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lunedì 9 novembre 2009

Il ruggito del Leone

Di Alberto Chezzi su L’Informazione

Il leone ha ruggito. Scaduti i termini di custodia cautelare Mario Fantini immediatamente fa sentire la propria voce. Da combattente quale è, difende San Marino, la Cassa di Risparmio e il gruppo Delta. Difende soprattutto la correttezza e la serietà dell’operato della banca, senza rinnegare il sistema San Marino nel quale è Inserita. Ne ha per tutti. A cominciare da Banca d’Italia, nei confronti della quale ha rimarcato Il fatto di aver ottemperato sempre a tutte te disposizioni e di essersi sottoposto come Delta, a tutte le ispezioni e controlli richiesti.


Ha sottolineato anche come il nostro sistema bancario sia di fatto indenne da infiltrazioni mafiose. E’ questo un aspetto dell’operatività delta banca al quale ha sempre dedicato particolare attenzione.
Mario Fantini è una delle poche personalità che in questi 18 mesi di attacco alla Repubblica, ha speso delle parole forti ed a voce alta in suo favore. Non è purtroppo accaduto il contrario.
Danneggiando la Cassa di Risparmio si è voluto danneggiare il sistema San Marino. E’ stato l’inizio, come dice Andrea Di Biase di Milano Finanza, della battaglia per “cancellare una volta per tutte San Marino come piazza finanziaria off-shore”. L’intreccio tra l’attacco alla Cassa di Risparmio e la vendila forzata del gruppo Delta, rendono più che sospetti i ritardi italiani nella firma dell’accordo bilaterale sulla doppia imposizione fiscale.
Il tutto sembra tarato temporalmente affinché San Marino sia ridimensionata e torni ad essere, se mai lo è stata, un “problema” interno tutto e solo esclusivamente italiano.
Pur pagando un conto salatissimo, in attesa che emerga la verità su una vicenda che ancora non è chiusa, Mario Fantini lancia un appello che mi sento di sottoscrivere, affinché tutti i soggetti sammarinesi ritrovino quella compattezza e unità d’intenti che ha segnato il nostro passato.
http://www.smdazibao.blogspot.com/

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martedì 6 ottobre 2009

Per chi suona la campanella

Di Antonio Fabbri, su L’Informazione

Erano nati nel 2004 con l’intento di portare l’esperienza di professionisti ed imprenditori in politica. Lo hanno fatto fondando il Movimento Biancazzurro. Loro simbolo era la campanella, simile a quella che i Reggenti usano per richiamare all’ordine i consiglieri durante le sedute dei sessanta. Un simbolo che oggi suona come profetico dato che uno degli esponenti del Movimento Biancazzurro, poi confluito in Ap, oggi siede sullo scranno reggenziale, Sua Eccellenza Stefano Palmieri. Prima di lui anche Alberto Selva era salito alla più alta magistratura dello stato. Lo stesso Alberto Selva che, secondo le indiscrezioni, sarebbe pronto a candidarsi per il coordinamento di Alleanza popolare.

Il dato politico è importante perché vede due esponenti del Movimento Biancazzurro in Consiglio grande e generale, uno dei quali alla più alta carica dello stato, l’altro lanciato verso la più alta carica del movimento. Viene da chiedersi, allora, se quella campanella, oggi, non stia suonando per i vecchi fondatori di Ap. Bindi si è fatto da parte da un po’, non condividendo le ultime scelte del Movimento di allearsi con la Dc di Gatti. Masi si è fatto da parte adesso, uscendo dal Consiglio e accettando l’incarico di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Sums. Mario Venturini resta in aula, ma ha deciso di lasciare ad altri l’incarico di coordinatore. Insomma una avanzata del Movimento biancazzurro, che oggi non esiste più, ma i suoi uomini ci sono e sono attivi all’interno di Alleanza popolare. Tanto che qualcuno dei vecchi fondatori si sta chiedendo: per chi suona la campanella? Verrebbe da rispondere: “Non chiederti per chi suona la campanella. Essa suona per te”.

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venerdì 18 settembre 2009

I piccioni e la fava

Di Antonio Fabbri – L’Informazione

Che Tremonti voglia fare cassa appare chiaro. Che lo voglia fare con una pubblicità mediatica di paladino anti-evasione quando in passato verso i furbetti non era stato poi così rigido, appare altrettanto lampante. Che lo stia facendo anche e soprattutto a spese di San Marino lo si può chiaramente constatare. Abbiamo già avuto modo di fare ipotesi sul perché Tremonti non abbia ancora firmato gli accordi che, a livello tecnico, a quanto si sa sono pronti da ben prima dell'estate.
Adesso viene fuori — è notizia di ieri — che la durata dello scudo potrebbe ridursi a novanta giorni. Conferma o meno di questa voce, che avvalorerebbe ulteriormente l'ipotesi, la sostanza delle cose comunque non cambia. Cioè che Tremanti vuole prendere due piccioni con una fava.
Da un lato, quindi, fare cassa con il gettito del rimpatrio di capitali. Firmando prima dello scudo avrebbe invece consentito la regolarizzazione di questi denari, considerato che l'accordo contro le doppie imposizioni su base Ocse e quello di collaborazione fiscale non avrebbe più visto come fuori legge in quanto controllabile, che aveva i propri denari investiti o depositati a San Marino. Evitando di firmare troppo presto si è garantito il gettito dello scudo. Dopo, poi, con gli accordi e lo scambio di informazioni otterrà comunque i nomi di chi non ha scudato e potrà fare compiere ai suoi uffici le verifiche che ritiene opportune. Un doppio risultato con uno sforzo tutto sommato relativo, strappando il massimo possibile da San Marino. E se appare ormai chiaro che i due piccioni andranno in mano a Tremanti e all'Italia, i sammarinesi cominciano ad avere una idea, neppure troppo vaga, di dove finirà la fava.

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mercoledì 10 giugno 2009

No alla delega forzata ad una sola lista

Lettera di Francesco Giovagnoli al quotidiano l’Informazione:
“Spettle Redazione de “l’informazione”, scrivo queste righe sullo spunto offertomi dal titolo del vostro servizio, del 9 giugno 2009, concernente l’esito delle votazioni per il rinnovo della Giunta del Castello di San Marino Città. L’amarezza è venuta anche a me, quale appartenente al folto gruppo degli astensionisti, leggendo titolo e articolo; in particolare ritengo non condivisibile l’affermazione riportata nella parte finale del comunicato stampa della Giunta di Castello uscente.

Premesso che non mi ritengo una persona disinteressata alla vita della mia Città e penso di poterlo dimostrare, cosi come per altri simili astensionisti, il consegnare il Castello nelle mani di questi ultimi, se mai fosse materialmente possibile, significherebbe, nientemeno, affidarne l’eventuale sorte non a uno sparuto gruppo di astensionisti ma alla MAGGIORANZA degli elettori iscritti (massima espressione di democrazia).
Se poi devo scegliere, preferisco sicuramente essere governato da una maggioranza eletta con i! 20% di voti, ma uscente dalla cernita di una pluralità di liste e di idee diverse, che non daI 48% di un’unica lista (a tal proposito vorrei ricordare che anche nel tanto vituperato “ventennio” si svolsero elezioni con lista unica che, guarda caso, ottenne, addirittura, la vittoria della lista ufficiale “all’unanimità”, ma non per questo si parla di massima espressione democratica o, forse, si sono davvero sbagliati a voler festeggiare il 28 luglio?).
Non posso che riaffermare la mia volontà: fino a quando non mi si presenterà una scelta, delle alternative su cui ponderare e decidere, non acòetterò di delegare “forzatamente” quanti si presentano in un’unica proposta, fosse anche la migliore, il tutto, poi, escludendo l’analisi sulla reale utilità e funzionalità delle Giunte, così come sono istituite dalla legge vigente.

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