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venerdì 4 settembre 2009

Collaborazione col sindaco leghista di Treviso? Non ne abbiamo bisogno

di Gilberto Piermattei - Segretario Confederale CSdL
Siamo veramente messi male! L’enfasi con la quale si è parlato dello “storico” incontro dei Segretari di Stato Morri e Casali con il sindaco leghista del Comune di Treviso Gian Paolo Gobbo, mi crea serie preoccupazioni, nonché qualche turbamento… Vogliamo forse affidare le sorti del nostro martoriato Paese a chi ha fatto fortuna in politica attraverso l’intolleranza e la xenofobia, a chi ha condiviso le “grandi” idee del suo predecessore sindaco di Treviso Gentilini, che voleva vestire le persone “non padane” da leprotti cosicché potessero essere bersagliati da pallini da caccia? Se fosse così, ci sarebbe ben poco di cui stare tranquilli!

Le dichiarazioni pronunciate dagli esponenti di Governo sono traboccanti di elogi, facendo leva sui presunti notevoli vantaggi, anche “economici”, che questa “grande collaborazione” con il sindaco leghista porterebbe allo Stato di San Marino. Abbiamo letto dichiarazioni del tipo: “La collaborazione tra noi è fondamentale per costruire nuove opportunità di lavoro e di ricerca per i nostri giovani.” E ancora: “È questa una ulteriore occasione per stringere dei rapporti di amicizia che noi vogliamo consolidare nel tempo facendo aumentare la fiducia…”.

Ma si sono chiesti che cosa avranno da imparare i nostri giovani da coloro che nel loro paese deridono la propria bandiera, la propria lingua, l’inno nazionale, che vedono nelle persone di altre nazionalità un nemico da scacciare, che vorrebbero innalzare muri ideologici per paura di mischiare le “razze”?

I nostri giovani hanno bisogno di ben altro!!! Hanno bisogno della cultura umanista europea, che è in antitesi alla cultura leghista; hanno bisogno di incontrare coloro che ritengono le diversità un elemento di crescita e di conoscenza, che fanno dell’accoglienza alle persone che soffrono un valore positivo, che si impegnano concretamente per sconfiggere il razzismo e la xenofobia. Persone che certamente sono presenti anche nella bella città di Treviso, ma che non si sentono rappresentate dall’attuale loro primo cittadino!

Non penso che i sammarinesi, ed i giovani in particolare, siano conformisti fino al punto di non accorgersi che si sta toccando il fondo. È evidente a tutti che nella maggioranza di Governo mancano idee adeguate a fronteggiare una grande crisi economica internazionale, che colpisce il nostro tessuto economico, anche a causa di scelte non fatte negli anni passati (come una seria riflessione sulla possibilità per San Marino di entrare a pieno titolo nella Unione Europea). Una crisi che purtroppo si trasferisce anche sul piano culturale. La vicenda in oggetto ne è un esempio…

Non si possono sacrificare valori umani fondamentali come l’uguaglianza, la solidarietà e l’inclusione sociale, per ipotetici vantaggi di tipo economico, che in teoria potrebbero portare più benessere materiale, ma che finirebbero per impoverire enormemente la coscienza civile di un paese che si fonda storicamente sul riconoscimento dei diritti umani fondamentali, sulla partecipazione democratica e la coesione sociale.

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martedì 3 marzo 2009

Green economy per tutelare ambiente, economia e occupazione

di Giovanni Ghiotti - Segretario Generale CSdL
La green economy può e deve essere un importante traino dell’economia sammarinese, sia per creare nuovi posti di lavoro, che per affrontare la sfida epocale della tutela ambientale e dei cambiamenti climatici. Una sfida a cui non possiamo certamente sottrarci, in quanto sono in gioco le sorti dell’intero pianeta. Sulla strada della economia verde si sono già incamminati diversi paesi, tra cui gli USA con la nuova amministrazione. A San Marino si parla tanto di crisi e di misure anti-crisi, ma c’è troppa genericità, e quindi va apprezzato ogni contributo propositivo volto a delineare in modo concreto prospettive innovative per l’economia sammarinese.

In tal senso, è con interesse che abbiamo letto le proposte di Loris Francini, auspicando che a San Marino si possa aprire fin d’ora un ampio dibattito che porti a precise scelte nel campo dell’economia sostenibile. Alcuni degli indirizzi da seguire possono essere:

- Il forte impulso alle energie pulite e rinnovabili, in modo da iniziare a superare la dipendenza dal petrolio e ridurre i livelli di inquinamento. Questo, anche attraverso una politica di incentivi ancora più efficace da parte dello Stato per favorire i mezzi di trasporto alimentati a gas e metano, che hanno emissioni meno inquinanti.

- Oltre a favorire le aziende a basso impatto ambientale e tecnologicamente avanzate, vanno destinati significativi incentivi e agevolazioni per le imprese che producono materiali e strumenti per le energie rinnovabili, o che operano nel campo della tutela ambientale. Si tratta di aziende ad alto contenuto tecnologico, e quindi ad elevato valore aggiunto, in cui possono trovare sbocchi professionali molti giovani sammarinesi. Ad esempio l’Italia, che non è tra i paesi più avanzati in fatto di energie alternative, è prossima a partire con questa politica di incentivi…

- Dare concreta attuazione alla recente legge sull’efficienza e il risparmio energetico degli edifici, provvedendo in primo luogo ad emanare i necessari decreti attuativi. Una legge che ha, tra i propri obiettivi, quello di diminuire i consumi di energia attraverso una migliore efficienza strutturale degli immobili - che può contribuire a rilanciare le attività artigianali e le imprese nel comparto dell’impiantistica e costruzioni - e di produrre energia elettrica da parte dei singoli cittadini, sia per il consumo familiare, che da poter rivendere alla stessa AASS. Una modalità, questa, che può contribuire a ridurre la dipendenza di San Marino dalle forniture energetiche esterne.

- Prevedere incentivi dello Stato anche per l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo e ad elevata efficienza energetica.

- Dare corso su larga scala alla pratica della raccolta differenziata dei rifiuti, senza escludere la possibilità di favorire attività economiche legate al riutilizzo dei rifiuti differenziati (come avviene nei paesi più evoluti sul piano ambientale e tecnologico).

- Favorire un modello di turismo basato sulla qualità dell’ambiente, sulla valorizzazione del patrimonio storico-istituzionale del paese, sulla tipicità dei prodotti sammarinesi.
Naturalmente, questi sono solo alcuni primi spunti propositivi. Auspichiamo che ne arrivino tanti altri, in grado di favorire, da parte del mondo politico e istituzionale, l’elaborazione di concreti progetti per aprire questa nuova strada dell’economia sammarinese. Da parte nostra, come parte sociale, siamo disponibili a confrontarci con tutti coloro che vorranno misurarsi con questa sfida importante e innovativa, rivolta ad un nuovo sviluppo del paese.

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venerdì 20 febbraio 2009

Crisi economica e lavoro: Ciavatta e Felici ne discutono

di Roberto Ciavatta
Caro Felici, proprio così: la situazione è nera, l’occupazione diminuisce, la crisi finanziaria si riversa sull’economia reale… o forse la finanza si svela per quello che è?, cioè uno stratagemma con cui l’economia reale è sopravvissuta senza basi reali! Di questo parlano i più avveduti economisti e sociologi, di una crisi del sistema capitalistico liberale e del suo presupposto: la società del lavoro e della crescita continua.
Tutto questo, dice Tiezzi dell’Università di Siena, non funziona per un semplice motivo: il pianeta è uno spazio finito, perciò non può dare una crescita infinita, e nemmeno un’occupazione adeguata. La finanza fino ad ora ha tenuto in piedi un castello privo di fondamenta, d’ora in avanti faticherà a farlo, e nel medio periodo, lo si voglia o no, il sistema imploderà. Si potrà solo decidere se costringere le imprese a non usare le tecnologie, e salvaguardare così il lavoro (ma non è certo una strada perseguibile, né auspicabile), oppure abituarsi ad una società in cui il lavoro del singolo individuo non sarà più indispensabile.
Di fronte a tutto questo il sindacato non dovrebbe chiedere al Governo, come fa Felici, di risolvere il problema: come potrebbe risolverlo il governo? Ha solo un’arma: tamponare l’emorragia versando (come succede ovunque) oboli milionari nelle casse degli imprenditori, in cambio dell’impegno a non chiudere (cioè in cambio di licenziamenti solo ridotti).
Cioè, che succede? Lo stato paga “tizio” per non chiudere un’azienda non più competitiva, perché se chiude i lavoratori perdono il posto, e quindi i soldi che gli da “tizio”. Pensateci su: non sarebbe meglio se lo Stato desse i soldi direttamente al lavoratore che perde il lavoro piuttosto che a “tizio”? Nulla, infatti, impedisce a “tizio” di licenziare in ogni caso, o spostare la produzione altrove, o nel migliore dei casi (è quanto succede in USA in questi giorni) continuare a chiedere oboli all’infinito, tenendone una buona parte per sé.
Oggi, sono tre le cose che un sindacato dovrebbe fare: 1) lo presagisce anche Felici: “tre contratti sono scaduti, la situazione economica è quella nota…” che sta a dire: come facciamo a ottenere aumenti dignitosi se le aziende chiudono? La risposta è: meccanismi automatici di rivalutazione legati all’inflazione e al PIL, proprio i referendum che la CSU, per ragioni di partito, ha contrastato. 2) vietare contratti capestro, perché tra i 1600 cassintegrati e i licenziati di ogni giorno, chi ha contratti co.co.pro. o interinale non è conteggiato, visto che a loro basta non rinnovare il contratto, e alla cassa integrazione non hanno proprio diritto. Anche questi referendum la CSU li ha contrastati per ragioni di partito. 3) come misura tampone – pretendere una riduzione oraria significativa (il sociologo De Masi parla di 25/30 ore) a parità di stipendi. Se lo Stato deve versare denaro della collettività, lo faccia per salvare i lavoratori, cioè persone in carne ed ossa, non per salvare l’economia, che è l’interesse di pochi. Invece di versare oboli agli industriali, li versi agli operai in cambio di una drastica riduzione oraria, e pretenda tetti massimi per le retribuzioni dei manager.
Chi persegue queste misure se non un sindacato? Se la cecità del modello turboliberista ha potuto trionfare in occidente, la colpa maggiore è da addebitare ai ripensamenti sindacali seguiti al 1989! Da noi il sindacato si è ridotto al teatrino di chi ha fatto fortuna dietro la scrivania, e ora, nonostante la crisi finanziaria, continua a chiedere l’istituzione del secondo pilastro pensionistico da mettere in bocca ai finanzieri stessi. Ora che ovunque i fondi pensione crollano. Per che motivo? Solo perché sono loro e i loro partner a volerli gestire? E allora, a cosa si riduce il ruolo del sindacato? A traditore e peggior nemico dei lavoratori e dei pensionandi?


SINDACATO – Giorgio Felici: “Crisi occupazionale, il governo si muova”

[L’Informazione] “Ovviamente siamo fortemente preoccupati perché ogni giorni c’è un problema occupazionale nuovo”. Così Giorgio Felici, segretario della Federindustria della Cdls, commenta il dato della forte crisi occupazionale che vede aziende storiche sammarinesi in forte crisi e 51 richieste complessive di licenziamento. Tra le aziende in crisi la Ponte&Mellini, che ha chiesto il licenziamento di 24 dipendenti su 30, la Birra Amarcord, 7 licenziamenti su 7, chiuderà i battenti a San Marino e la Cams Macchine, con la richiesta di 13 licenziamenti su 40. “A fronte di questa situazione – dice Felici – segnali da parte del governo di atteggiamenti finalizzati a politiche e comportamenti nuovi, non ne vedo. Non sappiamo di piani o progetti riguardanti la politica industriale o di sviluppo. Ancora non si vede niente all’orizzonte e questo ovviamente mi proccupa, considerato anche l’attuale contesto contrattuale così complicato. Abbiamo tre contratti già scaduti: industria, artigianato e pubblico impiego allargato. La situazione economica è quella nota. Noi, come sindacato, stiamo preparando una serie di iniziative per la primavera, iniziative di carattere propositivo e con contenuto economico-sociale. Nello stesso tempo chiediamo però al governo di spingere sull’acceleratore per contribuire fattivamente a risolvere la complicata situazione – conclude Felici -”.

L’Informazione di San Marino
a.f.

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giovedì 4 dicembre 2008

Terzo Sindacato, risposta alla CSU

di Loriano Frisoni - Segretario (pro-tempore) del settore industria e artigianato della USL

Dopo aver letto il farneticante comunicato stampa emesso dalla CSU non posso esimermi dal rispondere, riprendendo alcuni passi del comunicato. Non avendo argomentazioni valide da portare in risposta alle chiarissime e più che condivisibili parole pronunciate dal Segretario della UIL Angeletti, in occasione della conferenza stampa della USL dei giorni scorsi, i dirigenti della CSU sopraffatti dalla rabbia e privi di valide argomentazioni, si aggrappano agli specchi e dicono: “A San marino la libertà sindacale esiste e nessuno la mette in discussione”. Certo nessuno la mette in discussione, ad eccezione delle due sigle Sindacali esistenti che si sentono minacciate nelle due P(potere e portafogli).

“La USL è una scatola vuota che non fa nessuna attività sindacale,ma va avanti solo per carte bollate”.
La USL per loro sfortuna non è una scatola vuota, ha uno Statuto chiaro ed innovativo,è composto da persone fisiche che si sono messe in gioco e credono fermamente in quello che fanno.
In pochissimo tempo la USL ha raccolto tante adesioni e consensi tra i lavoratori e questo alla CSU da molto fastidio, fino al punto di fare esternazioni prive di ogni logica.
Dicono:
“La storia millenaria di San Marino ha subìto in passato intromissioni, invadenze, ingerenze e scorribande di ogni tipo, ma il popolo sammarinese le ha sempre fronteggiate con autorevolezza e dignità”.
Quello che i Sindacati non hanno capito o non vogliono capire è che nessuno ha messo in discussione la libertà e l ‘autonomia del popolo Sammarinese,semmai sono loro a volersi ergere a padroni e decidere chi può fare Sindacato a San Marino e chi no, questa è la loro Libertà.
Dicono:
“il problema è che la USL non fa attività sindacale, ma va avanti solo per slogan e carte bollate. Ancora non ha detto assolutamente nulla su cosa propone per superare la crisi economica o sul problema del caro vita, e in generale su tutto quello che interessa i lavoratori e pensionati!”
La USL farebbe molto volentieri a meno di dover usare le carte bollate,se solo la CSU piuttosto che fare ridicoli ricorsi in Tribunale cercasse nell’interesse dei lavoratori la collaborazione di tutti,noi compresi.
Noi abbiamo idee e proposte su tutto il mondo lavorativo Sammarinese,ma prima di esternarle pubblicamente, il metodo che ci siamo dati e che forse la CSU non conosce, è quello del confronto e del dialogo con i lavoratori, perché noi vogliamo essere la “voce” dei lavoratori,non quella dei singoli dirigenti sindacali.
Dicono:
“Non è un timbro che fa un sindacato, ma la qualità della sua azione e proposta. Il consenso lo danno i lavoratori e non i tribunali”
Siamo perfettamente d’accordo ed allora in questa ottica, che senso ha fare ricorso in Tribunale nei confronti della USL ? Lasciamo che siano i lavoratori a decidere in piena libertà e democrazia, a chi dare credito e da chi farsi rappresentare.

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