Di Antoni Carattoni – da: L’Informazione
Venerdì scorso il Forum Ambrosetti ha organizzato una sessione di lavoro dedicata all’attualità dei problemi del sistema bancario e finanziario sammarinese: importante, approfondita, utile. Abbiamo ascoltato contributi giuridici che hanno teso a dimostrare le buone ragioni sammarinesi di fronte alle iniziative della Procura della Repubblica di Forlì e che hanno messo a fuoco il ruolo e la “tenuta” delle convenzioni internazionali.
Due relazioni meritano, a mio avviso, particolari considerazioni: quella del dott. De Molli e quella dell’on.le Bongiorno. Noi abbiamo i nostri interessi di Stato da difendere —ovviamente — ma i nostri interessi possono essere meglio tutelati se inseriti in una rete di compatibilità internazionali in quanto (non dimentichiamolo mai) i problemi che ci vengono imputati non riguardano tanto i capitali dei residenti sammarinesi, ma quelli che cittadini di un altro Stato portano a San Marino.
Bisogna sapere gestire i cambiamenti e individuare il nostro posto di volta in volta, a seconda delle circostanze. Battere il pugno sul tavolo o rivendicare che “non siamo il comune di Verucchio” può arricchire il folclore, ma fa danni alla Repubblica che non ha i mezzi per accompagnare con la forza le affermazioni di taluni nostri presunti combattenti.
La sottovalutazione del nuovo clima internazionale, la sudditanza a taluni gruppi di potere non istituzionali che hanno sostenuto l’utilità di resistere fino all’ultima raffica, ci hanno portato fuori dalla White list con danni rilevanti alla collettività. Il dott. De Molli ha fatto una stima quantitativa del saldo fra costi e benefici reciproci nelle relazioni fra San Marino e Italia. Mi sembra una valutazione attendibile ma che trascura due fattori: ci sono strumenti contrattuali non quantificati (es: mandati fiduciari) e che possono essere portatori di volumi considerevoli ch possono, in astratto, indurre effetti non trascurabili non solo in termini quantitativi.
L’on.le Bongiorno ha espresso un concetto chiaro e realistico: ci sono ragioni di diritto che depongono in favore di San Marino per i contenziosi giudiziari in corso, tuttavia la percezione che gli altri (vedi l’italia) hanno di noi è quella di “un’isola” che arreca danni rilevanti in termini di fiscalità. Le nuove regole della finanza internazionale, è inutile farsi illusioni, esigono trasparenza, cioè conoscenza reciproca di chi dispone di determinati capitali ovunque siano allocati. La coesistenza di questi due fatti in questo specifico momento è alla base delle determinazioni politiche ed è con la politica che possono essere risolte.
La chiarezza di queste argomentazioni dovrebbe farci riflettere; chi racconta che è possibile separare già oggi lo scambio di informazioni per fini di lotta alla criminalità ed al terrorismo dalla questione fiscale, dice il falso. Più serio sarebbe mettere in campo una politica che rivendichi il riconoscimento internazionale del differenziale fiscale, oppure una strada diversa ma che comunque tuteli chi qui ha portato capitali dai rischi che lo scambio di informazioni comporta.
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martedì 24 febbraio 2009
Spunti dal Forum Ambrosetti
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