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lunedì 23 novembre 2009

BLABLABLABLABLA


Di Maverick
Che barba, che noia! Le cose sono sempre le stesse, ripetute con maggiore o minore enfasi, in base alla quantità di quattrini ottenuti in cambio. Nessuna novità. Nessuno scatto di fantasia. Le solite ricettine scontate, a volte in salsa rosa, altre in salsa azzurra, ma la sostanza non cambia. Piatti vecchi, provenienti dalla tradizione ormai superata della bassa cucina, e ammanniti come nouvelle cuisine. Gli chefs? Anche loro sempre gli stessi, proposti in grande spolvero dall’Ambrosetti & co.


Adeguarsi agli standard, puntare alla qualità, creare la nicchia, migliorare le strutture, incentivare il turismo… e via andare con le solite chiacchiere di sempre. Questo forum non ha dato niente ai sammarinesi, se non qualche inutile illusione, e tolto un po’ di quattrini. Ma dove erano, tutti questi grandi maestri di economia ed autorevoli personaggi, quando il loro committente sammarinese è stato proditoriamente cacciato nei guai, di quelli grossi? Non abbiamo sentito la voce di uno solo levarsi a difesa dell’istituzione che li ha accolti con tanto rispetto, riconoscenza e generosità (anche nei compensi). Non una parola sull’onestà del Paese che li ha ospitati.
Oggi vaticinano soluzioni scontate ed ovvie, alcune perfino obbligate. Tutte cose che sapevamo anche noi poveri montanari, con la nostra ignoranza e la nostra modestia.
Che vantaggi abbiamo tratto dalle loro ovvietà? Se qualcuno lo ha capito, lo prego cortesemente di spiegarmelo.

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mercoledì 4 novembre 2009

Pubblicità subliminali (ed omografe) per innamorarsi del governo

Di Maverick

Viaggiando un po’, può capitare di vedere in giro per l’Italia un manifesto di propaganda pubblicitaria della nostra repubblica, anzi, lo si vede in qualche punto strategico anche in territorio (chissà perché, dato che se uno lo vede a San Marino vuol dire che è già arrivato nel luogo pubblicizzato). Farsi pubblicità, soprattutto di questi tempi in cui tutti sparlano e straparlano di noi, non è cattivo investimento, prescindendo da quel che si è deciso di spendere per questa campagna, cifra di cui non si è al corrente ma che deve essere piuttosto ingente, data la sua alta diffusione.


Posto quindi che sia molto utile inviare all’esterno un messaggio non solo rassicurante, ma anche che inviti a conoscere meglio la nostra repubblica, chi è stato incaricato di creare il messaggio giusto avrà riflettuto approfonditamente sugli aspetti peculiari da veicolare, suppongo. Una campagna pubblicitaria di queste dimensioni non si affida a dei neofiti o degli inesperti. Non sappiamo chi sia il genio della comunicazione che ha inventato i manifesti e il promo video, ma conosciamo il contenuto dello spot di pochi secondi che imperversa, almeno in rete, eccolo: “Il cuore di San Marino racconta una storia che da millenni batte sospesa tra terra e cielo, una storia fatta di emozioni e passioni che ieri come oggi animano le persone e le tradizioni di questa terra. Questa storia è Patrimonio mondiale dell’Unesco. Innamorati di me!” Questo video, se non ad altro, serve a sciogliere l’inquietante dubbio sollevato dal manifesto. Infatti, scrivendo la frase “innamorati di me” non si capisce dove vada l’accento sulla parola ‘innamorati’, e dato che si tratta di una parola cosiddetta ‘omografa’, che cioè contiene due diversi significati a seconda di dove venga posto l’accento, al lettore rimaneva il dubbio: sono tutti ‘innamoràti’ di San Marino oppure si tratta dell’esortativo ‘innamòrati’ di San Marino? Ma fortunatamente nello spot la voce fuori campo che recita il testo afferma perentoria: ‘innamòrati di me’.
L’esortazione è condivisibile, l’immagine (ed il video stesso) che l’accompagna, un po’ meno. Al di là del fatto che recentemente chi si era innamorato della nostra secolare repubblica lo ha fatto sovente non grazie al patrimonio dell’Unesco, bensì ad altro genere di patrimoni… tuttavia la scenetta romantica che si profila, con un lui ed una lei in primo piano e sullo sfondo il Palazzo del Governo, richiama le copertine dei mitici fotoromanzi anni ’60 più che i 1700 anni di storia ed i patrimoni naturali e monumentali. Oltretutto il Palazzo del Governo non è icona così riconoscibile fra i non sammarinesi, non quanto almeno lo siano inequivocabilmente le tre torri ed il tricuspide monte.
Ma forse, in definitiva, quel palazzo nel manifesto e nello spot, rappresentando simbolicamente più che il nostro amato Paese il nostro un po’ meno amato esecutivo, contribuirà in modo subliminale a far sì che i cittadini si innamorino finalmente del loro governo.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Posto fesso...ops, fisso

di Maverick

Tremonti, e dopo di lui anche Berlusconi, forse alludevano al "non disvalore" del "loro" posto fisso di Ministro dell'economia e di Presidente del consiglio.
Opportunità, non diritti....leggete qui.

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lunedì 12 ottobre 2009

A proposito di “sputtanamenti” dai media

Di Maverick
Il Presidente del Consiglio italiano ha lamentato un attacco da parte dei media, anche quelli esteri, alla Repubblica Italiana ed al suo Governo, ampiamente legittimato democraticamente, attacco definito coloritamente come un vero e proprio “sputtanamento”. Ci piacerebbe chiedergli cosa ne pensa degli attacchi sferrati da mesi da tutta la stampa italiana, quella di destra, di centro e di sinistra, ed anche quella istituzionale, in ottima compagnia con autorevoli esponenti del Governo italiano, contro la Repubblica di San Marino, definita ora mafiosa, ora camorrista, ora come covo di furbetti, ora dannoso paradiso fiscale, ora piazza finanziaria illegale, e dileggiata perfino da un Ministro come “caverna di Alì Babà”.


Ci piacerebbe anche, del resto, chiedere ai nostri rappresentanti del Governo, altrettanto legittimati democraticamente come i colleghi del Governo italiano, perché abbiano sempre taciuto, reprimendo ogni minimo rigurgito d’orgoglio e di amor patrio, colti da un desiderio insolito ed imbarazzante d’inginocchiarsi e prostrarsi di fronte ai colleghi italiani così potenti, evidentemente considerati sublimi e infallibili, mentre noi saremmo invece incapaci e inadeguati.
Era dall’epoca delle Signorie che non si assisteva ad una politica dai toni così miseramente ancillari. La nostra storia non ricorda momenti di così elevata subordinazione a forze esterne, che si chiamassero Alberoni o Napoleone.
Attendo ansiosamente che qualche voce autorevole del nostro Paese si levi sull’assordante silenzio dei nostri rappresentanti chiedendo autorevolmente ragione al Presidente Berlusconi di questo “sputtanamento” mediatico di San Marino.

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sabato 3 ottobre 2009

Felicità e politica

Di Maverick

Caro Direttore, recentemente ho ascoltato un suo intervento nel quale, forse per la prima volta qui a San Marino, si è osato accostare due termini apparentemente inconciliabili: felicità e politica. Secondo me, la modestia delle pretese che una certa bassa politica insiste ad avanzare in proprio nome vanifica le nostre speranze di felicità ed anche l’attenzione e l’ammirazione che vi si può riporre. Per questo la determinazione di alcuni nel disprezzare la politica viene talvolta compensata da vani tentativi individuali, altrettanto ostinati, di plasmare la propria vita dandogli una forma gradevole. Chi ha tentato sa bene che questa formula non funziona, o almeno non è requisito sufficiente.
La politica ci desta perplessità perché non sembra più in grado di creare quella felicità di cui riempie le proprie promesse e le nostre aspettative. In dubbio non è solo la funzione della politica come garante della felicità delle persone: essa è anche esposta all’accusa di non riuscire più a migliorare la qualità della nostra vita, e quindi la subiamo passivamente. Si dice che sia nella sperimentazione delle difficoltà che le molte cose belle conquistate in passato riacquistano il loro vero valore. Così oggi, spesso, le rimpiangiamo, smarrendo però la consapevolezza che il presente ci sta offrendo – sia pure col carico della sua crisi profonda – l’opportunità per un cambiamento radicale, per un ritorno alla conquista del nostro benessere, sia quello fisico che morale, sia materiale che spirituale, attraverso le migliori qualità della nostra indole. Riuscirà quindi la politica a garantire a noi cittadini una ritrovata felicità? Potrà assolvere a quello che, storicamente e filosoficamente, appare come il suo primario compito? Ne sono perplesso, tuttavia apprezzo il suo rinnovato ottimismo.

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giovedì 2 aprile 2009

Pesce d’Aprile

Di: Maverick

Vittoria! Finalmente abbiamo apposto la firma ad un Accordo di Cooperazione Economica (il cui testo è tutt’ora Top Secret) che altro non è che il faticosissimo accordo su un precedente documento del 2003, poi abbiamo imposto alla vicina Rimini un coraggioso ‘scambio di note verbali’ che, come sostiene anche il Ministro Frattini, per ora si limitano a ‘definire il quadro convenzionale relativo all’utilizzo dell’aeroporto’, ed infine l’Italia ci concede, finalmente, la ‘piena disponibilità a convocare quanto prima la commissione mista culturale’ (sono sempre le parole del Ministro degli Esteri).
Ecco le ‘grandi conquiste’ della nostra diplomazia e della efficace politica estera.E l’accordo finanziario, direte voi? Bè per quello ci sarà da attendere, e tutt’ora non si dice parola sul suo contenuto ipotetico. Quindi resta tutto come prima, direte voi? Bè, purtroppo l’accordo economico non cambia sostanzialmente nulla rispetto a quello che già avevamo ottenuto da lungo tempo, quindi nessuna clemenza per San Marino e per la sua ‘piazza finanziaria’.Quando i nostri bambini frignano perché vogliono la bicicletta, e noi genitori non abbiamo la possibilità di regalargliela, astuzia vuole che non si dica mai di no, ma che si concentri l’attenzione dei piccoli ‘gremlins’ infuriati su un altro balocco, possibilmente molto meno impegnativo e magari accompagnato da qualche grosso e colorato bon bon. Di solito funziona.Vedremo se questo vero e proprio ‘pesce d’aprile’ che il governo ci ha regalato verrà accolto dai sammarinesi come la grande vittoria nelle complicatissime relazioni con l’Italia, o se qualcuno inizierà a dubitare che la solita astuta strategia di far passare un clamoroso flop per una straordinaria vittoria non cominci a scricchiolare, che la gente non si faccia più prendere per il naso, e che la clamorosa ‘vittoria di Pirro’ venga smascherata da politici, commentatori e giornalisti nel più breve tempo possibile, sempre che i testi top secret degli accordi vengano messi (gentilmente, educatamente, rispettosamente, democraticamente, trasparentemente, responsabilmente e soprattutto legittimamente) a disposizione di tutti: cittadini, partiti, media.

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giovedì 19 marzo 2009

Chi ha paura del Titano?

di Maverick

L’OCSE che ci mette in black list, il Moneyval che ci tiene in stand by, Tremonti che annuncia battaglie ai paradisi fiscali, la Finanza che si scatena ai confini, Santoro che ci ha mazziati lo scorso anno, Exit che oggi lancia dure accuse, Reporter che annuncia una trasmissione provocatoria sulle nostre banche: insomma, ecco i risultati ottenuti dalla diplomazia e dalla politica sammarinese. Tutto sembra congiurare contro di noi. I Media non sono teneri. E per fortuna che abbiamo pagato profumatamente l’agenzia DIRE per prendere le nostre difese e lanciare una campagna stampa a sostegno del Titano!
Ieri sera ci si è messa anche Ilaria D’Amico col suo Exit, in onda sul canale 7. Il solito Francesco Bonazzi, giornalista de L’Espresso, noto fra noi sammarinesi per le “brillanti” inchieste sul caso Asset Banca, presente in quella trasmissione, non ha lesinato le sue solite accuse, paradossalmente proprio nel giorno in cui l’istituto di credito sammarinese si vede sbloccare a pieno titolo i 65 milioni di euro sequestrati oltre un anno fa, e quindi scagionare totalmente dagli stessi organi giudiziari italiani. La D’Amico ironizza e gigioneggia su una frase più che lecita dell’On. Sergio Pizzolante (PdL), il quale difende coraggiosamente la nostra Repubblica accusando semmai il suo Paese di eccedere nelle imposizioni fiscali. C’è da domandarsi anche perché lo stesso Angelo Rovati (provocatoriamente invitato dalla redazione di Exit assieme a quel Bonazzi che scrisse un pamphlet proprio sul caso Telekom Serbia, chiamando in causa fra gli altri Prodi e San Marino!) ha abbozzato un timido accenno di difesa delle banche sammarinesi contro le accuse insistenti dello stesso Bonazzi. Insomma, la Babele dei Media su San Marino pare solo agli esordi: cosa dobbiamo attenderci ancora? E perché la politica e la stampa locale, invece di fare quadrato a difesa della Repubblica, sembrano rimestare nel torbido e sparare a destra e a manca, apparentemente senza una strategia precisa che non sia quella di stare prudenzialmente sul carro dei probabili vincitori della battaglia?
All’OCSE abbiamo dato tutte le garanzie, al Moneyval stiamo offrendone di maggiori rispetto perfino ai Paesi UE, a Tremonti, un tempo nostro gradito ospite, non pestiamo di certo i piedi, alla Finanza non diciamo mai di no, e in quanto ai Media, chi li ha mai provocati da San Marino (da Santoro in poi abbiamo sempre mantenuto un certo à plomb)?!
Allora chi è che ha tutta questa paura di noi? E perché? Quale guerra si sta scatenando sul nostro piccolo ed indifeso territorio e fra quali forze in campo? Si tratta davvero di recuperare quei pochi spiccioli di raccolta delle nostre banchette fra gli italiani circonvicini , di fronte agli stimati 600milioni di euro che perde annualmente l’erario italiano in evasione? Pensiamo davvero che sul Titano si annidi la peggiore cupola di mafia, ndrangheta, sacra corona e camorra, che farebbe un baffo a quella di Sicilia, Calabria, Puglia e Campania? Le 5mila aziende sammarinesi che danno lavoro a più di 6mila frontalieri sono davvero così spietatamente concorrenziali al tessuto imprenditoriale italiano, e non ne rappresentano invece un’utile risorsa?
Ma le vogliamo fare o no queste domande? Vogliamo andare o no a Roma, a Parigi, a Strasburgo a sbattere questi dati sui tavoli dei potenti? E soprattutto, vogliamo affrontare o no i Media con qualche nostro QUALIFICATO portavoce? Se non ora, quando?

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lunedì 2 marzo 2009

Il segreto di Pulcinella

di Maverick
Il Forum della European House Ambrosetti dovrebbe aver lasciato qualche traccia nell’elaborazione di strategie politiche per portare al più presto il nostro Paese fuori dalla crisi nei rapporti economico – finanziari con la vicina Italia.Chi ha avuto modo di ascoltare gli interventi degli autorevoli relatori ricorderà quindi che è stato affermato con vigore che il segreto bancario rappresenta un asset attualmente imprescindibile per San Marino, e che la recente sentenza della Cassazione rappresenta un’importante vittoria nell’ottica del suo mantenimento. Ma nella sua lucidissima esposizione, l’avvocato Giulia Bongiorno, Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, avverte che “il segreto non è un problema tecnico, ma un problema strategico e politico”, e che “la soluzione è quindi di natura essenzialmente politica”.

Partendo quindi dal presupposto legale che la Convenzione del ’91 è tutt’oggi operativa (l’intervento del prof. Luca Mezzetti, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna lo ha ben chiarito, con l’aggiunta per sovra mercato di queste esplicite affermazioni: “è quantomeno bizzarro l’atteggiamento del Moneyval che colloca San Marino in una zona grigia, San Marino non è la Serbia né l’Azerbaigian”, e che “quanto alle convenzioni bilaterali, i rapporti devono ritenersi validi fino alla denuncia ufficiale di una delle parti, non bastando dichiarazioni estemporanee sulla stampa o circolari bancarie per vanificarle.), cosa possiamo o dobbiamo fare noi sammarinesi? Qui le posizioni, soprattutto all’interno dei confini, stranamente si diversificano. Vi è, infatti, chi sostiene la tesi della supina omologazione (Antonio Carattoni nell’intervento pubblicato anche dal vostro blog: “chi racconta che è possibile separare già oggi lo scambio di informazioni per fini di lotta alla criminalità ed al terrorismo dalla questione fiscale, dice il falso”) e chi invece sostiene una linea di “sistema”, che vede cioè svilupparsi nel tempo un eventuale progressivo adeguamento (Emilio Della Balda: “I costi della procedura rafforzata sono alti sia per il settore bancario e finanziario, sia per l’erario sammarinese e non ce li ripaga nessuno. È chiaro che il segreto bancario è un asset per San Marino, ma è altrettanto chiaro che non è un ostacolo per l’applicazione delle normative sull’antiriciclaggio, e che cede solo in presenza di reato. Sta poi alla politica valutare, attraverso un’analisi costi/benefici, se vale la pena mantenerlo nei tempi lunghi”).
Se, come afferma il Senatore Nicola Rossi, alla “progressiva omologazione” dobbiamo invece sostituire una “differenziazione competitiva” più aderente al sistema economico – finanziario locale, allora avremmo davvero un compito politico di eccezionale difficoltà ed impegno per i prossimi anni, che però non accenna ad essere avviato da questo governo.
Del resto è del tutto evidente (come afferma ancora Emilio Della Balda) che una raccolta bancaria complessiva in Repubblica di appena 14 miliardi “è del tutto insignificante a livello internazionale e dimostra che le vie del riciclaggio passano per altri Stati e che San Marino può, al massimo, ottenere l’attenzione di qualche evasore fiscale o di qualcuno che cerca la riservatezza per i suoi sudati risparmi”, soprattutto se pensiamo che si stima in circa 600 miliardi di euro la cifra complessivamente sottratta annualmente all’erario italiano.
Quindi ritengo che il nostro Paese abbia tutta la forza di difendere i propri asset (segreto bancario, anonimato societario, rapporti fiduciari, differenziale fiscale) garantendo all’esterno la massima vigilanza in fatto di lotta al riciclaggio ed al terrorismo, anche attraverso la deroga al segreto di fronte all’ipotesi di reato ed all’adeguata verifica.
Lo stesso Valerio De Molli (Managing Partner, The European House-Ambrosetti e Presidente dell’Advisory Board San Marino) ha infatti affermato correttamente che “la Repubblica non può prescindere dai pilastri sui quali è fondata la sua economia: fiscalità agevolata e segreto bancario. Aspetto, questo del segreto bancario, che va senz'altro distinto dalla lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo, sul quale San Marino dovrà essere inflessibile”.
Quali conclusioni, dunque? L’attuale manleva richiesta dalle banche ai correntisti e imposta dai nostri organismi centrali non rappresenta esattamente questa direzione, dimostrando invece come ci si voglia sottoporre a regole imposte dall’esterno. Per quale ragione, infatti, non potremmo offrire un segnale importante anche nella vicenda della scelta del Presidente di Banca Centrale, rivolgendoci – se non ad un cittadino della nostra Repubblica, come potrebbero essere alcuni ex-segretari di Stato alle Finanze quali Clelio Galassi, Piermarino Mularoni o altri – ad un esimio personaggio al di fuori dell’entourage del Ministero del Tesoro o di Banca d’Italia, o peggio di qualche circuito bancario privato italiano, guardando oltre i già ristretti confini della penisola, ovvero verso gli USA o l’Inghilterra, o magari invece proprio la Svizzera o il Lussemburgo?Perché rinunciamo a dimostrare a tutti (Moneyval compreso) che la nostra normativa interna in fatto di antiriciclaggio e antiterrorismo è altrettanto (se non più) rigorosa di quella di altri Paesi, ed altrettanto severi (se non più) sono i nostri organismi di controllo? Perché le cosiddette ‘adeguate verifiche’ fatte all’interno di San Marino non dovrebbero essere prese per buone dai soggetti finanziari corrispondenti italiani? Perché quel piccolo patrimonio di ‘segretezza’ deve essere svenduto in ottemperanza alla norma che noi, da soli, non siamo in grado di vigilare adeguatamente? Ci rassicurano che il ‘segreto’ esiste ancora, poi aggiungono: ‘naturalmente solo all’interno del territorio sammarinese’. Certo, un segreto così lo sapeva mantenere perfino Pulcinella!

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domenica 9 novembre 2008

10 REGOLE FONDAMENTALI (E SEMISERIE) PER ESPRIMERE IL PROPRIO VOTO

di Maverick

In questo 'election day' ritengo utile fare una comune riflessione su quale possa essere il perfetto decalogo dell'elettore modello; vediamo chi di voi lo condivide.

1. Scegliere PRIMA la persona (le persone), poi conseguentemente la lista e la coalizione
2. la prima caratteristica della persona dovrebbe essere la sua effettiva e comprovata capacità politica di ragionare, gestire, decidere
3. la seconda la sua pubblica moralità e coerenza
4. la terza la sua non ricattabilità (non essere al srvizio di nessuno, lobbies, poteri forti o altro)
5. molto utile sarà anche la sua dimostrata capacità di ascolto
6. le regole che precedono eliminano, quindi, tutti coloro che estremizzano le proprie posizioni in forme di irragionevoli pregiudizi e rigidi ideologismi (ivi comprese le manie di giustizialismo)
7. a parità delle precedenti condizioni, scegliere in prima istanza un giovane (sono sempre più freschi d'idee, più motivati e intraprendenti) e SOLO in seconda istanza una donna (la loro partecipazione politica e civile sta crescendo in questi ultimi tempi, ma è ancora sotto la soglia della 'eguaglianza', ma badate che non sia una donna che si atteggia da uomo, sennò è inutile...anzi, peggio)
8. evitate i parenti e gli amici stretti, saranno i primi a deludervi (non vi ringrazieranno della fiducia, ritenuta un 'obbligo' e non potranno mai assolvere al preteso compito di numi tutelari, senza sputtanarsi/vi)
9. ultimamente vanno molto di moda i "giovani abbronzati" (meglio se originari del Kenya), vedete se ce ne fosse qualcuno in lista, chissà...
10. Last but not least, dite a tutti i candidati che avrete la sventura di incontrare che gli date la vostra preferenza: non ci crederanno, ma eviterete di essere trattenuti per ore in chiacchiere e promesse inutili e di sorbirvi il centesimo caffè offerto dell'election day!

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venerdì 31 ottobre 2008

Se la cantano e se la suonano

Di Maverick
I sondaggi elettorali di questi giorni fanno riflettere su alcune questioni. Un sondaggio può avere senso solo se è basato su dati statisticamente accettabili, su campioni statisticamente selezionati, e se privo di tesi precostituite da dimostrare. A commissionarli, quindi, non dovrebbero mai essere i soggetti politici interessati, bensì degli osservatori esterni, come i giornali o gli istituti di ricerca. Nella nutrita serie di exit poll sulla presidenza americana, ad esempio, ne emerge uno commissionato dal New York Times in collaborazione col network televisivo CBS.

Mi pare quindi che nessuno dei sondaggi visti qui da noi fino ad oggi abbiano tali requisiti. Questo li rende non attendibili? Direi di no, anzi. Partendo dal presupposto che nessuna forza politica renderebbe noti i risultati di segno negativo su se stessa, qualora se ne evidenziassero, basterà fare dei calcoli di interpolazione. Infatti, nessuna società di rilevamento minimamente seria potrebbe far risultare cifre lontane mille miglia dal reale (o dal 'possibile' reale) senza squalificarsi e perdere ogni credibilità sul mercato. Quindi in genere si offre ai committenti, assieme alle cifre definitive, un cosiddetto 'margine d'errore', cosicché nessuno potrà obiettare o criticare troppo aspramente l'eventuale fallimento della previsione. Questi margini sono talvolta anche molto alti, nell'ordine dell' 8/10 %, sia in un senso che nell'altro (cioè in più o in meno). Prendendo allora ad esempio l'ultimo sondaggio commissionato da AP alla SWG e pubblicato sulla stampa di oggi, in base al quale il Patto per San Marino dovrebbe ricevere il 54% dei consensi dell'urna mentre Riforme e Libertà fermarsi al 46%, se applicassimo i margini d'errore anche solo di un minimo 6%, ecco che magicamente Riforme e Libertà giungerebbe al 52% mentre il Patto scenderebbe al 48%. Quindi, cari elettori, prendete pure col dovuto beneficio d'inventario questi allettanti e coloratissimi grafici, tanto per ora sono solo subdole forme di comizi elettorali camuffati da indagini scientifiche.

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mercoledì 15 ottobre 2008

Anche la politica ha un cuore?

di Maverik

Fra qualche settimana andiamo a votare, e questa volta non solo un partito, non solo un candidato, bensì un governo, un governo che avrà i numeri (comunque ed eventualmente grazie al premio di stabilità) per poter tranquillamente governare il nostro Paese per un quinquennio (sempre che lo voglia e che ci riesca). Questo è il principale esito della profonda riforma elettorale, di cui molti sammarinesi ancora non hanno preso effettiva coscienza.
Ebbene, a distanza appunto di solo poche settimane dal voto, ancora non si riesce a capire quali siano i programmi delle due coalizioni in lizza; e non i programmi elettorali, si badi bene, ma quelli di governo, perché tale deve essere la proposta chiara da rivolgere oggi a noi elettori.
Riforme e Libertà, ad onor del vero, un embrione di proposta mostra di averlo, e sembra essere la riproposizione del programma riformista del vecchio governo, non portato a compimento e caduto (a loro dire) proprio per la forte resistenza ai cambiamenti di Alleanza Popolare. Quindi si può affermare che nel centro sinistra si profila un’anima, anzi meglio, un cuore riformatore, centro propulsivo della propria politica di governo.
Dall’altra parte, nel Patto per San Marino, la situazione appare più complessa. La disomogeneità delle forze che compongono quella coalizione (dai socialdemocratici alla destra storica, passando per la vecchia e nuova DC) lasciano presagire maggiori difficoltà di trovare un comune denominatore, un’anima condivisa, un cuore che batta all’unisono. L’unica vera unità di quel fronte sembra essere l’opposizione al PSD: un fronte ‘anti’ e non un fronte ‘per’ una proposta di governo unitaria e condivisa.
Vien fatto di pensare che se vincerà questa coalizione di centro-sinistra-destra avrà bisogno di un dettagliato programma di governo firmato PSD per poter fare….tutto il contrario, con tutto il cuore.

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