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mercoledì 23 dicembre 2009

E’ il momento dei fatti, basta con le alchimie e le strategie

di Paolo Forcellini - Lo Stradone

Ad un anno dalle elezioni ecco che già qualcuno soffre di astinenza dal potere. Gia’ come da dieci anni a questa parte c’è chi vorrebbe una nuova periodica crisi politica, con la caduta del Governo e con la propria risalita al ponte di comando. Una astinenza che logora , come ricordava ai suoi tempi l’amico di San Marino Andreotti , e che non fa dormire la notte per pensare le più strane strategie per raggiungere di nuovo quel potere la cui mancanza relega nell’anonimato . Da più parti, su certa stampa di parte si và dicendo che questo Patto per San Marino, che ha stravinto le ultime elezioni, come in Italia vinse il Popolo delle Libertà, sta vacillando e che è in fibrillazione. Una fibrillazione che viene da situazioni non politiche, non interne ma esterne .

Delta, Soplan, Cassa Risparmio, De Vizio, Stampa , Reporter, Anni Zero, non sono certo bazzecole di cui non farne conto. Vorrei vedere un altro Governo se avesse potuto sopportare un pari assalto mediatico e diretto , che ha usato certe armi e ordito da noti manager della grande finanza Milanese . Sarebbe da incoscienti non tenere conto di ciò e non entrare in fibrillazione. Ciò che invece non incide minimamente sulla compagine di Centrodestra sono le chiacchiere della opposizione di cedimento, di perdita di una o più pedine, o qualche voce di dissenso che intende uscire dall’anonimato per far sapere che lassù cìé anche lui. Da che pulpito ! Da chi di pedine ne perde quotidianamente , non ultime quelle che gli hanno frantumato la coalizione addirittura con ulteriori scissioni di una certa consistenza. E non fa’ tremare il Patto per San Marino neppure la caccia all’uomo che è stata aperta in questo ultimo mese, che non ha sortito a nulla lasciando il carniere vuoto ai cacciatori, che dovranno attendere la prossima stagione venatoria. Il momento è serio. I sammarinesi sono preoccupati. Lasciamo perdere le strategie ,lasciamo perdere le illusioni di potere. Il verdetto popolare è stato chiaro ed univoco.

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Governo al crepuscolo

Di Amilcare Barca

Il clima natalizio che dovrebbe in teoria rasserenare gli animi, e la prossimità del nuovo anno che dovrebbe essere di auspicio per prefigurare tempi migliori, non consentono ancora di far vedere la luce nell'oscurità in cui si trova avvolta la Repubblica di San Marino.
Nel blog, dei rapporti con l'Italia, ne abbiamo già parlato in più occasioni così come della capacità del governo anche a livello di persone che lo compongono. Abbiamo anche parlato a più riprese della crisi economica che continua a tormentare le imprese e di conseguenza le forme di occupazione. Abbiamo sviscerato in tutte le sue parti (probabilmente ce ne sono e ce ne saranno ancora) le vicende che hanno coinvolto la Cassa di Risparmio ed abbiamo affrontato il problema del rinnovamento della classe politica in generale. Chi ha scritto su queste cose, si è ritrovato più o meno su posizioni comuni e siccome a me piace provocare dibattiti voglio esternare questo mio pensiero, sperando che dalla mia riflessione (scusate l'immodestia) possa scaturire una nuova presa di coscienza.


Quello su cui non sono d'accordo è questo: il problema per San Marino non è il Segretario alle Finanze Gatti. Affermarlo, si farebbe torto ai suoi colleghi di governo. Provate a prenderli (i colleghi) uno per uno e fare un analisi delle cose che hanno fatto bene, di quelle che hanno fatto male e di quelle inutili (che sono la maggioranza). Provateci e vedrete che il vincitore non sarà Gatti. Posso essere d'accordo che la sua figura sia, per così dire, ingombrante ma se la società e la politica sammarinese non sono state capaci di rinnovarsi la colpa non è di quest'ultimo così come non è sua la colpa se la politica ha espresso figure mediocri.
Un'altra cosa su cui non sono assolutamente d'accordo è stato l'ordine del giorno sulla censura a Gatti. Le questioni politiche non si risolvono in questo modo e sembra che a Sinistra Unita l'esperienza dei loro omologhi italiani, scomparsi dalla scena politica, non abbia insegnato nulla.
Il governo è al crepuscolo e parlare di crepuscolo dopo appena un anno, legge di bilancio o meno, dice tutto.
Le elezioni sono prossime, a meno di un blitz sulla norma antiribaltone, e speriamo che la frenesia di trovare nuove alleanze non faccia dimenticare la modifica della legge elettorale perchè l'unico merito di questo governo è stato proprio quello di provare sul campo che questa legge non funziona.
Visto il periodo, colgo infine l'occasione di fare i migliori auguri di un Buon Natale e di un felice Anno Nuovo alla redazione di San Marino Notizie, ai commentatori, ai lettori e al nostro Paese che è quello che ne ha più bisogno.

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lunedì 21 dicembre 2009

Del cambiamento non c'è neppure l'ombra

De L’Infedele, su San Marino OGGI

Davanti alla grave crisi economica e finanziaria che sta attraversando il Paese, il governo aveva due possibilità di scelta. Poteva scegliere una politica nuova basata sulla trasparenza, sulla correttezza e sulla verità, facendo un rapporto pubblico sulla reale situazione della finanza statale; sullo stato delle banche, dei settori produttivi e dei servizi; sull’andamento del lavoro e dell’occupazione. In conseguenza dell’analisi, poteva far condividere ai cittadini le varie emergenze e indicare la strada da percorrere tramite un progetto per tirare fuori il Paese dai guai in cui è stato cacciato dai vari governi, compreso l’attuale. Poteva, al contrario, scegliere una politica vecchia, ancorata nel porto delle nebbie, fatta di annunci eclatanti, di attese miracolistiche, di auto esaltazione a sfondo populistico, di falsificazione della realtà, di grida a squarcia gola sul…governo meraviglioso.

Purtroppo il governo ha optato per la vecchia politica, per i vecchi metodi, per una narrazione favolistica molto lontana dalla realtà. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e la delusione è grande. I rapporti con l’Italia non sono mai stati tanto al ribasso al punto che non c’è neanche più il rispetto e che non è ancora stata sottoscritta la convenzione contro le doppie imposizioni, nonostante i 63 annunci governativi sulla imminenza della firma. La secretazione dei contenuti degli accordi, dai quali dipende il futuro della Repubblica, è un atteggiamento di stampo bolscevico che non prelude a niente di buono. La situazione occupazionale è molto preoccupante e il famoso tavolo tripartito tanto esaltato è rimasto senza gambe al punto che è scattato uno sciopero...gelato che il sindacato e il s egretario di Stato al Lavoro cercavano di evitare, ma che è stato voluto fermamente dal governo anche per un regolamento di conti al proprio interno. Il sistema bancario è stato tartassato con metodi sbagliati, con misure sbagliate, in un momento difficile dovuto allo scudo fiscale subìto dal governo senza battere ciglio e senza invocare la Convenzione del 1939. Anzi ha … scudato anch’esso con un prelievo forzoso ed esagerato nella fase più critica del rimpatrio di ingenti capitali. E poi, alla fine di tanta confusione, imperizia e improvvisazione si viene a raccontare che l’amnistia italiana non ha creato problemi alle nostre banche e che nessuna di esse ha chiesto aiuti finanziari allo Stato. Se fosse vero questo, sarebbe opportuno provvedere a qualche ricovero urgente. Veniamo infine alla finanza pubblica anche perché è la stagione dei bilanci e il bilancio dello Stato è una componente molto importante per il tenore di vita dei cittadini. Ebbene, il preventivo 2010, completamente privo di politica economica e di indirizzo finanziario, è stato decurtato del 15% per cui circa 100 milioni verranno a mancare il prossimo anno nella redistribuzione della ricchezza. A questo fatto molto negativo va aggiunto quello della propaganda del governo che fa sapere a tutti che il 2010 avrà un disavanzo di appena (!) 44 milioni mentre la realtà è completamente diversa. Il disavanzo statale è di 43.466.125 euro perché non viene coperto il fabbisogno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale che presenta un disavanzo di 25.654.700. Arriviamo così ad un disavanzo complessivo di 69.120.825 euro. Ma non è finita qui. L’articolo 5 della legge di bilancio autorizza il Cons ad accendere un mutuo di 1.500.000 euro. L’articolo 41 dà mandato al congresso di Stato di emettere un prestito obbligazionario o varare leggi di spesa, senza indicazione di importo, per finanziare alcune non specificate opere pubbliche fuori bilancio. Il disavanzo di certi fondi pensione è enorme. Le conseguenze finanziarie di una politica tariffaria disastrosa sono ancora da calcolare. È da valutare, inoltre, il fatto che i grandi tagli alla spesa corrente sono sicuramente velleitari per cui il disavanzo è destinato a crescere inesorabilmente. Siamo dunque oltre i 70 milioni per gli inguaribili ottimisti e oltre i 100 milioni per i realisti incalliti, per cui il percorso di un nuovo buco di bilancio è già tracciato all’insaputa dello stesso governo. Nella maggioranza, solo un consigliere ha letto e capito i bilanci approvati dal Consiglio. La vecchia politica trionfa e del cambiamento non c’è neppure l’ombra. Ma tutti i nodi verranno al pettine prima di quanto si pensi. Senza un progetto per una nuova San Marino e senza un totale rinnovamento, vedo nero, molto nero.

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lunedì 14 dicembre 2009

I rischi del Paese

De L’Infedele su SanMarinoOGGI

Stiamo entrando in un momento cruciale in cui le conseguenze sociali della crisi si manifestano in modo molto crudo. In questa fase delicata e difficile sono necessarie la lungimiranza e la chiarezza sul percorso da seguire per un riposizionamento dell’intera economia. È necessario non perdere altro tempo e avere un respiro strategico sul quale impostare un progetto coerente con l’obiettivo di ridefinire l’identità produttiva e civile del Paese. È indispensabile che il governo interpreti la modernità, dia una lettura politica della realtà, sia capace di indicare la direzione da seguire, di fissare precisi obiettivi da raggiungere, di raccogliere tutte le risorse umane disponibili per un confronto serio.


Volenti o nolenti, quello che verrà fuori dalla crisi sarà un mondo diverso segnato da equilibri nuovi, con rapporti di forza cambiati sostanzialmente, con rinnovate spinte competitive, con idee nuove sulla cittadinanza, sul lavoro, sulle relazioni industriali, sul rapporto tra cittadino e territorio.
Ebbene noi dobbiamo stare dentro le trasformazioni, dobbiamo tenere il passo con la modernità, dobbiamo sopravvivere ritagliandoci un micro spazio nel contesto internazionale.
Non si può continuare a dormire e svegliarsi ogni tanto per mettere qualche pezza, non si può secretare il futuro del Paese. Non si può calare tutto dall’alto senza informazione, senza consultazione, operando a volo di pipistrello. Corriamo seriamente il rischio di precipitare all’indietro e farci molto male. Il mio forte rammarico è che nel governo non si vede la consapevolezza dell’urgenza del cambiamento che non avviene apponendo firme e attendendo ratifiche, ma con una fattiva laboriosità progettuale. Non si percepisce la necessità di un impegno straordinario per sfornare idee e per mettere in campo energie finalizzate ad un progetto organico. Non ci si rende conto che il programma-elenco del Patto per San Marino è ampiamente superato dai cambiamenti mondiali, dai nuovi rapporti internazionali, dalle emergenze finanziarie, dalle iniziative giudiziarie italiane. È già vecchio, nei metodi e nei contenuti.
Le speranze di un radicale cambiamento, di una lettura politica nuova, di metodi di governo innovativi e trasparenti, sono già tramontate e così la vecchia politica si rianima e si rafforza, riconquista le posizioni, si sceglie i nemici da colpire, impone il muro contro muro tra maggioranza e opposizioni, vuole lo scontro sociale, respinge il dialogo. Il governo non ha un messaggio da trasmettere ai cittadini e si limita alle “stravaganti” passerelle del Forum Ambrosetti e a scontate conferenze stampa, ambedue di esclusivo stampo propagandistico e autoreferenziale.
In altri tempi si sarebbe detto che ha “le gomme sgonfie” o che ha “esaurito la sua spinta propulsiva”. Ma la cosa più preoccupante è che ha perso il rapporto con il futuro. Infatti si percepisce una tacita rassegnazione alla nostra sconfitta di Paese che non può essere risollevata da curiosi festeggiamenti per firme che ridimensionano San Marino e neppure da penose invocazioni della sovranità e della sammarinesità.
Intanto, nel Paese la gente è irrequieta perché ha il timore di perdere le proprie prospettive di lavoro e i propri risparmi, di dover rinunciare alla crescita e allo sviluppo personale e famigliare; ha paura di una non tenuta del sistema nel suo complesso. L’insoddisfazione si è letta anche nel risultato elettorale di Città dove si sono capovolti vecchi equilibri ed ha stravinto il partito C: quello delle astensioni. La preoccupazione emerge anche dal drastico taglio operato dal governo sul bilancio col quale si trasferiscono almeno cento milioni in meno al Paese rispetto alla spesa dello scorso anno.
Mentre in tutta Europa si attua un piano di grandi investimenti nella formazione, nell’innovazione culturale e scientifica, nella ricerca, spendiamo tutte le nostre risorse finanziarie nella spesa corrente e clientelare. Mentre in tutto il mondo si immettono somme enormi di denaro nelle banche, a San Marino si attua un prelievo forzoso e improvviso che assomiglia più a un sequestro che a un fondo di riserva con conseguenze negative per lo Stato, per lo scudo fiscale e per l’intero settore economico. Non voglio arrivare a pronunciare la parola declino per il nostro Paese perché voglio stare molto lontano dal catastrofismo, ma qualcosa di profondo sta cedendo.

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mercoledì 9 dicembre 2009

La tempesta


Di Giacomo Volpinari

Il veliero naviga tra i problemi reali mentre i capitani si fanno un black jack. Ci avviciniamo al 2010, definito dal “Capitan CAT” “hannus orribilus”, ed i problemi continuano a sorgere come onde e pian piano stanno affondando il veliero, senza che i capitani trovino soluzioni concrete per cambiare rotta realmente. Non passa giorno che San Marino non venga a trovarsi nel mezzo di burrasche da parte degli oceani giornalistici e mediatici sia interni che italiani e, in alcuni casi, persino internazionali.


L’immagine dell’ Antica Terra della Libertà si trova di fronte ad una campagna diffamatoria dalla quale sarà impossibile uscirne illesi. In questo momento di molteplici difficoltà causate sia da una parte della crisi economica mondiale che da un vicino che ha scelto San Marino quale escamotage sul quale spostare l’attenzione dei propri cittadini dai problemi interni, ciò che è ancor più preoccupante è l’inadeguatezza del sistema politico-economico sammarinese.
L’incompetenza di questi rappresentanti fa si che non sarà possibile guidare il veliero verso acque dolci, poiché l’interesse di quest’ultimi nella maggior parte dei casi, e non si può essere omertosi in tal senso, non coincide con quello del bene comune. Coincide esclusivamente con meri interessi personali e purtroppo questa teoria viene giornalmente confermata sia sulle varie testate giornalistiche e sia dal loro modo di operare.
Ci troviamo nel mezzo di una bufera ed i capitani hanno per loro casuale fortuna non solo utilizzato le scialuppe di salvataggio ma addirittura hanno incontrato uno yacht che passava di lì per caso e li ha ospitati ai suoi tavoli verdi in cambio di un po’ di collaborazione mentre coloro che rimarranno sul danneggiato veliero saranno costretti a subire tutte le conseguenze dovute alla negligenza dei primi.
Non è questa la politica, non è questa la democrazia e non possiamo nemmeno pretendere che da parte dei personaggi di cui sopra venga presa coscienza di questo… perché, se così fosse, non sarebbero ancora ove sono.
I cittadini sono gli Unici proprietari dell’Antica Repubblica della Libertà e non è giusto che sostengano i costi della non idoneità e dell’incapacità di alcuni, anche se un mia culpa è d’obbligo farselo visto che sono stati votati.
La politica è arte di ben altro livello morale e culturale che certi personaggi non saranno mai in grado di concepire e svolgere come volta al bene della POLIS.

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Povera Repubblica

Di Steven Busignani

Povera Repubblica, neanche posso dire delle banane perchè non ci crescono, arrivano con barche da paesi lontani, e chissà non arrivino così anche i soldi che hanno fatto la felicità di molti nel nostro paese. Quando ero più giovane sentivo spesso parlare di prestanome e nella mia ignoranza che mi ha sempre contraddistinto, qualche volta ho pensato che i nomi in repubblica dovevano essere importanti, pesanti come fossero oggetti, se li si poteva persino prestare.


Oggi pensavo tra me e me che l’educazione a poco a che fare con l’istruzione, bene o male nel nostro paese abbiamo studiato un poco tutti, non vi sono analfabeti, ma forse troppo spesso abbiamo scambiato l’istruzione per educazione, delegandola troppo spesso alla sola istituzione scolastica che si sa..fa quello che può.
Chissa? Non siamo diventati una razza di maleducati o diseducati istruiti.
Da ragazzo spesso i modelli che a forza mi si cercavano di imporre dall’ambiente circostante, erano superficiali, i vestiti firmati, l’auto costosa, insomma oggetti, che assicuravano anche la sicurezza di sentirsi sicuri e a volte l’arroganza di sentirsi diverso con l’illusione di valere di più, scambiando l’avere con l’essere.
Ma a guardare bene attorno a me il “povero” paese in cui sono nato rimane mediocre, e oggi anche molto spaventato, chissà per perdere quello che in pochi anni e’ riuscito ad ottenere, un’illusione di un benessere, che e’ solo materiale. Quanti di voi si sentono felici?
Da bambino ero abituato a vedere la casa dei nonni sempre con le chiavi nella porta, oggi non ci si parla nemmeno con i vicini, si sa lo stress della vita... non lascia molto tempo per queste cose.
Rimango senza parole ancora oggi nel vedere i miei coetanei divertirsi con divertimenti discutibili.
Ci si lamenta, poi nessuno a mai il coraggio di dire qualcosa, di esporsi, chissa? La nostra paura atavica di quello che può pensare la gente, poi il desiderio più grande di tanti di noi e’ il posto statale e non si può come si suol dire sputare nel piatto dove si mangia.
Vedo sempre di più la mia terra come una sagra di campagna dove il livello culturale non va oltre alla ciambella, al vino, al prosciutto,(che se si sapessero fare questi prodotti sarebbe già qualcosa, ma purtoppo oggi in molti sono quelli che possono solo mangiarli).
Si parla di prestigio, qualcuno ha fatto con le mani e con i piedi per rendere il nostro paese patrimonio dell’umanità, si lo so il monte e’ unico, e tutti noi Sammarinesi DOC lo amiamo, ma che altro possiamo offrire all’umanità? La solita storia del santo eremita? La solita storia della libertà, se i primi a venderla e ad essere diventati schiavi siamo noi? Schiavi di che cosa? Della mediocrità, dell’isolamento, di un consumismo sfrenato (e non siamo gli unici nel mondo).
Le tradizioni da mantenere? Ma se fin da giovane sono stati gli stati uniti d’america ad essere importati a forza come modello nella nostra cultura.
Oggi tremiamo per la crisi economica, c’e’ chi rispolvera l’eterno ritorno del casinò come fosse quella la salvezza, chissa che qualcuno non riprenda la favola del trenino...
Ma si! Scioperiamo... poi il lavoro e i soldi senza un’educazione a cosa servono? A riempirci sempre di più le pance? A saturarci di necessità superflue di cui sempre più non ne possiamo fare a meno?
Che futuro avremo? Visto che non sappiamo fare nulla? Che abbiamo disimparato tante cose?
Che provabilmente abbiamo perso anche quall’umiltà di cui tanto ne avremo bisogno?
Qualcosa sta cambiando a livello globale...una coscienza nuova poco a poco va creandosi e l’essere dentro e vicini alla sempre più mediocre e disperata italia non ci aiuta certo in questa rinascita.
Io mi occupo di ambiente e posso dire che da noi siamo messi abbastanza male, ci si lamenta tanto che si costruiscono sempre più case,(e in che modo! Perche oggi esistono anche case ecologiche a basso impatto ambientale ed energetico, che non inquinano e fanno spendere meno a chi le abita) poi non si vede l’ora di poter vendere un pezzetto di terra, magari reso edificabile a forza di preghiere al santo di turno e tirarci su qualche soldo. Chi non ci ha pensato? Forse chi non lo può propio fare. In realtà non vedo più un paese ma individui egoisti che pensano solo alla propia pancia, ma si sa... una famiglia se disunita va presto in malora.
Riappropiamoci della nostra dignità, studiamo, iniziamo ad essere umili per poter trovare soluzioni intelligenti, siamo un piccolo paese, perdoniamoci se siamo stati avidi se non abbiamo pensato, certamente per ignoranza, alle conseguenze dei nostri comportamenti spesso discutibili,
e ora di cambiare di sperare in un mondo migliore, di cominciare ad educare i nostri figli e noi stessi, ad una società, più matura più civile, non deleghiamo questo importante compito solo alle scuole che non possono farlo iniziamo a farlo in casa, in famiglia, lo so..il lavoro, gli impegni, non si ha il tempo, poi se siamo poco educati noi come possiamo educare i nostri figli? Non si ha neanche il tempo di amarli di dargli attenzione, così si riempie il vuoto con oggetti, altre necessità, i più giovani diventano sempre più soli ed annoiati,
prendiamo i buoni esempi dell’eccezioni....
Proviamoci ne va del nostro futuro e del vostro si intende....
Forza! Siamo in tempo, siamo vivi.

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giovedì 26 novembre 2009

Pari opportunità: le donne votino le donne

Di Francesca Piergiovanni

Proprio ieri sui i giornali, ho letto la notizia dell’approvazione degli odg su aborto e disabilità.
Certamente battaglie condivisibili.
Ma, con grande senso di impotenza devo constatare che ancora una volta a parlare per le donne e a decidere per le donne, sia un Consiglio formato al 90% da uomini. Le donne costituiscono la metà della popolazione, ma non sono sufficientemente rappresentate in molti ambiti, e a disporre, e a pensare, e a sentenziare sono sempre principalmente gli uomini.
Per questo, in occasione delle prossime elezioni in Città, chiedo alle donne di votare le donne, perché abbiano una voce che le rappresenta, perché lo sguardo femminile sul mondo, la visione materna della città che ci accoglie, solleciti sentimenti di solidarietà e non di prevaricazione.

Solidarietà che abbiamo potuto saggiare sabato, in occasione della premiazione del primo concorso letterario femminile organizzato a San Marino. Donne sammarinesi provenienti da diversi ambiti culturali ed artistici, spontaneamente e con reciproco sostegno, hanno collaborato alle realizzazione di un evento che ha portato le scrittici partecipanti e le loro famiglie, provenienti da ogni angolo di Italia, a visitare il nostro centro storico in una fredda giornata di novembre col meraviglioso spettacolo della nebbia dall’alto.
Nell’auspicare che iniziative del genere trovino in futuro un concreto sostegno delle istituzioni affinché possano moltiplicarsi e accrescersi, colgo l’occasione per ringraziare i ragazzi del Rugby Club San Marino che ci hanno aiutato a portare un’artista affetta da sclerosi multipla (patologia che colpisce principalmente le donne) al primo piano del centro sociale di Dogana che, per vergognosa mancanza, non è dotato di alcun dispositivo che consenta ai disabili di accedere.

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lunedì 23 novembre 2009

Il Forum Ambrosetti


De L’Infedele su SanMarinoOGGI

Il Forum Ambrosetti ha espresso un livello alto di interventi attraverso relatori di prestigio tra i quali il ministro Renato Brunetta che ha mandato messaggi politici molto chiari a San Marino definendosi il nostro uomo all’Havana. Messaggi che soddisfano pienamente l’Infedele che da anni scrive le stesse cose con insistenza quasi maniacale. Ma ben più grande soddisfazione si potrebbe esprimere se il governo fosse capace di raccogliere tali messaggi trasformandoli in azione concreta, in progetto per il futuro. Il ministro Brunetta ha invitato il nostro Paese a prendere atto “della fine di un’epoca” e a “giocarsi la partita sulle regole nuove per la globalizzazione”; a “ricercare l’eccellenza con una visione di tipo progettuale”; a “rilanciare facendo funzionare lo Stato, come prima cosa, sdoganando la meritocrazia, eliminando la carta, utilizzando la banda larga e impostando la lotta alla corruzione”.

Ha detto che “ San Marino ha un futuro solo dentro l’Unione Europea”, perché la Ue è “ un insieme di minoranze che fanno la forza”. Ha stroncato la retorica della antica sovranità e della vuota sammarinesità parlando di “confini intelligenti” che ci possono proiettare nella modernità, in una cultura nuova della globalizzazione regolata e a “costruire insieme la cooperazione tra Italia e San Marino” chiudendo questa pessima fase dei rapporti e rilanciando sulle nuove opportunità.
Con questi messaggi, il ministro Brunetta ha manifestato amicizia per la nostra Repubblica; ha rappresentato un’Italia disponibile a negoziare questa difficile fase di transizione; ha indicato, con raffinata discrezione e rispetto, il percorso europeista per la nostra Repubblica.
Non mi resta dunque che invitare i nostri governanti a lasciar perdere i discorsi autocelebrativi sui presunti miracoli del governo in questo primo anno di vita per intraprendere invece la strada del progetto e dell’Europa per uscire dalla crisi e avviare la costruzione della nuova San Marino.
Nei momenti difficili come questo non si può stare alla finestra aspettando una firma quando si hanno già in mano da mesi i contenuti parafati degli accordi; limitandosi ad applaudire il lavoro di esteri e finanze senza fare le riforme interne; rinunciando ad elaborare un piano economico di prospettiva, giocando a fare le vittime del ministro Tremonti e pensando solo a vecchie trincee difensive che potrebbero essere di carta riciclata.
Prima ci si convince che, firma o non firma, dobbiamo adottare tutte le regole internazionali per sopravvivere e lasciarci alle spalle il periodo nero dei politicanti inetti che hanno remato per sé e contro il Paese, meglio è per tutti. Prima si smette di frequentare il teatrino degli accordini personali per “salvarsi la pelle o la poltrona”, di sperare in ammucchiate disastrose per rimettere insieme i responsabili della crisi attuale, meglio è per il Paese.
E’ questo il momento di sostituire i tatticismi con le strategie; le politiche alla giornata con i progetti a lungo termine; la confusione dilagante con una informazione puntuale e trasparente. La politica vera, onesta, rinnovata, deve ritornare in primo piano, cercando le necessarie aggregazioni e indicando il percorso virtuoso per salvare il Paese.
Questo percorso è praticabile soltanto riformando lo Stato per metterlo al servizio dei cittadini; dando stabilità al sistema finanziario pubblico e a quello privato; organizzando servizi di eccellenza; promuovendo la formazione, la conoscenza e la professionalità; internazionalizzando l’intero sistema sammarinese impostato sulla competitività; ideando nuove opportunità. Ma le risorse umane e i mezzi devono essere adeguati ed espressi prevalentemente da sammarinesi.

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venerdì 20 novembre 2009

Governo KO


Di MarcOne

Governo, dopo un anno solo parole e tanti KO al primo round.
Sembra un pugile suonato il governo, nonostante le magiorette (a dir la verità di scarsa qualità), i nani, gli effetti spettacolari, gli alibi e i soccorsi che arrivano da manca.
la lagna che chi c'era prima ha sbagliato oramai è roba stantia, puzza di bugie dei bambini e, a dire il vero, fra quelli che c'erano prima agli Esteri ricordiamo anche Berardi.
Il governo è partito con grandi proclami e ancora non ha portato a casa nessun obiettivo che abbia fatto cambiare idea all'Italia, ma anzi ha peggiorato le cose. I 13 accordi OCSE firmati hanno solo fatto arrabbiare di più Tremonti e la UE per voce del suo stesso commissario, circa la qualità e questa è una sconfitta politica e tattica di un governo che viaggia a fari spenti nella notte.


Un Segretario di Stato con un minimo di tattica appunto si sarebbe messo al riparo subito dalle possibile critiche firmando subito con 2 paesi che pesano e non con le isole vatteleapesca e paradisi fiscali che hanno compromesso ulteriormente l'immagine e la credibilità. Un grave errore politico. Degli accordi parafati con l'Italia si dice un gran male, anche i consiglieri di maggioranza si inalberano di fronte a tali cedimenti senza contropartite alcune e, sopratutto, senza che vengano risolti i nodi più importanti fra cui quello dell'esterovestizione. Nessun argine contro un Italia debordante, impicciona e arrogante sia politicamente, sia diplomaticamente. Non parliamo poi del rapporto con i Media totalmente naufragato fra ceffoni, smentite e attacchi senza motivo.
Gli scandali e le truffe che affiorano da subito con l'implicazione nel caso Delta Carisp di un Segretario membro di governo che andava a Roma per trattare con gli acquirenti e che parlava anche a nome di chi non poteva.
Ma il tracollo sui Giochi d'azzardo rappresenta la bugia più grande e forse migliore di un governo che non rispetta nemmeno il proprio programma, come al solito. Si doveva verificare una moratoria sui Giochi, mentre si sono fatte leggi per allargare le possibilità, istituendo per Decreto nuove tipologie di gioco ed elevate le puntate. Si trasferiranno le sedi per l'ennesima volta e per l'ennesima volta verrà gabbato il Santo dai soliti politici-faccendieri con buona pace di tutti quelli che credevano nella purezza di AP, la quale non solo accetta le scelte degli alleati ma è essa stessa a proporre dove mettere i propri uomini nei centri di potere e controllo.
La grave crisi di governo è confermata anche dalla situazione delle Telecomunicazioni e del Lavoro: nessuna soluzione utile al paese è stata implementata ed anzi le cose sono peggiorate e peggioreranno ancora visto che oltre all'utilizzo della cassa integrazione altro non hanno saputo fare. La PA e l'ISS sono elefanti senza controllo e senza riforma che il governo non ha avuto il coraggio di fare. Quanto al passaggio al sistema IVA caldeggiato dalle imprese (quali?) si dovrebbe invece affrontare radicalmente il discorso sulla opportunità dell'ingresso nella UE alla pari di tutti, con le dovute deroghe ed eccezioni si aprirebbe davvero la porta ad un nuovo modello di sviluppo. Quello che stanno facendo adesso governo e maggioranza è un supervecchio modello di sottosviluppo che porterà al crac finanziario, ad un buco enorme di bilancio, alla disoccupazione, alla involuzione, al clientelismo sfrenato per un pugno di voti, ma ciò che è più grave è la riduzione della Repubblica di San Marino a protettorato dell'Italia che ci potrà imporre cosa fare e cosa non fare. La sovranità svenduta per accordo con il cappello in mano davanti agli arroganti Ministri italiani rappresenta l'immagine peggiore di un geverno più volte irriso davanti alle telecamere di tutte le TV come accadde al Meeting.
Per tutte queste ragioni gli appelli del PSD e tutti coloro che le condividono sono veramente puerili: tutti insieme? Questa è politica da bar! I governi si assumano le rispettive responsabilità, così come la maggioranza che sostiene un governo che viola il programma approvato e voluto da tutti i partiti, le minoranze facciano di tutto per ribaltare con la forza delle idee ciò che non è giusto per San Marino. Fate politica, non gli inciuci; fate politica e non vendete ciò che non sapete vendere.

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lunedì 16 novembre 2009

Dove va la Repubblica di San Marino?


Di Roberto Tamagnini

Io sono un vecchio sammarinese, d’età e di cittadinanza, infatti un mio antenato entrò a San Marino nel 1798.
Dunque io sono visceralmente affezionato a questa antica Repubblica che oggi è in pericolo.
Dobbiamo difendere la sovranità della più antica Repubblica del mondo dagli assalti dei prepotenti e degl’incapaci che oggi, come sempre, hanno attentato e attentano alla nostra indipendenza.
Le questioni economiche e le grandi organizzazioni internazionali ci stringono d’assedio, grazie anche ai nostri errori ed alla nostra scarsa lungimiranza.
Io sono disposto anche a ridurre il mio tenore di vita, pur di mantenere libera questa antica Terra, non voglio insomma che diventi un protettorato dell’Italia.


L’attuale Governo sta per firmare, non si sa quando, accordi a senso unico con l’Italia, senza nessuna contropartita per noi e senza avere prospettive di mantenimento e sviluppo che non siano la casa da gioco e la vendita di residenze e appartamenti.
Non voglio che si ammaini la nostra bandiera, non voglio la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza in casa nostra, ma voglio invece difendere strenuamente la sovranità di questo fazzoletto di terra, correggendo i nostri errori e solidarizzando ancora una volta fra di noi.
Vedremo se conteranno di più il denaro o la libertà.
Essere sammarinese è contemporaneamente un’idea e cosa concreta, difendiamole allora entrambe.

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mercoledì 4 novembre 2009

La politica sulla luna

Lettera firmata su San Marino OGGI

Ogni mattina, mentre mi accingo ad uscire di casa, avverto la difficoltà crescente a separarmi dai miei cani, dalla mia casa, da mia moglie, quasi che l’oasi che abbiamo con sacrificio creato, sia anche la mia protezione. Ho sempre amato il mio lavoro, sono sempre stato il primo ad entrare in ufficio. Dall’inizio di gennaio, con la circolare Draghi e, a seguire, tutte le vicissitudini che le difficoltà prodotte dalla mancanza di accordi con l’Italia hanno prodotto e riverberato negativamente sull’andamento del mio lavoro, stanno facendo crescere in me uno stato di ansia e sofferenza. Salgo in macchina e mi assale l’idea dell’incognita che aleggia sull’intero Paese.

La tentazione di fronte al giornalaio è di tirare dritto, poi è più forte di me, mi fermo e mi compro i giornali, scorro con gli occhi i titoli alla ricerca di una informazione che possa farmi intravedere uno spiraglio di luce da indurmi a sperare, come ho sempre fatto, nel valore del mio paese e dei suoi amministratori.
All’inizio dell’anno ero consapevole che sarebbe stata dura, ma anche fiducioso nella solidità e serietà dell’impresa per la quale lavoro. Certo delle capacità dei miei collaboratori, insomma, convinto che avevamo i presupposti per far quadrato e superare le difficoltà prodotte dalla crisi mondiale. Non avevo invece tenuto conto che, mese dopo mese, avrei dovuto constatare la diminuzione dei fatturati, causati non solo dalla crisi, ma dalla perdita di clientela che preferisce prendere le distanze da San Marino per evitare l’associazione fra sé e questo Paese.
Negli ultimi tempi mi ritrovo, razionalizzando le cose, ad essere costretto a pensare per resistere, con la cassa integrazione che non può essere protratta all’infinito, di dover ridurre il personale. Mando a mente i loro nomi, i loro visi, il loro entusiasmo nel lavoro, il nostro rapporto interpersonale, gli affitti da pagare, i figli da mantenere, e mi dico: “come fare?”
Martedì 27 ottobre 2009, sui quotidiani sammarinesi la maggioranza di governo annuncia: “un anno di coalizione, il Patto festeggia il 14 novembre al multieventi con una conviviale”. Il calo di fatturati, i posti di lavoro persi, la gente a casa, il blocco delle carte di credito, l’uscita dal circuito dei pagamenti, le distanze prese da chi pensa: dagli all’Untore! Decine di articoli che ogni giorno aumentano, scritti da chi lancia messaggi disperati. E c’è chi ancora pensa che ci sia di che festeggiare!

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mercoledì 21 ottobre 2009

Confusione totale

Di Amilcare Barca

Leggendo qua e là le notizie che il mondo politico produce, non si riesce a capacitarsi del perchè la politica sia scesa così in basso. In ordine di tempo, sono due gli elementi che in qualche modo riassumono la pochezza che l'agire politico di questi tempi non perde occasione di manifestare. Uno riguarda lo stato di fatto degli accordi con l'Italia, l'altro i rapporti all'interno della maggioranza che un giorno si e l'altro pure si fa vanto dello spirito di coesione che la anima. Sul primo, il governo ammette disarmato che ci sono dei problemi ma ci si guarda bene dal dire però che sono problemi politici. Chi fa opposizione rimarca il fatto che il governo non dice tutta la verità, così tanto per dire qualcosa; se la prende con i bignami ma anche se avesse avuto tra le mani il testo integrale avrebbe detto le stesse cose.


Dal canto suo il governo invece se la prende con lo scudo fiscale, però lo scudo fiscale è partito pochi giorni fa e quindi si poteva firmare anche prima. Questo ci dice che il problema non è lo scudo fiscale e se non è lo scudo fiscale allora il problema è un altro. I nostri interlocutori ce lo stanno facendo capire in vari modi ma chi deve capire o non capisce o fa finta. Nell'attesa che qualcuno finalmente capisca, c'è un micropartito che se la prende con il suo pari lista rendendo evidente che la legge elettorale è una legge inadeguata perchè costringe a matrimoni di interesse dove l'interesse è la sopravvivenza. Questo naturalmente riguarda tutti i micropartiti.
La causa di questo richiamo per "infedeltà" riguarda la "sfida socialista" anche se ancora non è chiaro chi sia lo sfidante.
Nel contempo si fa sapere ai compagni di lista che è improvvido avvicinarsi a chi ha pesanti responsabilità per la situazione attuale, ma allo stesso modo ci si guarda bene dal dire che si è al governo con personaggi che non solo hanno pesanti responsabilità per il passato ma sono recidivi.
Tutto questo mentre c'è chi muore sul posto di lavoro per mancanza di controlli, l'occupazione è sempre più in crisi, gli ammortizzatori sociali stanno esaurendo i loro effetti, si continua l'assalto alla diligenza pubblica e allo spreco di risorse, si continuano ad emettere comunicati stampa inutili e cosa più grave, non si ha ancora un progetto globale che non sia la solita aria fritta, in grado di far uscire San Marino dalle sabbie mobili in cui si è impantanato.

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lunedì 12 ottobre 2009

Dolcegramma per Mongo - Seconda puntata

Di MarcOne

Ad un anno dalla sua esistenza, inizia a vacillare il governo del Patto, iniziano a cadere uno dopo l'altro tutti i bluff del duo esteri-finanze... Come negli anni '90, abbiamo sentito di tutto, ma alla fine, questa volta Gatti non ha sbancato nessuno ed anzi ha fatto prendre a San Marino l'ennesimo sonoro ceffone sulla faccia e incassato l'ennesimo NO perentorio, facendo escludere San Marino dai paesi collaborativi. Il duo è riuscito a farlo mettere nero su bianco e far sancire ufficialmente il proprio fallimento diplomatico e politico da una Istituzione italiana. Si perchè l'obiettivo dichiarato era proprio quello di ritornare a normalizzare i rapporti con l'Italia, quindi il fallimento è totale oltre che ufficiale. Bluffare può essere utile al gioco delle carte, ma non in politica dove infatti, prima o poi, i nodi vengono al pettine.

A quasi 10 anni dalla prima esperienza di governo, AP ha incassato alle recenti elezioni politiche un preoccupante - 0,53% di voti, nonostante le fanfare di trionfo e i titoli autocelebrativi non è riuscita a cambiare proprio nulla della e nella politica sammarinese. Oggi sono ulteriormente in calo ed i giovani si accorgono che dietro al velo c'è qualcosa che non piace affatto. Un fallimento totale specie per chi come AP si presenta con una "etichetta etica" che se all'inizio forse aveva ingannato qualche sprovveduto, negli ultimi tempi ha convinto molti cittadini dell'esatto contrario. Parentele, clintelismo a piene mani e controriforme che anzichè portare migliorie al paese ed alla politica, hanno confermato il vizietto di ex democristiani, i quali vicino alla cosa pubblica allungano le mani e assumono amici e parenti.

Gatti e il bilancio. Con una maggioranza così forte e legittimata dal voto, si poteva attuare il piano ECSO sulla PA da subito, anzichè lasciare andare avanti una riforma inutile e costosa e rilasciare dichiarazioni alla Brunetta senza perlatro muovere un solo dito per cambiare lo status quo della PA. Il bilancio dello Stato potrebbe dimagrire se solo si avessero le idee chiare sul da farsi. Dal 1987 al '97 (con Gatti al governo) + 68% di assunzioni nella PA, il passato è sempre presente!! Media OCSE impiegati statali = 60 ogni 1000 abitanti; San Marino 150. Ma quale prudenza e rigore, servono lungimiranza e programmazione.

Statalismo vs mercato. La questione antenne messa a sopire una volta andati al governo si ripropone e rende nervosa la Segretaria di Stato, ma a riproporsi è una questione politica sui monopoli, lo statalismo e il libero mercato. Il Patto non ha una linea politica in merito e naviga casualmente. Aziende di Stato che operano nel settore privato violando qualsiasi principio di concorrenza e trasparenza, aziende in monopolio incapaci di dare servizi ai cittadini alle quali viene regalata l'esenzione a vita dalle imposte e gli affitti delle sedi. Il problema non è il numero delle antenne, ma la politica che non c'è e le regole che valgono solo quando fa comodo. Sarebbe ora di togliere dalle mani di pochi i preziosi patrimoni pubblici, smettere di socializzare le perdite e privatizzare gli utili.

Pensioni: secondo pilastro cosa c'è sotto? Si può evitare la previdenza complementare? Non certo con il progetto sic et simpliciter di un secodo pilastro affidato tutto in mano ai privati e soliti noti. La questione pensioni riguarda la San Marino che vogliamo trovare nel 2020 ed è una vision che deve andare oltre alle scelte politiche di emergenza e di comodo perchè è una questione che riguarderà tutti i cittadini ed i loro portafogli nella terza età. Questo paese ha necessità di una visione del futuro e di modificare una vecchia struttura per avere nuove funzioni. In questo soprattutto la politica latita. Un pensiero unico con un sindacato "interessato", come da sempre lo è, è quello che spaventa maggiormente per il futuro e la libertà. Si, il secondo pilastro si può e forse deve evitare, ripensando tutto il sistema welfare... Ma vallo a dire a quelli che già si sfregano le mani per i guadagni che faranno.

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martedì 6 ottobre 2009

Per chi suona la campanella

Di Antonio Fabbri, su L’Informazione

Erano nati nel 2004 con l’intento di portare l’esperienza di professionisti ed imprenditori in politica. Lo hanno fatto fondando il Movimento Biancazzurro. Loro simbolo era la campanella, simile a quella che i Reggenti usano per richiamare all’ordine i consiglieri durante le sedute dei sessanta. Un simbolo che oggi suona come profetico dato che uno degli esponenti del Movimento Biancazzurro, poi confluito in Ap, oggi siede sullo scranno reggenziale, Sua Eccellenza Stefano Palmieri. Prima di lui anche Alberto Selva era salito alla più alta magistratura dello stato. Lo stesso Alberto Selva che, secondo le indiscrezioni, sarebbe pronto a candidarsi per il coordinamento di Alleanza popolare.

Il dato politico è importante perché vede due esponenti del Movimento Biancazzurro in Consiglio grande e generale, uno dei quali alla più alta carica dello stato, l’altro lanciato verso la più alta carica del movimento. Viene da chiedersi, allora, se quella campanella, oggi, non stia suonando per i vecchi fondatori di Ap. Bindi si è fatto da parte da un po’, non condividendo le ultime scelte del Movimento di allearsi con la Dc di Gatti. Masi si è fatto da parte adesso, uscendo dal Consiglio e accettando l’incarico di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Sums. Mario Venturini resta in aula, ma ha deciso di lasciare ad altri l’incarico di coordinatore. Insomma una avanzata del Movimento biancazzurro, che oggi non esiste più, ma i suoi uomini ci sono e sono attivi all’interno di Alleanza popolare. Tanto che qualcuno dei vecchi fondatori si sta chiedendo: per chi suona la campanella? Verrebbe da rispondere: “Non chiederti per chi suona la campanella. Essa suona per te”.

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sabato 3 ottobre 2009

Felicità e politica

Di Maverick

Caro Direttore, recentemente ho ascoltato un suo intervento nel quale, forse per la prima volta qui a San Marino, si è osato accostare due termini apparentemente inconciliabili: felicità e politica. Secondo me, la modestia delle pretese che una certa bassa politica insiste ad avanzare in proprio nome vanifica le nostre speranze di felicità ed anche l’attenzione e l’ammirazione che vi si può riporre. Per questo la determinazione di alcuni nel disprezzare la politica viene talvolta compensata da vani tentativi individuali, altrettanto ostinati, di plasmare la propria vita dandogli una forma gradevole. Chi ha tentato sa bene che questa formula non funziona, o almeno non è requisito sufficiente.
La politica ci desta perplessità perché non sembra più in grado di creare quella felicità di cui riempie le proprie promesse e le nostre aspettative. In dubbio non è solo la funzione della politica come garante della felicità delle persone: essa è anche esposta all’accusa di non riuscire più a migliorare la qualità della nostra vita, e quindi la subiamo passivamente. Si dice che sia nella sperimentazione delle difficoltà che le molte cose belle conquistate in passato riacquistano il loro vero valore. Così oggi, spesso, le rimpiangiamo, smarrendo però la consapevolezza che il presente ci sta offrendo – sia pure col carico della sua crisi profonda – l’opportunità per un cambiamento radicale, per un ritorno alla conquista del nostro benessere, sia quello fisico che morale, sia materiale che spirituale, attraverso le migliori qualità della nostra indole. Riuscirà quindi la politica a garantire a noi cittadini una ritrovata felicità? Potrà assolvere a quello che, storicamente e filosoficamente, appare come il suo primario compito? Ne sono perplesso, tuttavia apprezzo il suo rinnovato ottimismo.

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lunedì 7 settembre 2009

Classe politica al capolinea

di MarcOne
Nel suo intervento di oggi su Tribuna, Alessandro Rossi si è dimenticato di dire che i numeri fatti da Tremonti sono falsi, gonfiati, artefatti e inattendibili. Se lo è dimenticato anche lui, dopo Gatti e Mularoni di richiamare Tremonti a quella onestà a loro tanto cara, la classe politica sammarinese non riesce a cogliere il vero senso di questo attacco, senso eminentemente politico. Questione di sovranità statuale, autonomia e libertà tanto dal principe quanto dal vescovo.

L'analisi di Rossi, in piccola parte condivisibile, non afferra i concetti chiave della lotta, questa si da farsi tutti insieme senza remore, quella di rimanere uno Stato Sovrano autonomo e libero, certo non per fare traffici o alimentare l'illegalità ma per ribadire che l'autodeterminazione di un popolo, della sua storia, delle sue tradizioni è fondamentale, quindi una questione politica cioè culturale.
Se da un lato si chiede da parte di molti l'ingresso con deroghe nella UE, l'adesione allo Spazio Economico UE come il Liechtenstein, il Lussemburgo, Malta ad esempio, che già godono di ampi margini di autonomia e manovra (economica-finanziaria-fiscale ecc) rispetto a noi, cioè quindi a dire che la volontà di osservare le regole della UE e dei suoi organismi è già patrimonio di gran parte dei sammarinesi, mi pare necessario un salto di qualità anche con l'Italia che oggi per San Marino non deve più rappresentare un riferimento. Il riferimento deve essere la UE e non il proconsole che spara cifre artefatte.
Ha mai pensato Tremonti che gli evasori principali nel mondo sono tutti suoi concittadini?
Quindi, il compito della classe politica sammarinese, come giustamente rilevato, deve essere quello di difendere la nostra sovranità, le prerogative di autonomia politica su qualsiasi materia, evitando di finire preda di regole e di usanze di un paese come l'Italia che certo non può e non deve dare lezioni a nessuno, specie su moralità, trasparenza e fiscalità, quando per bocca di autorevoli personaggi della penisola si afferma che l'Italia senza evasione sarebbe in bancarotta, avrebbe milioni di disoccupati e diventerebbe un Paese del terzo mondo, si dice che l'unico modo per far girare l'economia è quello di evadere ed eludere, mi pare proprio un paradosso che noi si vada a lezione da Alibabà e i 40 ladroni per imparare come gestire le nostre risorse economico-finanziarie e il fisco.
E' ridicolo pensare che uno come Gatti gestisca un accordo così decisivo, senza avere una credibilità, quando nel 1997, come ben rilevato da SU (a proposito Rossi condivide il comunicato di SU oppure no?), è stato l'artefice della "solita aria fritta" ed è anche per questo motivo che ci ritroviamo addosso i Media e gli anatemi dei PM vari. L'opinione pubblica italiana identifica i sammarinesi con Gatti, è questo il problema grave!
A poco valgono i tentativi di Rossi per salvare la sua amica Mularoni, che è talmente soggiogata dal potere che si è dimenticata, pure lei, di essere sammarinese, di avere un orgoglio di donna così intelligente che non trova altri argomenti che gettare discredito sui governi precedenti, cioè i suoi concittadini, anziché avere il giusto coraggio per rispondere adeguatamente a Tremonti ed ai Media che ci tengono sotto schiaffo.
Questa classe politica è al capolinea. E' stantia, ma quel che è peggio è che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del nostro Paese, di San Marino e dei sammarinesi, se come pare si stia delineando, accetterà supinamente di firmare un accordo capestro dove ci saranno solo imposizioni e controllo totale dell'Italia sugli onesti cittadini sammarinesi.
Per scongiurare tutto questo occorre una levata di scudi dei sammarinesi di ogni parte, una pretesa di dimissioni immediate del governo, la formazione di un nuovo governo di salute pubblica al cui interno non vi siano personaggi che hanno già troppo infangato la Repubblica, la pretesa della pubblicazione integrale della bozza di accordo con l'Italia, il successivo dibattito in Consiglio e il referendum confermativo popolare per vedere se i cittadini vogliono oppure no questo accordo, infine, il ricorso alle urne con una nuova legge elettorale per avere una migliore classe dirigente e un governo moderno che sia capace di affrontare la questione UE in tempi brevissimi.

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mercoledì 19 agosto 2009

I Socialisti e il socialismo

di MarcOne
Sono anni che si unificano e si dividono e all'osservatore nostrano appare chiaro che la causa principale delle divisioni non sono le politiche e le vision strategiche, ma fatti personali che principalmente occupano le ragioni della divisione e della diaspora.Incapaci di trovare una sintesi e politiche socialiste per una moderna società, oggi i socialisti sammarinesi sono leteralmente ovunque, ma non contano nulla. Sono diventati partito di maggioranza relativa e, subito dopo aver raggiunto l'apice si sono nuovamente spaccati.

Spaccatura dopo l'altra oggi sono:
NPS usciti prima dell formazione del PSD il cui riferimento è Augusto Casali, conta 3 seggi in Consiglio ed è schierato alternativamente al centro e a sinistra ma è al governo con la destra;
PSRS usciti di recente dal PSD fanno riferimento a De Biagi e Andreoli, contano 8 seggi, si schierano a sinistra aperti a collaborazioni per progetti al centro e sono all'opposizione e nel manifesto fondativo di politica concreta se ne vede poca;
PSD 10 seggi, opposizione e un documento politico leggerino che difficilmente troverà applicazione e sopratutto alleanze di governo;
Alcuni fanno parte di Socialisti per la Libertà che non è più presente in Consiglio ma attiva nel paese;
2 autorevoli transfughi dal PSD hanno fondato Arengo Sammarinese, sono al governo ed hanno sottoscritto il programma con la destra, tentano di tenere accesa la voce delle riforme nel governo ma con scarso successo.
A conti della serva fatti, i socialisti sarebbero al governo, sarebbero il partito più forte se non fosse per quella predisposizione alla lite ed al personalismo che rovina tutto. La tendenza dei cittadini sammarinesi è chiara, votano i socialisti, vogliono che il paese sia ispirato da politiche socialiste, da riforme capaci di cambiare il paese e portarlo fuori dalla crisi e proiettarlo nella sfera della UE a pieno titolo, sono orgogliosi di essere sammarinesi e credono che il socialismo, quello vero, quello che in questo paese ha fatto tante cose buone a favore di tutti, governi la Repubblica. Sfortunatamente ci sono pochi socialisti nei partiti, molti opportunisti, tanti fancazzisti ma sopratutto non c'è una coesione sulle politiche di fondo, si parla tanto e si fa poco, si perde tempo nelle scaramucce personali e intanto gli altri governano. Esiste una predisposizione alla lite perenne, di tanto in tanto sopita, ma costantemente condita da attacchi personali, calunnie sotterranee, racconti e bugie che si suggeguono nelle stanze dei bottoni come negli uffici pubblici, falsi miti e fantasticherie varie che raccontano di personaggi e di storie che nulla hanno a che vedere con la politica e le riforme.
Ai socialisti, ci piacerebbe vederli alle prese con una politica della casa che non passi più dai portafogli dei cittadini e dalle casse delle banche, ma a nuove politiche capaci di garantire ai giovani la casa ecosostenibile a prezzi adeguati, senza liste di attesa dove lo Stato sia il promotore di un nuovo ciclo virtuoso. Ci piacerebbe vedere realizzati i sogni dei giovani sammarinesi abilitati da studi universitari di elevata specializzazione a ricoprire posti di lavoro di qualità in un terziario avanzato che non è mai decollato e dove invece si continuano a produrre posti per manodopera generica, quest'anno sono stati oltre 900 i posti di lavoro creati, posti che non servono a nessuno senza qualità, ma che forse servono a qualcuno che profitta della cassa integrazione e fa pagare alla cittadinanza le proprie debolezze mentre incassa gli utili a fine anno. Cosa servono 900 posti di lavoro nuovi quando i nostri giovani attendono ben altro? A chi giova questo tipo di politica anti-sammarinese,? Mentre l'Italia ci attacca, noi paghiamo la cassa integrazione a migliaia di lavoratori dei quali potremmo fare a meno e ci guadagneremmo anche tanto di più se con la metà dei soldi sprecati per tale politica ottusa, si utilizzassero per creare posti di lavoro di eccellenza tecnologica, di ricerca universitaria e servizi moderni !!Ci piacerebbe vederli impegnati nella modernizzazione del nostro Stato, più che coinvolti nelle bagarre del casino e dei giochi, vorremmo toccare con mano politiche che promuovono più tecnologia, più servizi, più libertà e tutela del cittadino, più giustizia e più spazio ai sammarinesi. Ci sono troppi forensi che ci dicono cosa dobbiamo fare, dove dobbiamo rivolgerci e chi dobbiamo ascoltare.
la questione della adesione alla UE rimane un nodo centrale, ma finchè non ci saranno esperti di politiche e regole UE nella nostra classe dirigente sarà dura e questo teatrino fra un Segretario di Stato confuso e impotente che magari vorrebbe ma non può e dall'altra l'improvvisa uscita del PSD sulla adesione dopo che aveva lasciato cadere la cosa che prendeva le mosse già da prima delle elezioni del 2001, sono segnali politici che indicano chiaramente la necessità di spazzare via una classe politica e dirigente ancorata a un passato che fortunatamente non tornerà.
In attesa che tutti i socialisti che si credono furbi tornino a ragionare di politica socialista e non di personalismi... Teniamo botta.

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mercoledì 22 luglio 2009

L’alba e la crisi

di Angelo Della Valle - Segretario RCS

L’alba sul Monte pare sia stata una iniziativa di successo. Ma è facile riuscire nelle cose quando si hanno a disposizione grandi somme di denaro. Talmente grandi da creare una sproporzione imbarazzante con la grave crisi che attanaglia le categorie sociali più deboli. Noi lavoratori del settore industria ci sentiamo mortificati per il profilo tenuto dal Governo di fronte alle nostre richieste di diritti e di maggiore potere d’acquisto. La crisi ci sta mettendo a dura prova: molti di noi hanno mutui da estinguere, rate dell’automobile, affitti. I sacrifici da fare per non sprofondare sono tanti e progettare il futuro è oramai impossibile.

Ogni giorno arrivano notizie di licenziamenti. E intanto si continua a giocare alla festa. Credevo che le istituzioni avessero maggior riguardo verso chi lavora e crea ricchezza. Mi sbagliavo. Anche la TV di stato, che avrebbe il dovere di raccontare quanto sta accadendo, è invece latitante (e sappiamo il perché). Anziché mostrarci le difficoltà che il Paese vive riempie gli spazi dell’informazione con notizie insignificanti. Così facendo il mondo del lavoro si trova sempre più isolato e debilitato. Fino a farci piegarci alla prepotenza degli industriali che ci chiedono di lavorare di più per guadagnare di meno. C’è addirittura chi vorrebbe cancellare la festa nazionale della giornata che ha riportato la libertà ai cittadini. Una libertà che noi lavoratori intendiamo difendere. Se il Governo è davvero interessato ai problemi dei lavoratori si faccia sentire, anziché fare il forte con i deboli e il debole con i forti.

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lunedì 13 luglio 2009

Sinistra Unita e la spaccatura del PSD

di Gastone Pasolini - Sinistra Unita

Hanno abbandonato perché dicono:” non condividiamo più quel progetto politico”. Parlo della scelta fatta dal gruppo Andreoli e De Biagi di uscire dal PSD e di formare un nuovo partito. Strano dico io: ma a dirigere quel Partito non c’era Paride Andreoli? e nell’esecutivo del Partito non c’erano consiglieri del gruppo che si è ora distaccato?
Cosa è cambiato in questi ultimi mesi, anzi giorni, per avviare una scelta così drastica rinnegando un progetto politico che è maturato con mille difficoltà in 4 lunghi anni di duro lavoro?
Nelle ultime settimane una richiesta di rinnovamento del gruppo dirigente e un nuovo metodo di fare politica è venuto avanti su richiesta del movimento giovanile dei socialisti e dei Democratici, una richiesta motivata anche con la necessità di ripensare le basi del progetto del centro sinistra dopo la sconfitta elettorale; che sia stata questa richiesta a motivare la “rottura”?


Io non condivido questa scelta ma la rispetto, perché le rotture a volte sono necessarie per raggiungere una migliore unita successivamente, come è successo anche a noi di Zona Franca, Ma è opinione diffusa che la vostra scelta manchi di un presupposto politico importante, che manchi un progetto e che rischiate di farvi additare come persone che sentono la mancanza del Potere.
Se la vostra scelta avesse avuto un progetto politico non avreste cercato di giustificare la fine di un percorso di 4 anni che rischia di fare naufragare il Centro Sinistra additando a responsabili di tutto Sinistra Unita, scaricare le colpe su Sinistra Unita è puerile e ridicolo, anche perché è opinione diffusa che Sinistra Unita si è comportata sia al Governo che all’opposizione con grande dignità, ed anzi pur di mantenere un progetto ha dignitosamente ridimensionato le proprie aspettative di riforme radicali.
Per questo noi non abbiamo nessuna colpa anche perché non ci siamo mai intromessi nella gestione e nella politica del PSD.
Da tempo quel Partito è in crisi nei rapporti interni tra le due componenti che lo hanno costituito, lo sforzo per stare insieme è stato immane, il progetto lo meritava, il progetto delle coalizioni dell’alternanza e del centro sinistra unito.
Probabilmente il problema di fondo sta nel fatto che per una parte del partito l’unificazione doveva servire ad affermare l’alternanza democratica alla guida del paese, per altri invece doveva esser solo una unificazione per formare un gruppo alla pari di quello della Democrazia Cristiana, per continuare su un piano paritario la politica deleteria degli anni novanta.
Sinistra Unita in tutto questo non c’entra nulla.
Noi di Zona Franca, corrente di minoranza dell’allora PDD, abbiamo sempre dato il nostro convinto appoggio al progetto dell’alternanza perché condividevamo e lo condividiamo anche oggi.
Un progetto che vedeva i riformisti, i progressisti, il centro sinistra unito contro un fronte conservatore, un progetto per affermare una nuova politica che ancora oggi stenta ad arrivare, una politica seria, etica, rispettata dalla cittadinanza e capace di ritrovare quel filo del dialogo necessario per costruire progetti di sviluppo per il nostro Paese.
Noi, nel 2005, siamo usciti dal PSD perché era stato titubante nel perseguire questo progetto, non aveva voluto la legge elettorale prima delle elezioni del 2006 e non aveva ancora chiarito da che parte stare.
Noi siamo usciti perché l’unificazione è stata una unificazione di vertice, senza coinvolgere le basi dei partiti e perché prima di determinarsi aveva avuto dei percorsi a dir poco bizantini, come quello che aveva visto metà del partito al governo e l’altra meta all’opposizione.
Noi abbiamo contestato fortemente nel metodo e nella tempistica questo modo di agire, abbiamo fatto proposte per procedere in tappe successive all’unificazione, abbiamo proposto organismi paritetici prima di annullare i due partiti storici, avevamo infine proposto anziché l’unificazione dei due partiti un Patto Federativo per coinvolgere nel processo di unificazione tutti gli iscritti dei due partiti ma non siamo stati ascoltai, anzi siamo stati ghettizzati al’interno del PSD senza nessuna possibilità di confronto fino ad essere costretti a lasciare il Partito.
Nonostante questo quando abbiamo visto la possibilità di perseguire un progetto comune dopo il 2006 abbiamo tralasciato ogni rancore e dato la nostra disponibilità a formare una maggioranza di centro sinistra pur consapevoli dei pericoli che questo passaggio aveva in sé.
Noi abbiamo dedicato tutta la vita ai Partiti della Sinistra, anche in tempi molto duri, come quelli degli anni dopo il colpo di Stato del 1957 fino agli anni ’74, ’75, ma non ci siamo mai arresi, abbiamo coronato i nostri sforzi negli anni ’80 quando siamo ritornati ad essere forze di governo con gli ottimi risultati che i governi di centro sinistra degli anni ’80 hanno portato al Paese che oggi sono ancora additati come esempio.
Quei Governi hanno governato con 31 e anche con 30 Consiglieri, segno che se si crede fino in fondo in un progetto si può governare anche con numeri bassi, segno che voi forse non avete voluto crederci fino in fondo ai governi nati dopo le elezioni del 2006.
Vi volevo anche chiedere perché durante i nostri governi non avete mai voluto un accordo con il Nuovo Partito Socialista ed ora lo state invece disperatamente ricercando? Forse se eravate più attenti il centro sinistra lo si poteva salvare con le forze di sinistra.

Ho voluto ricordare brevemente questi passaggi e queste tappe per dire che durante il percorso della unificazione noi di Zona Franca avevamo colto i pericoli che erano insiti nel metodo che si è voluto percorrere nel passaggio degli ultimi anni.
Voi cari compagni eravate negli organismi di comando della operazione di unificazione e non avete voluto ascoltarci, avete illuso la base, avete allontanato iscritti ed elettori ed oggi avete la faccia tosta di volere scaricare le colpe della rottura del PSD su Sinistra Unita, quando in realtà le colpe sono solo ed esclusivamente vostre, se siete, come dite, onesti, e dovete ammettere perché i motivi della rottura vengono da tempi in cui Sinistra Unita non era neanche nata.
Vi ricordo che è stato proprio sotto la guida di Andreoli che è saltata la coalizione di centro sinistra e si è allontanata Alleanza Popolare, è stato il continuo parlare di Casinò, residenze sotto la sua guida che ha portato AP ad infilarsi nell’abraccio mortale con Gabriele Gatti.
Noi volevamo gettare le basi per uno sviluppo sostenibile, per una riforma fiscale, per un Paese maggiormente trasparente, serio e credibile, temi che credo siano anche da voi condivisi ma che quando è stato il momento non si è voluto perseguire insieme.

Ho voluto ricordare questi passaggi perché voi avete trascinato in questa brutta avventura anche dei giovani che ritengo non conoscano approfonditamente la storia della sinistra sammarinese, e se così non fosse quei giovani, con la loro scelta dimostrano di essere già vecchi.
Come ha scritto Alessandro Rossi qualche giorno fa Sinistra unita non può essere presa a pretesto delle difficoltà del PSD, noi figli di socialisti e di comunisti non ci vergogniamo di essere stati tali perché siamo stati e siamo degli onesti lavoratori che si sono impegnati e si impegnano ancora oggi per un solo scopo: il bene del nostro Paese e dei suoi cittadini senza distinzione alcuna, detestiamo le diseguaglianze e l’arroganza del potere, non ci prestiamo per questo ad essere additati per colpe che non abbiamo , per dare alibi a chi ha sete di potere, non importa con quali mezzi anche quelli di destra, pur di andare al potere.

Mi auguro che questo ulteriore passaggio di rottura a Sinistra possa essere l’inizio di un nuovo progetto di aggregazione di tutte quelle forze che si riconoscono in una politica che agisca su basi etiche e che agisca per dare eguali opportunità a tutti i cittadini sammarinesi senza distinzione alcuna.Una sinistra vera è necessaria al Paese e l’ulteriore instabilità che voi avete prodotto al sistema credo possa fare nascere in tutti i cittadini la consapevolezza di muoversi per costruire nuove aggregazioni politiche che invertano la china pericolosa che i metodi bizantini degli anni 90 ci hanno fatto imboccare.

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venerdì 26 giugno 2009

A cosa servono le Giunte di Castello?

Di Leo Rondelli
Innanzi tutto voglio complimentarmi con la squadra vincitrice e il suo Capitano e amico Sergio Nanni. Complimenti anche alla squadra guidata dal giovane Federico Cavalli che ha riscosso un inaspettato consenso dalla popolazione. Auspico, per il bene del Borgo e dei suoi abitanti, che questa nuova Giunta di Castello non ripeta ciò che le Giunte hanno fatto fin dagli anni ottanta: non aver portato avanti i programmi enunciati e scritti prima del voto.
I programmi elettorali, abbiamo visto tutti, sono sempre vaghi: dicono tutto e non dicono niente.

A mio parere occorre seriamente fare un elenco delle cose da fare e una scaletta delle priorità, da promuovere nei prossimi 5 anni, altrimenti come è stato detto e scritto più volte il Borgo piano piano sta morendo.
Fra le tante cose da fare, mi permetto di suggerirne due, che ritengo siano le più importanti e prioritarie.
La prima: occorre realizzare al più presto il parcheggio multipiano nel campo della fiera (parcheggio funivia) e che sia di proprietà dello Stato. Indispensabile per svariati motivi che è bene ricordare, perché molti, a partire dai politici, hanno la memoria corta e si dimenticano, poi spesso le cose se non sono pensate da loro non hanno tanta strada da percorrere.
I vantaggi sarebbero evidenti, oltre a supplire alla carenza cronica di parcheggi in Borgo, si potrebbero liberare dal caos le piazze più belle di San Marino, usate come parcheggio, si potrebbe dare la possibilità a chi vive nel centro storico e lo vuole (questo per chi non ha i garage) di acquistare uno a pagamento dilazionato.
Di conseguenza si potrebbe pensare ad un arredo urbano del centro storico dandogli la dignità che il posto richiede, visto che poi siamo entrati nel Patrimonio dell’Unesco.
I mercati ed il commercio in generale (che ormai è morto) ne trarrebbero sicuramente grossi benefici e anche lo Stato con la funivia ne trarrebbe economicamente dei vantaggi.
Inoltre si potrebbero ricavare degli spazi che nel nostro Borgo mancano, ad esempio una grande sala polifunzionale, ed inserirvi anche dei servizi dello Stato invece di pagare affitti a privati.
Se i soldi non ci sono per finanziare quest’opera si potrebbero ricavare dalla vendita dei garage e prelevando ciò che occorre dal fondo pensioni, (sempre meglio che prenderli in banca) e questo sarebbe un investimento sicuro e certamente più redditizio.
Qui entrano in ballo le responsabilità delle Giunte, che non sono state capaci in questi lunghi anni di pretendere (coinvolgendo la popolazione) ciò che doveva essere fatto per lo sviluppo e il bene comune dei suoi Cittadini.
Una cosa non sono mai riuscito a capire, se sono stati fatti i parcheggi a Dogana, a Serravalle, in Città e ci volevano, perché in Borgo no, oltretutto se ne parla da ormai ben 55 anni.
Quello che fa più rabbia e male ai Borghigiani e a me personalmente, è stato il disinteresse dei politici di Borgo (e sono stati tanti), si sono sempre lavati le mani dai problemi del Castello, non hanno portato avanti, salvo casi rarissimi, le richieste legittime che la popolazione e la Giunta avevano fatto.
La seconda cosa, è la rotatoria dell’incrocio Boschetti-Cailungo, se ne trarrebbero dei grossi benefici in termini economici, e di sicurezza stradale, inoltre si diminuirebbe il carico sulla rotatoria dell’Agip, meno strada da fare per le tantissime famiglie che abitano nella zona, minor consumi, minor inquinamento e risparmio di tempo. E questo vale anche per la rotatoria bivio Sottomontana per Faetano.
Carissima Giunta, non fermarti solo alle piccole quotidianità, necessarie che siano, pensa più in grande. Fatti valere sia dal Governo, che dagli uffici preposti ai servizi.
Altrimenti è vero come dicono in molti che le giunte non servono a nulla e i soldi spesi per le elezioni sono soldi sprecati.

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