrire la stessa cifra concordata con il Banco e quindi non più di 40 milioni”. Una differenza sostanziale. (…)

“Dottor Fantini, il memoriale ‘Ghiotti’ ricorda che a dicembre si avviarono contatti che coinvolsero anche esponenti di primo piano del mondo politico. Cosa può dire a riguardo?”. “Le notizie che sono state diffuse sugli incontri non hanno bisogno della mia conferma. Sono i protagonisti stessi ad averle confermate più volte. Posso solo dire che a me non risulta il coinvolgimento di esponenti politici italiani’.Tutti si chiedono però, perché dovesse, in una trattativa privata, mettersi di mezzo la politica”. “Noi non eravamo disposti, anche per correttezza, ad effettuare la transazione oltre il prezzo riconosciuto a Banco — risponde Mario Fantini — dovevano essere fatti gli interessi della Cassa; in una trattativa un buon amministratore ha il dovere di comportarsi così”.
“A quanto ci risulta foste informati dei pericoli che la Cassa avrebbe corso nel caso non vi foste adeguati alle richieste di Sopaf”. “Le minacce sono sempre presenti quando un socio prettamente speculativo cerca d’imporre la propria soluzione. A queste cose eravamo abituati. Il compito restava comunque quello di proteggere la Cassa e agire in modo corretto’.
Perché allora ci chiediamo, la politica sollecitava un’altra soluzione? Pressioni vennero esercitate sul Presidente della Cassa, Ghiotti, che fu invitato a partecipare ad una serie di incontri romani e sammarinesi per tentare di convincerlo a presentare al Consiglio di Amministrazione della Carisp la proposta di acquisto per 70 milioni di euro. Sicuramente i responsabili della politica sammarinese erano stati avvisati della ‘potenza di fuoco’ che aveva scatenato l’avv. Guido Rossi presso le procure e presso Banca d’Italia e temevano che ciò avesse ripercussioni gravi sulla Cassa. Ma chiaro era anche il quadro entro cui ci si stava muovendo. Si trattava cioè di accettare o meno una sorta di forte pressione (quasi un ricatto?) per cui l’unico modo per bloccare le azioni contro la Cassa era quello di pagare il prezzo maggiorato.

Il prezzo non fu pagato e la bufera esplose. Ma i tentativi per convincere i dirigenti della Cassa non furono pochi e si protrassero per circa un mese fra dicembre 2008 e gennaio 2009, “Dottor Fantini, Ghiotti le disse delle richieste che gli erano state rivolte nel corso dell’incontro presso l’avv. Farina a Roma?’. “Il Presidente Gilberto Ghiotti promosse all’epoca un incontro con i Segretari di Stato competenti per fare il punto sulle proposte di cessione della quota Sopaf”. “Chi erano i Segretari competenti?”. ‘Finanze e Esteri”. “Quale era la proposta?’ “Venivamo rassicurati che molti problemi aperti sarebbero stati accantonati’. “Anche Forlì?”. “Anche Forlì!”. “Quale fu la vostra posizione?’ “Dicemmo che dovevamo portare la proposta in Consiglio di Amministrazione, ma il nostro parere era negativo. Non era abitudine del nostro consiglio prendere decisioni di natura economica per dare risposta a questioni di natura politica. Ogni cosa deve fare il suo corso e noi pensavamo che alla fine il diritto avrebbe prevalso. Inoltre non ci convincevano le modalità di pagamento”. “Cosa intende dire?’. Ma su questo delicatissimo aspetto il dottor Fantini preferisce non addentrarsi. Ci troviamo infatti con attori del contratto che vedono la presenza di un ente di fatto pubblico come la Cassa e dall’altro una società quotata in borsa come Sopaf; per entrambi i bilanci sono sottoposti a ferrei controlli da parte della vigilanza, dei collegi sindacali, e delle società di certificazione. Fare circolare anche un solo euro extra bilancio è praticamente impossibile.
Insistiamo chiedendo: “Chi le ha fatto la proposta sulle modalità di pagamento?’. Ma Fantini preferisce portare la discussione su un altro piano quello, ad esempio, che deve chiarire perché il governo di San Marino consideri questa vicenda come estranea all’interesse più generale del Paese e non abbia quindi mai preso una posizione netta per difendere la Cassa. “Se lo Stato si fosse fatto sentire in tutta la sua autorevolezza, - dice Fantini - molto probabilmente alcune ipotesi azzardate mosse contro la Cassa di Risparmio e contro l’intero sistema finanziario, non sarebbero state avanzate’.

I tempi erano però incerti. Il 5 febbraio San Marino per un soffio non venne estromesso dal sistema dei pagamenti. Le problematiche dell’adeguata verifica in regime di procedura rafforzata richiedevano il controllo effettivo delle banche italiane sulle banche sammarinesi quando queste dovevano effettuare una qualsiasi operazione. L’Aif (Agenzia di Informazione Finanziaria) si trova costretta ad emanare l’istruzione che di fatto consente la deroga al divieto di fornire informazioni bancarie quando una banca estera ne faccia richiesta per ragioni di adeguata verifica, di fatto l’impenetrabile segreto bancario sammarinese era stato violato. Solo agli inizi di aprile il governo riesce finalmente a nominare il nuovo Presidente di Banca Centrale, posto rimasto ingiustificatamente vacante per oltre 15 mesi. Ma intanto il G20 a Londra lancia la sfida ai paradisi fiscali e l’Ocse inserisce San Marino nella lista grigia. In questo quadro il management di Delta, conclusa positivamente anche l’ultima ispezione di Banca d’Italia, ritenendo improrogabile la necessità di definire il rapporto con Sopaf, invia alla Vigilanza italiana e sammarinese un rapporto in cui fa il punto di tutti passaggi intervenuti nella governance del Gruppo e chiede di individuare una soluzione per rendere possibile l’acquisizione delle azioni Sopaf affinché non si creino problemi relativi alla detenzione di quote in misura superiore alle percentuali consentite. La lettera è datata 23 marzo 2009 e rappresenta una prova concreta che né Cassa, né Estuari volessero esercitare il dominio su Delta. Gli eventi però precipitano e si giunge così alla notte fra il 3 e il 4 maggio 2009.
Banca d’Italia, negli ultimi giorni del mese di aprile 2009 comunica ai soci Onda, Sie e Mario Fantini la revoca dell’autorizzazione ad esercitare i diritti di voto nell’assemblea di Delta. Il 2 maggio Stefano EIli sui Sole 24 Ore scrive che al Gruppo Delta è stata revocata l’autorizzazione ad esercitare l’attività bancaria. La notizia è destituita da fondamento e pronta arriva la smentita dell’ufficio legale del Gruppo. Contemporaneamente l’azionista di minoranza Sopaf, per effetto della revoca dei diritti di voto ai soci fondatori, assume di fatto il controllo solitario del Gruppo e invia il messaggio ai mercati. E’ in quelle ore che la bufera si trasforma in uragano. Nella notte fra il 3 maggio e il 4 maggio, un esercito di agenti appartenenti a Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri, accompagnati da cameramen e fotografi, arrestano i vertici di Cassa di Risparmio ed eseguono perquisizioni a tappeto. Il 5 maggio la Procura di Forlì organizza una conferenza stampa a cui partecipano decine di giornalisti e i Pm tracciano l’intera teoria sui capi di imputazione “esercizio di attività bancaria abusiva e non autorizzata”, “riciclaggio”, “impedimento al controllo degli organi di vigilanza”. Contestualmente Banca d’Italia, a seguito degli arresti, decide il commissariamento provvisorio di Delta.
“Dottor Fantini, da parte di Banca d’Italia vi è mai stata rivolta una specifica accusa di dominanza nel controllo del Gruppo Delta?”. “Mentre per la Procura questa accusa era già certa fin da dicembre (gli ordini di cattura datati dicembre riportano già l’assunto) risponde Fantini — per Banca d’Italia tale posizione emerge come contestazione con diritto di replica, solo dagli atti notificati a Delta nei giorni precedenti all’arresto, non è stata certamente contestata negli anni precedenti in cui ogni evoluzione dell’assetto proprietario era stata costantemente comunicata”.
“La Procura di Forlì fa sul rapporto di dominanza e sull’esercizio di attività bancaria abusiva, uno dei cardini principali di accusa”. “Sull’accusa di dominanza — dice Fantini — si basa l’intero ragionamento di Sopaf per far sì che le decisioni assunte dall’assemblea che ha deliberato l’aumento del capitale, venisse revocata. Ebbene (e a questo punto Fantini fornisce un’informazione che nessuno fino ad oggi ha considerato) Sopaf ha perso la causa per la dichiarazione di nullità della delibera di aumento del capitale sociale”. Il 7 maggio (ma stranamente la sentenza è stata pubblicata in luglio) il Tribunale di Bologna ha dato ragione alla Cassa di Risparmio e ad Estuari. “Ma come — replichiamo noi — se uno dei motivi che hanno pesato sulla recente vendita delle azioni Sopaf è stata proprio la pendenza di tale causa e la decisione di revocare la denuncia nel caso la transazione fosse andata a buon fine?”. “Non credo che la Cassa — risponde - abbia dovuto sopportare un esborso maggiore per tale motivo, ma certamente Sopaf avrà esercitato pressioni per ottenere piena soddisfazione basandosi anche su una denuncia che ormai aveva già avuto un primo verdetto positivo”. (…)

Agli indagati sono stati revocati gli arresti domiciliari solo il 2 novembre 2009 e cioè l’ultimo giorno consentito dalla legge per protrarre un provvedimento teso a garantire l’efficacia delle indagini. “Dottor Fantini, come si spiega tanto accanimento nei vostri confronti?”. “Le persone arrestate il 3 maggio rappresentavano l’apice direzionale del Gruppo Delta e delle sue controllate. Con quegli arresti la magistratura ha di fatto reciso di netto ogni possibilità di contrapporre ai gruppi concorrenti una scelta, ma anche un punto di vista. Noi non abbiamo più avuto modo di comunicare con il nostro Gruppo e la campagna di informazione messa in moto, è stata diretta da un’unica voce, quella di chi voleva realizzare con Delta una grande speculazione”. Di fatto — diciamo noi — l’azione giudiziaria e ancor di più la campagna mediatica (sono stati centinaia gli articoli dei giornali italiani tutti volti a dimostrare tesi che poi, dì volta in volta, si sono rivelate più che deboli) influisce pesantemente sui valori in gioco determinandone una nuova redistribuzione. (…)

“Dottor Fantini, che ne è della norma Costituzionale sulla presunzione di innocenza fino a sentenza?”. La risposta in questo caso è forte e fa percepire un’enorme amarezza: “Io, noi, siamo stati già condannati, ci è stata inflitta la pena e la stiamo espiando. Se mai un tribunale arriverà a sentenza e dovesse, come è improbabile, attribuirci qualche addebito, non ci sarà pena che possa comminarci superiore a quella che ci stanno facendo scontare”. Effettivamente i vertici della Cassa di Risparmio coinvolti in questa triste vicenda hanno perso tutto quello per cui avevano lottato per una vita, compreso il lavoro. Un diritto anch’esso, costituzionale.

Il più importante investimento mai effettuato con capitali sammarinesi in Italia sta per essere cancellato dalle carte bollate della Procura di Forlì e della Banca d’Italia. La perdita patrimoniale sarà consistente. Un grande progetto industriale con enormi possibilità di sviluppo che in pochi anni ha conquistato il vertice delle classifiche di settore, in meno di otto mesi è stato trasformato in ‘azienda da salvare’. Forse, al momento giusto, arriverà il salvatore, ma a quel punto San Marino non potrà più dire nulla se non ringraziare chi per una manciata di euro si farà carico del problema. E’ avvilente che in un sistema di Stati dove il diritto dovrebbe prevalere, possano maturare le condizioni per un esproprio di simili dimensioni. E’ avvilente che ciò possa accadere senza che neppure un tentativo per opporsi all’evidente ingiustizia sia stato effettuato. (…)
E le istituzioni di San Marino? Zitte e immobili, quasi terrorizzate dal fatto che i partner (governo italiano, Banca d’Italia, Banca Intesa), possano disimpegnarsi e lasciare il piccolo Stato in braghe di tela. Ma come può succedere che in uno Stato dove il diritto alla proprietà è elevato a principio costituzionale, questo venga stravolto da pratiche giudiziarie dalla scarsa consistenza, da gestioni liquidatorie e il tutto condito da una connivenza delle testate giornalistiche che anche un bambino sa riconoscere per la loro parzialità? Come può succedere che gli organi di governo di uno Stato, seppur piccolo, piuttosto che protestare nelle sedi internazionali, la Corte Europea dei Diritti, prima di tutto, si tengano in disparte e subiscano l’aggressione senza chiedere “per lo meno” di avere un proprio garante che possa controllare la gestione di un patrimonio (Delta) che in parte appartiene ai sammarinesi?

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mercoledì 9 dicembre 2009

La tempesta


Di Giacomo Volpinari

Il veliero naviga tra i problemi reali mentre i capitani si fanno un black jack. Ci avviciniamo al 2010, definito dal “Capitan CAT” “hannus orribilus”, ed i problemi continuano a sorgere come onde e pian piano stanno affondando il veliero, senza che i capitani trovino soluzioni concrete per cambiare rotta realmente. Non passa giorno che San Marino non venga a trovarsi nel mezzo di burrasche da parte degli oceani giornalistici e mediatici sia interni che italiani e, in alcuni casi, persino internazionali.


L’immagine dell’ Antica Terra della Libertà si trova di fronte ad una campagna diffamatoria dalla quale sarà impossibile uscirne illesi. In questo momento di molteplici difficoltà causate sia da una parte della crisi economica mondiale che da un vicino che ha scelto San Marino quale escamotage sul quale spostare l’attenzione dei propri cittadini dai problemi interni, ciò che è ancor più preoccupante è l’inadeguatezza del sistema politico-economico sammarinese.
L’incompetenza di questi rappresentanti fa si che non sarà possibile guidare il veliero verso acque dolci, poiché l’interesse di quest’ultimi nella maggior parte dei casi, e non si può essere omertosi in tal senso, non coincide con quello del bene comune. Coincide esclusivamente con meri interessi personali e purtroppo questa teoria viene giornalmente confermata sia sulle varie testate giornalistiche e sia dal loro modo di operare.
Ci troviamo nel mezzo di una bufera ed i capitani hanno per loro casuale fortuna non solo utilizzato le scialuppe di salvataggio ma addirittura hanno incontrato uno yacht che passava di lì per caso e li ha ospitati ai suoi tavoli verdi in cambio di un po’ di collaborazione mentre coloro che rimarranno sul danneggiato veliero saranno costretti a subire tutte le conseguenze dovute alla negligenza dei primi.
Non è questa la politica, non è questa la democrazia e non possiamo nemmeno pretendere che da parte dei personaggi di cui sopra venga presa coscienza di questo… perché, se così fosse, non sarebbero ancora ove sono.
I cittadini sono gli Unici proprietari dell’Antica Repubblica della Libertà e non è giusto che sostengano i costi della non idoneità e dell’incapacità di alcuni, anche se un mia culpa è d’obbligo farselo visto che sono stati votati.
La politica è arte di ben altro livello morale e culturale che certi personaggi non saranno mai in grado di concepire e svolgere come volta al bene della POLIS.

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lunedì 7 dicembre 2009

I "Ladri di polli "...e i guardoni del Corriere

Di Giorgio Felici – Orgoglio Sammarinese

Questo scritto sul Corriere della Sera compare oggi 7 dicembre 2009, firmato da Mario Gerevini.
Continua cosi' il dispregio della Repubblica, delle sue piu' alte cariche dello stato, continua così la lotta senza esclusioni di colpi da parte di un editore , vicinissimo , anzi coinquilino, dei concorrenti acerrimi della Cassa Di Risparmio di San Marino e alleato con i "SOPAFIANI" che si vogliono prendere Delta gratis, patrimonio della Cassa di risparmio. Il Corriere Della Sera continua a dare spazio ai "mercenari" dall'accento antisammarinese, con un livore unico e condizionato dalla frustrazione perenne di sentirsi impotenti di fronte ad uno NONSTATO Italiano, che di fronte allo slogan meno TASSE PER TUTTI è diventato il paese dove l'erario è il più vorace dell'Europa del sud .

E' grave che si definisca anomalo ciò che solo qualche mese fà era normale , e cioè azioni legittime di fiduciarie, come d'altronde stanno facendo le fiduciarie italiane con le operazioni sullo scudo fiscale, anzi peggio le fiduciarie italiane stanno facendo rientrare denari illegittimi per l'Italia, che diventano legittimi con "l'aspirapolvere Tremonti". La Repubblica di San Marino continua ad essere sotto assedio mediatico e politico da parte di persone, media, politici italiani che come si dice da noi "son come il bastone del pollaio". Il paese và difeso , la classe politica sammarinese deve essere determinata a rispondere e a difendere i sammarinesi da questi attacchi meschini e vili , che alludono ma non dicono, che gettano ombre e zizzania ma non mostrano elementi di qualsiasi illegittimità. L'obiettivo è oramai chiaro , distruggere non la classe politica sammarinese inetta e incapace o collusa con poteri nascosti nell'ombra, l'obiettivo è cancellare dalla cartina geografica SAN MARINO , imponendo una trasformazione statuale, e iscrivendolo nell'elenco dei comuni italiani più disgraziati. Dobbiamo "ALZARE LA VOCE" , abbiamo il dovere di chiedere al governo della Repubblica, e al Consiglio Grande e Generale di denunciare agli organismi internazionali il "vile attentato" ai poteri istituzionali sammarinesi, perpetrato continuamente e assiduamente da organi di stampa italiani gestiti e teleguidati da interessi economici e politici . Se la classe politica sammarinese , di governo e non, non può , non vuole , o non se la sente , DEVE FARE UN PASSO INDIETRO , perchè questa è guerra aperta contro un paese che deve difendere la sua storia , la sua statualità, il suo futuro .

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mercoledì 2 dicembre 2009

La guerra


Di Camaleonte su San Marino OGGI

La prima arma usata dall’uomo è stata la clava poi si è passati alla lancia, alla spada, e all’arco. Arrivò quindi la rivoluzione della polvere da sparo sino allo scoppio della bomba atomica. A questo punto per tacita convenzione tra paesi civili ed evoluti economicamente, non potendo usare la bomba atomica, gli stati si dichiararono con tacito accordo le “guerre finanziarie” lasciando le bombe e le fucilate per i paesi del terzo mondo. Ecco che così l’America manda in default le sue principali banche e praticamente non paga più i debiti contratti con l’estero. L’italia ci ha dichiarato guerra e se fosse dipeso da certi suoi funzionari, avrebbero certamente adottato la soluzione terzomondista e ci avrebbe attaccato con i fucili


“datemi 400 uomini e sistemo San Marino” ma il Fine Tremonti (nel nome il destino di un uomo) ha fortunatamente optato per la guerra finanziaria, sicuro di vincerla date le proporzioni dei contendenti. Penso sia ormai assodato che anche se atipica, di guerra si tratta, e quindi San Marino deve adottare tutte le strategie che ci permettano di sopravvivere anche se sconfitti.
A mio modesto avviso, il primo provvedimento urgente da adottare, è di essere sicuri della fedeltà dei nostri generali alla Patria Chi sono i nostri generali? È presto detto. In questo tipo di guerra sono tutti gli alti funzionari dello Stato e come suol dirsi a titolo esemplificativo e non esaustivo provo ad elencarli
- Tutti i dirigenti di Banca Centrale
- Tutti i dirigenti dell’ufficio della AIF
- Tutti i comandanti dei vari corpi militari
- Tutti i magistrati del tribunale unico civile e penale
- Tutti i dirigenti dell’ufficio tributario
- Tutti i dirigenti e coordinatori delle segreterie di Stato

Come si fa in tutti gli Stati degni di questo nome a questi dirigenti si farà fare il giuramento di fedeltà alla nazione, giuramento che se violato dovrà comportare conseguenze sul piano penale oltre che civile. Oltre che un atto di impegno morale, tale giuramento costituirebbe anche una presa d’atto della sammarinesità dell’incarico ricoperto e se tale incarico dovesse comportare una incompatibilità con le proprie convinzioni o con la propria nazionalità qualora questa non fosse sammarinese, a malincuore accetteremo le dimissioni che sono sempre il male minore difronte ad una imputazione di “alto tradimento” che sinceramente non so se esiste nel nostro ordinamento, ma che una legge o un referendum potrebbe sempre introdurre.

Una abbraccio a tutti i sammarinesi e che San Marino ci protegga (e perdoni)

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lunedì 30 novembre 2009

Fine della Repubblica di San Marino?


Di Roberto Tamagnini – Sinistra Unita

Il Santo Marino è un’icona per tutti i sammarinesi, sia come figura religiosa, sia come figura mitica che comunque, per me laico, rappresenta pur sempre un momento d’inizio di sovranità, perpetuata fino ad oggi. Chissà cosa ne penserebbero dei nostri attuali, tremebondi governanti, i rudi guerrieri medievali che accorrevano a difendere la Libera Terra al suono ad martellum del campanone?
Oppure i dignitosi personaggi del 1739 che si fecero mettere a sacco la casa dalla soldataglia del Cardinal Alberoni, pur di non rinnegare la libertà?
O anche i coraggiosi che nel 1849 circondati da 7.000 Austriaci in armi, perpetuarono la libertà, pur dando scampo a Garibaldi?
O i generosi che, con le SS naziste in casa, ospitarono 100.000 profughi, difendendo comunque, nella seconda Guerra Mondiale, la neutralità e libertà del Paese?


Adesso invece si firmano accordi con l’Italia disastrosi per San Marino; all’articolo 3 si dice: “...accertamenti ispettivi congiunti o diretti...” non c’è limite quindi per la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza per il controllo su tutto il settore bancario, finanziario e assicurativo dell’intero Paese e non c’è l’irretroattività del controllo medesimo.

Potremo espanderci nell’area Euro, solo se graziosamente vorrà la Banca d’Italia.
Alla fine allora, sembra che siamo senza speranza di mantenimento del nostro benessere e di sviluppo; mancano ancora gli accordi sulle doppie imposizioni, sulla non retroattività dei controlli, sull’esterovestizione delle imprese, per cui bisognerà cercare di mandare a casa i nostri governanti e ricorrere a novene al nostro austero Santo, affinché ci preservi, alle quali aggiungo il mio pensiero laico di gratitudine, ma anche di indignazione per come vanno le cose.

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venerdì 27 novembre 2009

La Capitolazione della più antica repubblica del mondo


Di Amilcare Barca

La firma che è stata apposta in calce all'articolato dell'accordo di collaborazione finanziaria, dichiara senza mezzi termini, la resa unilaterale della Repubblica di San Marino.Il testo, tenuto segreto fino all'ultimo, non lascia adito ad alcun dubbio. San Marino perde la sua entità statuale. Lo aveva preannunciato un articolo giornalistico della settimana scorsa apparso su "Milano Finanza" del resto molto eloquente: San Marino se si voleva salvare doveva recepire nel suo ordinamento la disciplina bancaria e finanziaria come quella che si ricava dai testi unici italiani. Di fatto l'articolato dell'accordo prevede fra l'altro "lo svolgimento di accertamenti ispettivi congiunti o diretti". Significa che la Banca d'Italia potrà controllare le banche sammarinesi a suo piacimento.

Il passato lassismo normativo e dei controlli da parte sammarinese, compresa la scarsa fiducia riposta nei nostri governanti non poteva che farci arrivare a questo punto.
Non si trattava del dilemma del prigioniero e sulle possibilità di scelta che San Marino poteva avere, c'era solo una possibilità ed era questa. Il governo l'ha presa ed ora siamo diventati un protettorato italiano a tutti gli effetti.
Non passa inosservata inoltre la scarsa rilevanza politica data alla firma da parte italiana, nonostante l'aiuto dei componenti della commissione parlamentare affari esteri, dimostrata da un comunicato stampa del Ministero dell'Economia che suona come un epitaffio: "l'accordo riguarda solo la vigilanza bancaria e serve per incrementare la trasparenza del sistema bancario di San Marino." Quindi non cambia nulla, nessun vantaggio competitivo per l'economia sammarinese, manca ancora l'accordo sulle doppie imposizioni e soprattutto rimane irrisolto il problema dell'esterovestizione. Sembra di vedere un gatto che gioca col topolino.
Quello che però stupisce di più sono le parole dell'ambasciatore che ha avuto modo di dichiarare che "San Marino ha veramente amici sinceri in Italia e nei momenti piu' difficili lo hanno dimostrato". Caro Ambasciatore, se questi sono gli amici, non c'è bisogno del loro aiuto, siamo già abbastanza bravi a farci del male da soli

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giovedì 26 novembre 2009

Italianizzazione


Di MarcOne

Nelle piccole cose di tutti i giorni siamo costretti a subire procedure, modalità, metodi, usi e costumi che non sono i nostri, ma ci vengono semplicemente imposti dall'arroganza di chi si crede più evoluto. L'IVA è meglio della monofase secondo gli espertoni italiani e nostrani, senza conoscerne la filosofia diametralmente opposta: ogni giorno che facciamo un acquisto in italia paghiamo l'IVA che potremmo anche non pagare; le nostre aziende vendono/acquistano con l'IVA; le nostre aziende sono costrette ad avere un rappresentante in Italia per poter operare e perciò sono perseguitate dalla Finanza. Perfino se vogliamo allacciare il telefono vogliono un codice fiscale e ci emettono la fattura con IVA, le bollette e servizi della Telecom, Vodaphone, TRE sono con IVA e noi paghiamo senza motivo.

Il Codice Fiscale ci viene richiesto ovunque anche dentro il nostro territorio da compagnie italiane che operano in totale disprezzo delle normative sammarinesi e vogliono da noi un codice fiscale che non ha motivo di esistere. Così è per la partita iva, l'INPS ecc. La citazione della normativa sulla Privacy è sempre quella relativa al decreto italiano che non ha alcun valore a San Marino nè può tutelare in alcun modo. E così ci sentiamo dire: " mi dispiace ma serve il codice fiscale...Mi dispiace ma non posso fare nulla senza questo o senza quello". Le banche sono assolutamente infestate di tali procedure inutili e prone di fronte alla italianizzazione: procedure di manleva, firma di assunzione di responsabilità, vogliamo sapere dall'Italia se il soggetto è affidabile... Ma cosa diavolo volete da noi?Questa si chiama ingerenza nella sovranità, sono una serie di attività socio-culturali-pratiche messe in campo dall'Italia per piegare San Marino verso una italianizzazione che evidentemente deve partire dalle piccole cose, dal quotidiano affinchè tutto non solo sembri uguale, ma lo sia effettivamente e non ci siano distinzioni e differenze. L'altro giorno un comico ai microfoni di RTV ha fatto una battuta di basso profilo: " ma che Repubblica! San Marino è in provincia della Romagna". Vogliono omologarci in tutto. Ma noi siamo dei bambocci e ci piace farci irretire dalle patacate più clamorose e così anche il gergo giornalistico e quello politico assorbono lo slang italiano improprio e contro ogni nostra tradizione, nasce così l'autority, il collegio dei garanti della costituzionalità delle norme, la finanziaria, il parlamento, il ministero, le commissioni, il bipolarismo, fannulloni, evasione fiscale e chi si ricorda altro lo aggiunga pure. "I professionisti dell'antimafia" sono già nei nostri palazzi a raccontarci fantasiose storielle che il mese dopo evaporano come l'etere e poichè non riescono a risolvere i loro enormi storici problemi vengono a San Marino per insegnarci come si deve fare per rimanere impantanati per sempre nelle logiche del ricatto e del pentito ad orologeria, a richiesta, che canta quando è necessario e che si ricorda di aver incontrato Berlusconi o Prodi secondo chi è al governo.Pochi giorni il quotidiano MF esortava San Marino ad adottare le leggi italiane in materia finanziaria. L'Italia notoriamente non può insegnare nulla a nessuno in materia finanziaria e fiscale: il paese con il più elevato debito pubblico dell'occidente, con la tassazione che soffoca l'economia, la giustizia ingiusta e l'informazione oligopolistica RAISET, paese in cui mafia, camorra, ‘ndragheta spadroneggiano a tutto campo cosa vorrebbe insegnare a noi poveri montanari?Si dice che negli accordi parafati con l'Italia vi siano clausole addirittura peggiori di quanto si possa immaginare, senza alcun principio di reciprocità e dove subiamo ancor di più l'ingerenza italiana nei nostri affari di cittadini di uno Stato che grazie a questa maggioranza, ha deciso di non essere più sovrano, ma divenire un protettorato, svendendo ogni prerogativa all'Italia. I Reggenti si dice che non saranno ricevuti se non in forma privata e informale dal Premier Berlusconi. Ancora una ulteriore umiliazione contro un microstato che rappresenta una vera essenza delle differenze sul pianeta e che fondato da una comunità di fuggiaschi perseguitati, rischia di ricominciare da capo la sua storia. A Cipro in questi giorni i Piccoli Stati si sono fatti sentire, tutti denunciano un forte attacco dei paesi più grandi nei loro confronti, come se dipendesse dai Piccoli ogni problema che invece hanno causato i grandi con la crisi finanziaria globale e che i Piccoli subiscono ancora e maggiormente. Sembra, appare evidente ai più, che avere uno Stato snello e funzionante con leggi chiare ed essere benestanti sia diventato un problema di cui vergognarsi di fronte alla comunità internazionale. E invece, cari politici sammarinesi che avete le fette di prosciutto sugli occhi, è l'esatto contrario. Occorre andare a testa alta ed essere fieri di ciò che abbiamo fatto, nonostante siamo circondati da un popolo ottuso e retrogrado che si ostina ad alzare la voce con i deboli e sproloquiare senza poter dare buoni esempi di alcun tipo.Oggi ci sarà la firma di un accordo che comporterà gravi danni per noi e le generazioni future, San Marino rischia di scomparire, un accordo la cui firma è già di per sè un inizio negativo: il fatto che sia un ambasciatore a firmare la dice proprio lunga sul fatto che il governo italiano non abbia alcuna voglia di sottoscrivere autorevolmente un siffatto testo che eventualmente fra 3 mesi potrebbe anche essere stracciato e denunciato davanti alle corti internazionali poichè non ha alcun valore, in quanto, oltre ai già citati vulnus è stato firmato poichè San Marino è stato costretto a farlo: sotto ricatto della politica, dei Media, degli arresti sul suolo italiano di cittadini sammarinesi, delle pressioni di Polizia, Magistratura, con la Finanza ai confini, le spie dentro il palazzo e le microspie nelle sedi istituzionali e non solo, senza poter trattare alcunchè.

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venerdì 20 novembre 2009

Governo KO


Di MarcOne

Governo, dopo un anno solo parole e tanti KO al primo round.
Sembra un pugile suonato il governo, nonostante le magiorette (a dir la verità di scarsa qualità), i nani, gli effetti spettacolari, gli alibi e i soccorsi che arrivano da manca.
la lagna che chi c'era prima ha sbagliato oramai è roba stantia, puzza di bugie dei bambini e, a dire il vero, fra quelli che c'erano prima agli Esteri ricordiamo anche Berardi.
Il governo è partito con grandi proclami e ancora non ha portato a casa nessun obiettivo che abbia fatto cambiare idea all'Italia, ma anzi ha peggiorato le cose. I 13 accordi OCSE firmati hanno solo fatto arrabbiare di più Tremonti e la UE per voce del suo stesso commissario, circa la qualità e questa è una sconfitta politica e tattica di un governo che viaggia a fari spenti nella notte.


Un Segretario di Stato con un minimo di tattica appunto si sarebbe messo al riparo subito dalle possibile critiche firmando subito con 2 paesi che pesano e non con le isole vatteleapesca e paradisi fiscali che hanno compromesso ulteriormente l'immagine e la credibilità. Un grave errore politico. Degli accordi parafati con l'Italia si dice un gran male, anche i consiglieri di maggioranza si inalberano di fronte a tali cedimenti senza contropartite alcune e, sopratutto, senza che vengano risolti i nodi più importanti fra cui quello dell'esterovestizione. Nessun argine contro un Italia debordante, impicciona e arrogante sia politicamente, sia diplomaticamente. Non parliamo poi del rapporto con i Media totalmente naufragato fra ceffoni, smentite e attacchi senza motivo.
Gli scandali e le truffe che affiorano da subito con l'implicazione nel caso Delta Carisp di un Segretario membro di governo che andava a Roma per trattare con gli acquirenti e che parlava anche a nome di chi non poteva.
Ma il tracollo sui Giochi d'azzardo rappresenta la bugia più grande e forse migliore di un governo che non rispetta nemmeno il proprio programma, come al solito. Si doveva verificare una moratoria sui Giochi, mentre si sono fatte leggi per allargare le possibilità, istituendo per Decreto nuove tipologie di gioco ed elevate le puntate. Si trasferiranno le sedi per l'ennesima volta e per l'ennesima volta verrà gabbato il Santo dai soliti politici-faccendieri con buona pace di tutti quelli che credevano nella purezza di AP, la quale non solo accetta le scelte degli alleati ma è essa stessa a proporre dove mettere i propri uomini nei centri di potere e controllo.
La grave crisi di governo è confermata anche dalla situazione delle Telecomunicazioni e del Lavoro: nessuna soluzione utile al paese è stata implementata ed anzi le cose sono peggiorate e peggioreranno ancora visto che oltre all'utilizzo della cassa integrazione altro non hanno saputo fare. La PA e l'ISS sono elefanti senza controllo e senza riforma che il governo non ha avuto il coraggio di fare. Quanto al passaggio al sistema IVA caldeggiato dalle imprese (quali?) si dovrebbe invece affrontare radicalmente il discorso sulla opportunità dell'ingresso nella UE alla pari di tutti, con le dovute deroghe ed eccezioni si aprirebbe davvero la porta ad un nuovo modello di sviluppo. Quello che stanno facendo adesso governo e maggioranza è un supervecchio modello di sottosviluppo che porterà al crac finanziario, ad un buco enorme di bilancio, alla disoccupazione, alla involuzione, al clientelismo sfrenato per un pugno di voti, ma ciò che è più grave è la riduzione della Repubblica di San Marino a protettorato dell'Italia che ci potrà imporre cosa fare e cosa non fare. La sovranità svenduta per accordo con il cappello in mano davanti agli arroganti Ministri italiani rappresenta l'immagine peggiore di un geverno più volte irriso davanti alle telecamere di tutte le TV come accadde al Meeting.
Per tutte queste ragioni gli appelli del PSD e tutti coloro che le condividono sono veramente puerili: tutti insieme? Questa è politica da bar! I governi si assumano le rispettive responsabilità, così come la maggioranza che sostiene un governo che viola il programma approvato e voluto da tutti i partiti, le minoranze facciano di tutto per ribaltare con la forza delle idee ciò che non è giusto per San Marino. Fate politica, non gli inciuci; fate politica e non vendete ciò che non sapete vendere.

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giovedì 19 novembre 2009

Il ruggito del topo


di Luigi Lonfernini su La Tribuna Sammarinese

Negli anni cinquanta un piccolo staterello, posizionato nelle Alpi Bavaresi, si era venuto a trovare in difficoltà economiche ed il Principe ed i suoi ministri non avevano soluzioni per uscire dalla crisi. Il primo ministro, dopo avere esaminato varie proposte, ne esaminò una che riteneva interessante e subito la sottopose all’attenzione del Principe: per superare la crisi si poteva dichiarare guerra agli Stati Uniti D’America; il Principato l’avrebbe certamente perduta e di conseguenza gli States sarebbero stati costretti a mantenere il piccolo Stato.
Era la filosofia che percorreva l’Europa in quegli anni e cioè gli Stati Uniti vincitori si apprestavano a sostenere l’Europa per superare un disastro provocato dalla pazzia di alcuni uomini, pazzia che purtroppo molti, troppi Europei avevano condiviso (con la u minuscola in quanto non meritano di essere collocati dentro il genere Umano).

Questa in sintesi la trama di un film che ebbe scarso successo. Le lungaggini diplomatiche e burocratiche nella vertenza con lo Stato Italiano stanno mettendo a dura prova il nostro piccolo Stato; da una indifferenza generale o per meglio dire da una situazione di attesa composta, i Sammarinesi stanno assumendo una posizione più attiva e preoccupata per le sorti economiche del Paese.
Alcuni Sammarinesi sono usciti anche allo scoperto mettendo insieme una sorta di protesta davanti l’Ambasciata Italiana; pochi volonterosi che comunque hanno dimostrato che la popolazione non è indifferente alle vicissitudini che hanno coinvolto l’economia del Paese in tutti i suoi settori.
Mi viene spontanea una riflessione: tutti sono consapevoli che l’atteggiamento negativo dell’Italia nei nostri confronti non è di oggi, né di ieri né di passato ieri, ma risale ad anni addietro quando chi aveva delle responsabilità di governo ben precise non ha saputo interpretare in maniera corretta che i rapporti di buon vicinato si stavano sfilacciando a seguito di situazioni interne nostre che permettevano tutto ed il contrario di tutto e quindi non sono stati in grado o non hanno voluto cogliere i segnali che ci pervenivano dall’esterno per cambiare.
I sitin davanti ai Palazzi del potere erano necessari anche allora per fermare condotte ed atteggiamenti che stavano trascinando il Paese in situazioni che poi non è stato più in grado di governare o che non ha voluto governare per convenienza o per altro.
Quando un piccolo Paese (Stato ) quale era San Marino e quale è oggi, senza risorse, sottoscrisse la convenzione con l’allora Regno d’Italia, certamente le parti contraenti erano ben consapevoli del peso specifico politico che ciascuna riusciva a mettere in campo.
La convenzione fondava le sue motivazioni su una generica reciproca assistenza che le parti si assumevano, ma era evidente che ciò avrebbe giovato, in particolare, nelle relazioni, di qualsiasi tipo e natura, comprese quelle commerciali, a San Marino poiché inevitabilmente qualsiasi attività intrapresa avrebbe coinvolto il territorio Italiano: movimento di persone, interscambio commerciale ecc.
Dal 1939 le relazioni tra i due Stati si sono svolte, tranne in alcuni brevi periodi particolari e con motivazioni di natura squisitamente politica, nell’assoluta e reciproca fiducia, nei limiti che la natura ha imposto e nel rispetto dei ruoli; la statualità di San Marino comunque era riconosciuta a pieno titolo e pertanto il suo ruolo internazionale veniva garantito.
Il rapporto di buon vicinato, che sta alla base, ripeto, dei rapporti con l’Italia, è cominciato ad incrinarsi a metà degli anni novanta allorquando sono cominciate le prime avvisaglie della Guardia di Finanza Italiana a seguito di certi comportamenti nell’interscambio commerciale, ritenuti non corretti o per lo meno non in linea con la politica di buon vicinato che le condizioni storiche e convenzionali avevano imposto alla vita interna di San Marino nello svolgimento delle sue attività imprenditoriali che, necessariamente, si rivolgevano poi verso il mondo esterno.
A quel punto la politica di San Marino, in riferimento allo sviluppo della sua economia, è divenuto sospetto, con la conseguenza che tutto il mondo imprenditoriale, compreso quello bancario e finanziario, è stato sottoposto a pressioni dall’esterno mettendo in discussione anche rapporti ed attività che le imprese di San Marino avevano da sempre svolto.
E’ bene chiarire che San Marino non ha avuto mai problemi nello sviluppare le proprie attività imprenditoriali ed in particolare quelle commerciali, in quanto tutte le attività venivano e vengono regolate, al suo interno, in riferimento ai propri interessi ed in base alle proprie leggi: è stato il comportamento di soggetti, troppi, che sono andati oltre nell’interpretare (si fa per dire) le reali potenzialità che il Paese metteva a disposizione ed i limiti, anche non scritti, che la situazione imponeva .
Le convenzioni che si sono succedute a quella del 1939 ed in particolare quella del 1972, miravano effettivamente a dare la possibilità a San Marino di svolgere attività nel rispetto di regole anche non scritte, ma che certamente lo ponevano in una posizione di privilegio, concessagli, di proposito, proprio per dare la possibilità di accrescere un potenziale economico che non aveva e quindi per attrarre capitali e risorse umane per uno sviluppo ordinato dell’economia del piccolo Paese.
Purtroppo il potenziale concessoci, è stato sviluppato in maniera eccessiva ( termine eufemistico), andando a rompere equilibri che hanno messo a repentaglio non solo la nostra economia ma anche quel rapporto di buon vicinato che era e deve tornare ad essere la filosofia che sta alla base di ogni rapporto tra i due Paesi recuperando quella fiducia che, da sempre ed in particolare dall’Unità d’Italia, ha ispirato la politica nei loro rapporti.

A conclusione se da una parte condivido gli sforzi del Governo per recuperare credibilità e quindi per abbattere tutte le barriere che sono di ostacolo per un recupero dei rapporti tra i due Stati, ritengo doveroso rimarcare che l’atteggiamento del Governo Italiano, allo stato delle cose, è incomprensibile: temo e non comprendo i motivi fino in fondo, che quella fiducia, che ha regolato i rapporti di buon vicinato, sia ancora sottoposta a verifiche con grave danno per il nostro Paese.
Perdurando questa posizione da parte dell’Italia, non ci resta che mostrare i muscoli (si fa per dire) a costo di farci rompere tutte le ossa per poi, zoppicanti, con la mano tesa e con il cappello in mano chiedere di dare sostegno ad un Paese che certamente non merita per la sua Storia di essere trattato da accattone. Forse sono andato oltre le righe, ma l’amarezza è grande.

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lunedì 16 novembre 2009

Dove va la Repubblica di San Marino?


Di Roberto Tamagnini

Io sono un vecchio sammarinese, d’età e di cittadinanza, infatti un mio antenato entrò a San Marino nel 1798.
Dunque io sono visceralmente affezionato a questa antica Repubblica che oggi è in pericolo.
Dobbiamo difendere la sovranità della più antica Repubblica del mondo dagli assalti dei prepotenti e degl’incapaci che oggi, come sempre, hanno attentato e attentano alla nostra indipendenza.
Le questioni economiche e le grandi organizzazioni internazionali ci stringono d’assedio, grazie anche ai nostri errori ed alla nostra scarsa lungimiranza.
Io sono disposto anche a ridurre il mio tenore di vita, pur di mantenere libera questa antica Terra, non voglio insomma che diventi un protettorato dell’Italia.


L’attuale Governo sta per firmare, non si sa quando, accordi a senso unico con l’Italia, senza nessuna contropartita per noi e senza avere prospettive di mantenimento e sviluppo che non siano la casa da gioco e la vendita di residenze e appartamenti.
Non voglio che si ammaini la nostra bandiera, non voglio la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza in casa nostra, ma voglio invece difendere strenuamente la sovranità di questo fazzoletto di terra, correggendo i nostri errori e solidarizzando ancora una volta fra di noi.
Vedremo se conteranno di più il denaro o la libertà.
Essere sammarinese è contemporaneamente un’idea e cosa concreta, difendiamole allora entrambe.

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mercoledì 11 novembre 2009

Fumus persecutionis


di Pier Paolo Guardigli
Recentemente sono passati un paio di servizi su RTV in cui Mario Fantini si è tolto diversi sassolini dalla scarpa, chiarendo molto bene la posizione della Carisp e del suo gruppo dirigente. Ritengo che questi due importanti passaggi televisivi non siano stati raccolti con la sufficiente attenzione né dalla nostra politica né dalle istituzioni finanziarie, e temo di capire il perché.

Fantini, infatti, ha lanciato diverse frecce avvelenate col suo arco potente, sia verso il sistema giudiziario italiano, sia verso i rapporti tra Banca d’Italia e San Marino, sia verso la stampa locale sia, infine, nei confronti dei responsabili politici del nostro Paese. Ma vediamoli assieme più approfonditamente.

Anzitutto la breve cronistoria, che prendo a prestito dal bel servizio di RTV: “Parla Mario Fantini. L’ex amministratore delegato della Cassa di Risparmio e Presidente di Delta è tornato in libertà nei giorni scorsi dopo sei mesi trascorsi agli arresti domiciliari disposti dalla Procura di Forlì”. (…) “Riciclaggio di denaro e posizione dominante non consentita nel controllo di Delta. Sulla base di queste due ipotesi di reato, la Procura di Forlì ha arrestato lo scorso 3 maggio i vertici della Cassa di Risparmio e di Delta. Per Mario Fantini non è stato solo un attacco alla Cassa di Risparmio, ma un attacco al paese”.

Fantini nella sua intervista parte subito lancia in resta affermando con piglio deciso che “a San Marino c'è stato lo scarica barile”, che sui giornali si sono lette “tutte le nefandezze di questo mondo”, affermando perfino nelle accuse che “la Carisp è un'associazione a delinquere” ma – sostiene l’ex Amministratore delegato – “nessuno si è preoccupato di rispondere”, mentre invece secondo lui “tutti avevano il dovere di arrabbiarsi come delle belve”.

Da questo incipit si evince, a mio avviso, tutta l’amarezza di un uomo (anzi, degli uomini) che sono stati letteralmente abbandonati nelle mani di un sistema giudiziario, quello italiano, sistema che guarda caso, proprio in questi giorni, è oggetto di critiche forti e severe da ogni parte, a causa della sua inadeguatezza, della presunta ingerenza nella politica e dei preoccupanti e gravissimi ritardi nei diversi gradi di giudizio.

Non a caso nella vicina Italia (che tanto spesso ci accusa di leggerezze varie) si parla da tempo e con insistenza della necessità di una profonda riforma del sistema giudiziario nel suo complesso, segno che nell’ambito della loro magistratura e delle loro procure, le cose non vanno poi così lisce come vorrebbero far credere a noi poveri montanari distratti.

Malgrado ciò, ha ragione Fantini, nessuno si è peritato di alzare il dito e chiedere sommessamente la parola per pretendere - nei confronti della nostra gente, di istituti storici della nostra finanza, da sempre considerati benefici e benemeriti - il rispetto dovuto dalla vicina Italia e soprattutto dalla vicinissima Forlì.

L’atteggiamento che ha prevalso è stato proprio quello dell’ancillare e supina accettazione delle accuse mosse, con l'inconfessato sospetto che fossero tutte fondate e magari celandosi dietro la pretestuosa frase di rito “rispettiamo il corso delle indagini della magistratura italiana”. Quasi come se porsi il dubbio che ci fosse qualcosa di diverso dietro ad un’accusa così infamante come quella di riciclaggio (frutto ad esempio di una semplice diversa interpretazioni delle norme che regolano i flussi finanziari fra i nostri due Paesi) non fosse lecito e legittimo. Quasi che chiedere maggiori garanzie a tutela dei nostri concittadini o dirigenti delle nostre massime istituzioni bancarie, non fosse moralmente degno o giuridicamente e diplomaticamente accettabile.

Fantini prosegue nella sua lucida ed illuminante descrizione dei fatti, affermando che secondo lui si è trattato di un “attacco al Paese” frutto di un “incrocio di interessi”. Ritiene di poterlo dimostrare ricordando a tutti che si è trattato del primo ed unico caso in Italia nel quale l’intero management di un gruppo finanziario è stato messo agli arresti, pur avendo conosciuto l’Italia fior di scandali finanziari ed economici nel corso degli ultimi cinquant’anni, ben più gravi di quello addebitato alla Carisp.


Aggiungendo a riprova il fatto che “il mezzo fermato, da cui è originato l'arresto, viaggiava da anni ed anni in quel modo ed era a conoscenza di tutti, Banca d'Italia e procura compresa, quindi quello che è apparso un blitz era una sorpresa creata semplicemente a scopo mediatico”, e chiedendosi come mai dopo 18 mesi dalle infamanti accuse di coinvolgimenti mafiosi nessuno abbia offerto lo straccio della benché minima prova.

Fantini ritiene giustamente tutto ciò “un fatto eccezionale dai presupposti enormi, un attacco vero e proprio che va esaminato come tale”. Purtroppo a nessuno è venuto in mente, in questo lunghissimo anno e mezzo, che in effetti di questo si trattasse: cioè un frontale, ingiustificato, arrogante e violentissimo attacco non alla Carisp, non a Delta, bensì a San Marino tutta, come poi l’atteggiamento riservatoci nei giorni a seguire sia dal governo italiano che dalla stampa hanno ampiamente dimostrato.

Dunque, sostiene Fantini in sostanza, non si sono difesi gli uomini né le istituzioni, ma cosa ben più preoccupante, non si è compreso che questo attacco ‘laterale’ a Carisp era, nella più classica ed efficace delle strategie di battaglia, una mossa astuta per effettuare un'aggressione frontale e finale alla Repubblica intera. Come dargli torto?

Fantini è giunto ad un’età venerabile e per ciò, in chiusura della sua esternazione televisiva, afferma mestamente di avere, a questo punto, un solo grande rammarico: quello di non poter ambire ad alcuna possibilità di riscatto, dati i tempi biblici della giustizia italiana, definendo semmai questo fatto come “l'atto più delinquenziale che possa esserci”. Fossi suo figlio, giurerei vendetta. Da semplice cittadino, invece, mi chiedo quando e come si riuscirà a consumare questa vendetta e questo riscatto da parte del mio Paese.

E’ grave e colpevole non capire che qui non si tratta solo di una persecuzione giudiziaria nei confronti di quattro degnissime persone, che non è questione di chiedere guarentigie per chicchessia, che non si deve solo reagire ad una ignobile gogna mediatica; si tratta invece anzi tutto di tenere bene a mente che con l'esercizio dell'azione penale, mossa da una mera ipotesi di reato, il pubblico ministero avvia un processo, di cui egli diviene semplicemente una delle parti; l'altra è l'imputato.

E allora non è comprensibile come tutti (o forse solo i terribili giustizialisti) scelgano di stare ‘dalla parte’ della procura di Forlì e non da quella degli imputati (riservata ai soli garantisti). In uno Stato di Diritto, libero e democratico, ogni cittadino deve poter godere della presunzione d'innocenza fino al terzo grado di giudizio.

Suvvia! Non lasciamoci tutti accecare da questo intenso, orribile e maleodorante fumus persecutionis, e cerchiamo di reagire al perfido accerchiamento che sta strozzando, assieme alla nostra economia, anche la sovranità, l'indipendenza e la democrazia del nostro Paese.

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martedì 10 novembre 2009

Alziamo la voce…avremo piu’ rispetto!

Di Paolo Forcellini, direttore de lo Stradone
La Svizzera si sta organizzando per controbattere lo strapotere Italiano e l’arroganza di chi vuole sopprimere la sovranità altrui. Ebbene poiché anche San Marino è sotto le mire del nostro “dirimpettaio”, sarà ora di prepararci anche noi ad una pur minima difesa. Lasciando stare i tanti Italiani che risiedono e vengono a lavorare da noi, che sono una risorsa per il paese, anche se forse oggi come oggi sono in esubero per quanto il mercato del lavoro può offrire, potremmo prendere in considerazione di tassare con un 10-15% i soldi che vengono prelevati per assecondare lo scudo fiscale di Tremonti, come si potrebbe prevedere un preavviso di 2 o 3 mesi per poter effettuare prelievi di una certa consistenza. Magari autorizzare l’uscita dei suddetti dopo la firma di Cooperazione e non viceversa come sta succedendo ora che invece a Roma aspettano l’uscita dei capitali per poi apporre tale firma.

Misure legittime di un paese Sovrano che deve difendere i suoi interessi, pur sempre nell’ottica di adeguarsi alle leggi finanziarie internazionali e alla lotta al riciclaggio. Chissà che non siamo più rispettati e che anche i mezzi d’informazione stiano più attenti a dare giudizi avventati e ci portino più rispetto sia dal di qua che dal di la’ del confine. Non sempre bisogna abbassare la testa, talvolta conviene alzarla più del dovuto come ha fatto di recente il Segretario Mularoni cui va il plauso di chi ama veramente e che “ vive “questo paese.

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mercoledì 4 novembre 2009

La politica sulla luna

Lettera firmata su San Marino OGGI

Ogni mattina, mentre mi accingo ad uscire di casa, avverto la difficoltà crescente a separarmi dai miei cani, dalla mia casa, da mia moglie, quasi che l’oasi che abbiamo con sacrificio creato, sia anche la mia protezione. Ho sempre amato il mio lavoro, sono sempre stato il primo ad entrare in ufficio. Dall’inizio di gennaio, con la circolare Draghi e, a seguire, tutte le vicissitudini che le difficoltà prodotte dalla mancanza di accordi con l’Italia hanno prodotto e riverberato negativamente sull’andamento del mio lavoro, stanno facendo crescere in me uno stato di ansia e sofferenza. Salgo in macchina e mi assale l’idea dell’incognita che aleggia sull’intero Paese.

La tentazione di fronte al giornalaio è di tirare dritto, poi è più forte di me, mi fermo e mi compro i giornali, scorro con gli occhi i titoli alla ricerca di una informazione che possa farmi intravedere uno spiraglio di luce da indurmi a sperare, come ho sempre fatto, nel valore del mio paese e dei suoi amministratori.
All’inizio dell’anno ero consapevole che sarebbe stata dura, ma anche fiducioso nella solidità e serietà dell’impresa per la quale lavoro. Certo delle capacità dei miei collaboratori, insomma, convinto che avevamo i presupposti per far quadrato e superare le difficoltà prodotte dalla crisi mondiale. Non avevo invece tenuto conto che, mese dopo mese, avrei dovuto constatare la diminuzione dei fatturati, causati non solo dalla crisi, ma dalla perdita di clientela che preferisce prendere le distanze da San Marino per evitare l’associazione fra sé e questo Paese.
Negli ultimi tempi mi ritrovo, razionalizzando le cose, ad essere costretto a pensare per resistere, con la cassa integrazione che non può essere protratta all’infinito, di dover ridurre il personale. Mando a mente i loro nomi, i loro visi, il loro entusiasmo nel lavoro, il nostro rapporto interpersonale, gli affitti da pagare, i figli da mantenere, e mi dico: “come fare?”
Martedì 27 ottobre 2009, sui quotidiani sammarinesi la maggioranza di governo annuncia: “un anno di coalizione, il Patto festeggia il 14 novembre al multieventi con una conviviale”. Il calo di fatturati, i posti di lavoro persi, la gente a casa, il blocco delle carte di credito, l’uscita dal circuito dei pagamenti, le distanze prese da chi pensa: dagli all’Untore! Decine di articoli che ogni giorno aumentano, scritti da chi lancia messaggi disperati. E c’è chi ancora pensa che ci sia di che festeggiare!

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martedì 3 novembre 2009

Partecipazione attiva alla base della politica

Di Giacomo Volpinari

Diverse definizioni in passato sono state date di Politica, la prima risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano, una definizione del tutto contrastante è quella di Max Weber per il quale la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell'uso della forza.

Nel nostro caso sicuramente la più rappresentativa è la seconda che descrive in modo molto preciso diversi aspetti della gestione del Sistema San Marino, basti pensare come nel sistema democratico sammarinese si sia evidenziato in modo particolare uno dei punti deboli della democrazia in generale: l’Interesse personale, visto che in molti casi gli interessi dei rappresentanti non sono compatibili con quelli del bene comune.

La politica che ha caratterizzato San Marino negli ultimi due decenni non è certamente stata delle migliori. Bisogna indubbiamente riconoscere la crescita del livello di vita generale dei cittadini ricordandosi però dell’aiuto del contesto storico nel quale si inserisce, ovvero quello della vicina Repubblica Italiana che negli anni 80’ ha conosciuto una crescita illusoria dovuta in particolar modo ad una buona situazione dell’economia mondiale, favorita soprattutto dal ribasso dei prezzi del petrolio, e da una nuova disponibilità interna degli imprenditori ad investire, ma caratterizzati da una crescita smisurata del deficit di bilancio, inefficienza dei servizi e il ristagno della ricerca scientifica. È necessario analizzare i risultati che oggi si sono riversati sul sistema San Marino, che non sono certamente di buon auspicio, vedi ad esempio il buco di bilancio: chi lo coprirà? I “gestori” oppure i normali cittadini? Penso che la risposta sia scontata… Questo è solo un esempio degli oneri che ci troviamo a dover sostenere e per i quali saranno ingiustamente i cittadini di ceto medio e basso a doverne sostenere il peso.

La gestione politica economica e sociale che ha caratterizzato e tuttora caratterizza la Repubblica ha dimostrato in pieno la sua inadeguatezza ed essendo stata la causa principale dell’odierna situazione non sarà certamente quella che troverà vie d’uscita.

Tra le discussioni che ultimamente stanno caratterizzando il panorama politico-decisionale riguardo alle possibili soluzioni sembra essere tornato prepotentemente il tanto discusso casinò, idea teoricamente da dimenticare appena dopo le elezioni del 9 Novembre del 2008, per il quale invece già è stata predisposta una esteticamente e funzionalmente perfetta struttura sulla superstrada vicino ai confini Nord;

Una strada già da anni percorsa ed approvata sembra essere quindi la scelta di distruggere definitivamente il territorio con colate di cemento inutile visto il numero assurdo di locali vuoti, con un interrogativo legittimo ed inevitabile: ma come mai in USA la bolla speculativa e la stretta del mercato edilizio ha portato al crollo dei prezzi degli immobili e sul Titano nonostante tutto i prezzi sembrano solo aumentare?

Abbiamo persino tentato la via di un ritorno dall’estero, ma non pare abbia portato i frutti sperati, anzi, l’unico reale risultato è quello di voler precludere la discussione sull’Europa, come se la Repubblica non fosse fisicamente ed economicamente legata al Sistema Europeo. Strana la posizione di qualcuno che per anni ha lavorato all’interno di quest’ultimo… Sicuramente non è una possibilità di realizzazione immediata ma perlomeno è una possibilità della quale è d’obbligo discuterne con i veri e unici PROPRIETARI dello Stato che sono tutti i cittadini e non gli inquilini della Poltrone della Politica e delle varie organizzazioni economiche e sociali.

Questo tipo di Politica non è certamente conforme con la prima definizione riportata a capo, e per questo è necessario che il popolo eserciti il suo diritto di cittadinanza attiva tramite la partecipazione alla vita politica-economica e culturale della Repubblica mettendo in atto il ricambio che deve essere in primo luogo nella mentalità, che oggi è basata su interessi personali, economici e di potere e non è volta al bene comune come invece dovrebbe essere. È inutile continuare a creare partiti, alleanze politiche, ove cambiano i simboli ma i principi e le finalità sono sempre gli stessi.

La cosa che non ci dobbiamo dimenticare è che la politica, non nasce distorta, ma sono i protagonisti che la rendono cosi com’è oggi.

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Sit-in davanti alla Ambasciata Italiana

Di Giorgio Felici

Un “piccolo” gruppo di cittadini sammarinesi , riunitisi nel gruppo denominato ORGOGLIO SAMMARINESE sulla rete FACEBOOK , e presente già sulla stampa per richiedere RISPETTO e DIGNITA’ dalla Repubblica Italiana, a causa delle note vicende relative alle “ritorsioni” che la stessa Italia attraverso, membri autorevoli delle istituzioni politiche ed economiche , riservano ingiustamente e strumentalmente alla REPUBBLICA DI SAN MARINO chiedono al GOVERNO e alle autorità politiche ed economiche sammarinesi, una azione più incisiva e maggiormente capace di tutelare e difendere i propri cittadini , soprattutto i più indifesi, di fronte alla azione indiscriminata portata avanti dall’ITALIA. Se non si “vuole fare “ o non si “può fare” si faccia un passo indietro !!!!!

ORGOGLIO SAMMARINESE non ha finalità partitiche, ma solo quello di far ragionare la “vera politica” e la diplomazia per trovare le soluzioni più idonee e più rispettose dell’antico rapporto di BUON VICINATO tra i due Paesi. La Repubblica di San Marino deve poter convivere con i cambiamenti internazionali , deve obbligatoriamente imboccare la strada della trasparenza e della più accentuata cooperazione positiva con l’Italia e con l’Unione Europea. Il Popolo Sammarinese è orgoglioso di appartenere a questa terra dove “LIBERTAS” E “NEMINI TENERI” SAN MARINO VA PROTETTA, così sostengono i sammarinesi in un processo del 1296, “NON PAGANO PERCHE’ NON HANNO MAI PAGATO E’ STATO IL LORO SANTO A LASCIARLI LIBERI”. Se la nostra classe politica , “non vuole” o ” non può farlo” faccia un passo indietro!!!!!!!

IL SIT-IN si terrà GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE ALLE ORE 18,15 con il seguente programma ;

CI SI RITROVA in PIAZZETTA GARIBALDI NEL CENTRO STORICO IN CITTA’ (sotto la Statua di Giuseppe Garibaldi di fronte all’ufficio numismatico) , POI CI SI INCAMMINA INSIEME VERSO l’ambasciata ITALIANA . Chi può venga con la propria famiglia e con la BANDIERA SAMMARINESE.

L’abbiamo chiamata “UNA CAMMINATA VERSO IL CAMBIAMENTO” in silenzio pacificamente e con la NOSTRA BANDIERA , noi piccoli e senza voce chiediamo di poter dire la nostra , e di “urlare il nostro silenzio” ai più potenti , a quelli che “avidi di malapolitica” non guardano più agli interessi dei più deboli , i cittadini comuni.

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venerdì 30 ottobre 2009

Non compriamo più nemmeno uno spillo oltre Dogana

Di Domenico Gasperoni, su: La tribuna Sammarinese

Di fronte alla stretta di regole, impostaci dall’Europa e dall’Italia, sono stato tra quelli che hanno invitato, prima di tutto, a fare un mea culpa. A riconoscere che la nostra furbizia montanara non era più tollerata. A darci una regolata nel metodo degli affari e della finanza. Ora il tempo di batterci il petto è terminato. Anche perché gli altri ne stanno approfittando all’infinito.L’occupazione alberoniana e il blocco dei confini scelbiano, ci sembrano oggi delle scampagnate militari, in confronto al sottile e perfido filo che ci sta strozzando. Le prossime vendette saranno il taglio dell’energia elettrica, del gas, dell’acqua. Non ci venderanno più la benzina. Qualcuno penserà a bloccare persino il commercio del sale!

Non so se per via diplomatica e nei rapporti bilaterali con l’Italia, ci converrà battere il pugno con più forza o dare maggior sfogo al nostro orgoglio patrio… Lascio la scelta ai nostri rappresentanti politici.
Una cosa la possiamo fare tutti uniti: fino alta sospirata firma degli accordi, facciamo una serrata della spesa fuori territorio. Non compiamo più nemmeno uno spillo oltre Dogana. E’ una resistenza passiva dignitosa e doverosa, i giovani boicottino i locali della riviera. Si accontentino delle prime dei film che arriveranno qualche settimana dopo. Le signore e Signorine in cerca di emozioni per lo shopping lo facciano esclusivamente in territorio. Annulliamo totalmente la spesa alimentate presso le Befane e tutti gli altri centri commerciali italiani. Ritroviamo il gusto dei nostri prodotti del nostro territorio finché ne abbiamo. Noi sammarinesi siamo dei mangioni ma guai a fare una cena nei ristoranti del circondario. Eccetera, eccetera.
Forse la cosa non funzionerà, proviamoci. Facciamo un passa-parola, una catena di Sant’ Antonio. Sulla situazione di pericolo in cui viviamo, mi viene in mente un’altra considerazione e una domanda: i 5-6 mila frontalieri italiani che lavorano nelle nostre fabbriche e nei servizi commerciali, non fanno nulla? Non protestano contro il loro governo perché lasci in pace la Repubblica? Sono a bordo di una barca che può naufragare. E il loro territorio ha poche scialuppe di Salvataggio.

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