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mercoledì 2 settembre 2009

Non c'è più rispetto neanche per il Santo

di Un cittadino arrabbiatissimo
Quest'anno la Festa Nazionale del Santo Fondatore e la relativa Solenne Cerimonia, con il corteo delle Autorità civili e religiose, i Corpi militari e la Sacra Reliquia di San Marino passeranno in rassegna un bellissimo tendone di plastica simboleggiante una manifestazione evidentemente ritenuta dagli avveduti funzionari dello Stato preposti a tali eventi ben più importante della storia millenaria della Repubblica e della sua Cerimonia più sentita. Si tratta dello stand della motogweek, iniziativa collaterale al famigerato gran premio di motociclismo.

Tutto questo in barba e alla faccia dell'Unesco che poco tempo fa ha inserito il Paese nel patrimonio mondiale dell'umanità proprio in forza della sua storia millenaria, una storia di antiche istituzioni repubblicane e libertarie, nell'ambito della quale il rombo dei motori e l'odore della benzina hanno un ruolo minimo. Ma cosa volete che sia! La caciara, gli affari, la pubblicità e lo spettacolo non guardano in faccia a nessuno. Soprattutto i sammarinesi non si guardano allo specchio e non si riconoscono più, neppure quelli dell'Unesco sono riusciti a fargli capire la loro identità e la loro ricchezza culturale e storica. O per meglio dire, alcuni di essi, che occupano posizioni decisionali e dovrebbero avere il buon gusto di non mescolare il sacro con il profano, dimostrano gravi deficienze in questo senso.
Vedere per credere e verificare: giovedì 3 settembre, Piazza della Libertà (Pianello per i sammarinesi), lato Domus Parva e oltre.....se riuscite a passare!

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martedì 14 luglio 2009

La malattia dell’indifferenza

Di Rosolino Martelli

“Esprimo pubblicamente una mia riflessione perché sento il bisogno “sociale’ di esternarla. Il 7luglio è stata ricordata ad un anno dalla accettazione, l’entrata nel Patrimonio dell’Umanità della Città di San Marino, del centro storico di Borgo Maggiore e del Monte Titano. A coronamento del fatto, importante ed unico, sono state scoperte due targhe commemorative, una alla Porta S.Francesco ed una sull’esterno della Casa del Castello di Borgo Maggiore, presenti le autorità e il Direttore del Centro del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, Prof. Francesco Bandarin, le cui parole, pronunciate nel corso della cerimonia, nella Sala del Consiglio, spero non siano dimenticate poiché assai illuminanti, soprattutto in relazione a cosa occorrerà fare per non “perdere” l’appartenenza al prestigioso elenco dei Siti.


Purtroppo sono rimasto sconcertato nel vedere a Borgo Maggiore, che è il mio Paese, l’atto di scoprimento della suddetta targa, concludersi di fronte ad una sparuta manciata di Borghiggiani, nella indifferenza generalizzata, senza nessuna precedente preparazione, della circostanza a livello locale, che invece avrebbe dovuto essere divulgata adeguatamente e quindi usufruire della conseguente presa di coscienza sulla “grande importanza” della cosa.
Ci voleva molto adoperarsi da parte della Giunta di Castello affinché nei giorni precedenti, si predisponesse un manifesto ai Borghiggiani per invitarli a partecipare numerosi, per capire e far riflettere sulla straordinarietà dei fatto? Ci voleva forse un po’ di impegno, come spesso si è visto, rispetto alle solite iniziative, come è avvenuto più volte, prese per ragioni molto meno importanti...
Considerato che i Siti individuati Patrimonio dell’Umanità sono in tutto il mondo 878 e che anche Borgo Maggiore è diventato uno di questi, ci si doveva “accorgere” al di là delle rappresentanze istituzionali, anche a livello più diffuso, fra la cittadinanza e indirettamente ricordarsi che, il Borgo nel corso dei recenti decenni per mantenerlo urbanisticamente intatto o quasi, degno di essere considerato attraente e ben conservato, non è stata impresa, per niente facile, dovendo continuamente confrontarsi contro una mentalità individualistica, superficiale e permeata di scarsa cultura.
Una occasione mancata quindi per non curanza e pigrizia. Concludo con questo pensiero: la crisi delle comunità locali, che non sono altro poi che la perdita di identità, passa quasi sempre attraverso “la malattia” della indifferenza”.

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