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lunedì 3 marzo 2008

CDO e precariato

di Roberto Ciavatta - Rinnovamento e Trasparenza

Non stupisce che la compagnia delle opere (CDO) si schieri a favore del lavoro interinale: da tempo in Italia è impegnata come agenzia per il lavoro interinale, e anche a San Marino non è diverso. Faccio solo 2 brevi considerazioni. Il sindacato qualche anno fa sporse denuncia contro un’agenzia interinale. Ora sindacato e agenzie interinali sono fianco a fianco nella battaglia contro i diritti acquisiti dei lavoratori, che noi con i nostri referendum intendiamo tutelare. Mai altrove ho sentito parole infuocate contro la CDO come dentro gli organismi del sindacato, prima di essere espulso dalle mie cariche dirigenziali perché non volevo rinunciare a difendere i diritti che i lavoratori chiedevano di tutelare. Mai altrove come nel sindacato ho sentito parole infuocate contro l’ex governo straordinario. Ora CDO, ex governo straordinario, industriali e sindacato alzano tutti assieme il vessillo della crociata contro la tutela del lavoro dei nostri referendum, smascherando le apparenti contrapposizioni passate per quello che erano: gioco delle parti per mantenere lo status quo, quello status quo che ha ridotto il paese in ginocchio. E contro il rischio di un aberrante dittatura del pensiero unico, creata ad arte estromettendo dai luoghi di potere tutti coloro che non erano d’accordo, ad oggi c’è solo un’arma: il sì ai referendum del 16 marzo!
La CDO si richiama formalmente ai valori cristiani, e io sono la persona meno indicata per fare valutazioni sull’attendibilità di questa affermazione. Mi limito a rispondere con la voce e lo spirito del vicepresidente della Ce.I.S. di Ravenna, Don Claudio Ciccillo, che ognuno può ascoltare sul sito http://www.associazionedonchisciotte.org/ proclamare l’inaccettabilità, non solo per la chiesa ma pure per la democrazia, di simili contratti che tolgono diritti e spingono all’isolamento e alla perdita di tutele.
Continuo a credere che un buon cristiano non possa accettare che il suo prossimo versi in condizioni di sottotrattamento, ma se il mio pensiero può essere fuorviante, lo è certamente meno quello, del tutto simile, del prete succitato.

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A proposito di preferenza unica

di Fabio Andreini - Gruppo Giovani dei Democratici di Centro

Ho ascoltato con molta attenzione le posizioni in campo tra chi è favorevole e contrario al quesito che chiede la riduzione delle preferenze da tre ad una. Nonostante la campagna referendaria sia ancora tiepida e difficilmente avrà delle impennate intendo, come giovane che da qualche tempo si sta avvicinando al mondo della politica, svolgere alcune semplici riflessioni sugli effetti che questa richiesta potrebbe determinare in caso di approvazione.
Tutti parlano della necessità di rinnovare la politica. Ne parlano principalmente i partiti e da anni, ma la percezione che si ha è che se ne parli per mantenere l'attuale status quo.
La semplice analisi delle diverse tornate elettorali ci dimostra concretamente come il rinnovamento della politica sia del tutto incompleto. Partendo da questo assunto, del tutto comprovato, l'introduzione della preferenza unica nel nostro sistema elettorale sarebbe un fattore ancora più penalizzante per il ricambio delle classi dirigenti. Abbiamo del resto visto quanto sia stato un elemento di forte penalizzazione la riduzione delle preferenze da sei a tre.
La preferenza unica limita la scelta, boccia le donne e i giovani, premia solo ed esclusivamente i politici affermati, i membri del Congresso di Stato e i funzionari di partito, ma, soprattutto, blocca il rinnovamento della classe politica. Non interviene affatto sul voto di scambio e sul problema del voto estero. Anzi, essi verranno ancor più organizzati scientificamente a tavolino. La preferenza unica favorirà inoltre chi ha dietro di sé "gruppi organizzati" per il perseguimento di interessi particolari.
Quale spazio, in questo contesto, avranno quindi i giovani? Se nella pluralità di opzioni gli elettori potevano scegliere di sostenere un giovane, oggi, con il clima che si respira in Repubblica, si riuscirà a mantenere questo obiettivo?
Personalmente penso di no, perché ridurremo ancora di più la politica ad una casta del tutto autoreferenziale. Proprio per questo auspico che la cittadinanza si rechi alle urne il prossimo 16 marzo e voti no rispetto a questo quesito.

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venerdì 29 febbraio 2008

Molti dubbi e qualche certezza

I primi dubbi mi sono cominciati a venire quando, alcuni giorni fa, ho letto che San Marino (o più precisamente, la delegazione che rappresentava San Marino presso l’OSCE) aveva dichiarato che noi non avremmo riconosciuto l’autoproclamata (per via referendaria) indipendenza del Kosovo dalla Serbia, come invece aveva fatto gran parte dei Paesi europei, ivi compresa l’Italia. Anzi, quest’ultima si era affrettata a dichiarare, per bocca del proprio Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che avrebbe ben presto inviato a Pristina un incaricato d’affari e, a seguire, un ambasciatore. Ma la posizione dalemiana era ben nota già dall’epoca del suo mandato di primo Ministro (1999), quando decise di partecipare attivamente alla guerra contro Belgrado, innescata proprio dalla difficile situazione in cui versava allora il Kosovo. Questa volta, rassicurava l’attuale (dimissionario) Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, tutto il Governo (ad eccezione del Ministro Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista) aveva votato a favore del riconoscimento dell’indipendenza kosovara. Ma noi no, San Marino ha preferito una posizione, diremo così (molto eufemisticamente) “attendista”, auspicando un potenziamento della missione OSCE e l’avvio di un tavolo di discussione politica, sotto la supervisione dell’ONU. Insomma, né con Bush, né con Putin. Insomma, quella che meno eufemisticamente io chiamerei “ignavia” governa la nostra politica estera nei vicini Balcani. Se vogliamo, rinnegando anche la cifra di una nostra tradizione storica, quella della sovranità e dell’indipendenza, che logica vorrebbe ci facesse schierare quasi aprioristicamente con chi da anni cerca di affermare la propria d’indipendenza, per giunta da un governo discriminatorio che in passato aveva mostrato al mondo la propria terribile ferocia. Bon! Pazienza! Occasione persa, mi ero detto fra me e me. Ma tornano i dubbi; forse hanno ragione loro: metti che domani abbiamo bisogno del gas e del petrolio russo, meglio non far inquietare Zar Putin. Sarà una saggia politichetta di convenienza e chissene frega di quella di largo respiro ideale. Noi siamo sempre i furbetti del quartierino. Ponzio Pilato docet.
Poi è arrivata, come una mannaia, la notizia dei conti in Liechtenstein. Visco non ha perso tempo, e appena la Merkel gliene ha dato l’occasione anche lui si è infiltrato in quei conti scoprendo che un centinaio o poco più d’italiani si erano fatti il gruzzolo nel noto paradiso fra i monti elvetici, fra cui (pare) qualche politico (l’astuto Buttiglione si chiamava fuori confessando che, avendo insegnato anche lì, aveva aperto un conticino con appena 4mila euro). Già la gogna mediatica era pronta, ed i giornali non attendevano altro che la lista dei nomi eccellenti (Di Pietro addirittura la invocava a gran voce).
Ma per fortuna qualche italiano intelligente c’è, così mi è accaduto di ascoltare su radio 3 un’interessantissima trasmissione e di leggere un brillante (come al solito) articolo di Oscar Giannino, che si erge a difesa dei paradisi fiscali, contro la “barbarie” dei Paesi “supertassatori”. Mi dicevo: speriamo che qualcuno anche dal Titano si faccia sentire, prima che i giornali inizino la solita litania su di noi. Avevo qualche dubbio, invece puntualmente ecco che arriva la dichiarazione politica. Evviva! Dico io ingenuamente, e poi... sorpresa: anziché prendere le difese del nostro Paese (e di tutti quelli che cercano legittimamente di limitare i danni provocati da un superfisco assillante e vessatorio), l’intervento sammarinese tuona contro il nostro differenziale fiscale, l’anonimato societario e - udite udite - il segreto bancario (ultimo baluardo della nostra incerta e traballante economia, assieme – forse – alla solita speculazione edilizia, la facile soluzione di sempre).
A questo punto mi viene la prima certezza: vuoi che non ci sia anche da noi qualche delatore “furbetto” che prova a fare l’Heinz Kieber in salsa sammarinese, e che vende a Visco per soli 4 milioni di € qualche DVD pieno di dati “sensibili” per poi scapparsene con nuovo passaporto e nuova identità sulle spiagge australiane? Sono certo che qualcuno di voi ci ha già pensato.

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giovedì 28 febbraio 2008

Sulla Moratoria delle esecuzioni

1 marzo 2008. Il primo marzo 1847 il glorioso Michigan aboliva la pena di morte, dimostrando così che persino negli Stati Uniti è possibile vivere senza ammazzare la gente.
di Claudio Giusti

Non fatevi ingannare dal silenzio piombatoci addosso dopo le celebrazioni della Risoluzione sulla Moratoria delle esecuzioni: il brutto deve ancora arrivare, visto che una sessantina di paesi forcaioli ha scritto al Segretario delle NU promettendo battaglia alla prossima Assemblea Generale.
Il capofila dei “soliti sospetti” (Cina, Corea del Nord, Islamici assortiti, Birmania, Zimbabwe, ecc.) è il “boia del mondo” Singapore e la loro posizione è estremamente solida perché, al contrario della tortura, la pena di morte non è (ancora) vietata dalle norme internazionali.
Gli incauti che, ignorando i consigli di Eric Prokosch, si sono avventurati in territori a loro sconosciuti, non sapevano che questa pena è vietata solo per i minorenni, i minorati e le donne gravide, che la Dichiarazione Universale non ne fa cenno, che l’Articolo 6 del l’ICCPR può essere letto in senso abolizionista, ma che, come le Garanzie ECOSOC, limita (ma non vieta) l’uso della pena capitale ai “most serious crimes” e che il dimenticato Secondo Protocollo è solo opzionale, anche se importante.
Insomma, l’Italia abolizionista di qualche mese fa non aveva bisogno di propaganda ma di buone letture. Purtroppo, come per la sventurata Corte Penale Internazionale di cui ricorre il decimo inutile anniversario, il danno è fatto.
I paesi forcaioli poi aggiungono che:
“Ogni stato ha il diritto inalienabile di scegliere il suo sistema politico, economico, sociale, culturale e legale, senza interferenze esterne” e che “Nulla nello Statuto delle NU autorizza queste a intervenire in materie che sono interne alla giurisdizione di uno stato.” (tradotto in italiano significa che i paesi abolizionisti sono pregati di pensare ai casi loro).
A settembre il Movimento Abolizionista italiano avrà bisogno di gente preparata e di personale competente per combattere questa battaglia, ma
“This commodity is, as always, in short supply”

Claudio Giusti

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Una volta invidiati, oggi ridicolizzati

di Paolo Forcellini

E' ormai chiaro. San Marino è sotto il tiro dei Mass Media tant'é che non passa giorno che il nostro Paese non si trovi sulle pagine della carta stampata o sui notiziari delle TV, locali e non, o sui vari siti d'informazione via Internet, vuoi per i vari scandali di riciclaggio, evasioni, fatturazioni fantasma e chi più ne ha più ne metta. E come se non bastasse oggi siamo ridicolizzati per la presentazione di Compagnie aeree nazionali delle quali il nostro Governo, sembra, non saperne nulla . E che dire della presa in giro sul risultato di una indagine, commissariata dal Consiglio d'Europa, sulle torture non eseguite a San Marino perchè a San Marino non ci sono prigionieri? Che dire di tutto ciò? Siamo la vecchia ed austera e saggia Repubblica di San Marino o il Paese dei Campanelli? Non sarebbe ora che coloro che sono stati dal popolo delegati democraticamente a rappresentarci, si facessero sentire?
Paolo Forcellini

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mercoledì 27 febbraio 2008

Conquiste e diritti dei lavoratori ...speriamo che restino!

di Maria Grazia Pasquinelli del Comitato promotore referendum su lavoro

Diversi partiti politici in questi giorni hanno confermato – in vario modo - la contrarietà ai referendum, così pure il sindacato dicendo che anche le associazioni economiche sono sulla stessa linea e che il risultato della Legge 131, che contiene gli articoli 17 e 18 relativi al lavoro interinale ed ai rapporti di consulenza e collaborazione, sono una conquista dei lavoratori!!??
Credo che ancora una volta bisogna ribadire una giusta verità: quella legge non è il frutto delle lotte dei lavoratori; è purtroppo vero il contrario: i lavoratori hanno firmato per sospenderne l’approvazione!
Quella legge è stata voluta dalla politica (governo straordinario dove c’erano quasi tutti gli attuali sostenitori del no ai refendum) e dalle associazioni economiche ben contente di quel risultato! ….ed il sindacato si è allineato!
Oggi noi dei comitati referendari sul lavoro diciamo che quella Legge sta facendo retrocedere i diritti e le conquiste dei lavoratori, sta precarizzando i rapporti di lavoro, non dà nessuna certezza ai nostri giovani, in particolare a quelli con alta specializzazione, che appunto vengono assunti con un bel contratto di consulenza e collaborazione vita natural durante.
Questi fenomeni hanno già una entità importante, specialmente fra i nostri ragazzi diplomati e laureati.
Questa preoccupazione ci ha animato nel proporre i quesiti di abrogazione degli articoli 17 e 18, così come ci ha animato nella proposta di istituire un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni che possa dare garanzie certe di un adeguato stipendio a tutti i lavoratori dipendenti.
Per questi motivi e per una prospettiva di certezza diciamo alle persone di usare la propria testa nell’esprimere il proprio voto positivo ai referendum sul lavoro.

Maria Grazia Pasquinelli
Comitato promotore referendum su lavoro
ex sindacalista

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lunedì 25 febbraio 2008

Mamma li turchi

di Marino Antimo Zanotti

La storia spesso si ripete, almeno per quanto riguarda la Turchia.
Era il 1913 e, nel disinteresse generale dell’Europa che aspettava ineluttabilmente il suo macello, i turchi compivano uno dei più orrendi genocidi che il ‘900 ricordi: la strage degli Armeni.
Oggi in Turchia, coloro che osano parlare di quel periodo vengono uccisi o seriamente minacciati, come nel caso del “Nobel” per la letteratura Pamuk.
Con il passare del tempo i turchi non hanno perso il vizietto e gli Armeni di ieri sono diventati i Kurdi di oggi, un popolo che ha il torto di vivere su un territorio disegnato da altri e ricco di petrolio.
È di questi giorni la notizia dello sconfinamento dell’esercito turco in territorio iracheno, alla caccia dei kurdi del PKK, il partito comunista kurdo.
Come hanno potuto farlo? Con il “permesso” degli USA e con l’invito alla “moderazione” da parte dell’UE, il permesso di Bagdad è stato ritenuto superfluo.
Povera Europa! Aveva già declinato ogni responsabilità e persa la residua credibilità politica con il riconoscimento del Kossovo indipendente in ordine sparso, da parte dei vari stati aderenti, non si poteva chiederle di più!
E la Turchia? Tutti si affannano a farle ponti d’oro per averla dalla propria parte, con gli USA nettamente avvantaggiati e lei, la “porta dell’Europa”, ne approfitta per “risolvere” il problema kurdo a suo modo, per se e per gli altri.
Auspico che la nostra Segreteria agli Esteri, sulla scia della giusta prudente attesa nel riconoscere il Kossovo, sappia anche in questo caso far sentire la sua piccola, ma importantissima, voce.
Marino antimo zanotti

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venerdì 22 febbraio 2008

Pensare ed agire con la propria testa

di Maria Grazia Pasquinelli, componente dei comitati referendari e di Rinnovamento e Trasparenza

Facile a dirsi “siamo nella ennesima fase di incertezza, i governi scricchiolano” oppure “i governi sono immobili”.
I cittadini possono e devono fare tanto. Proprio perché le situazioni sono sempre precarie non possiamo più delegare ad altri il bene comune. Ogni persona deve rendersi protagonista dell’agire.
Di fronte al dilagare di mezzi e mezzucci messi in atto per precarizzare le condizioni del lavoro - e di conseguenza dei lavoratori - l’azione di contrasto che si sta attivando attraverso la proposta referendaria sul lavoro deve fare riflettere e far decidere le persone a prendere piena coscienza del problema.
Perché il problema è dei nostri ragazzi, dei ventenni e trentenni di oggi che seppure laureati in economia o ingegneria sono sottoposti a contratti di consulenza e collaborazione attraverso i quali viene mascherata la loro presenza continuativa presso aziende del settore privato e ancor di più nel settore pubblico.
Nel settore pubblico infatti ci si avvale di questa forma di “assunzione” perché più facile, più veloce, meno costosa e…. molto soggetta al favore da ricambiare.
Da anni si parla di “riforma della pubblica amministrazione” e mentre il diritto resta una utopia, il favoritismo è una triste realtà!
La legge 131, fortemente contestata nella fase di approvazione, purtroppo “legalizza” un agire che indebolisce le persone.
Oggi dobbiamo quindi fare scelte ben precise per ridare dignità e pieni diritti ai giovani in qualità di lavoratori con diritti e doveri sanciti dal proprio contratto di lavoro: per questo i comitati referendari sul lavoro hanno fatto la proposta di abolizione degli articoli di legge che rendono precario il lavoro.

Maria Grazia Pasquinelli

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Il Paese delle insinuazioni gratuite

di Francesca Busignani

San Marino sta diventando sempre più il Paese delle insinuazioni gratuite. Se sei un commerciante, sei un “trafficone”; impiegato statale, fannullone; imprenditore, sfruttatore; operaio, privo di sapere filosofico; libero pensatore, marionetta di qualcun’altro. È nell’indole umana, non conoscendo in maniera approfondita realtà differenti, parlarne per luoghi comuni, per frasi fatte; ora però si stanno rasentando dietrologie preoccupanti. Quando ci si sente colpiti, facendo parte della categoria attaccata, si sviscerano mille motivazioni a comprova dell’inesatezza dell’affermazione denigratoria. Al contempo spesso, proprio per rafforzare questa posizione, si fanno allusioni poco edificanti su altre categorie e questo, senza verifiche, non è corretto. Guardarsi le spalle, attaccare per non essere attaccati, pensare sempre e comunque che ci sia nascosto sotto qualcosa è un chiaro segnale della sfiducia palpabile del cittadino nei confronti del sistema. Assodato ciò, ci sono però due tipi di sfiducia, quella fine a se stessa e quella che ci scuote e spinge ad adoperarci per soverchiare questo sentimento, ad agire per risollevare le sorti del Paese. C’è chi non fa piu affidamento nel tal politico perché non gli ha sbloccato il lotto, non gli ha sistemato il figlio, la moglie o il marito, non gli ha dato l’agognata licenza, per citare solo alcuni esempi e questo è quanto di più sbagliato e deleterio possa colpire la collettività. C’è invece chi non ha più fiducia nella politica perché non è stata capace di creare delle regole di gioco uguali per tutti, perché quelle poche che ci sono vengono cambiate costantemente in corsa, perché è stata la prima a non dare il buon esempio, perché invece di essere propositiva e liberale stà diventando sempre più coercitiva e dittatoriale, perché in buona sostanza predica bene ma razzola male. Penso che quest’ultimo punto di vista sia il legittimo. Un semplice cittadino come me, unico responsabile dei propri pensieri e delle proprie azioni vorrebbe che, come avviene per i comuni mortali, alcuni politici facessero un bel “mea culpa” tangibile e si assumessero le proprie responsabilità e invece? Invece si nascondono in attesa di qualche altro evento che, togliendogli i riflettori di dosso, possa farli rimanere ancora un po' su quella seggiolina che piace tanto, anche a chi non se la merita più. Non condanniamo la politica nella sua totalità, in quanto essa è lo strumento massimo con lo scopo principe di crescita e benessere per il popolo nel concetto più ampio del termine. Deploriamo bensì quei politici che hanno perso di vista la giusta motivazione del loro operato come tramite per la tutela della globalità del sistema, quei leader che non riconoscono più il reale mandato del loro essere uomini di potere. Non è intelligente sputare nel piatto dove si mangia, anche se dal lato opposto al nostro; non è costruttivo dare per spacciato un sistema che può essere ancora salvato. Leggi chiare, non limitative, incentivanti la libera iniziativa e uguali per tutti, questo è uno dei punti per ridare ottimismo al Paese, un Paese che amo e che non intendo vedere implodere su se stesso. Dopo di chè starà ad ognuno di noi, conoscendo le regole e giocando in maniera leale, vedere se si è terzini, difensori, portieri o attaccanti. Solo così facendo si potrà asserire, senza inutile dietrologia, “che niente viene dal niente” e che chi primeggia ha “l’onore della vittoria”.

Francesca Busignani

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mercoledì 20 febbraio 2008

In risposta alla CSU

di Alberto Casali

Ci allieta l’attivismo della CSU sui referendum contro il precariato, perché consideriamo importante che se ne parli.
Riguardo l’ultimo comunicato della FULI-CSdL, che si dichiara d’accordo con la CSU (cioè con sé stessa), per il comunicato del giorno precedente, esprimiamo qualche osservazione.
Ogni punto di vista ci pare legittimo, purché non fuorviante: ci chiediamo però in che veste il sindacato dia indicazioni di voto, e fino a che punto sia legittimo, non avendo costituito un comitato contrario ed essendo fuori campagna elettorale. Inoltre, ogni punto di vista acquisisce la sua legittimità all’interno di un dibattito, che fino ad ora, nonostante le nostre continue (e documentate) richieste, CSdL non ha mai accettato. Perché il sindacato non difende le sue prese di posizione di fronte ai suoi iscritti confrontandosi con noi? Per noi è bene che siano i lavoratori e i cittadini a decidere chi ha ragione! E soprattutto lasciamo che la gente “pensi con la propria testa”!
Per noi il sindacato dovrebbe informare i lavoratori, metterli nelle condizioni di agire secondo coscienza, non nascondere loro le ragioni di chi sostiene posizioni diverse, anche e soprattutto se a sostenerle sono ex dirigenti espulsi, che avrebbero altrimenti potuto esporle agli stessi lavoratori. Sentire le ragioni dell’altro è un principio democratico, un po’ indigesto in alcuni ambienti.
La FULI annuncia di voler organizzare delle assemblee per spiegare agli iscritti i motivi della sua scelta astensionista (un ente che trae linfa dal lavoro e chiede ai lavoratori – in orario di lavoro – di non esprimersi su referendum sul lavoro, pare un inquietante paradosso). Bene, siamo certi che sarà l’occasione per confrontarci pubblicamente, che la CSU ci inviterà a queste assemblee per controbattere alle loro ragioni, come noi abbiamo invitato loro (che però hanno accettato solo al 50%) al riuscitissimo convegno sul precariato del 9 febbraio scorso. Noi accetteremo, essendo sicuri del fatto che la ragione sta dalla nostra parte.
Sarebbe l’occasione per ricordare ai lavoratori che la CSU non ha conquistato, ma subìto la legge 131/2005, che gli scioperi dei lavoratori erano, i documenti dell’epoca lo confermano, contro la stessa legge, che la scala mobile non crea risvolti inflativi e protegge i salari in maniera più sicura.
E inoltre per chiedere: ma se la 131/2005 è una legge ottenuta da voi, che tutela i lavoratori e mette in difficoltà i datori, che devono spendere di più e subire regole più rigide, come mai i datori di lavoro la vogliono a tutti i costi? E perché non avete mai spiegato il vostro dietrofront, che vi ha visti prima contrari, poi a favore della stessa legge? Tempo fa Merlini disse che, rispetto al 2005, aveva cambiato idea. Ma tra cambiare idea, e arrivare ad ingannare l’elettorato dicendo che gli scioperi erano stati fatti per ottenere proprio questa legge qui, ce n’è di strada!
Siamo certi che, per dimostrare una volta per tutte la trasparenza delle sue posizioni, la CSU ci inviterà a pubblici dibattiti e assemblee, e accetterà, d’ora in poi, i nostri inviti: perché chi non si confronta, ma si copre, per usare un vezzo sindacale, nel “cappotto caldo” del consenso ottenuto tramite la disinformazione e la propaganda, ha per definizione una posizione quantomeno sospetta.

Alberto Casali

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lunedì 18 febbraio 2008

Le pensioni viste da sinistra

di Severino Tura (Nuovo Partito Socialista)

E’ davvero singolare che ben due governi di centro sinistra succedutisi negli ultimi 2 anni non abbiano saputo metter mano alle pensioni di chi riceve una mensilità che non basta di sicuro a mantenere un tenore di vita decoroso.
E non parlo di me, che ritengo di ricevere una pensione abbastanza adeguata, ma parlo di chi riceve una pensione di 800, 1000, euro al mese.
Come è possibile che i nostri signori governanti non si siano resi conto che con certe cifre non si arriva a fine mese.
Che certi anziani se non avessero le famiglie dietro loro non riuscirebbero a mantenersi da soli?
Con ben due partiti di sinistra al governo mi sarei aspettato attenzione verso queste problematiche che impattano sui ceti più bisognosi.
Possibile che nel delirio delle delibere in favore di consulenti, parenti e amici non ci si accorga che vi sono sempre più cittadini che non riescono a far fronte al caro-vita?
Non dovrebbe essere compito di chi si vanta di essere di sinistra pensare e preoccuparsi per chi ha più bisogno?
Forse chi ci Governa pensa che tutti percepiscano quanto prendono lor signori, per governarci in questo modo?
Forse che dietro al bandiera della sinistra si nascondono solo gente che pensa a fare affari, affari propri?
Non credo, son convinto che nella sinistra sammarinese vi sia ancora gente perbene, attenta ai problemi comuni, ai problemi sociali, che sono sempre stati terreno di battaglia e di conquista per il popolo della sinistra.
Speriamo che ci si svegli e che si intervenga a favore di chi è in difficoltà, prima che sia troppo tardi.

Severino Tura (Nuovo Partito Socialista)

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sabato 16 febbraio 2008

Gridare alla luna

di Marino Antimo Zanotti
Sento come ingenerose e immeritate le critiche di scarsa onestà intellettuale, rivolte dal Guardasigilli Ivan Foschi nei confronti dell’avvocato Renzo Bonelli, in merito all’invasione della Politica in campo Giudiziario.
Sarebbe come se Diego Armando Maradona quando, per la delizia di tutti gli esteti calcava i prati verdi, fosse stato accusato di non saper giocare al Calcio.
Purtroppo le ingerenze sono evidenti, le riscontriamo non da oggi.
Esempi eclatanti a suo tempo la tentata ingerenza nei confronti del Giudice Pierfelici, rispedita al mittente grazie alla statura professionale e umana della persona.
Nei casi Tierce, nel caso della Direttrice della biblioteca di stato, Elisabetta Righi, alle cronache di questi giorni, in cui il governo viene “condannato” dal Tribunale per “eccesso di potere”.
Casi che si ripetono e che vedono spesso, mascherati da politica giustizialista, interessi personali e famigliari al potere.

Fino a quando non si conquisterà un vero Stato di DIRITTO attraverso una vera separazione dei poteri, voler affermare una autonomia della Giustizia è come gridare alla luna.

Marino Antimo Zanotti

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venerdì 15 febbraio 2008

Apertura mediatica

di Francesca Busignani

L’apertura mediatica racchiude moltissime opportunità, partendo dall’acquisizione d’informazioni sulle vere motivazioni di disagio o le reali aspettative della popolazione, continuando col riscontro sull’operato svolto o sull’indirizzo strutturale da adottare. La scelta nel fruire di un sito interattivo, un blog,da parte di una politica avveduta, è una strategia vincente per poter interagire con la cittadinanza senza falsi pudori, pur attuando un controllo imparziale sulla rispettabilità degli argomenti e delle persone citate. Le indicazioni che giungono tramite web sono dirette, immediate e fondamentali per realizzare concretamente ciò che vuole il proprio elettorato di riferimento e per acquisirne di nuovo tramite un confronto serrato e di veloce interazione. È necessario sapersi mettere in discussione e capire che le persone diventano sempre più oculatamente esigenti. Non paga più mostrare i muscoli aumentando il distacco fra pulpito e spettatori, anche perché ormai di semplici uditori non ve né più. È indispensabile aprire un dialogo, «conversare» con chi vuole capire gli ideali e l’operato dei vari schieramenti politici. Ovviamente non è facile, specie nei partiti con attempate metodologie ormai consolidate, ma è proprio da questi che dev’essere profuso uno sforzo maggiore per rientrare mediaticamente nel 3° millennio. Tutti i ceti sociali si evolvono e mutano a una velocità tale da dover congetturare un contatto costante e quotidiano finalizzato a carpire in quale direzione si sta orientando l’attenzione della cittadinanza per meglio soddisfarla. La popolazione non fa più sconti a nessuno: vuole ideali di buon senso a cui seguono operati concreti e di qualità; vuole una presenza pre/post votazione inappuntabile, coerente e rispondente dei programmi presentati. Non vuole sentirsi ne tradita ne abbandonata a se stessa, condizione purtroppo sopravvenuta troppo spesso in questi ultimi anni. La fase da cui partire è proprio questa. La politica non solo è tenuti realmente ad ascoltare la popolazione, ma ha l'obbligo di confrontarsi con essa, sforzandosi di dare risposte concretamente tangibili e in tempi reali. La fase successiva è quella di mostrare il partito in modo meno asettico, stimolando per esempio, lo sviluppo di dibattiti e forum da parte dei membri illustri affinché possano mettersi in relazione direttamente col mondo degli elettori, quale strumento più adatto, se non un blog interattivo?. Fare proprio il concetto che la Nazione è la coscienza della politica e i partiti non sono altro che la trasposizione percepibile del volere del cittadino. Si tratta di passaggi delicati che vanno affrontati in modo graduale, tenendoli costantemente in relazione con la crescita culturale e l’evoluzione mediatica della società, ma per riavvicinare la politica alla quotidianità, questa è una delle strade da percorrere.

Francesca Busignani

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giovedì 14 febbraio 2008

Ai miei cari governanti

di Luigi Silvagni - Columbia ct Yorktown Hts N.Y.

Sono un Sanmarinese di un tempo fa. Sono cresiuto durante il fascismo e ho visto il maltrattamento e il dispresso dei cittadini che non erano del loro partito. Poi e arrivato il Fronte Mi sono aurolato nella Milizia Confinaria e ho si cercava di fare il meglio possibile al nostro confine e tenere ordine con tutti I sfollati che avevamo,tenere ordine nelle gallerie, auitare a fare il pane sotto il bombardamento navale a Serravalle,sepplire il bestiame morto dai bombardamenti, sono andato volontario a fare le croci bianche ai confini e sui tetti delle case, in quel tempo penso che c'era un governo che erano i puri Sanmarinesi, non c'era distinzioni e tutti eravamo uguali, le pulci e I pidocchi ce nera per tutti. Passato il Fronte si e stabilito un governo di Comunisti e Socialisti e come al solito e cominciato la stessa storia che se non la pensavi del loro modo, avevi fatica vivere e ha cominciato il favoritismo tutti si sono costruito case nei piu bel posto Eccc.....Mentre gl'altri dovevano fare il meglio possibile. Come si dementica presto
cose del passato, ora si vive in abbondansa e tutti cercano ( di tirare l'aqua al suo mulino ) di diventare ricchi non si mai abbantansa, e ora di diventare piu patrioti, cercare di amare San Marino come I nostri antennati.
Per il Voto, capisco che avete inviato a tutti I Sanmarinesi la lista elettoriale del 16 marzo ma penso che sia impossibile a venire votare a San Marino, le spese di viaggio, l'allogio, e il mangiare e una cifra enorme, e nessuno puo pemettersi l'enorme somma. Non ci sarebbe modo che si possa votare per corrispondensa? Se non si possa essere presenti? Direte che gl'esteri non sanno niente delle cose che stanno accadendo a San Marino, questo e uno sbaglio, dato che oggi con il computer, si riceve sanmarinonotizie, sanmarinortv, e altre notizie ogni giorno e siamo bene informati e il cuore si spessa nel sentire cosa sta succedendo nel mio San Marino.
Scusate dei miei errori, ai miei tempi si faceve la quinta e poi si andava a lavorare per aiutare la famigila.

Luigi Silvagni 132-d Columbia ct Yorktown Hts N.Y. 10598

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mercoledì 13 febbraio 2008

La guerra quotidiana dei parcheggi

di Rita Mularoni (Popolari Sammarinesi)
Tutte le mattine, nessuna esclusa, si assiste ad una serie di episodi penosi per la ricerca di un parcheggio, ormai impossibile, sia per chi si reca a lavorare all’Ospedale, sia per tutti gli utenti che affluiscono alla struttura.
Dire che siamo al collasso è un eufemismo: c’è chi occupa il posteggio per un altro, c’è chi segue “passo passo” le persone che escono dall’Ospedale nella speranza che abbiamo la macchina parcheggiata da qualche parte, c’è chi staziona fisicamente su un posto libero – occupazione per conto terzi – in attesa che arrivi la figlia, che nel frattempo è partita da casa, senza contare gli innumerevoli litigi, spesso anche feroci, con relativo blocco della circolazione.
Ancora peggio accade sulla strada che porta alla Casa di Riposo e Medicina di Base, vero e proprio percorso ad ostacoli. Mancando idonei collegamenti, le persone sono costrette ad attraversare il boschetto e scavalcare la staccionata (con tutte le conseguenze in caso di pioggia e presenza di fango, che rende il fondo estremamente idoneo a pericolose cadute). Oppure devono temerariamente affrontare a piedi la rotonda, con i mezzi che sfrecciano a pochi centimetri, visto che non esiste un passaggio pedonale.
Dobbiamo aspettare che accada l’incidente per accorgerci di una situazione insostenibilmente a rischio?
Quando si è deciso di tagliare decine e decine di posto auto per fare spazio alle rotonde – a proposito, non dovevano metterci anche le colombe? – non si è pensato che il micro parcheggio adiacente al servizio farmaceutico non sarebbe stato sufficiente a supplire uno stato di “border line” già presente. A questo punto, l’utilità delle rotonde è stata ad esclusivo beneficio della speculazione edilizia sull’altro lato. BRAVI!
Lo scorso semestre è stata approvata – nonostante il parere contrario del governo – un’Istanza d’Arengo per la riorganizzazione degli attuali parcheggi a beneficio degli utenti e dei dipendenti, in attesa di interventi strutturali. Che comunque le autorità responsabili avevano assicurato essere imminenti.
A tutt’oggi nulla è stato fatto. Solo le solite promesse vuote. Di concreto non c’è NULLA. Ma forse è meglio così: non c’è ancora un condominio sulle rotonde…
Purtroppo, anche questo governo è troppo preso dal “tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia” per avere tempo ed energie da spendere per assolvere il dovere primario di dare risposte ai cittadini, anche in termini di sicurezza e di funzionalità dei servizi!

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C'era una volta un re

di Francesca Busignani

C’era una volta un re che chiese al suo servitore: “raccontami una favola”, e il servo cominciò: “c’era una volta un re che chiese al suo servitore raccontami una favola e il servo incominciò…. C’è ora una parte del Governo che chiede agli elettori: portate pazienza, le cose cambieranno, e il popolo pazientò… Fra le favole e la realtà c’è una linea sottile e a volte, in questo specifico caso purtroppo, viene valicata. Politica, interessi trasversali, lotte interiori: ma in tutto questo bailamme, fra chi asserisce di aver visto la luce e chi viene dipinto come l’ultimo degli eretici, agli occhi di alcuni spregiudicati leader, la gente, il cittadino, le famiglie, che ruolo hanno? Semplicissimo, il contenitore di voti, il mare di pesci dove poter pescare, la panacea di tutti i potenti malevoli. Ma come i bimbi arrivati ad una certa età, non credono più a Babbo Natale anche se porta doni; gli adulti smettono, arrivati a un certo grado d’avversione di credere a quella parte della politica che promette miracoli da una vita ma che in realtà conclude sempre poco o nulla. Si sentono esponenti della maggioranza parlare di programmi riformisti non attuati a dovere, di stallo, di seri problemi di stabilità del Governo, di non avere i numeri per poter portare avanti i progetti che hanno scritto, di non trovare un filo conduttore: ma questi non dovrebbero essere gli argomenti di punta dell’opposizione? Di contro anche parte della minoranza che sarebbe tenuta, per usare un esempio esaustivo, ad essere come un cavallo da corsa scalciante, pronto ad aggredire la pista non appena ode lo start di partenza, è invece attanagliata da una strana staticità. Possibile che non ci sia chi, non tronfio della propria posizione, si ricordi dell’onore, dell’orgoglio nel poter rappresentare San Marino che lo aveva indotto a muovere i primi passi in politica? Cosa ne è di quegli uomini con senso di appartenenza ad un popolo sovrano e della voglia che avevano di garantirne l’onorabilità, il benessere, la stabilità? Di quella spinta interiore che, forse gli faceva commettere delle ingenuità, ma che anteponeva il Paese, pur nel rispetto, a tutto il resto? Di quella voglia di rendere sinergici i propri interessi e quelli collettivi per convogliarli in una spinta propulsiva e propositiva per la società? Dove sono finiti tutti questi nobili propositi? Erano forse un'altra favola raccontataci per farci star tranquilli? Mi auspico, che questo ragionamento, non sia cartina tornasole di tutti i potenti Certo è, che di nuove leve animate dal senso dello Stato, del rispetto reciproco del decoro e della libera iniziativa, indipendentemente dall’appartenenza politica, pur essendo presenti nei tessuti della società non se ne vedono poi tante nei luoghi che contano per un reale cambiamento della Repubblica. Questo però, è un problema che può essere risolto solo tramite delle elezioni corrette, integre e cristalline indipendentemente dall’esito del referendum sulla preferenza unica o meno. È caduto il Governo in Italia mentre il nostro “tiene botta”. Per quanto e come non ci è dato saperlo, l’unica cosa che ci è permesso sapere è che qualcuno continua imperterrito a raccontarci delle gran favole: attenti però, non siamo poi così ingenui anche se a volte facciamo ancora finta di crederci.

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martedì 12 febbraio 2008

Vedere per credere

di Giorgio Felici
Vedere per credere. Sabato scorso una goccia nel mare del nostro stato sociale è stata aggiunta.
Il nuovo ASILO NIDO , Il Ponte di Stelle a Fiorina, iniziativa di un gruppo privato su un’area
donata da una famiglia benefattrice, (non ce ne sono più). Venti famiglie avranno la risposta che attendevano, venti bambini il loro spazio quando i genitori sono al lavoro.
Questo è un paese strano, non si progetta più il sociale, si ha pregiudizio sul “privato sociale”, non ci si interroga sul NO- PROFIT, su quello che questo strumento giuridico produce da cento anni negli USA. Un esempio per tutti è quello che farà Bill Gates , ha lasciato la Microsoft, e si è lanciato nel no-profit, nel privato-sociale nell’investimento a lungo periodo mettendo a disposizione dei bisogni sociali la sua capacità imprenditoriale.
Noi , no, abbiamo pregiudizi che nascono nel secolo passato. Lo Stato deve pensare a tutto, dal jurassico al pantalonessico, Tutto Stato e Tutti sotto lo Stato.
Disarmante, anche il sindacato si è dimenticato il ruolo che giocava negli anni 70/80, ha promosso la 1° cooperativa sociale per un asilo nido , la cooperativa di consumo, le cooperative di abitazione, anche con notevoli successi.
IL PONTE DI STELLE, è ancora una volta l’esempio, che il soggetto privato competente che ha i mezzi, che ha la voglia di investire in questo settore, FUNZIONA, da risposte alla gente , senza lo stato. L’assenza è totale, perché ? Un cittadino normale dovrebbe pensare che deve lo Stato contribuire nella stessa misura per una famiglia che porta, o è costretta a portare, il proprio figlio in una struttura protetta privata rispetto a quella pubblica. Invece no, i due servizi non sono alla “pari”. E allora si può pensare che il pregiudizio sia sul “progetto educativo”, si perché noi siamo il paese dei copioni , e cioè copiamo tutto quello che di peggio c’è all’esterno, anche gli slogan.
Se tornassero gli oratori efficienti come un tempo , ringrazieremmo il Signore e avremmo meno disagio giovanile, meno problemi esistenziali.
Sono anni che la politica parla di sinergia tra pubblico e privato nel sociale, parole vuote, una timida apertura era inserita nel testo della legge finanziaria , ma ancora nessun segno.
Bisognerebbe fare; un provvedimento legislativo sul no-profit, nel frattempo dare spazio agli imprenditori del sociale per creare strutture e servizi per la prima infanzia e per gli anziani, lo Stato deve “aiutare” queste iniziative con i contributi che darebbe alle famiglie se usufruissero di strutture pubbliche, per cui il bilancio pubblico non sborserebbe un euro in più.
Poche cose, UN PONTE DI STELLE è già nato , adesso serve un PONTE DI DISPONIBILITA’,
perché il privato sociale diventi una realtà certa e ampia. VEDERE PER CREDERE.

GIORGIO FELICI

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lunedì 11 febbraio 2008

Sui referendum

di Roberto Tamagnini
Io sono un uomo di sinistra all’antica e cioè credo ancora che i diritti dei lavoratori vadano tutelati. Leggo dunque con sgomento le affermazioni dei Sindacati che chiedono ai lavoratori di non votare i referendum che aboliscono ulteriori istituti di precariato, con la motivazione che queste situazioni esistono e che bisogna regolamentarle.
I Sindacati dicono che il fenomeno è insignificante, allora se così è, perché bisogna incentivarlo, dandogli veste legale?
Abolendo gli articoli contestati basterà statuire che, oltre alla flessibilità esistente, altri istituti di precariato sono illegali e sanzionabili.
Io mi batto affinché ai lavoratori sia assicurato un posto di lavoro, il più stabile possibile, con il quale possano costruirsi una casa ed una famiglia.
Il precariato crea allarme sociale, instabilità, disuguaglianze sul posto di lavoro, mancanza di protezione previdenziale e pensionistica per cui è da limitare al massimo e da non incentivare.

Roberto Tamagnini – Sinistra Unita

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Ancora nuove tasse?

di Francesca Busignani
C’è chi vuole introdurre ancora nuove tasse, una di queste è quella sugli immobili non occupati; per intenderci la seconda casa. Domanda: ma perché chi si è rimboccato le maniche, facendo forse un mutuo o forse, per fortuna sua, acquistando in contanti una seconda casa, magari in prospettiva per i figli o semplicemente perché lo poteva fare, dovrebbe subire delle tasse su immobili che ha già ampiamente pagato? Tasse, tasse , tasse, solo tasse e veti più o meno velati; di questo passo si potrebbe istituire la tassa sulla radio del bagno che si adopera poco, o sullo scooter che d’inverno sta in garage o sul cappotto che in estate è inutilizzato o ripristinare quella sullo stereo della macchina. Perchè c’è chi cerca di ripianare i decifit prelevando sempre e solo col sistema delle contribuzioni statali? La politica costa sempre più come rimborsi, trasferte, loghi, consulenze, scelte poco globali e molto personali. Queste spese sono tutte a bilancio o le si fanno rientrare; invece quando bisogna illuminare strade buie, sistemare centri sanitari, riparare scuole, creare sottopassi, dare gli arretrati a chi ne ha diritto, pagare i buffi di speculatori disonesti, garentire la sicurezza dei cittadini, incentivare l’acquisto d’immobili cosa paventa l’ala estrema di questo Governo? TASSE AI SAMMARINESI a compensazione di queste spese: complimenti! Cosa pensare poi dei farmaci di gamma, cioè gratuiti, che ora sono sempre più fuori gamma? Per quelli si sarebbe potuto liberalizzarne la vendita anche fuori dalle farmacie, agevolando la concorrenza e abbassandone il prezzo e invece? Invece visto l’attuale indirizzo politico penseranno di tassare chi entra in un ambulatorio per sostenere la permanenza dei farmaci in gamma ancora per un po’….. Un aiuto statale sotto forma di “mutuo prima casa” con tempi di erogazione minori, un’esenzione, anche parziale, delle tasse sull’acquisto e intestazione di tutte le prime case ai nuovi nuclei o single sammarinesi, lo studio di un piano per il rientro monetario sotto forma d’introiti diversi dai tributi dei cittadini, lo studio oculato sui vari collaboratori e investitori esteri prima di creare onerose e inutili partnership, evitando di dargli oltretutto un infinità di agevolazioni che un sammarinese “normale” non ottiene mai; la punizione esemplare di chi è inconfutabilmente colpevole:” chi sbaglia, PAGA”, la dismissione della sempre più usata pratica della “caccia alle streghe” e “dello scarica barile”: questa a mio avviso è una delle strade da seguire per aiutare veramente tutti i cittadini di San Marino senza incappare in sanzioni di stampo “statalista” vecchia maniera che invece qualche “estremista di un'ideologia ormai estinta” continua a riproporre.
Francesca Busignani

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venerdì 8 febbraio 2008

Facile profezia

di Leo Rondelli
Ai politici, Consiglieri ed in particolare ai responsabili del territorio.
Ritengo che il buon governo debba ispirarsi ad alcuni importanti principi: gestire tutto ciò che è pubblico e ciò che riguarda il bene comune dei cittadini con giustizia ed equità, senza sperperare le risorse economiche del Paese; gestire con oculatezza il territorio; salvaguardare la sovranità dello Stato, alimentando nei cittadini l’amore per la propria patria ed il senso profondo di libertà.
Cercare di rendere la vita di chi risiede e abita in questo Paese più vivibile; in tutte le sue forme.
Dal lavoro, alla famiglia, all’ambiente, al tempo libero ecc.
Essere sensibili e solidali, secondo le proprie possibilità, verso quei Paesi che maggiormente ne hanno bisogno.
Questi aspetti fondamentali non sempre sono rispettati.
Sono numerose le situazioni gestite male un esempio fra tanti, forse non il più importante ma il più evidente e da tutti verificabile, riguarda la gestione del territorio e la urbanizzazione.
Sono stati venduti, anzi regalati, spazi del territori a stranieri (vedi parcheggio).
Si è costruito in misura sproporzionata rispetto alle reali esigenze occupando spazi vitali, cementificando il territorio selvaggiamente.
La frenetica costruzione di abitazioni è gestita per la maggior parte da speculatori senza scrupoli, che agiscono per mero interesse personale.
Si è creata una urbanizzazione caotica.
La viabilità in alcune zone è ormai compromessa per sempre.
In molti luoghi si è costruito a ridosso di incroci, vicino a strade.
Precludendo ogni possibile intervento per migliorare la viabilità e rendere più sicura la circolazione.
Approvando i piani regolatori, poi modificandoli a piacimento, si è fatto costruire in aperta campagna o in zone lontane da centri abitati, senza tenere conto dei costi elevati per portare i servizi (acqua – luce – gas ecc.).
In altre zone le abitazioni sono costruite l’una a ridosso dell’altra.
Tutto questo non per il bene comune, o per una migliore qualità della vita, ma per speculazione, clientelismo, favoritismo.
Il territorio ed in particolare la casa sono un bene primario.
Non si doveva favorire o lasciare agli speculatori la gestione del mercato dei terreni e delle abitazioni: costringendo chi veramente ne aveva e ne ha bisogno ad acquistare a prezzi proibitivi una casa, una appartamento o un terreno.

Questo ampio stralcio di lettera scritta dal firmatario e pubblicata da “il quotidiano sammarinese” nel 5 marzo 1994 (millenovecentonovantaquattro) inoltre recitava: esiste in qualche parte del mondo un buon governo? A san Marino direi proprio di no.
In tanti anni e con tanti governi succeduti qualcosa è cambiato? A voi che leggete la risposta.
Termino con uno scritto di Fulvio Scaglione (giornalista) che si adatta benissimo anche al nostro Paese:
“da noi, tanto per fare un esempio, è sparito dal vocabolario e dalla pratica il concetto di “responsabilità politica”: forse non sei tu in prima persona ad aver sbagliato, ma amministravi tu, governavi tu, ecc, devi comunque affrontare la tua quota di responsabilità”.

Leo Rondelli

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